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Mercoledì, 30 Agosto 2017 14:40

Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 31 In evidenza

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Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 31

Plagi di Galimberti a Jean Baudrillard, Pierre Clastres e Marc Guillaume

In Ritorno ad Atene, “studi in onore” del filosofo impostore Galimberti, spicca, tra gli altri, pure l’entusiasta elogio di Carlo Feltrinelli, editore del ladrone, difatti: “Umberto Galimberti ha pubblicato i suoi primi libri con Feltrinelli alla fine degli anni Settanta […]. Psichiatria e fenomenologia, che uscì nel 1979, e Il corpo, che fu pubblicato nel 1983. Di quest’ultimo mi dicono (ero troppo giovane allora) che, all’epoca, serie ragioni editoriali suggerirono di ridurre l’enorme mano¬scritto che Galimberti aveva portato in casa editrice. Cosa che egli fece […]. Oggi il libro si può finalmente leggere in edizione integrale, nella serie delle opere complete dell’autore, ma già allora si rivelò un testo fondamentale, una gigantesca ricognizione sul tema del corpo, capace di rileggere l’intera storia della filosofia dal lato del suo rimosso.”[1] 
Dunque, l’edizione del 1983 de Il corpo fu ridotta, però, ancorché snellita, per Carlo Feltrinelli comunque “già allora si rivelò un testo fondamentale”; ma pure tale notizia gli è stata riferita, perché allora era “troppo giovane” per poter stimare da sé il testo galimbertese. Poi, cresciuto in età e sapienza, ha “finalmente letto Il corpo in edizione integrale”, e ha potuto così opinare con cognizione di causa che esso è “un’opera ancora oggi vitale”.[2] 
Beh, sì, “Il corpo testo fondamentale” lo è, ma è fondamentale però per lo studio della frode filosofica, perché Il corpo è fabbricato a plagi, parafrasi e manipolazioni cervellotiche, in breve è “ancora oggi una vitale” truffa.
Difatti, sono decine gli autori rapinati da Galimberti, che ha saccheggiato idee e pensieri dai loro libri per fabbricare Il corpo, che è un’indubbia frode, macchinando così a danno degli studenti di Ca’ Foscari, che per oltre un quarto di secolo hanno dovuto comprarsi il libro dell’impostore e studiare la sua filosofia copia e incolla, rabberciata e fasulla, ingannando e truffando altresì lettrici e lettori.
Perciò, se a oggi c’è un “rimosso”, lo è di sicuro il corpo del frodatore Umberto Galimberti, che invece di essere chiamato a rispondere delle sue ruberie, è piuttosto spacciato ancora per “il giusto filosofo, umile e onesto”.[3]

Vincenzo Altieri


Il corpo cap. 31

Plagi di Galimberti a Jean Baudrillard, Pierre Clastres e Marc Guillaume

Con il saccheggio di:
- Per una critica della economia politica del segno di Jean Baudrillard, traduzione di Mario Spinella, Gabriele Mazzotta editore, Milano, 1974;
- La società contro lo Stato di Pierre Clastres, traduzione di Luigi Derla, Prima edizione Feltrinelli Editore Milano 1977.
Prima edizione ombre corte Verona, gennaio 2003;
- Il capitale e il suo doppio di Marc Guillaume, traduzione di Elisabetta Agostini e Antonio Prete, prima edizione ottobre 1978, Feltrinelli Editore Milano.

il ladrone Galimberti ci ha fabbricato:

Il par. 2, Il corpo e il feticismo dei bisogni, del Capitolo quarto, Sociologia del corpo: l’iscrizione, de Il corpo, prima edizione in “Biblioteca di Psichiatria e Psicologia clinica”, febbraio 1983, Feltrinelli Editore Milano.
Per la dimostrazione dei plagi e delle altre manipolazioni, ci si servirà dell’“Undicesima edizione (aggiornata) dell’«Universale Economica» – SAGGI ottobre 2002” de Il corpo di Umberto Galimberti, in cui il par. 2. è diventato il cap. 35. Corpo e trasgressione.


