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Mercoledì, 30 Agosto 2017 15:13

Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 39 In evidenza

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Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 39

Plagi di Galimberti a Jean-Joseph Goux e Jean Baudrillard

In Ritorno ad Atene, “studi in onore” del filosofo impostore Galimberti, spicca, tra gli altri, pure l’entusiasta elogio di Carlo Feltrinelli, editore del ladrone, difatti: “Umberto Galimberti ha pubblicato i suoi primi libri con Feltrinelli alla fine degli anni Settanta […]. Psichiatria e fenomenologia, che uscì nel 1979, e Il corpo, che fu pubblicato nel 1983. Di quest’ultimo mi dicono (ero troppo giovane allora) che, all’epoca, serie ragioni editoriali suggerirono di ridurre l’enorme mano¬scritto che Galimberti aveva portato in casa editrice. Cosa che egli fece […]. Oggi il libro si può finalmente leggere in edizione integrale, nella serie delle opere complete dell’autore, ma già allora si rivelò un testo fondamentale, una gigantesca ricognizione sul tema del corpo, capace di rileggere l’intera storia della filosofia dal lato del suo rimosso.”[1] 
Dunque, l’edizione del 1983 de Il corpo fu ridotta, però, ancorché snellita, per Carlo Feltrinelli comunque “già allora si rivelò un testo fondamentale”; ma pure tale notizia gli è stata riferita, perché allora era “troppo giovane” per poter stimare da sé il testo galimbertese. Poi, cresciuto in età e sapienza, ha “finalmente letto Il corpo in edizione integrale”, e ha potuto così opinare con cognizione di causa che esso è “un’opera ancora oggi vitale”.[2] 
Beh, sì, “Il corpo testo fondamentale” lo è, ma è fondamentale però per lo studio della frode filosofica, perché Il corpo è fabbricato a plagi, parafrasi e manipolazioni cervellotiche, in breve è “ancora oggi una vitale” truffa.
Difatti, sono decine gli autori rapinati da Galimberti, che ha saccheggiato idee e pensieri dai loro libri per fabbricare Il corpo, che è un’indubbia frode, macchinando così a danno degli studenti di Ca’ Foscari, che per oltre un quarto di secolo hanno dovuto comprarsi il libro dell’impostore e studiare la sua filosofia copia e incolla, rabberciata e fasulla, ingannando e truffando altresì lettrici e lettori.
Perciò, se a oggi c’è un “rimosso”, lo è di sicuro il corpo del frodatore Umberto Galimberti, che invece di essere chiamato a rispondere delle sue ruberie, è piuttosto spacciato ancora per “il giusto filosofo, umile e onesto”.[3]

Vincenzo Altieri

Il corpo cap. 39

Plagi di Galimberti a: Jean-Joseph Goux e Jean Baudrillard

Con il saccheggio di:

- Freud e Marx, economia e simbolico di Jean-Joseph Goux, traduzione di Armando Verdiglione, Feltrinelli Editore Milano 1976;
- Lo scambio simbolico e la morte di Jean Baudrillard, Feltrinelli Milano, prima edizione in “FIBS” giugno 1979. L’edizione da noi usata è la “Terza edizione dell’«Universale Economica» – SAGGI aprile 2002”;

il ladrone Galimberti ci ha fabbricato:

- il par. 3. L’equivalente generale e l’ambivalenza simbolica, del Capitolo quinto, Semiologia del corpo: l’ambivalenza, de Il corpo di Umberto Galimberti, Feltrinelli Editore Milano 1983, prima edizione in “Biblioteca di Psichiatria e di Psicologia clinica”.
Per la dimostrazione dei plagi e delle altre manipolazioni, ci si servirà dell’“Undicesima edizione (aggiornata) dell’«Universale Economica» – SAGGI ottobre 2002” de Il corpo di Umberto Galimberti, in cui il par. 3. è diventato il cap. 39. L’equivalente generale e l’ambivalenza simbolica.

Documentazione plagi


1. Galimberti, Il corpo, p. 502:
[…] non sia consumata e il suo uso sia il più possibile differito […].
1. Goux, Freud e Marx, p. 33:
[…] una differenza del consumo, solamente le merci il cui uso può essere differito […].

