Vincenzo Altieri

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Massimo Recalcati l’ora di lezione

pubblicato 06 settembre 2015

Nel nostro allegro Belpaese, basti che un Caio o Sempronio, filosofo o psicanalista che sia, assurga a notorietà, per montare in cattedra e andarsene in giro a scagliar ragli alle folle, ricevendo comunque scoscianti applausi.
Quest’anno, a Popsophia, ad aprire le danze de Il naufragio educativo fu chiamato il celebrato psicanalista lacaniano Massimo Recalcati, e devo dire che il nostro eroe riuscì perfettamente nel compito, naufragando in un mare calmo e disteso.

La pimpante direttrice di Popsophia, lo annunciò con clamore di trombe:
“Diamo subito la parola all’ospite di questa sera. Nel libro L’ora di lezione c’è scritto: «Massimo Recalcati potrebbe spiegare Lacan anche ai sassi».”
E chissà con quale giovamento per i sassi. Tuttavia, è ovvio che con tale ardita metafora si volesse indicare che Recalcati sarebbe un comunicatore erotico, nonché fascinoso affabulatore, capace di attrarre a sé l’attenzione di chicchessia, trasmettendo loro saperi, conoscenze e così via.
Difatti, precisò la popsophica e entusiasta direttrice:
“Allora per un tema così difficile, come quello con cui tentiamo di dibattere in questi mesi, solo Massimo Recalcati poteva parlarci del naufragio della scuola e del ribaltamento, che abbiamo inserito nel sottotitolo, per un’erotica dell’insegnamento.”
Ora, tralascio qui la broda ammannita da chi sa insegnare Lacan ai sassi, in quanto la serbiamo come materia per un’eventuale farsa alla bergonzoni, e si mostra qui soltanto una delle perle elargite alla folla dal colto naufrago:
“La scuola è il luogo dove esiste ancora la possibilità del pensiero critico […].” Perbacco!, perché fuori dalla scuola non esiste più “pensiero critico”, stando al fatto che si applaudono le asinerie?, perché, per il beato Recalcati “la prevenzione primaria si fa con la cultura”, e con duro cipiglio, ammonì:
“bisogna conoscere quello di cui si parla.”
Parole sante, ma lui, però, conosce quello di cui parla?, perché, ecco cosa insegnò a Pesaro alla folla attenta e immobile come sassi:
“Agatone, un intellettuale, un giovane ricco, organizza un banchetto dove i filosofi vengono chiamati insieme a letterati, scrittori, artisti, a discutere del senso di Eros. Cosa è Eros.”
Ma quanto raccontò il Recalcati affabulatore erotico ai sassi è fasullo, perché Agatone organizzò un simposio per festeggiare la sua vittoria come trageda, e solo durante il simposio viene deciso, su proposta di Fedro, che ognuno dica la sua su Eros ecc.
Tuttavia, dinanzi al mutismo dei sassi, lo scultore erotico soggiunse:  
“E tutto il dialogo si sviluppa attorno a questo tema. Ma c’è un’entrata nel dialogo, meno nota, diciamo, meno considerata, e che ha a che fare proprio con questo che vi sto descrivendo, cioè con la potenzialità del vuoto. Il dialogo si apre con una buffa situazione. Agatone organizza il banchetto, l’ospite, la star della serata è Socrate, ma Socrate è però in ritardo, come spesso gli capita, e come spesso capita ai filosofi. È, diciamo così, alcuni dicono ad Agatone che si è perduto in un cortile, perché la verità gli ha parlato, lo ha visitato. Capitava spesso di essere visitato dalla verità, dunque la verità gli rivela il suo segreto. Socrate si attarda, l’attesa di Agatone diventa ancora più intensa, arriverà un uomo, il maestro Socrate, appena visitato dalla verità.”[1]
Che Socrate, prima di entrare da Agatone, sia visitato dalla verità, è una “sassata” erotica che poteva lanciare sulle teste soltanto un cattivo maestro, che non ricordando bene il Simposio, non trasforma affatto il libro in corpo, “miracolo” che secondo lui dovrebbe fare ogni buon maestro, ma piuttosto lo trasforma in un ridicolo copione da avanspettacolo.
E la folla, quantunque bernoccoluta, infine comunque applaudì il cattivo maestro, ignara dell’appena dimostrato naufragio della scuola.
Ma è la pubblicità, bellezza!, che lancia sulla cresta dell’onda…

Vincenzo Altieri               06 settembre 2015