Plagi di Galimberti a Jean Baudrillard


1. Galimberti, Il corpo, p. 392:
Il termine “feticismo” è stato messo in circolazione dagli etnologi, dai colonizzatori e dai missionari del XVIII secolo a proposito della mentalità dei primitivi che sovraccaricavano alcuni oggetti o animali di una forza magica trascendente (mana), di cui era necessario impossessarsi o, dove fosse impossibile, difendersi. Una volta feticizzati, gli oggetti o gli animali non erano più visti come quegli oggetti o quegli animali, ma come espressione di quella forza magica che dal gruppo era stata loro attribuita.
1. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 84-85:
Il termine di feticismo […] brandito dal XVIII secolo dai colonizzatori, dagli etnologi, dai missionari, […] culti «primitivi» […] «Il culto di oggetti terrestri e materiali [...] che, per questa ragione, chiamerei feticismo.» (n. 1) […] la metafora feticista consiste nell’analizzare i miti, i riti, la pratica, in termini di forza, di una forza magica trascendente, di mana […] di una forza trasferita su taluni oggetti, o esseri, o istanze, diffusa e universale […], e il cui flusso può essere regolato e deviato, nel proprio interesse, a opera di individui o di gruppi […]. Si dispiega così la concezione animista: tutto avviene nel quadro dell’ipostasi di una forza, della sua trascendenza irta dì pericoli, e della cattura di questa forza, che, in tal modo, diventa benefica.
a) qui Galimberti applica il suo consueto modus operandi, prima plagia e poi “rielabora” alla galimbertese, ricorrendo ai suoi “scatti di novità”.

2. Galimberti, Il corpo, p. 392:
Quando Marx parla del feticismo della merce o del feticismo del denaro allude al fatto che nella società capitalistica, esattamente come nelle società arcaiche, […] (valore di scambio) […].
2. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 84:
Feticismo della merce, feticismo del denaro: ciò che, in Marx, descrive l’ideologia vissuta dalla società capitalistica, […] valore di scambio, […] continuando, nella medesima funzione, il feticismo arcaico […].
b) pure qui Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.

3. Galimberti, Il corpo, p. 393:
Riprendendo nel suo significato originario la metafora feticista, Marx dice che il feticismo non è la sacralizzazione di questo o quell’oggetto, di questo o quel valore, ma del sistema in quanto tale che, generalizzando il valore di scambio, neutralizza la natura degli oggetti, per diffonderne il valore (economico).
3. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 85-89:
[…] la metafora feticista […] il feticismo non è la sacralizzazione di questo o quell’oggetto, di questo o quel valore […], ma è quello del sistema in quanto tale, della merce in quanto sistema: è pertanto contemporaneo alla generalizzazione del valore di scambio, e si diffonde insieme con questo.
c) qui Galimberti non solo plagia e poi “rielabora”, ma s’ingegna pure per dar corpo a un altro dei suoi ricorrenti imbrogli, in quanto attribuisce a
- “Marx dice”,
la materia che invece ha rubato a Baudrillard.

4. Galimberti, Il corpo, p. 393:
Più il sistema si fa sistematico, più il fascino del feticismo si rafforza, per l’impossibilità di accedere all’oggetto senza passare per il suo valore. Un valore “artificiale” (in latino: facticius, donde “feticcio” e quindi “feticismo”), perché nel feticismo a parlare non sono le cose, ma il codice che tutte le esprime perché in tutte si esprime.
4. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 89-87-88-89:
Più il sistema si fa sistematico, più il fascino del feticismo si rafforza […] (la sessualità, il tempo libero, ecc.), […] della loro riduzione a valori-segno […] Il termine “feticcio” […] deriva dal portoghese feitiço, che significa “artificiale”, che a sua volta deriva dal latino facticius […]. Nel feticismo non parla la passione delle sostanze […] bensì la passione del codice, che, regolando contemporaneamente oggetti e soggetti, e subordinandoseli, li destina con ciò alla manipolazione astratta.
d) qui Galimberti non solo plagia e poi “rielabora”, ma dà prova che la sua arte, più che “manipolazione astratta” dei codici, è una manipolazione cervellotica.

5. Galimberti, Il corpo, pp. 393-394:
Come giustamente osserva Marx, ciò che affascina nel denaro non è la sua materialità, e neanche l’equiva¬lente di una certa forza-lavoro o di un certo valore virtuale che il denaro avrebbe assorbito, ma è il fatto che il denaro assicura “la circolazione delle merci”, (n. 8) quindi la sua sistematicità, la capacità insita virtualmente in questa materia di poter sostituire tutti i valori grazie alla loro astrazione definitiva. A commento di questa considerazione marxiana J. Baudrillard osserva che:

Ciò che si “adora” nel denaro è l’astrazione, l’artificialità totale
del segno, la conclusa perfezione di un sistema che viene
“feticizzato”, e non “il vitello d’oro” o il tesoro. (9)

5. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 90:
Ciò che affascina nel denaro (nell’oro) non è né la sua materialità, e neanche l'equivalente di una certa forza (lavoro) o di un certo valore virtuale che il denaro avrebbe assorbito, ma la sua sistematicità, la virtualità, insita in questa materia, di poter sostituire tutti i valori, grazie alla loro astrazione definitiva. Ciò che si «adora» nel denaro è l’astrazione, l’artificialità totale del segno, la conclusa perfezione di un sistema che viene «feticizzato», e non «il vitello d’oro» o il tesoro.
e) pure qui Galimberti s’ingegna a mascherare il plagio, ricorrendo al solito imbroglio, in quanto prima chiama in causa Marx, è poi fa seguire ciò che ha copiato a Baudrillard, dando così a credere che ciò che lui scrive siano argomentazioni desunte da Marx, mentre le ha invece rapinate al francese.

6. Galimberti, Il corpo, p. 394:
Il capitale, dunque, non è avaro, ma è feticista. La sua patologia è simile a quella del collezionista a cui non interessa la natura delle cose raccolte, ma la sistematicità dell’insieme collezionato, dove il passaggio continuo da un termine all’altro garantisce la costituzione di un mondo chiuso e invulnerabile.
6. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 90-91:
[…] differenza radicale tra la patologia dell’avaro, che si ricollega alla materialità fecale dell’oro, e il feticismo […] processo ideologico. Abbiamo visto altrove (n. 5) come, nella spinta a raccogliere delle collezioni, non è né la natura degli oggetti, e neanche il loro valore, […] la sistematicità del ciclo collettivo, in cui il passaggio continuo da un termine all’altro aiuta il soggetto a costruirsi un mondo chiuso e invulnerabile […].
f) qui Galimberti plagia e poi “rielabora” in modo cervellotico il pensiero di Baudrillard.

7. Galimberti, Il corpo, p. 394:
Questo, Marx non l’ha capito. Quando contrappone il “misticismo oscuro” del valore mercantile dei beni alla “semplicità e alla trasparenza” del loro valore d’uso, Marx mostra inequivocabilmente di credere nell’esistenza di una natura che contenga le leggi di un rapporto ideale tra l’uomo e il mondo, che si può leggere seguendo la traccia dei bisogni umani.
7. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 148-149:
[…] Marx avrebbe dovuto stare in guardia da Robinson. Contrapponendo il «misticismo» oscuro del valore mercantile alla semplicità e alla trasparenza […]. L’economia politica si appoggia sul grande mito di realizzazione dell’uomo in base alla legge naturale dei bisogni […] rapporto ideale tra l’uomo e il mondo attraverso i suoi bisogni e la regola della Natura […].
g) qui Galimberti plagia e poi fa una “rielaborazione” cervellotica del pensiero di Baudrillard.

8. Galimberti, Il corpo, pp. 394-395:
Questa “natura”, anteriore alla “storia”, che ha sepolto il valore d’uso sotto il valore di scambio, è ciò che la storia con la “rivoluzione” dovrebbe riconquistare, come l’armonia del paradiso terrestre che, spezzata dal peccato e dalla relativa espiazione, può essere riconquistata portando a termine la “redenzione”.
8. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 149:
[…] e il valore d’uso, sepolto sotto il valore di scambio, come l’armonia naturale del Paradiso terrestre spezzata dal peccato e dalla sofferenza, rimangono inscritti, quali essenze invulnerabili, promesse al termine della Storia, a una futura redenzione.
h) qui Galimberti si prodiga per mascherare il plagio, manipolando la materia rubata, con degli ingegnosi “scatti di novità”, inserendo prima la foglia di fico:
- «la “rivoluzione” dovrebbe riconquistare»,
di cui non c’è traccia in Baudrillard, e poi laddove il francese scrive:
- “dalla sofferenza”,
il ciarlosofo la alchimizza e trasforma in
- “dalla relativa espiazione”,
dando così segno di cosa lui intenda per “creatività”.

9. Galimberti, Il corpo, p. 395:
Ma allora “le sottigliezze metafisiche e i capricci teologici”, oltre che nella “falsa trasparenza della merce e del relativo valore di scambio”, come giustamente ha fatto osservare Marx, sono anche nella legge “naturale” del valore d’uso, […] in una società dove scompaia la legge del mercato l’idealità dei rapporti borghesi, e dove a ciascuno venga dato secondo il suo lavoro messo in atto per "trasformare la natura secondo i propri bisogni".
9. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 150-149-150:
[…] l’evidenza della semplicità e della trasparenza, come per Marx l’evidenza della merce, è «piena di sottigliezze metafisiche e di astuzie teologiche» […]. Questa legge morale del valore d’uso […] scompare la legge del mercato e dello scambio, l’idealità dei rapporti borghesi: […] a ciascuno secondo il suo lavoro e i suoi bisogni, […] «trasformare la na¬tura secondo i propri bisogni» […].