2. Galimberti, Il corpo, p. 502:
Ma non basta. Sempre Marx osserva che la merce è una realtà a due facce. Cose del tutto diverse per la loro natura materiale, se paragonate fra loro, se messe in equivalenza in vista di uno scambio, rivelano di avere tutte “qualcosa di comune”,(n. 3) […].
2. Goux, Freud e Marx, p. 219:
Con l’analisi della merce, infatti, Marx dà inizio al Capitale: forma elementare della ricchezza capitalistica, la merce è una realtà a due facce. Prodotti del tutto distinti per esistenza materiale, se paragonati fra loro, se messi in equivalenza in vista di uno scambio, rivelano di avere tuttavia “qualcosa di comune,”(n. 11) […].
a) plagio evidente, e anche la nota bibliografica Galimberti l’ha copiata a Goux. Si fa tuttavia notare lo “scatto di novità” inserito dal ciarlosofo per cercare di dissimulare il furto, difatti, laddove Goux ha scritto:
- “distinti per esistenza materiale”,
Galimberti l’ha trasmutato in
- “diverse per la loro natura materiale”,
cioè al posto di “esistenza”, ci ha messo “natura”.

3. Galimberti, Il corpo, p. 502:
[…] un’essenza identica che le rende fra loro commensurabili, cioè “quell’elemento comune che si manifesta nel rapporto di scambio o nel valore di scambio della merce e il valore della merce stessa”. (n. 4)
3. Goux, Freud e Marx, p. 219:
[…] un’essenza identica, una quantità uguale, che li rende fra loro commensurabili. “Quell'elemento comune che si manifesta nel rapporto di scambio [delle merci] è il valore...” (n. 12)
b) plagio e nota bibliografica ha copiata a Goux.

4. Galimberti, Il corpo, p. 502:
Solo l’esistenza di questo “qualcosa di comune” permette di scambiare le merci fra loro, e solo nello scambio si manifesta questa essenza a tutte identica che è il loro valore.
4. Goux, Freud e Marx, p. 219:
Solo l’esistenza di questo “qualcosa di comune” permette di scambiarle; e, viceversa, soltanto nello scambio si mostra, si rivela questa essenza identica.

5. Galimberti, Il corpo, p. 502:
[…] l’ambi-valenza simbolica, che i primitivi riconoscevano nel corpo delle cose, in quell’equi-valenza generale che consente, nonostante le loro differenze, di esprimerle tutte in riferimento a quel supremo Significante, espressivo del valore, che è l’Oro per le merci, il Padre per i figli, il Fallo per le pulsioni, il Senso per le parole, Dio per gli dèi. Capo, capoluogo, capitale, capitalismo […].
5. Goux, Freud e Marx, pp. 29-27:
[…] sovranità normativa dell’oro, del padre e del fallo. Il fallo è l’equivalente generale degli oggetti; il padre è l’equivalente generale dei soggetti, così come l'oro è l'equivalente generale dei prodotti.
[…] dell’equivalente generale, secondo gli ordini differenziati del “simbolico,” dell’immaginario e del reale, nel metabolismo e nell’anatomia dell’organizzazione sociale di cui esso costituisce la testa (capo, capoluogo, la capitale e il capitale, capitolo) […].
c) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

6. Galimberti, Il corpo, p. 503:
Se Marx ha scoperto nell’Oro l’equivalente generale delle merci, il luogo della loro identificazione ideale, Freud scoprirà nel Padre l’immagine speculare di identificazione o di non identificazione dei figli alla ricerca della propria identità sessuale.
6. Goux, Freud e Marx, pp. 22-23:
Ora il mondo delle merci converge verso questa forma unica (l’ORO storicamente), […] equivalente universale […]1’immagine del padre che in questa economia funziona come equivalente generale e l’immagine di singoli “altri” […] secondo Lacan “la storia del soggetto si sviluppa in una serie più o meno tipica d'identificazioni ideali,”(n. 38) […] nel suo valore libidico,”(n. 38) […].
d) plagio e rielaborazione alla galimbertese. In quanto a “immagine del padre”, Goux argomenta a partire da Lacan e non da Freud, inserito da Galimberti per dissimulare i furti.

7. Galimberti, Il corpo, p. 504:
[…] così nel registro familiare la mediazione del pa¬dre è possibile solo se il padre viene escluso dal mondo degli altri […].
7. Goux, Freud e Marx, p. 23:
Ma, nel registro paterno, avviene che la mediazione del padre; è possibile solo nella misura in cui ciò che funziona da padre viene escluso dal mondo dei singoli “altri,” […].

8. Galimberti, Il corpo, p. 504:
Il padre, cioè, funziona come equivalente generale della conflittualità familiare solo se viene ucciso, solo se è “padre morto”, e regna solo se è allontanato dal gruppo degli uomini e sospinto nella trascendenza.
8. Goux, Freud e Marx, p. 23:
[…] cioè viene ucciso, funziona solo da “Padre morto” e regna alla sola condizione di essere “allontanato” dal gruppo degli umani, cioè rigettato nella trascendenza?

