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Umberto Galimberti Announo e il fasullo opinionista

Plagi di Galimberti a John Boswell

Pubblicato il 16 ottobre 2015

1. Anno sottozero

A maggio scorso, in visita al Serming di Torino, il presidente Mattarella “usa parole dure contro un fenomeno che «fa indignare»”, denunciando: “È vero, c’è una corruzione che vediamo diffusa come se ci fosse una sorta di concezione rapinatoria della vita”,[1]  tuttavia, il “come se” cade dinanzi alla certezza della mole di ruberie messe a segno dal filosofo di nome Umberto Galimberti, che, col furto sistematico di idee e pensieri altrui, ha fabbricato i ‘suoi’ libri-frode, provando così che l’impostore incarna da oltre 40anni una “concezione rapinatoria della vita”.
Tuttavia, benché sia notorio da svariati anni che Galimberti è un ladrone e impostore, il filosofo di nome seguita però a essere spacciato non solo per “filosofo grandissimo”, ma a comparire ancora sugli schermi tv in veste di erudito opinionista, a cui si chiedono autorevoli pareri, com’è successo il 04 giugno 2015, nella trasmissione Announo: “Figlio di gay?”



Ora, in quanto a discendenza, pure Announo è figlio di Annozero, ossia è una creatura nata dallo stesso ventre, tuttavia, l’aver chiamato Galimberti in trasmissione è segno che, ancorché siano due i nati, la testa è però una sola.
Difatti, il filosofo di nome era già apparso sugli schermi di Annozero, per esempio, allorquando il Tartaglia [che non è la maschera della commedia dell’arte], come si ricorderà, scaraventò la statuetta del Duomo di Milano in faccia all’allora Presidente del Consiglio on. Berlusconi, e tra le trasmissioni che commentarono il tragicomico evento ci fu pure Annozero.
In quell’occasione, siccome in studio il dibattito tra gli ospiti s’era fatto aspro, teso, rovente, e anche un po’ confuso, allora il conduttore a un tratto disse: Fermi tutti, vediamo in merito cosa ci dirà il professor Galimberti, in quanto, osservò Michele Santoro: “Considero Galimberti uno degli uomini più intelligenti che sono in questo paese”.[2]
 E le cosette sapide e intelligenti che Galimberti predicò ad Annozero il 17 dicembre 2009 sono riportate nel saggio Guarda chi parla, testo che è di pubblica lettura nel nostro sito.
Si rileva qui che il mese prima, cioè a novembre 2009, era uscito un altro libro-frode di Galimberti: I miti del nostro tempo [Feltrinelli, Milano], dove uno dei plagiati e lo storico statunitense John Boswell.


2. Announo meno

Come si potrebbe definire Announo?, secondo noi come una sorta di info-show, cioè una trasmissione di informazione-spettacolo, dove però prevale l’elemento di intrattenimento, perché bisogna innanzitutto divertire, poiché gli sponsor guardano all’audience, perciò s’invitano quegli ospiti che hanno dimestichezza col teatrino televisivo, e che sanno altresì sostenere il ruolo del commediante, passando, come Aldo Busi, dalla sparata:
“Beh, ragazzi, se non mi fate parlare, me ne vado”,
alla confessione aperta e franca, come un redivivo Chatwin:
“Che ci faccio qui? Sono stato gay, ora non lo sono più, a me però non è mai interessato generare figli, lasciare ai posteri il mio patrimonio genetico, ecc., sono quindi argomenti che non mi toccano ecc.”,
e quindi che ci faceva lì?, è ovvio, si potrebbe rispondere, lo invitarono perché è uno che ha la lingua sciolta, colto, e con lo spettacolo tv ci sa fare,  assumendo altresì pure il ruolo di “mangiapreti”, affiancando il Monsignore suo conterraneo presente in studio.
E come “disturbatori fissi dei ventuno ragazzi presenti in trasmissione”, seduto in alto accanto ad Alba Parietti, c’era l’opinionista Antonio Di Pietro, uno che dimostra di avere pensieri più veloci della loquela, e perciò succede che la pressione dei pensieri lo facciano talvolta incespicare con la lingua, e, quando succede, la sua parola può articolarsi in frasi sapide e divertenti, ma istruttive, adatte perciò ai canoni dell’info-show.