10. Galimberti, Il corpo, p. 395:
“Naturali” o “primari” sono per Marx quei bisogni che si riferiscono al corpo come realtà biologica che non può sussistere se non mangia, se non beve, se non dorme, se non si ripara. A questo livello l’uomo non può es¬sere alienato nel bisogno che ha di queste cose, ma unicamente privato dei mezzi per soddisfarle. L’alienazione incomincia dopo il livello di sopravvivenza, dove in gioco non è più l’essenza naturale dell’uomo, ma quella socioculturale che, nella trama dei “bisogni secondari”, può essere manipolata, mistificata, alienata.
10. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 74:
[…] questo concetto […] di un minimo vitale antropologico, […] «bisogni primari», una zona irriducibile […]: mangiare, bere, dormire, […] avere un tetto, ecc. A questo livello non potrebbe essere alienato nel bisogno che ha di queste cose, ma unicamente privato dei mezzi di soddisfarlo. […] bisogni secondari: al di là del livello della sopravvivenza, l’Uomo non sa più quello che vuole, ed è in quest’ambito che, secondo l’economista, diviene realmente «sociale», cioè alienabile, manipolatile, mistificatile.
i) qui Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.

11. Galimberti, Il corpo, p. 395:
Questo postulato "bio-antropologico", introducendo la dicotomia tra bisogni primari e bisogni secondari, e di¬slocando questi ultimi nella sfera socio-culturale, permette di recuperare, sotto l’alibi funzionale dei bisogni necessari alla sopravvivenza, un’essenza dell’uomo fondata sulla natura che ritroviamo sia nelle versioni “spiritualiste”, che collocano i bisogni primari nell’ambito dell’animalità e quelli secondari nel campo dello spirito (“Non di solo pane vive l’uomo”), (n. 11) sia nelle versioni “materialiste”, che considerano i bisogni primari oggettivamente fondati e quindi razionali e quelli secondari soggettivamente variabili e quindi manipolabili.
11. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 74:
Questo postulato bio-antropologico conduce immediatamente alla insolubile dicotomia dei bisogni primari e dei bisogni secondari […] dislocando la sfera socioculturale nei bisogni secondari, permette di ricuperare, dietro l’alibi funzionale dei bisogni necessari alla sopravvivenza, […] un «uomo-essenza» fondato nella natura. Si tratta, del resto, di un’ideologia versatile, giacché a volte (versione spiritualista) si separano i bisogni primari da quelli secondari per collocare gli uni nel campo dell’animalità, gli altri nel campo dell’immateriale […] a volte (versione razionalista) si istituiscono i primi come oggettivamente fondati (e dunque razionali), gli altri come soggettivamente variabili (e dunque irrazionali).
l) è evidente la rapina di Galimberti ai danni di Baudrillard, nonché la “rielaborazione” alla galimbertese. Si rileva qui solo lo “scatto di novità” inserito nella chiusa, in quanto laddove il francese scrive:
- “soggettivamente variabili (e dunque irrazionali)”,
il ciarlosofo lo alchimizza trasmuta in
- “soggettivamente variabili e quindi manipolabili”,
dando così ulteriore segno di essere lui il cervellotico manipolatore.

12. Galimberti, Il corpo, p. 396:
[…] minimo vitale bio-antropologico come residuo rispetto all’esigenza fondamentale di un’eccedenza, che per i primitivi era la parte del dio, del sacrificio, e per i moderni è il profitto economico. È a partire da questa eccedenza prodotta e non distribuita e consumata che si determina il livello di sopravvivenza, e non il contrario. Come ci ricorda Baudrillard:

Non sono mai esistite società “della penuria” o società “dell’abbondanza”, perché le spese di una società si articolano a prescindere dalla quantità oggettiva delle risorse, in funzione di un eccedente strutturale e di un deficit anch’esso strutturale. (n. 12)

12. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 74-75:
[…] il «minimo vitale antropologico» non esiste; in ogni società viene determinato come residuo rispetto all’esigenza fondamentale di un eccedente: la parte di dio, la parte del sacrificio, la dépense suntuaria, il profitto economico. E’ questo prelevamento di lusso a determinare negativamente il livello di sopravvivenza, e non l’inverso […].
Non sono mai esistite società «della penuria» o società «dell’abbondanza» giacché le spese di una società si articolano, a prescindere dalla quantità oggettiva delle risorse, in funzione di un eccedente strutturale, e di un deficit anch’esso strutturale.
m) con la n. 12, il Galimberti rinvia a “J. Baudrillard, Per una critica dell’economia politica del segno, cit., p 75”, inducendo così il lettore a credere che quanto avrebbe scritto in precedenza sia il frutto della sua abissale mente, e non piuttosto il plagio dell’autore citato, com’è attestato dal raffronto dei succitati passi, pertanto, quello congegnato dal ciarlosofo è un altro dei suoi turpi inganni.