9. Galimberti, Il corpo, p. 504:
L’esclusione dell’equivalente generale dal mondo delle cose che regola, la sua trascendenza sono la condizione della sua sovranità.
9. Goux, Freud e Marx, p. 24:
L’esclusione logica dell’equivalente generale e, contemporaneamente, la sua sovranità e il suo monopolio, imprimono ad esso un carattere di trascendenza.
e) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

10. Galimberti, Il corpo, p. 504:
L’espressione di Marx che designa l’oro “dio delle merci” in opposizione alle “merci profane” (n. 8) basta per convincerci del carattere teologico del si¬stema economico e dell’ordine familiare, e per farci intravedere sin d’ora come l’altro mondo sia soltanto il mondo ipostatizzato degli equivalenti generali […].
10. Goux, Freud e Marx, p. 24:
La metafora usata da Marx in Per la critica dell'economia politica, in cui l’oro viene designato “dio delle merci,” opposto alle “merci profane” (n. 47) basta per convincersi del carattere profondamente teologico del sistema monetario e a farci intravvedere, sin da ora, come l’altro mondo sia soltanto il mondo ipostatizzato degli equivalenti generali.

11. Galimberti, Il corpo, p. 504:
[…] nel mondo degli oggetti sessuali assistiamo allo stesso procedimento che abbiamo visto operare nel registro monetario e familiare. Un elemento dell’insieme, il Fallo, viene privilegiato e reso riferimento universale di tutte le pulsioni.
11. Goux, Freud e Marx, p. 28:
[…] s’impone nel mondo degli oggetti sessuali quello stesso procedimento che operava nei registri monetario e paterno: privilegiare un elemento dell’insieme; […] l’equivalente universale. […] il suo diventare fallo, a svolgere questo ruolo.

12. Galimberti, Il corpo, p. 504:
E come l’oro per poter svolgere la funzione di equivalente generale deve essere escluso dal mondo delle merci, come il padre dal mondo familiare, così il fallo può regolare il mondo delle pulsioni solo ponendosi fuori da quel mondo, attraverso quell’operazione logica il cui versante fantasmatico è inscenato dalla castrazione.
12. Goux, Freud e Marx, p. 29:
E anche qui, se la merce che ha statuto di equivalente è esclusa dal mondo delle merci, l’oggetto che funziona come equivalente, il sesso, è necessariamente escluso dal corpo immaginato e dal mondo degli oggetti di pulsione, in un’“operazione” logica, il cui versante fantasmatico è inscenato dalla castrazione.

13. Galimberti, Il corpo, p. 505:
E infatti, dice Freud:

La sessualità infantile è priva nel suo complesso di tale accentramento e organizzazione, le sue singole pulsioni parziali godono di uguali diritti, perseguendo ognuna per proprio conto la conquista del piacere. (n. 10)

A proposito di questo stadio Freud parla di “anarchia”, (n. 11) perché “la pulsione sessuale nell’età infantile non ha un centro” (n. 12); è “polimorfa”,(n. 13) e tale resterà finché il fallo, intervenendo come equivalente generale, fornirà il luogo e la direzione degli scambi pulsionali, […].
13. Goux, Freud e Marx, p. 30:
E infatti, all’inizio, “la sessualità infantile [...] è priva nell'insieme di tale accentramento e organizzazione, le sue singole pulsioni parziali godono di uguali diritti, ognuna persegue per proprio conto la conquista del piacere.” (n. 66) Freud parla di un’“anarchia.”(n. 67) Metafora politica […]. Il principio è quindi chiaro: è quello della subordinazione, dell’accentramento. “La pulsione sessuale, dunque, nell’età infantile non ha un centro...” (n. 69); è polimorfa. […] lo scambio degli oggetti di pulsione […].
f) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

14. Galimberti, Il corpo, p. 505:
Instaurata la monarchia del fallo, il permanere sotterraneo dell’ambivalenza non potrà avere altro significato se non quello della deviazione e della perversione.
14. Goux, Freud e Marx, pp. 31-32:
[…] monarchia […] monopolio del ruolo fallico […] il pene si vede investito dello stesso privilegio nel mondo degli oggetti di pulsione. […] a deviazioni, a perversioni.
g) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

15. Galimberti, Il corpo, p. 505:
Il feticismo dell’oro e del fallo nasce dalla negazione della loro natura corporea […].
15. Goux, Freud e Marx, p. 39:
Ora, il feticismo (dell’oro, del fallo, del monarca) nasce dalla cancellazione di una genesi.
h) plagio e rielaborazione alla galimbertese. Si nota qui l’ingegnoso “scatto di novità” concepito da Galimberti per dissimulare il furto, difatti, laddove Goux ha scritto:
- “nasce dalla cancellazione di una genesi”,
il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato in
- “nasce dalla negazione ¬della loro natura corporea”.
Non c’è dubbio, questa di Galimberti è una geniale impostura.