E mentre la discussione e gli animi ribollivano nello studio di Announo, ecco che a un tratto la dolce conduttrice Giulia Innocenzi disse:
“Professor Galimberti, buonasera. Le voglio chiedere subito. Qui si è parlato di limiti. Noi dobbiamo accettare i nostri limiti. Se una coppia gay non può avere figli, deve accettare i limiti e basta. Lei cosa pensa?”[3]
E da un maxischermo, in collegamento da Milano, apparve l’incombente e imbronciata figura del filosofo di nome, che sentenziò:
“Se partiamo dal concetto di vita e amore, che sono due cose molto connesse, che come diceva Freud: la vita non va avanti senza amore. E l’amore a sua volta diventa la benzina della vita.”[4]
E com’è notorio, la benzina è materia infiammabile, che perciò accende e alimenta i cuori. E “amore” è non soltanto “benzina della vita”, ma anche la materia trafugata dal ladrone Galimberti a decine di autori, e con la quale ha fabbricato il libro-frode Le cose dell’amore, che è inzeppato di plagi, sconce e turpi parafrasi, nonché argomentazioni cervellotiche, e in quanto a ruberie, Galimberti è un brigante che non si è mai posto “limiti”, e però l’impostore è ancora chiamato in tv a opinare sui “nostri limiti”.
È l’audience, bellezza!, che fa chiudere gli occhi, e rende complici.   
Così, premesso che è “l’amore la benzina della vita”, Galimberti opinò:
“Due persone si amano, perché non possono avere un figlio, anche se sono omosessuali? E soprattutto inviterei la Chiesa a fare una piccola considerazione. Per quale ragione, quando uno muore, vogliono la tecnica a gogò, e quando uno nasce dev’essere naturale. Allora anche la morte dev’essere naturale, che si decidano.”[5]         
Ora, per non rischiare di strozzarci il pensiero, cadendo e impigliandoci nelle contorte e soffocanti volute opinate dal filosofo di nome, ci terremo a una distanza di sicurezza, osservando:
a) Galimberti pose la cruciale questione: “Due persone si amano, perché non possono avere un figlio, anche se sono omosessuali?”
La risposta è però ovvia, perché anche se due omosessuali si amano di un amore struggente, tuttavia “non possono avere un figlio”, perché è coppia portatrice dello stesso e identico seme, e perciò i due non possono generare.
Dunque, Galimberti formulò la questione in modo scorretto, fomentando così altra confusione nelle teste dei tele-audio-spettatori di Announo, perché corretto sarebbe invece stato porre così la questione:
“Due persone si amano, e se sono omosessuali, perché non possono avere un figlio ricorrendo alle tecniche d’inseminazione artificiale?”
Ma a una questione così posta, ne sarebbe conseguita poi un’altra, perché a una copia omosessuale di due donne basta l’inseminazione artificiale, cioè immettere nell’utero di una delle due il “seme maschile”, mentre a una copia omosessuale di due uomini, non basta l’inseminazione artificiale, perché per il “seme maschile” di uno dei due occorre l’utero di una donna disposta ad accoglierlo, serve cioè quel che nella nostra epoca economicistica si suole chiamare “utero in affitto”.
Ora, siccome Galimberti addusse la questione in modo scorretto, dunque, nella fattispecie, la sua opinione non poteva che essere sterile, cioè incapace d’ingenerare pensieri pertinenti nelle teste del pubblico di Announo;
b) Galimberti osservò: “Per quale ragione, quando uno muore, vogliono la tecnica a gogò, e quando uno nasce dev’essere naturale. Allora anche la morte dev’essere naturale, che si decidano.”
Ora, premesso che quanto succitato è broda che Galimberti va servendo da anni, tuttavia è pietanza insapida che inclina alla cervelloticheria.
Per il filosofo di nome, quindi, la Chiesa, “quando uno muore”, vorrebbe “la tecnica a gogò”, come se non sapesse che, “quando uno muore”, non c’è tecnica che tenga, seppure a gogò, e che il morituro è destinato a morire.
Ma pure tale questione fu posta scorrettamente da Galimberti, facendo confusione nelle teste dei tele-audio-spettatori di Announo, perché avrebbe dovuto piuttosto porre così la questione:
Perché, quando uno si ammala, e sta morendo, si ricorre a “la tecnica a gogò” pur di tenerlo ancora in vita?
A cui consegue l’implicita domanda: perché si cerca di tenerlo comunque in vita, anche col solo soccorso della tecnica biomedica, invece di lasciarlo morire, come vuole decorso naturale?
E tale questione rinvia al tema della “dignità del morente”, che è tuttavia scorretto contrapporlo a quello di “quando uno nasce”, come se si potessero mettere sullo stesso piano, benché contrapposti, e trattarli così alla stregua di merce di scambio: se tu vuoi la tecnica a gogò, “quando uno muore”, allora devi in contraccambio accettare la tecnica a gogò, “quando uno nasce”.
Si osserva nondimeno di passaggio, che è sempre e comunque la “natura” ad avere la prima e l’ultima parola su “nascita” e “morte”, poiché la tecnica biomedica può coadiuvare la “natura”: aiutare cioè a nascere o a ritardare la morte, ma non può sostituirsi ad essa, perché, per esempio, se una persona è sterile per “natura”, maschio o femmina che sia, non c’è tecnica a gogò che possa ridarle la fertilità, così come, “quando uno muore”, non c’è tecnica a gogò capace di fermare l’inesorabile mano della morte.
Ma quanto sbuffò Galimberti è aria fritta, adatta solo per gli info-show.    


3. La truffa in diretta tv

E mentre il dibattito su Chiesa e omosessuali faceva scintille nello studio di Announo, ecco che a un tratto la dolce conduttrice Giulia Innocenzi disse:
“Professor Galimberti, è difficile quando c’è una presenza forte della Chiesa, poter poi avere l’affermazione dei diritti, che la Chiesa magari contrasta?”[6]
E sul maxischermo riapparve Galimberti, minaccioso e scuro in volto, che si riposizionò sulla cattedra e sentenziò:   
“Ma la Chiesa dovrebbe mettersi d’accordo con la sua storia, perché fino al 1200, quindi sono passati 12 secoli dalla morte di Gesù Cristo, l’omosessualità non costituiva nessun problema. Erano tranquillamente eterosessuali o omosessuali, senza nessuna condanna. Sant’Alselmo aveva il suo che era poi un grande teologo, ha scritto delle cose molto importanti, era capo del convento, e aveva il suo amante, prima Lanfranco, poi Gilberto, risulta dalle lettere fortemente erotiche di sant’Anselmo, basta leggerle. Questo non creava nessun problema.”[7] 
In quanto succitato, Galimberti ripeté ad Announo informazioni copiate a John Boswell, storico statunitense, ma le disse però manipolate, falsificando così i fatti. Pertanto, si precisa:
a) Galimberti accampò: “Ma la Chiesa dovrebbe mettersi d’accordo con la sua storia, perché fino al 1200, […] l’omosessualità non costituiva nessun problema.”[8]
Ora, in Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, plagiato da Galimberti, Boswell non ha scritto che “fino al 1200, […] l’omosessualità non costituiva nessun problema”, ma che quanti nella Chiesa osteggiavano l’omosessualità erano delle voci isolate, quindi l’omosessualità veniva tollerata;
b) e soggiungendo: “Erano tranquillamente eterosessuali o omosessuali, senza nessuna condanna”,[9]  Galimberti, pur non nominando i soggetti a cui si riferiva, indusse però a credere che erano i membri del clero che sceglievano di poter essere “tranquillamente eterosessuali o omosessuali, senza nessuna condanna”, e per provarlo disse:
“Sant’Anselmo […] aveva il suo amante, prima Lanfranco, poi Gilberto, risulta dalle lettere fortemente erotiche di sant’Anselmo, basta leggerle.”[10]
Ora, da quanto disse Galimberti all’info-show, il pubblico di Announo ne desunse che Sant’Anselmo sarebbe stato un “omosessuale”, perché “aveva il suo amante, prima Lanfranco, poi Gilberto”, e Galimberti avrebbe scoperto l’“omosessualità” di Sant’Anselmo leggendo le “lettere erotiche” del “capo del convento”. Ma ciò è falso, perché Galimberti non ha mai letto le “lettere erotiche” di Sant’Anselmo, perché quanto in merito ha scritto ne I miti del nostro tempo, e poi ripetuto ancor più storpiate ad Announo, sono tutte cose scopiazzate a John Boswell, come di seguito è provato.        
                    
1. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 35:
Anselmo d’Aosta, poi elevato agli onori degli altari, poteva avere relazioni amorose prima con Lanfranco, poi con una serie di suoi allievi, a uno dei quali, Gilberto, dedica un intero epistolario dove fra l’altro leggiamo:

Amato amante, dovunque tu vada il mio amore ti segue, dovunque io resti il mio desiderio ti abbraccia. Come dunque potrei dimenticarti? Chi è impresso nel mio cuore come un sigillo sulla cera, come potrà essere rimosso dalla mia memoria? Senza che tu dica una parola, sai che io ti amo. E nulla potrebbe placare la mia anima finché tu non torni, mia altra metà separata.(n. 17)

1. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 272:
Anche se Anselmo era devoto all’ideale monastico del celibato, aveva relazioni straordinariamente emotive prima di tutto con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi. Frequentemente indirizzava lettere al suo “amato amante” […]

Dovunque tu vada il mio amore ti segue, dovunque io resti il mio desiderio ti abbraccia... Come dunque potrei dimenticarti? Chi è impresso nel mio cuore come un sigillo sulla cera - come potrà essere rimosso dalla mia memoria? Senza che tu dica una parola, sai che io ti amo [Ep. 1.4; PL, 158:1068-69].

D’altro lato, parte della sua produzione epistolare appare erotica sotto ogni punto di vista. La manifestazione del suo dolore per una sola assenza di Gilberto potrebbe passare per una lettera tra amanti in qualsiasi società:

Il fratello Anselmo a Dom Gilberto, fratello, amico, amato amante... […] non potrebbero ancora placare la mia anima per questa separazione, se non ritornasse l’altra metà separata. [Ep. 1.75; PL, 158:1144-45].

c) plagio e manipolazione di Galimberti, che deforma e falsifica i fatti, perciò, diamo luce alle mistificazioni poste in essere dall’imbroglione.
Nella nota 17, p. 35 de I miti del nostro tempo, Galimberti ha scritto:
- “Anselmo d’Aosta, Epistolæ, 1, 75, in J.-P. Migne, Patrologia Latina, in Patrologiæ cursus completus, Paris, 1845-1855, tomo 158, pp. 1144-1145.”
E così Galimberti deliberatamente inganna chi legge, perché lo induce a credere che avrebbe letto le Epistolæ di Anselmo d’Aosta, e presi poi i passi da lui citati ne I miti del nostro tempo, ma ciò è falso, perché l’impostore ha plagiato le citazioni a Boswell, e anche la bibliografia.
Inoltre Galimberti dà a credere che la sua citazione provenga da una singola Epistola di Anselmo d’Aosta, ma così imbroglia ancora i lettori, perché la citazione del filosofo di nome è un copia e incolla di passi plagiati da due Epistole diverse, come prova il raffronto con le citazioni di Boswell.
Un altro maligno imbroglio è laddove Galimberti ha scritto:
- “Anselmo d’Aosta […] po¬teva avere relazioni amorose prima con Lanfranco, poi con una serie di suoi allievi”.
Quella di Galimberti è però una turpe insinuazione, perché ideando un tale passo, ha volutamente indotto chi legge a credere che Anselmo d’Aosta fosse un omosessuale, deformando così non solo quanto scritto da Boswell, ma anche le risultanze storiche.
Innanzitutto, Boswell ha scritto:
- “Anselmo […] aveva relazioni straordinariamente emotive prima di tutto con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi”.
Dunque, Galimberti, scrivendo “relazioni amorose”, ha di proposito fatto una turpe insinuazione, dando così a credere ai lettori che Anselmo d’Aosta avesse relazioni “omosessuali”, e quindi sarebbe stato un “omosessuale”, falsificando così i fatti, perché Boswell attesta piuttosto che Anselmo aveva “relazioni straordinariamente emotive”, ed espresse con tale intensità e trasporto affettivo che l’Epistola indirizzata a “Gilberto potrebbe passare per una lettera tra amanti in qualsiasi società”, ma non per lo spirito del tempo, dato che, come osserva lo storico statunitense:
“Molti ecclesiastici del XII secolo, monaci e secolari, erano coinvolti e scrivevano di amicizie appassionate come quella di Anselmo. Alcuni di questi - per esempio san Bernardo di Clairvaux, senza dubbio il capo religioso più influente dell’epoca - certo non erano consapevoli degli elementi erotici presenti nei loro sentimenti.”[Boswell, p. 273]
Dunque, Boswell ha scritto che “con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi” Anselmo d’Aosta “aveva relazioni straordinariamente emotive”, vale a dire delle “amicizie appassionate”, e che “parte della sua produzione epistolare appare erotica sotto ogni punto di vista”, ma non ha però scritto né alluso che Anselmo fosse un “omosessuale”.
E difatti, nella n. 36, p. 296, di Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, lo storico statunitense ha riportato il saggio di
- “Brian McGuire (Love, Friendship, and Sex in the Eleventh Century: The Experience of Anselm, in «Studia theologìca» 28, 1974, pp. 11-52) conclude che Anselmo non era gay, ma evidentemente significa solo che gli mancava un «desiderio ossessivo per la sessualità maschile».”
Dal che si potrebbe desumere che Anselmo d’Aosta, quantunque avesse “relazioni straordinariamente emotive”, cioè delle “amicizie appassionate”, e che “parte della sua produzione epistolare appare erotica sotto ogni punto di vista”, tuttavia non ardeva di desiderio per la “sessualità maschile”, ossia non sospirava per unirsi carnalmente “con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi”, come turpemente insinuato da Galimberti, dando a credere ai lettori che Anselmo fosse un omosessuale, perché “Anselmo non era gay”.   
   
A fronte di quanto su provato, ciò che disse Galimberti ad Announo su “Sant’Anselmo” era rabberciato e falso, così ingannò il pubblico dell’’info-show, che cadde nella rete manipolatoria dell’impostore e prese per vere le dis-informazioni storiche dell’imbroglione.
E il 05 giugno 2015, su Youtube fu pubblicato un video con Galimberti ad Announo, titolato: «Umberto Galimberti, la Chiesa Cattolica e la storia “Diversa” di Sant’Anselmo - AnnoUno»,
propalando così su Youtube le falsità opinate dall’impostore Galimberti ad Announo, che manipolò il pubblico, inducendolo a credere che Anselmo sarebbe stato un “omosessuale”, e che avrebbe svelato una «storia “Diversa” di Sant’Anselmo», ma la storia “diversa” narrata da Galimberti è fasulla, e il pubblico fu di proposito imbrogliato.  
E le imposture seguitarono, perché pure ciò che Galimberti continuò a dire ad Announo erano rabberci di cose plagiate allo storico John Boswell:

2. Galimberti, Announo, 04 giugno 2015:
Cosa succede a questo punto, che a partire dalle Crociate, si cominciata a visualizzare una visione negativa nei confronti degli omosessuali, che si è poi ulteriormente accentuata con l’Inquisizione, dove gli omosessuali furono condannati alla stessa maniera degli eretici e degli ebrei.
2. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 414:
Le crociate contro i non cristiani e gli eretici, l’espulsione degli ebrei da molte aree d’Europa […]. il sorgere dell’Inquisizione, gli sforzi per domare la magia e la stregoneria, tutto ciò testimonia la crescente intolleranza verso le deviazioni dalla norma della maggioranza […].