13. Galimberti, Il corpo, p. 396:
Il livello di sopravvivenza non viene mai determinato dal basso, ma dall’alto. E’ la società e non la natura che decide il minimo vitale e si incarica di limitare le nascite, eliminare i neonati, ridurre la popolazione o far cadere il livello di sopravvivenza al di sotto del minimo vitale se ciò è richiesto dalla produzione dell’eccedenza.
13. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 75:
[…] il livello della sopravvivenza non viene mai determinato dal basso, ma dall’alto. […] gli imperativi sociali lo esigono, non vi sarà neanche la sopravvivenza: si elimineranno i neonati […] la sopravvivenza può cadere al di sotto del minimo vitale, e non di poco, se ciò è richiesto dalla produzione del surplus […].

14. Galimberti, Il corpo, pp. 396-397:
Per la produzione dell’eccedenza la società può anche spostare il livello obbligatorio del consumo molto al di là dello stretto necessario, come nelle “società del benessere”, dove se uno volesse vivere di radici e acqua fresca an-drebbe incontro a quella perdita del proprio status sociale che non è meno grave della fame.
14. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 75-76:
[…] se ciò è richiesto dalla produzione del surplus, il livello obbligatorio di consumo può stabilirsi molto al di là dello stretto necessario, […] è questo il caso delle nostre società, in cui nessuno è libero di vivere di radici crude e di acqua fresca. […] Oggi il minimo vitale è lo standard package, il minimo di consumo che è imposto. Al di qua, siete un individuo asociale, e la perdita di uno status sociale, l‘inesistenza sociale, è forse meno grave della fame?
n) qui pure Galimberti plagia, ma è tuttavia evidente che il cervellotico montaggio delle frasette scippate al francese sfregia e sfigura il pensiero di Baudrillard.

15. Galimberti, Il corpo, p. 401:
Nella fase dell’industrializzazione il sistema capitalistico ha fatto nascere l’individuo-forza-lavoro per ottene¬re la quale non era necessaria la sollecitazione dei bisogni.
15. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 79-80:
Nella fase della industrializzazione la forza lavoro viene estorta al minor costo, senza un piano: per l’estrazione di forza lavoro non è necessaria la sollecitazione dei bisogni.

16. Galimberti, Il corpo, p. 401:
In seguito, di fronte alle sue contraddizioni (superproduzione, caduta tendenziale del tasso di profitto), il capitale scopre i grandi principi umanitari e democratici, facendo emergere non più soltanto 1’indivíduo-forza-lavora, ma l’individuo-forza-consumo dove, sotto l’ideologia del “bisogno-godimento”, si maschera la funzione essenziale del “bisogno-forza produttiva”. In questo modo, conclude Baudrillard:

Bisogno e lavoro appaiono come le due modalità di un medesimo sfruttamento delle forze produttive. Il consumatore saturato appare come la controfigura ammaliata del produttore salariato. (n. 23)

16. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 80-79-80-78:
In seguito, il capitale, di fronte alle sue contraddizioni (superproduzione, caduta tendenziale del tasso del profitto) […] «scopre» i grandi principi umanitari e democratici. […] far emergere l’individuo […] non più soltanto […] in quanto forza lavoro. […] l’individuo in quanto for¬za di consumo. […] ruolo ideologico […] bisogno-godimento maschera, con l'intero suo prestigio edonistico, il bisogno-forza produttiva. Bisogno e lavoro appaiono così come le due modalità di un medesimo sfruttamento delle forze produttive. Il consumatore saturato appare la controfigura ammaliata del produttore salariato.
o) pure qui. con la n. 23, il Galimberti rinvia a “J. Baudrillard, Per una critica dell’economia politica del segno, cit., p. 28” (sic), inducendo così il lettore a credere che quanto avrebbe scritto in precedenza sia il frutto della sua abissale mente, e non piuttosto il plagio dell’autore citato, com’è attestato dal raffronto dei succitati passi, pertanto, quello congegnato dal ciarlosofo è un altro dei suoi turpi inganni.