16. Galimberti, Il corpo, pp. 505-506:
[…] incontriamo anche Hegel per il quale:

La costituzione monarchica è la costituzione della ragione sviluppata, tutte le altre costituzioni appartengono ai gradi più bassi dello svolgimento e della realizzazione della ragione. (n. 14)

Anche qui è possibile scorgere il principio di struttu¬razione dell’equivalente generale come principio dell’unità del molteplice, che cancella la differenza delle cose dove gioca la loro ambivalenza.
16. Goux, Freud e Marx, p. 45:
“La costituzione monarchica,” scrive Hegel, […], “è [...] la costituzione della ragione sviluppata; tutte le altre costituzioni appartengono a gradi più bassi dello svolgimento e della realizzazione della ragione.” (n. 153)
[…] il principio di strutturazione dell’equivalente generale. […] nel caso della merce, come valore, si cancellano tutte le differenze.
i) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

17. Galimberti, Il corpo, p. 506:
Così in politica il monarca è l’equivalente generale che annulla le differenze degli individui, riducendoli tutti a suoi sudditi.
17. Goux, Freud e Marx, p. 44:
[…] metafora sottolineata da Marx, il re, nel mondo politico, ha funzione di equivalente generale, per cui amministra le equivalenze attraverso un insieme di individui che diventano suoi sudditi.

18. Galimberti, Il corpo, p. 506:
L’evoluzione della politica trasformerà i sudditi in persone giuridiche, ma anche in questo nuovo statuto le differenze individuali non emergono. C’è uguaglianza davanti alla legge tanto per l’insieme dei cittadini quanto per l’insieme diversificato delle merci.
18. Goux, Freud e Marx, p. 45:
La persona giuridica si costituisce come cancellazione delle differenze individuali, […]. C’è uguaglianza dinanzi alla legge (isonomia) tanto nell’insieme dei sudditi quanto nell’insieme diversificato delle merci.
l) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

19. Galimberti, Il corpo, p. 506:
Alla centralizzazione politica dei sudditi sotto il monarca corrisponde la centralizzazione geografica delle parti del territorio alla capitale, nuovo equivalente generale in cui si annullano tutte le etnie, tutte le minoranze, tutte le differenze.
19. Goux, Freud e Marx, p. 46:
Esiste uno stretto legame fra la centralizzazione politica (sussunzione dei soggetti sotto lo stesso monarca e nel contempo sussunzione geografica delle parti del territorio alla capitale e al capoluogo) e la forma equivalente generale. […] potere generale, uniforme che la monarchia deve essere in grado di esercitare su tutti i punti del suo territorio.
m) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

20. Galimberti, Il corpo, pp. 506-507:
Non è di Talete, che ha inaugurato la storia del pensiero occidentale, la domanda: “Qual è il principio di tutte le cose?”. Non diversamente duemila anni dopo, Hegel mostra come la genesi del concetto obbedisca all’esigenza taletiana:

Nell’intuizione abbiamo di fronte a noi singoli oggetti. Il pensiero mette in relazione questi tra loro o li confronta. Nel confronto esso mette in evidenza ciò che hanno di comune tra loro, trascura ciò per cui tra loro si distinguono, e ottiene ne quindi rappresentazioni universali. (n. 16)

20. Goux, Freud e Marx, p. 47:
Dall’analisi fatta da Hegel appare con chiarezza come la genesi del concetto obbedisca a una logica della sostituzione, quindi dello scambio, in senso generalizzato: mo¬vimento per cui il pensiero “trascura” ciò che la cosa, il fenomeno immediato, ha di fortuito, separa 1’inessenziale dall’essenziale e astrae da esso.

Nell’intuizione abbiamo di fronte a noi singoli concetti. Il pensiero mette in relazione questi tra loro e li confronta. Nel confronto esso mette in evidenza ciò che hanno di comune tra loro, trascura ciò per cui tra loro si distinguono, ed ottiene quindi rappresentazioni universali. (n. 159)

m) plagio e rielaborazione alla galimbertese. Come si può notare, per dissimulare i furti, Galimberti ha evocato e messo in mezzo il povero Talete, che nella fattispecie non c’entra niente, perché il campo da cui l’impostore ha tratto le frasette, che ha poi manipolato, è quello di Goux.
E per camuffare la copiatura della citazione di Hegel a Goux, Galimberti è ricorso a un altro imbroglio, difatti, nella pagina del francese è scritto:
- “HEGEL, Propedeutica filosofica, Sansoni, Firenze 1951 p. 14”,
mentre in quella del ciarlosofo
- “G.W.P. Hegel, Propädeutik (1840); tr. it. Propedeutica filosofica, La Nuova Italia, Firenze 1951, p. 14”,
dal raffronto risulta perciò che l’impostore ha aggiunto il titolo originale nonché mutato l’editore, e l’inganno è servito.