3. Galimberti, Announo, 04 giugno 2015:
Ma questo siamo nel 1500, con un inizio nel 1200. Ma per allora la Chiesa non costituiva alcun problema, anzi, l’omosessualità era monitorata, ammonita esattamente nello stesso capitolo della fornicazione eterosessuale.
3. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 414:
La teologia morale fino al XII secolo trattò l’omosessualità nel caso peggiore come paragonabile alla fornicazione eterosessuale […].

È evidente che Galimberti disse in modo pasticciato ad Announo quanto scopiazzato a John Boswell, ma siccome il pubblico dell’info-show ne era ignaro, quindi non sospettava l’inganno, l’impostore, fingendo indignazione, si scagliò con veemenza contro la Chiesa, calcando la voce:         
“Quindi la Chiesa deve mettersi d’accordo con la sua storia. Perché adesso tutto questo odio nei confronti degli omosessuali, questa prevenzione, questa terapia, questa santa psicologia. Ma non è una malattia l’omosessualità. Questo va detto con estrema chiarezza.”[11] 
E il tono aggressivo e accusatorio dell’impostore Galimberti indusse sulla difensiva il Monsignore presente in studio, che si giustificò, dicendo:
“Ma chi ha detto, chi ha detto…”[12]
Cioè, pur subendo la violenza di Galimberti, monsignor Sigalini respinse l’insinuazione dell’impostore, perché il Prelato non aveva affatto detto che “l’omosessualità è una malattia”, in quanto accusa inventata da Galimberti, che incurante delle obiezioni, seguitò con tale foga da strozzarsi la voce:
“Platone l’ha detto con estrema chiarezza: Ovunque esiste un’avversione nei confronti delle relazioni omosessuali, ciò dipende dal difetto dei legislatori, dal dispotismo dei governanti, e dalla viltà dei governanti. Impariamolo questo.”[13] 
 Ovviamente, ammonendo gli altri a imparare l’insegnamento di Platone sulle “relazioni omosessuali”, il pubblico di Announo pensò che Galimberti l’avesse già imparato leggendo l’opera dell’Ateniese, ma ciò è falso, perché quanto ripeté nella fattispecie l’impostore, l’aveva già copiato a Boswell:

4. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
Platone è il primo ad avanzare l’ipotesi che a discriminare l’omosessualità non sia la natura ma la legge, e perciò scrive che:

Ovunque è stabilito che è riprovevole essere coinvolti in una relazione omosessuale [letteralmente: “soddisfare gli amanti, charìzesthai erastaîs”). E ciò è dovuto a difetto dei legislatori, al dispotismo da parte dei governanti, a viltà da parte dei governati. [Platone, Simposio, 182 d]

A partire da queste considerazioni Platone lega l’accettazione dell’omosessualità alla democrazia.
4. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 70:
Nel Simposio, Platone lega proprio l’accettazione dell'omosessualità alla democrazia.

Dovunque, quindi, è stato stabilito che è riprovevole essere coinvolti in una relazione omosessuale [letteralmente “soddisfare gli amanti”, χαρίζεσϑαι έρασταῖς, ciò è dovuto a difetto da parte dei legislatori, a dispotismo da parte dei governanti, a viltà da parte dei governati [Simposio 182B-D].

Non è chiaro da questo passo se Platone consideri l’accettazione da parte della democrazia ateniese del comportamento omosessua¬le più “normale” dell’intolleranza dispotica, ma, nelle Leggi, dice che in ogni società sarebbe estremamente difficile, se non impossi¬bile, proibire gli atti omosessuali […].
d) plagio e manipolazione alla galimbertese.
         