17. Galimberti, Il corpo, p. 401:
Se per il lavoratore dei tempi di Marx, la certezza di poter mangiare era nella certezza che il sistema aveva bisogno di prestatori d’opera, allo stesso modo per il consumatore dei nostri giorni la certezza di veder soddisfatti i propri bisogni è nella certezza che il sistema “ha bisogno” di questi bisogni.
17. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 79:
Per lo schiavo, la sola certezza di poter mangiare è che il sistema ha bisogno di schiavi che lavorino. La sola possibilità, per il cittadino moderno, di veder soddisfatti i propri bisogni «culturali» sta nel fatto che il sistema ha bisogno di questi bisogni […].
p) è evidente il plagio, tuttavia, Galimberti, per dissimulare il suo furto, ha tirato fuori dal cappello due “scatti di novità”, e col primo aggiunge e modifica, perché laddove il francese scrive:
- “Per lo schiavo”,
il ciarlosofo lo ingrassa, trasformandolo in
- “per il lavoratore dei tempi di Marx”,
mentre col secondo “scatto di novità” s’ingegna a sottrarre e smagrire, perché laddove Baudrillard scrive:
- “soddisfatti i propri bisogni «culturali»”,
per il Galimberti diventa
- “soddisfatti i propri bisogni”,
elidendo “culturali”, e per un manipolatore della cultura altrui ci appare un’operazione fisiologica, perché un ladrone qual è Galimberti non può che mirare a vedere “soddisfatti i propri bisogni” di pancia.

18. Galimberti, Il corpo, p. 401:
Fino a quando si può i biso¬gni si reprimono, quando è necessario si suscitano come mezzo di produzione, sotto l’apparenza del progresso, della soddisfazione, della liberazione, a cui devono par¬tecipare anche i paesi sottosviluppati che vanno in que¬sto senso “aiutati”.
18. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 79-80:
Fino a quando lo si può fare, si reprimono i biso¬gni. Quando è necessario, si suscitano i bisogni come mezzo di repressione. […] il capitale non fa che dar vita a un nuovo tipo di servo, l’individuo in quanto for¬za di consumo. (n. 15)
n. 15 Questo è l’unico fondamento degli aiuti ai paesi sottosviluppati.
q) come si è in più occasioni dimostrato, Galimberti copia pure le note.

19. Galimberti, Il corpo, p. 401:
A questo sistema di “liberazione” dei bisogni dà man forte certa letteratura sul corpo che, scoperto questa volta come corpo di bisogni, è mobilitato non per una liberazione delle sue potenzialità espressive, che storicamente sono state confiscate dallo “spirito”, ma per un’emancipazione programmata in vista di uno sfruttamento più razionale e sistematico.
19. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 80-81:
In questo sistema la «liberazione» dei bisogni, dei consumatori, delle donne, dei giovani, del corpo, ecc., è sempre, in pari tempo, la mobilitazione dei bisogni, dei consumatori, del corpo, ecc.; non è mai una liberazione esplosiva, ma un’emancipazione programmata, una mobilitazione ai fini dello sfruttamento concorrenziale.
r) qui Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.

20. Galimberti, Il corpo, p. 401:
E così, paradossalmente, questa “scoperta del corpo”, che si vuole presentare come premessa per la liberazione dell’uomo, è utilizzata per liquidare definitivamente l’uomo in quel soggetto unitario e omogeneo che è il “sistema” e la sua “produzione”.
20. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 94:
E così, paradossalmente, questa «scoperta del corpo», che si vuol presentare come qualcosa che deriva dalle scoperte della psicoanalisi e si muove sul loro stesso piano, viene messa in campo proprio per scongiurare quanto tali scoperte implicano di rivoluzionario. Il corpo è là per liquidare l’Inconscio e il suo lavoro, per ridar forza al Soggetto unitario e omogeneo, chiave di volta del Sistema di valori e dell’Ordine.
s) si è riportato tutto il passo per dar l’idea dello sconcio sfregio inferto da Galimberti al pensiero di Baudrillard.

21. Galimberti, Il corpo, pp. 401-402:
Non contenta di sfruttare del corpo la sua forza-lavoro, la produzione ne sfrutta anche la forza del desiderio allucinando il corpo con quei bisogni da soddisfare quali la bellezza, la giovinezza, la salute, la sessualità, che sono poi i nuovi valori da vendere.
21. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 94-95:
[…] non contento di sfruttare il corpo come forza lavoro […] funzionare dell’ideologia, […] in base allo stesso processo di lavoro e di desiderio ([…] politica radicalmente nuova che deve tener conto della socializzazione totalitaria di tutti i settori della vita reale); è proprio per tutto questo che il Corpo, la Bellezza, la Sessualità si impongono come nuovi Universali […].
t) qui Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.