21. Galimberti, Il corpo, p. 507:
Il processo qui riassunto da Hegel a proposito del concetto è lo stesso che Marx ha indicato a proposito del valore monetario […].
21. Goux, Freud e Marx, p. 47:
IL processo riassunto qui da Hegel a proposito del concetto, […] è quello stesso che Marx sviluppa a proposito del valore monetario […].

22. Galimberti, Il corpo, p. 507:
Come il confronto fra oggetti simili evidenzia ciò che hanno in comune, la loro essenza che si esprimerà nel concetto, così il confronto fra le merci fa risultare quel che hanno in comune, il loro valore economico, che si esprimerà nell’equivalente gene¬rale dell’oro-moneta.
22. Goux, Freud e Marx, p. 47:
Come il confronto tra i singoli oggetti simili evidenzia ciò che hanno in comune, la loro essenza, che si esprimerà nel concetto, così il paragone tra due prodotti fa risaltare quel che hanno in comune, il loro valore economico, che si esprimerà infine nell’equivalente generale moneta.

23. Galimberti, Il corpo, p. 507:
Lo stesso processo lo possiamo individuare nella storia della scrittura. “La prima scrittura - ci ricorda Derrida - è un’immagine dipinta”, (n. 17) cioè un riflesso del corpo e della sua azione colti nella loro ambivalenza, se è vero che nella scrittura pittografica lo stesso segno va¬le per significazioni contrarie […].
23. Goux, Freud e Marx, pp. 47-48:
E, allo stesso modo, una genesi confrontabile, […] anche nella storia della scrittura […]. “La prima scrittura è un’immagine dipinta.” “In essa c’era soltanto un puro riflesso dell’oggetto o dell’azione.” Si tratta della pittografia, “metodo primario che utilizza un segno per una cosa,” (n. 160) […].
n) con la nota 160, Goux rinvia a
- “DERRIDA, I., De la grammatologie, Minuit, Paris 1967, p. 401 (il corsivo è nostro).”
Galimberti ha quindi copiato la citazione riportata alla lettera, nonché le altre citazioni manipolate di Derrida, a Goux.

24. Galimberti, Il corpo, p. 507:
A questo stadio il senso non era trascendente il segno che lo manifestava, e non si riferiva a un equivalente generale dei segni come invece incomincia ad accadere con la scrittura geroglifica dove “una sola figura è segno di più cose”,(n. 18) e poi sempre di più in quella sillabica e illimitatamente in quella alfabetica.
24. Goux, Freud e Marx, p. 48:
Rispetto che assicura un primato, una sovranità, che appunto per questo esclude “il senso delle parole” dal mondo generale dei segni concreti e lo stabilisce in una trascendenza. […] con la scrittura geroglifica, si usa “una sola figura che sia il segno di più cose,” (n. 162) “un segno per più cose” (quindi la Forma II). Poi (scrittura sillabica - Forma III; e infine scrittura alfabetica - Forma IV) la potenza della rappresentatività e della condensazione rappresentativa raggiunge il suo limite astratto.
o) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

25. Galimberti, Il corpo, p. 507:
A questo livello i segni non si scambiano fra loro se non per far circolare un Senso che assolutamente li trascende. Disponibili per ogni senso, i segni non narrano più nulla, perché sono ridotti a semplici strumenti di un equivalente generale che di volta in volta assegna alle parole il loro valore.
25. Goux, Freud e Marx, p. 48:
Il logocentrismo sarebbe così fondamental¬mente il regno dei segni linguistici su segni qualsiasi. Si costituirebbe in seguito alla scelta di un tipo particolarissimo di segni, i segni della parola, come equivalenti generali di tutti gli altri segni, cioè, a un tempo, come misura universale, come principio di valutazione ideale di essi, come mezzo privilegiato, se non esclusivo, di circolazione del senso.
p) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