Tuttavia, siccome la dolce e perspicace Giulia Innocenzi pare ignorasse gli imbrogli di Galimberti, la conduttrice di Announo osservò:
“Quindi lei dice la Chiesa fino a un certo punto, il problema è dei nostri politici?”[14]
E l’impostore, da scaltro e pronto opportunista qual è, rispose:
“Certamente, nella misura in cui i politici non fanno niente in termini di accoglienza, nella misura in cui quel parlamentare, Adinolfi, fa quelle adunate di omofobici. Dal momento in cui si accompagna via un ragazzo dal palco dove sta parlando, questo si chiama omofobia, se non addirittura violenza, e questo cosa sarebbe?, sarebbe un buon cristiano?, ma stiamo scherzando!”[15]
E lo disse con espressione disgustata, come se l’“adunata di omofobici”,  a cui suo malgrado fu costretto ad assistere, gli avesse toccato lo stomaco, il che è davvero tragicomico, perché l’impostore Galimberti, un vile bugiardo, che ripeté cose scopiazzate ad Announo, si spacciò tuttavia per un moralista, dando altresì a credere di essere persona sensibile e attenta ai bisogni altrui, nonché paladino dei diritti, e il pubblico in studio applaudì le farneticazioni dell’imbroglione, che in realtà lo aveva gabbato e preso per i fondelli.
Dunque, quanto opinò Galimberti era confuso e cervellotico:
e) l’impostore disse: “Certamente, nella misura in cui i politici non fanno niente in termini di accoglienza […]”,
ma per “accoglienza” a chi si riferiva Galimberti?, agli omosessuali, che i politici non accoglierebbero, oppure ai profughi?, boh!, non è dato saperlo.
Tuttavia è risaputo che la formula: “politica dell’accoglienza” s’addice ai profughi, agli stranieri che cercano asilo e ospitalità, mentre si usa “politica dei diritti” con riferimento agli omosessuali, ma per l’info-show va più che bene il linguaggio all’ingrosso e cervellotico di Galimberti, che fa clamore, e richiama perciò l’audience;
f) l’impostore opinò: “[…] nella misura in cui quel parlamentare, Adinolfi, fa quelle adunate di omofobici.”[16]
 Non so che spettacolo vide Galimberti, perché uno può non condividere le opinioni del “parlamentare Adinolfi”, ma è scorretto bollare l’incontro con Adinolfi come “adunate di omofobici”, perché, dal poco che si ascoltò,  quella gente era lì per dire che i bambini devono avere e crescere col papà e la mamma, ed erano perciò contrari alle adozioni ai non sposati, nonché alle adozioni ai gay ecc., e anche monsignor Sigalini, presente in studio, disse:
“Non darei in adozioni bambini ai gay manco morto.”
Ho riportato qui a memoria l’opinione del Prelato, che espresse così una chiusura netta e recisa sulle adozioni ai gay, e tuttavia non si può certo dire che fosse omofobico, termine del resto equivoco e abusato, come fece pure l’impostore Galimberti, laddove, mostrando finta indignazione, disse:
“Dal momento in cui si accompagna via un ragazzo dal palco dove sta parlando, questo si chiama omofobia, se non addirittura violenza, e questo cosa sarebbe?, sarebbe un buon cristiano?, ma stiamo scherzando!”[17]
Ora, così dicendo, Galimberti falsificò i fatti, perché il video ci mostrò il ragazzo, che, entrato in sala, chiese di parlare, e gli fu concesso il microfono per fare delle “domande brevi” al pubblico, ma il ragazzo non si limitò alle domande, perché dopo aver domandato: chi di voi ha figli?, ecc., seguitò a parlare, dando così l’idea di volere occupare il palco per fare il suo discorso, ma siccome non era tra i relatori, ma ospite, fu allora invitato a smettere e a lasciare il palco.
Dunque, il pubblico vide che al ragazzo fu concesso di salire sul palco a parlare, e in una sala in cui lui era ospite, e siccome si dilungava, fu invitato a lasciare il microfono e il palco, però Galimberti ne raccontò una versione falsata, perché volle dare a credere che al ragazzo fu impedito di parlare, e “accompagnato via dal palco dove sta parlando”, e per lui cosiffatto gesto “si chiama omofobia, se non addirittura violenza”, e mostrò così non solo di abusare spudoratamente del linguaggio, ma di gettare pure parole a vanvera, per fare clamore con termini roboanti, benché fasulli e inappropriati, anche perché nelle agorà degli info-show nessuno lo nota, visto che è soprattutto lo show a contare, non certo la corretta informazione.
E dopo aver falsificato la scena, Galimberti ebbe altresì l’impudenza di porre al pubblico la questione:
“[…] e questo cosa sarebbe?, sarebbe un buon cristiano?, ma stiamo scherzando!”[18]
E il pubblico plaudì alle demenziali parole di Galimberti, che accusò chi aveva “accompagnato via dal palco il ragazzo” di essere un cattivo cristiano, un “omofobico”, un “violento”.
Ora, per Galimberti “buon cristiano” chi sarebbe?, quel responsabile che, riunite delle persone in una sala per discutere di figli e adozioni, allorquando entra un ragazzo, e gli chiede di parlare al microfono, lui lo lascia andare sul palco senza porre condizioni, e quantunque il ragazzo si dilunghi, sottraendo tempo e spazio ai relatori ufficiali e alla gente lì convenuta, non gli contesta alcunché, ma se ne sta beato in un angolo, lasciandolo parlare per ore. E questi per Galimberti sarebbe un “buon cristiano”.
Qualora un cristiano dicesse al ragazzo, a cui prima ha concesso palco e microfono, che ha sforato il tempo datogli, perciò deve lasciare il palco, ma il ragazzo però insiste a parlare, allora è costretto ad “accompagnarlo via dal palco”, per l’impostore Galimberti questo cristiano sarebbe “omofobico” e “violento”.
Ma, per stare in questi termini, va allora sottolineato che “omofobico” e “violento” è piuttosto Galimberti, che è un inveterato ladrone e imbroglione, un bugiardo patologico, il quale teme i rapporti umani autentici, perciò ha in odio l’uomo, e difatti gli rifila frodi da oltre 40anni, e va altresì ad Announo a sbraitare contro la Chiesa, servendosi di cose scopiazzate allo storico John Boswell, gabellandole come farina del suo sacco, ingannando così apposta il pubblico e inquinando altresì le loro menti con argomentazioni bacate.


4. Che fare?

Così, dinanzi alle “adunate di omofobici” e agli atteggiamenti “violenti”,  la dolce conduttrice di Announo evocò ancora Galimberti, dicendogli:
“Secondo lei ci vuole una legge contro l’omofobia, cioè tutelare delle minoranze. Oggi in Italia questa legge non c’è.”[19]
E sul maxischermo ricomparve l’impostore, che ristette giusto un attimo per trarre qualche perla dalla sua abissale mente, dopodiché sentenziò:
“Ma più che le leggi, perché le leggi funzionano, quando poi vengono applicate, e affinché le leggi possono essere applicate, è necessario che queste leggi diventino un vissuto psichico. Le leggi funzionano, quando alle spalle delle leggi c’è un’educazione. Il lavoro qui lo deve fare la scuola.”[20]