22. Galimberti, Il corpo, p. 402:
Mobilitato dal potere nel processo di appetizione-soddisfazione, il corpo di-venta, come vuole l’espressione di Artaud, quell’“istanza gloriosa”, (n. 24) quel santuario ideologico in cui l’uomo consuma gli ultimi resti della propria alienazione.
22. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 95:
[…] la speculazione concorrenziale senza limiti sui valori/segno rendono necessaria la sacralizzazione di un’istanza gloriosa, chiamata Corpo, che diverrà per ogni individuo il santuario ideologico, il santuario della propria «alienazione».
u) qui pure Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese. Si fa tuttavia rilevare l’inganno manipolatorio congegnato dal ciarlosofo, che con la n. 24 rinvia «A. Artaud, Le théatre de la cruauté, in “Revue 84” (1932-1948). Ora in Œuvres complètes, Gallimard, Paris 1956-1974, vol. IV, pp. 107-108». Dal raffronto è però chiaro che Galimberti non ha mai letto Artaud, perché il ciarlocomico “scatto di novità” è stato inserito dal ladrone al solo scopo di dissimulare il suo furto.

23. Galimberti, Il corpo, p. 402:
Tutta la religione della spontaneità, della libertà, della creatività, della sessualità grondano del peso del produttivismo, anche le funzioni vitali si presentano immediatamente come funzioni del sistema.
23. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 81:
[…] tutta la religione della spontaneità, della libertà, della creatività, ecc., grondano del peso della scelta produttivistica. Anche le funzioni vitali si pre-sentano immediatamente come «funzioni» del sistema.

24. Galimberti, Il corpo, p. 402:
La società, infatti, è a tal punto costitutiva della condizione individuale, che l’individuo non ha in nessun luogo un ambito esclusivamente suo in cui possa trovarsi di fronte ai suoi bisogni.
24. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 81:
[…] occorre partire dalla struttura sociale costitutiva dell’individuo persino nel vissuto che egli ha di se stesso: appare allora chiaro che in nessun senso l’uomo si trova di fronte ai propri bisogni.
v) qui Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.

25. Galimberti, Il corpo, p. 402:
Il suo stesso istinto di conservazione, il suo “bisogno di vivere” è un valore riconosciuto finché la società ha bisogno di uomini, ma è misconosciuto quando la società ha bisogno del sacrificio degli uomini per una causa che essa ritiene superiore.
25. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 81:
[…] il sistema, per riprodursi, ha bisogno che l’uomo si riproduca, giacché ha bisogno di uomini […].
E del resto neanche l’istinto di conservazione è fondamentale: è qualcosa di tollerato, oppure un imperativo sociale; quando il sistema lo esige fa in modo che gli uomini cancellino questo «istinto» e si esaltino nella la morte (evidentemente, per una causa sublime).
z) qui pure Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.

26. Galimberti, Il corpo, p. 403:
La stessa nudità del corpo, che pretende di essere progressista e razionale, lungi dal ritrovare la “verità del corpo”, la sua ragione “naturale”, al di là degli abiti, dei tabù, della moda, passa accanto al corpo […].
26. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 95:
Questa nudità pretende di essere progressista, razionale: di ritrovare la «verità del corpo», la sua ragione «naturale», al di là degli abiti, dei tabù, della moda. Sin troppo razionalista, in realtà questa nudità passa accanto al corpo […].

27. Galimberti, Il corpo, p. 403:
La verità del corpo, infatti, non è certo nell’evidenza ingenua del nudo, ma se mai, come dice Bataille, “nella messa a nudo che è l’equivalente simbolico di una messa a morte”, (n. 27) dove l’amore e la morte sono composte (symbàllein) nell’ambivalenza che percorre l’itinerario del desiderio. La nudità moderna, che invece è “funzionale”, ha abolito quest’ambivalenza, per un corpo reso interamente positivo dal sesso, che ha bandito da sé ogni fantasma di morte.
27. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 95:
[…] la cui verità sessuale e simbolica non consiste certo nell’evidenza ingenua del nudo, ma nella messa a nudo (vedi Bataille), poiché quest’ultima è l’equivalente simbolico di una messa a morte, e pertanto il vero itinerario di un desiderio sempre ambivalente, amore e morte contemporaneamente. La nudità moderna e funzionale non implica affatto questa equivalenza, […] in quanto rivendica un corpo reso interamente positivo dal sesso […] ([…] la morte, la castrazione non vi rientrano) […].
aa) qui pure Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese. Si fa tuttavia rilevare l’inganno manipolatorio congegnato dal ciarlosofo, che con la n. 27 rinvia «G. Bataille, L’érotisme (1957); tr. it. L’erotismo, Mondadori, Milano 1972, p. 321». Dal raffronto è nondimeno chiaro che la citazione non l’ha presa da Bataille, ma l’ha ricavata da Baudrillard, e il dato bibliografico è stato inserito dal ladrone al solo scopo di dissimulare il suo furto.