26. Galimberti, Il corpo, p. 507:
Forse per questo il sogno, che non conosce gli equivalenti generali con cui la ragione ha costruito la sua storia, gioca col “senso” delle parole.
26. Goux, Freud e Marx, p. 48:
[…] contrariamente al mondo del sogno, il quale, poiché realizza le condizioni di una perversione polimorfa, ignora gli equivalenti generali - fa rispettare la distinzione tra segni linguistici e segni non linguistici. Rispetto che assicura un primato, una sovranità, che appunto per questo esclude “il senso delle parole” […].
q) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

27. Galimberti, Il corpo, pp. 507-508:
Non diverso è stato lo sviluppo storico delle religioni che sono passate dallo stadio animista, dove le cose nella loro corporeità erano animate dal mana, dallo spirito del dio, al politeismo, primo congedo del divino dall’umano, per poi concludersi in un monoteismo sempre più astratto […].
27. Goux, Freud e Marx, p. 48:
[…] risulta rilevante la stessa dialettica evolutiva […] della storia delle religioni, in cui la logica del processo di simbolizzazione fornisce il filo conduttore che permette di cogliere la dialettica del passaggio dall’animismo al politeismo, poi a un monoteismo sempre più astratto […].

28. Galimberti, Il corpo, p. 508:
Un’altra interruzione dello scambio diretto e quindi dell’ambivalenza a favore di un equivalente generale che regola lo scambio tra le parti la possiamo scorgere nell’evoluzione del diritto.
28. Goux, Freud e Marx, pp. 48-49:
Nell’evoluzione del diritto, il primo stadio è quello della vendetta individuale. Questo principio va attribuito alla forma semplice di scambio, dato che il compenso per un danno è costituito da un danno per colui che ha perpetrato il primo che sia in modo manifesto equivalente, simile.

29. Galimberti, Il corpo, p. 508:
Alla vendetta individuale, all’“occhio per occhio, dente per dente”, omologo giuridico dello scambio economico diretto realizzato nel baratto, si passa ai tribunali incaricati di valutare l’equivalenza tra le offese e i danni, dove la pena non è più uno scambio tra le parti, ma qualcosa che si infligge in nome di quell’entità astratta: la legge, che svolge il ruolo di equivalente generale nello scambio tra le colpe e le pene.
29. Goux, Freud e Marx, pp. 48-49:
[…] vendetta individuale […]. L’omologo giuridico dello scambio economico realizzato nel “baratto” […] la formula “occhio per occhio, dente per dente.” […]. corrisponde alla creazione di tribunali incaricati di valutare l’equivalenza tra le offese e i danni, di semplificare e unificare questa valutazione, mantenendo, al limite, soltanto una specie di pena come equivalente generale, per esempio la detenzione. […] sistema giuridico astratto e universale
r) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

30. Galimberti, Il corpo, p. 508:
La sua formulazione è già in Platone che ha costruito quella dialettica ascendente per cui:

Bisogna che l’uomo comprenda in funzione di quella che viene chiamata Idea, procedendo da una molteplicità di sensazioni a un’unità colta con il pensiero.(n. 19)

30. Goux, Freud e Marx, p. 49:
La sua formazione non è altro che la dialettica ascendente che fa sì che “1’uomo comprenda ciò che si chiama Idea, passando da una molteplicità di sensazioni ad una unità organizzata dal ragionamento.”(n. 164)

31. Galimberti, Il corpo, p. 508:
L’idea istituisce una prospettiva monovalente che dissolve solve l’ambivalenza delle cose, ancorando in un punto le loro molteplici ed eterogenee relazioni.
31. Goux, Freud e Marx, p. 49:
Processus, processo: il predominio stabilito dall’equivalente universale e normativo (moneta, padre, fallo, parola) produce una concentrazione che àncora in un punto unico l’insieme dei prodotti di scambio e fa ruotare le loro molteplici ed eterogenee relazioni […].
s) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

32. Galimberti, Il corpo, p. 508:
A partire da Platone la storia del pensiero occidentale è percorsa per intero dal tentativo di annodare il particolare all’universale, il contingente al necessario, il molteplice all’unitario, il terrestre al celeste, il profano al divino, il reale all’ideale, il relativo all’assoluto, risolvendo ogni conflitto interno all’ambi-valenza con la mono-valenza, che poi diviene pre-valenza su tutti gli scambi a essa subordinati e da essa regolati.
32. Goux, Freud e Marx, p. 50:
L’opposizione tra la moneta e le merci (e più in generale tra l’equivalente universale e le sue forme relative) è pertinente rispetto a tutte le opposizioni filosofiche che percorrono il discorso occidentale: il particolare e l’universale, il contingente e il necessario, il molteplice e la sintesi, il terrestre e il celeste, il profano e il divino, il reale e l’ideale, il subordinato e il sovrano, i relativi e l’assoluto... Temi, questi, che non cessano di animare il discorso platonico […]. L’occidente risolve il conflitto delle equivalenze con la prevalenza e la monovalenza.
t) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