Dunque, secondo Galimberti, l’affidarsi a una “legge contro l’omofobia” potrebbe rivelarsi un mero paraocchi, e non servirebbe alla bisogna, “perché le leggi funzionano, quando poi vengono applicate”, e ancorché ciò appaia ovvio, lapalissiano, non lo è affatto, poiché il filosofo di nome precisò:
“affinché le leggi possono essere applicate, è necessario che queste leggi diventino un vissuto psichico”,[21]
ma qui però le cose s’imbrogliano, perché non si capisce per chi le leggi debbano “diventare un vissuto psichico”: per ogni cittadino o piuttosto solo per coloro che sono chiamati a far rispettare le leggi?
Per esempio, ammesso ci sia già una “legge contro l’omofobia”, Pinco è oggetto in strada di aggressione omofobica, e mentre viene pestato a sangue passa di là un poliziotto, che vede il fattaccio, ma però non muove un dito a difesa della vittima e passa oltre, giustificando la sua omissione di soccorso così: “Sì, è vero, non ho applicato la legge, ma non potevo farlo, perché essa per me non è ancora «diventata un vissuto psichico», quando lo diventerà, allora sarò ben lieto di applicarla.”
E ancora, quando succede che dei pubblici amministratori non applicano le leggi, ma commettono perfino essi stessi dei crimini, non bisogna tuttavia bollarli come dei malversatori e corrotti, ma bensì come delle persone le cui leggi non sono ancora “diventate” per loro “un vissuto psichico”, perciò non possono farlo, cioè non possono applicare leggi che non sono ancora da loro vissute psichicamente, pertanto, non gli va imputato alcunché, ma piuttosto devono essere scagionati da ogni accusa, perché, come insegnò ad Announo l’impostore Galimberti, prima di esigere da malversatori e corrotti il rispetto e l’applicazione delle leggi, “è necessario che queste leggi diventino” per loro “un vissuto psichico”.
E inoltre il filosofo di nome soggiunse:
“Le leggi funzionano, quando alle spalle delle leggi c’è un’educazione. Il lavoro qui lo deve fare la scuola.”
Dal che ne consegue che il poliziotto dell’esempio su citato, che omise di soccorrere la vittima del pestaggio omofobico, oltre a non applicare la legge, perché per lui non era ancora «diventata un vissuto psichico», non corse in aiuto del malcapitato, perché “alle spalle” non aveva ricevuto la necessaria “educazione” all’applicazione delle leggi.
E ancora, quando succede che dei pubblici amministratori non applicano le leggi, ma commettono perfino essi stessi dei crimini, bisogna considerarli perciò non dei criminali, ma piuttosto delle vittime, perché i poveretti hanno sì malversato, e intascato pure cospicue somme, non applicando le leggi, ma l’hanno però fatto perché non avevano “alle spalle un’educazione”, pertanto non bisogna mandarli in galera, ma nei banchi di scuola, per essere educati all’applicazione delle leggi.
E Galimberti chiamò non soltanto la “scuola” a educare all’applicazione delle leggi, ma
 “Lo devono fare tutte le agenzie educative, che gli eterosessuali e gli omosessuali appartengono alla stessa umanità, figli della stessa natura, con un futuro identico. Identico in termini di prospettive, di progetti, di scelte amorose e di libertà.”[22]
E l’impostore Galimberti chiuse la sua comparsata ad Announo, vocando gli uomini alla concordia e alla pace, auspicando così che “gli eterosessuali e gli omosessuali” si riconoscano come “figli della stessa natura”.
E il pubblico applaudì l’imbroglione, pensandolo “filosofo grandissimo”, mentre aveva propinato loro solo falsità e tronfie cervelloticherie.

Vincenzo Altieri            Eboli 16 ottobre 2015    



Plagi di Galimberti John Boswell

Il libro plagiato è
- Cristianesimo, tolleranza, omosessualità di John Boswell, traduzione di Egle Lauzi, Leonardo Editore Milano, 1989.

I plagi a Cristianesimo, tolleranza, omosessualità di Boswell, Galimberti li ha usati per fabbricare il par. 3. Eterosessualità e omosessualità: gli incerti confini tra norma e devianza del cap. 2. Il mito dell’identità sessuale, de I miti del nostro tempo, Feltrinelli Editore Milano, 2009.


Plagi di Galimberti a John Boswell

1. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
Platone è il primo ad avanzare l’ipotesi che a discriminare l’omosessualità non sia la natura ma la legge, e perciò scrive che:

Ovunque è stabilito che è riprovevole essere coinvolti in una relazione omosessuale [letteralmente: “soddisfare gli amanti, charìzesthai erastaîs”). E ciò è dovuto a difetto dei legislatori, al dispotismo da parte dei governanti, a viltà da parte dei governati. [Platone, Simposio, 182 d]

A partire da queste considerazioni Platone lega l’accettazione dell’omosessualità alla democrazia.
1. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 70:
Nel Simposio, Platone lega proprio l’accettazione dell'omosessualità alla democrazia.

Dovunque, quindi, è stato stabilito che è riprovevole essere coinvolti in una relazione omosessuale [letteralmente “soddisfare gli amanti”, χαρίζεσϑαι έρασταῖς, ciò è dovuto a difetto da parte dei legislatori, a dispotismo da parte dei governanti, a viltà da parte dei governati [Simposio 182B-D].

Non è chiaro da questo passo se Platone consideri l’accettazione da parte della democrazia ateniese del comportamento omosessuale più “normale” dell’intolleranza dispotica, ma, nelle Leggi, dice che in ogni società sarebbe estremamente difficile, se non impossibile, proibire gli atti omosessuali […].
a) plagio e manipolazione alla galimbertese.

2. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
Ho citato l’espressione greca perché il termine “omosessualità” non esisteva nella Grecia antica e neppure nell’antica Roma, […].
2. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 77:
[…] se la dicotomia suggerita dai termini “omosessuale” ed “eterosessuale” corrisponde davvero a una qualche realtà. Termini per queste categorie si trovano molto raramente nella letteratura antica, che, non di meno, contiene abbondanti descrizioni e documenti dell’attività omosessuale ed eterosessuale. È evidente che la maggioranza degli abitanti del mondo antico non erano coscienti di tali categorie.
b) si è citato l’intero passo di Boswell per mostrare la “rielaborazione” a cui l’ha sottoposto Galimberti.
L’impostore accampa: ho “citato l’espressione greca”, dando a credere così che sarebbe stato lui a pescarla in Platone, mentre com’è su provato, l’ha copiata a Boswell.
E Galimberti avrebbe “citato l’espressione greca”, perché il «termine “omosessualità” non esisteva nella Grecia antica e neppure nell’antica Roma», cosa del resto ovvia, dato che “omosessualità” è termine della lingua italiana, ma di certo esistevano termini equivalenti.
Tuttavia, quanto scritto da Galimberti deforma gli argomenti di Boswell, che pone l’accento sul fatto che, benché “la letteratura antica” contenga “abbondanti descrizioni e documenti dell’attività omosessuale ed eterosessuale”, nei testi degli antichi però “queste categorie si trovano molto raramente”.

3. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
[…] nonostante altri termini per atti e preferenze sessuali molto meno marcati e distintivi della dicotomia, così ovvia per l’età moderna, tra omosessuale ed eterosessuale abbiano origini greco-latine, come: pedofilia, incesto, feticismo, fellatio, cunnilinguus e via dicendo.
3. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 77:
Come mai una dicotomia così ovvia per la società moderna, così moralmente tormentosa, così pressante nella vita di molti individui, è rimasta sconosciuta in società dove il comportamento omosessuale era anche più usuale che non oggi? Non è l’indifferenza su questioni sessuali a produrre una generale scarsità di distinzioni degli interessi erotici. Moltissimi altri termini per atti o preferenze sessuali si basano infatti su distinzioni riconosciute e nominate in Grecia o a Roma (“pedofilia”, “narcisismo”, “incesto”, “fellatio”, e così via).
c) plagio e manipolazione alla galimbertese.

4. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
Nell’antichità l’omosessualità non era un problema, perché l’attenzione non era rivolta all’atto sessuale, ma all’amore tra persone (charìzesthai erastaîs) che poteva trascendere il sesso, perché capace di includere dimensioni culturali, spirituali ed estetiche.
4. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 35:
Molti greci consideravano l’amore gay come l’unica forma di erotismo che fosse duratura, pura e realmente spirituale. L’origine del concetto di “amore platonico” (posteriore a Platone di parecchi secoli) non proveniva dal fatto che, secondo Platone, il sesso dovesse essere assente dai rapporti gay, ma dalla sua convinzione che solo l’amore tra persone dello stesso sesso potesse trascendere il sesso.
d) plagio e manipolazione alla galimbertese.

5. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
Questa era la ragione per cui il legislatore attico Solone considerava l’erotismo omosessuale troppo elevato per gli schiavi, ai quali, per questo, andava proibito.
5. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 35:
Il legislatore attico Solone considerava l’erotismo omosessuale troppo elevato per gli schiavi e lo proibì loro.

6. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
Lo stesso motivo ritorna nella letteratura islamica sufi dove la relazione omosessuale è assunta come metafora della relazione spirituale tra uomo e Dio.
6. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 35:
Nella letteratura islamica sufi, l’erotismo omosessuale era la maggiore espressione metaforica della relazione spirituale tra Dio e uomo […].

7. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 34:
[…] e a Roma di Adriano con Antinoo, a cui, dopo la morte dell’amato, l’imperatore dedica un oracolo a Mantinea, decreta giochi ad Atene, Eleusi e Argo che continuarono a essere celebrati per più di duecento anni dopo la sua morte.
7. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 105:
Probabilmente la coppia più famosa di amanti del mondo romano furono Adriano e Antinoo […]. Adriano aveva divinizzato Antinoo e fondato un oracolo a suo nome a Mantinea, con misteri annuali e feste ogni quattro anni. Vennero decretati giochi in suo onore ad Atene, Eleusi e Argo, dove continuarono a essere celebrati per più di 200 anni dopo la sua morte.

8. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 35:
Un manuale per i confessori del VII secolo assegnava un anno di penitenza ad atti impuri tra maschi, centosessanta giorni tra donne, e ben tre anni a un prete che fosse andato a caccia.
8. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 225:
Il penitenziale dell’VIII secolo di papa san Gregorio III, per esempio, specificava penitenze di 160 giorni per attività lesbiche e solo un anno per atti omosessuali tra maschi. In confronto, la penitenza per un prete che va a caccia era di tre anni.
e) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Si fa qui notare la sciatta noncuranza di Galimberti per la storia, benché venga ancora venduto per ex, ma indegno, docente di “filosofia della storia” a Ca’ Foscari, docente indegno, perché cattedra usurpata con libri-frode, il quale deforma volutamente quanto plagiato allo storico statunitense.
Difatti, mentre Boswell ha scritto:
- “Il penitenziale dell’VIII secolo di papa san Gregorio III”,
fornendo così al lettore un dato storico preciso e consultabile,Galimberti invece, per dissimulare il furto, lo trasforma in un generico
- “manuale per i confessori del VII secolo”,
e con tale manipolazione disinforma, nonché apposta inganna, il lettore.

9. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 35:
Le gerarchie ecclesiastiche fino al Concilio del 1179 non con¬sideravano l’omosessualità un problema che meritasse una discussione.
9. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 225:
L’omosessualità doveva sembrare una faccenda di minore importanza. […] (il primo concilio “generale” che trattò l’omosessualità fu il Laterano III nel 1179).

10. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 35:
Anselmo d’Aosta, poi elevato agli onori degli altari, poteva avere relazioni amorose prima con Lanfranco, poi con una serie di suoi allievi, a uno dei quali, Gilberto, dedica un intero epistolario dove fra l’altro leggiamo:

Amato amante, dovunque tu vada il mio amore ti segue, dovunque io resti il mio desiderio ti abbraccia. Come dunque potrei dimenticarti? Chi è impresso nel mio cuore come un sigillo sulla cera, come potrà essere rimosso dalla mia memoria? Senza che tu dica una parola, sai che io ti amo. E nulla potrebbe placare la mia anima finché tu non torni, mia altra metà separata.(n. 17)

10. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 272:
Anche se Anselmo era devoto all’ideale monastico del celibato, aveva relazioni straordinariamente emotive prima di tutto con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi. Frequentemente indirizzava lettere al suo “amato amante” […]

Dovunque tu vada il mio amore ti segue, dovunque io resti il mio desiderio ti abbraccia... Come dunque potrei dimenticarti? Chi è impresso nel mio cuore come un sigillo sulla cera - come potrà essere rimosso dalla mia memoria? Senza che tu dica una parola, sai che io ti amo [Ep. 1.4; PL, 158:1068-69].

D’altro lato, parte della sua produzione epistolare appare erotica sotto ogni punto di vista. La manifestazione del suo dolore per una sola assenza di Gilberto potrebbe passare per una lettera tra amanti in qualsiasi società:

Il fratello Anselmo a Dom Gilberto, fratello, amico, amato amante... […] non potrebbero ancora placare la mia anima per questa separazione, se non ritornasse l’altra metà separata. [Ep. 1.75; PL, 158:1144-45].

f) plagio e manipolazione di Galimberti, che deforma e falsifica i fatti, perciò, diamo luce alle mistificazioni poste in essere dall’imbroglione.
Nella nota 17, p. 35 de I miti del nostro tempo, Galimberti ha scritto:
- “Anselmo d’Aosta, Epistolæ, 1, 75, in J.-P. Migne, Patrologia Latina, in Patrologiæ cursus completus, Paris, 1845-1855, tomo 158, pp. 1144-1145.”
E così Galimberti deliberatamente inganna chi legge, perché lo induce a credere che avrebbe letto le Epistolæ di Anselmo d’Aosta, e presi poi i passi da lui citati ne I miti del nostro tempo, ma ciò è falso, perché l’impostore ha plagiato le citazioni a Boswell, e anche la bibliografia.
Inoltre Galimberti dà a credere che la sua citazione provenga da una singola Epistola di Anselmo d’Aosta, ma così imbroglia ancora i lettori, perché la citazione del filosofo di nome è un copia e incolla di passi plagiati da due Epistole diverse, come prova il raffronto con le citazioni di Boswell.
Un altro maligno imbroglio è laddove Galimberti ha scritto:
- “Anselmo d’Aosta […] poteva avere relazioni amorose prima con Lanfranco, poi con una serie di suoi allievi”.
Quella di Galimberti è però una turpe insinuazione, perché ideando un tale passo, ha volutamente indotto chi legge a credere che Anselmo d’Aosta fosse un omosessuale, deformando così non solo quanto scritto da Boswell, ma anche le risultanze storiche.
Innanzitutto, Boswell ha scritto:
- “Anselmo […] aveva relazioni straordinariamente emotive prima di tutto con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi”.
Dunque, Galimberti, scrivendo “relazioni amorose”, ha di proposito fatto una turpe insinuazione, dando così a credere ai lettori che Anselmo d’Aosta avesse relazioni “omosessuali”, e quindi sarebbe stato un “omosessuale”, falsificando così i fatti, perché Boswell attesta piuttosto che Anselmo aveva “relazioni straordinariamente emotive”, ed espresse con tale intensità e trasporto affettivo che l’Epistola indirizzata a “Gilberto potrebbe passare per una lettera tra amanti in qualsiasi società”, ma non per lo spirito del tempo, dato che, come osserva lo storico statunitense:
“Molti ecclesiastici del XII secolo, monaci e secolari, erano coinvolti e scrivevano di amicizie appassionate come quella di Anselmo. Alcuni di questi - per esempio san Bernardo di Clairvaux, senza dubbio il capo religioso più influente dell’epoca - certo non erano consapevoli degli elementi erotici presenti nei loro sentimenti.”[Boswell, p. 273]
Dunque, Boswell ha scritto che “con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi” Anselmo d’Aosta “aveva relazioni straordinariamente emotive”, vale a dire delle “amicizie appassionate”, e che “parte della sua produzione epistolare appare erotica sotto ogni punto di vista”, ma non ha però scritto né alluso che Anselmo fosse un “omosessuale”.
E difatti, nella n. 36, p. 296, di Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, lo storico statunitense ha riportato il saggio di
- “Brian McGuire (Love, Friendship, and Sex in the Eleventh Century: The Experience of Anselm, in «Studia theologìca» 28, 1974, pp. 11-52) conclude che Anselmo non era gay, ma evidentemente significa solo che gli mancava un «desiderio ossessivo per la sessualità maschile».”
Dal che si potrebbe desumere che Anselmo d’Aosta, quantunque avesse “relazioni straordinariamente emotive”, cioè delle “amicizie appassionate”, e che “parte della sua produzione epistolare appare erotica sotto ogni punto di vista”, tuttavia non ardeva di desiderio per la “sessualità maschile”, ossia non sospirava per unirsi carnalmente “con Lanfranco e poi con una serie di suoi allievi”, come turpemente insinuato da Galimberti, dando a credere ai lettori che Anselmo fosse un omosessuale, perché “Anselmo non era gay”.   
   
11. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 35:
Fino al XII secolo la teologia morale trattò l’omosessualità, nel caso peggiore, alla stregua della fornicazione eterosessuale, senza pronunciarsi con un’esplicita condanna.
11. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 414:
La teologia morale fino al XII secolo trattò l’omosessualità nel caso peggiore come paragonabile alla fornicazione eterosessuale, ma più spesso mantenne il silenzio sull’argomento.

12. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 35:
Fu con le Crociate del XIII e XIV secolo contro i non cristiani che prese avvio, come sempre capita in ogni “scontro di Civiltà”, un clima di intolleranza, non solo contro i musulmani, ma anche contro gli eretici e gli ebrei espulsi da molte aree d’Europa.
12. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 414:
Tuttavia, a partire dalla seconda metà del XII secolo, un’ostilità più virulenta comparve nella letteratura popolare e alla fine si diffuse negli scritti teologici e giuridici. Non si possono spiegare in modo adeguato le cause di questo cambiamento, ma probabilmente erano strettamente legate al generale aumento dell’intolleranza verso gruppi minoritari, intolleranza che si manifestò nelle istituzioni ecclesiastiche e laiche per tutto il XIII e il XIV secolo. Le crociate contro i non cristiani e gli eretici, l’espulsione degli ebrei da molte aree d’Europa […].
g) plagio e “rielaborazione” di Galimberti, che altera e falsifica ancora i fatti, in quanto ha scritto che
- “Fu con le Crociate del XIII e XIV secolo contro i non cristiani che prese avvio, […] un clima di intolleranza”,
contro gli “omosessuali”, manipolando così i fatti, perché Boswell attesta invece che
- “nella seconda metà del XII secolo, un’ostilità più virulenta” contro gli omosessuali “comparve nella letteratura popolare e alla fine si diffuse negli scritti teologici e giuridici”,
e che le “cause di questo cambiamento”, vale a dire del passaggio dalla precedente “tolleranza” a “un’ostilità più virulenta, non si possono spiegare in modo adeguato”, mentre Galimberti attribuisce le cause del cambiamento esclusivamente alle “Crociate del XIII e XIV secolo”, incurante così d’ingannare gli ignari lettori de I miti del nostro tempo.                

13. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 35:
Alle Crociate seguì l’Inquisizione per stroncare magia e stregoneria, quando non anche scienza e filosofia. E in questo clima d’intolleranza verso le deviazioni dalla norma della maggioranza cristiana, che si faceva sempre più rigida, furono coinvolti anche gli omosessuali e perseguitati come gli eretici e gli ebrei.
13. Boswell, Cristianesimo, tolleranza, omosessualità, p. 414:
[…] il sorgere dell’Inquisizione, gli sforzi per domare la magia e la stregoneria, tutto ciò testimonia la crescente intolleranza verso le deviazioni dalla norma della maggioranza, intolleranza messa in atto per la prima volta negli stati corporativi emergenti nell'alto Medio Evo.
h) plagio e “rielaborazione” di Galimberti, che manipola ancora i fatti, in quanto, laddove Boswell ha scritto:
- “intolleranza verso le deviazioni dalla norma della maggioranza”,
l’impostore l’ha trasmutato in
- “d’intolleranza verso le deviazioni dalla norma della maggioranza cristiana”,
quindi soggiungendo “cristiana” alla frasetta plagiata a Boswell. Quindi un’altra delle ingegnose ideazioni di Galimberti per dissimulare il furto.

                         Conclusioni

Dal raffronto dei passi su riportati, risulta che Galimberti non solo ha plagiato Boswell, ma ha pure manipolato le argomentazioni dello storico statunitense, incurante così di sfregiare la Storia e d’ingannare i lettori, del resto il filosofo di nome è un autentico ladrone e impostore di lungo corso, il quale ha perso il pelo, ma non il vizio di plagiare.

Vincenzo Altieri