33. Galimberti, Il corpo, pp. 508-509:
Prevalenza teologica rispetto ai soggetti particolari, monarchica rispetto alle persone sociali, fallocratica rispetto agli oggetti sessuali, logocentrica rispetto allo scambio di segni, capitalista rispetto ai prodotti del lavoro.
33. Goux, Freud e Marx, pp. 50-51:
[…] teologica (rispetto […] soggetti particolari), monarchica (rispetto […] persone sociali), […] fallocratica (rispetto […] oggetti sessuali), logocentrica […] (rispetto […] sostituto dei segni), […] capitalistica (rispetto […] prodotti del lavoro), […].

34. Galimberti, Il corpo, p. 509:
La ricerca dell’equivalente generale è il motivo conduttore della ragione occidentale, sia nella sua espressione teorica, sempre volta alla ricerca dell’equivalente di tutti gli equivalenti: Dio, il nome dei nomi, sia nella sua espressione pratica, volta a regolare l’azione. Infatti, scrive Platone: ,

Stiamo attenti che non sia questo il giusto scambio nei riguardi della virtù, cioè lo scambiare fra loro piaceri con piaceri, dolori con dolori, paure con paure, cose più grandi con cose più piccole, così come se fossero monete. Ma non dimentichiamo che l’unica moneta autentica, quella con la quale bisogna scambiare tutte le cose, non sia piuttosto la saggezza, e che solo ciò che si compera e si vende a questo prezzo sia veramente fortezza, temperanza, giustizia.(n. 20)

34. Goux, Freud e Marx, p. 52:
Nota 170: Gli equivalenti generali costituiscono il motivo della filosofia; costituiscono l’impianto filosofico. Non solo dal punto di vista della “speculazione” (ricerca dell’“equivalente generale degli equivalenti generali” - Dio, la parola maestra), ma anche dal punto di vista dell’“azione”. Scrive Platone nel Fedone: “[...] stiamo attenti dunque se proprio questo sia, di fronte all’idea della virtù, il giusto baratto, barattare fra loro piaceri con piaceri o dolori con dolori e paura con paura, il più con il meno, come fossero monete; e non più tosto l’unica moneta di valore, quella per cui tutto ciò ha da essere barattato, sia il sapere, e soltanto le cose comperate e vendute al prezzo di questo e insieme con questo siano fortezza e temperanza e giustizia [...].” [Phaed., 69 a-b, in Opere, cit., vol. I, p. 116 (N.d.T.)].

35. Galimberti, Il corpo, p. 509:
[…] aprirsi a un pensiero non logocentrico, non centralizzato, un pensiero ancora impensato che non si erge in un punto, ma si distende come una rete polinodale, dove si interroga un testo senza titolo e senza capitolo, […].
35. Goux, Freud e Marx, p. 52:
È, comunque, un pensiero non fallocentrico, non centralizzato, un pensiero, ancora impensato, della rete, un’organizzazione polinodale e non rappresentativa, un pensiero del testo che interroghiamo nella sua pratica limitata: testo che niente potrebbe intitolare. Senza titolo, né capitolo.
u) plagio e rielaborazione alla galimbertese. Si fa notare solo il notevole “scatto di novità” ideato da Galimberti per cercare di dissimulare i furti. Difatti, laddove Goux ha scritto:
- “pensiero non fallocentrico”,
l’impostore l’ha trasmutato in
- “pensiero non logocentrico”.
Ora, è vero che Galimberti tratta qui di “equivalenti generali”, rubando e storpiando le argomentazioni di Goux, sta però il fatto che “logocentrico” non è sinonimo di “fallocentrico”, perché rinviano a due ordini di pensieri diversi, ma come si è già visto, per questo cuocosofo tutto fa brodo.

36. Galimberti, Il corpo, p. 511:
[…] dalla messinscena del valore, vi sono tracce che sembrano dischiudere quella sfida del corpo che designa un al di là del valore, un al di là della legge […].
36. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 11:
[…] sulla scena del valore, vi è lo schema d’un rapporto sociale fondato sullo sterminio del valore […] che designa dei qui, degli ora, un al di là del valore, un al di là della legge […].

37. Galimberti, Il corpo, p. 511:
Ma l’ambivalenza attende al varco tutti i sistemi che si sono perfezionati divinizzando il proprio principio monovalente di funzionamento, perché, percorsi come sono dalla negazione profonda del corpo, che il valore ha dissolto e in sé assorbito, non possono a lungo nascondere la loro fragilità che cresce proporzionalmente alla loro coerenza ideale.
37. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 14:
È l’ambivalenza che attende al varco i sistemi più perfezionati, quelli che sono riusciti a divinizzare il proprio principio di funzionamento, come il Dio binario di Leibniz. Il fascino che essi esercitano è reversibile all’istante, perché è fatto di negazione profonda, come nel feticismo. D’onde la loro fragilità, che cresce proporzionalmente alla loro coerenza ideale.
v) plagio e rielaborazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

38. Galimberti, Il corpo, p. 511:
Ciò che qui si propone, anzi si attende, è il potlàc, perché proprio là dove l’equivalente generale ha risolto in sé tutto coerentizzando al massimo se stesso, si è più vicini all’ambivalenza, come in cima alla monta¬gna si è più vicini all’abisso, al capovolgimento che assilla tutti i passi che si sono compiuti per raggiungere la vetta.
38. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 14:
Bisogna spingere le cose al limite, dove del tutto naturalmente esse si capovolgono e si sfasciano. Poiché al culmine del valore si è più vicini all’ambivalenza, poiché al culmine della coerenza si è più vicini all’abisso di rivolgimento che assilla tutti i segni raddoppiati del codice, bisogna andare più lontano del sistema nella simulazione.
z) plagio e rielaborazione alla galimbertese per camuffare i furti.
Da un attento raffronto emerge tuttavia che l’adulterazione del pensiero di Baudrillard operata da Galimberti è rimasta tutta interna al suo “sistema di simulazione”, non se n’è allontanato affatto, snobbando così il consiglio del francese. Ma diamo ora un’occhiata ad alcune imposture fabbricate dal brianzolo “filosofo gradissimo”.
Laddove Baudrillard ha scritto:
- “Bisogna spingere le cose al limite, dove del tutto naturalmente esse si capovolgono e si sfasciano.”
Il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasformato in:
- “Ciò che qui si propone, anzi si attende, è il potlàc […].”
Ed è risaputo che col potlàc le cose si sfasciano e si distruggono.
E ancora, laddove Baudrillard ha scritto:
- “Poiché al culmine del valore si è più vicini all’ambivalenza, poiché al culmine della coerenza si è più vicini all’abisso […].”
L’impostore l’ha trasmutato nell’abissale immagine alpina:
- “perché proprio là dove l’equivalente generale ha risolto in sé tutto coerentizzando al massimo se stesso, si è più vicini all’ambivalenza, come in cima alla montagna si è più vicini all’abisso […].”
E infine, laddove Baudrillard ha scritto:
- “rivolgimento che assilla tutti i segni”,
Galimberti l’ha così sfigurato:
- “capovolgimento che assilla tutti i passi”,
mutando, com’è evidente, “i segni” di Baudrillard ne “i passi” suoi.
Del resto, a ben vedere, tale mutamento s’è posto come necessario, e quindi ha ideato siffatto “scatto di novità” con la netta consapevolezza che per salire “in cima alla monta¬gna” occorrono “i passi” suoi, e di sicuro non “i segni” del francese, i quali possono tutt’al più far sognare la cima, senza però mai dar modo di poterla realmente conquistare, pervenendo lì dove “si è più vicini all’abisso”, e sentire così soddisfazione per avercela fatta.

39. Galimberti, Il corpo, p. 511:
Se la cima è il termine dell’ascesa, per il principio dell’ambivalenza è proprio dalla cima che si apre l’abisso sterminato dove si precipita, non perché qualcuno dia una spinta, ma perché ogni termine che ruota a vuoto su se stesso si s-termina.
39. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 14:
Una reversibilità scrupolosa, qual è l’obbligazione simbolica. Che ogni termine sia s-terminato, che il valore sia abolito in questa rivoluzione del termine su se stesso: questa è l'unica violenza simbolica equivalente e trionfante sulla violenza strutturale del codice.
aa) plagio e rielaborazione alla galimbertese per camuffare i furti.


Conclusione


Da quanto su documentato risulta che il cap. 39. L’equivalente generale e l’ambivalenza simbolica, de Il corpo, è fabbricato per il 70%, se non di più, con plagi, alcune citazioni, e parafrasi degli autori plagiati, nonché con qualche altro scampolo di cosette chissà dove spigolate.
Di Galimberti, insomma, non c’è in pratica niente, perché ciò che dalle sue pagine esala è soltanto il puzzo del suo pensiero-mastice.

Vincenzo Altieri

Letto 83 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Agosto 2017 15:27

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