28. Galimberti, Il corpo, p. 403:
Riducendo l’ambivalenza simbolica e instaurando l’equivalenza semiologica, il potere iscrive nel corpo i suoi segni univoci, che si evidenziano nel linguaggio dei bisogni indotti e dei desideri manipolati.
28. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 95:
[…] «una volta liquidata la funzione simbolica, si passa al semiologico». In realtà, la stessa organizzazione semiologica, il coinvolgimento entro un sistema di segni, ha come scopo quello di ridurre la funzione simbolica. È proprio questa riduzione semiologica del simbolico a costituire il processo ideologico.
bb) qui Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.

29. Galimberti, Il corpo, p. 403:
[…] prima ancora di assicurarsi la sopravvivenza, si trova nell’urgenza di doversi produrre, in quanto “senso”, in un sistema di scambi e di relazioni.
29. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 67:
[…] prima ancora di assicurarsi la sopravvivenza, si trova nell’urgenza vitale di doversi produrre in quanto senso in un sistema di scambi e di relazioni.

30. Galimberti, Il corpo, p. 403:
E come non vi è un linguaggio perché vi sarebbe un “bisogno” individuale di parlare, ma sin dal principio vi è il linguaggio come forma di scambio, così non vi è un consumo perché vi sarebbe un “bisogno” individuale di consumare […].
30. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 67-68:
[…] come non vi è il linguaggio perché vi sarebbe un bisogno individuale di parlare […] ma sin dal principio vi è il linguaggio, […] come struttura dì scambio, […] così non esiste un «consumo» per il fatto che vi sarebbe un bisogno oggettivo di consumare, […] ciò che esiste è una produzione sociale in un sistema di scambio […].
cc) qui Galimberti si limita a un copia e incolla delle frasette rubate a Baudrillard, dopo aver ridotto a pezzi il pensiero del francese.

31. Galimberti, Il corpo, p. 403:
[…] ma sin dal principio vi è lo scambio come originaria struttura di comunicazione e di produzione di senso, attraverso gli oggetti che, prima di essere utili, hanno senso, producono significati, concedono relazioni.
31. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 67:
Simultaneamente con la produzione di beni, urge produrre significazioni, un senso, far sì che esista l’uno-per-l’altro prima che l’uno e l’altro esistano per sé. La logica dello scambio è pertanto primordiale.
dd) qui Galimberti plagia e poi “rielabora” alla galimbertese.


Plagi di Galimberti a Pierre Clastres


1. Galimberti, Il corpo, p. 398:
Se all’occhio occidentale l’economia dei primitivi appare di “sussistenza” ciò è dovuto non a una mancanza di mezzi per soddisfare i “bisogni”, ma a un rifiuto di lavorare, di produrre oltre il normale ricambio energetico e oltre la produzione di quell’eccedenza da sacrificare agli dèi o da sperperare durante le feste. Ce ne dà conferma Clastres là dove riferisce che:

Quando gli Ameroindi scoprirono la superiorità produttiva delle asce degli uomini bianchi, le vollero non per produrre di più nello stesso tempo, ma per produrre altrettanto in un tempo dieci volte più breve. (n. 16)

1. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 140-142:
[…] la natura delle società primitive […] l’organizzazione economica di queste società, l’espressione “economia di sussistenza”, […] il rifiuto di un eccesso inutile, la volontà di subordinare l’attività produttiva alla soddisfazione dei bisogni, e nient’altro. […] eccedenze, ottenute senza lavoro straordinario, sono consumate, dilapidate, […] in occasione di feste […]. E quando gli Amerindiani scoprirono la superiorità produttiva delle asce degli uomini bianchi, le vollero, non per produrre di più nello stesso tempo, ma per produrre altrettanto in un tempo dieci volte più breve.
a) è evidente che qui Galimberti ha fatto il copia e incolla delle frasette rubate a Clastres, e poi le ha “rielaborate” alla galimbertese, tuttavia, per dissimulare il furto, il ciarlosofo è ricorso a uno dei suoi espedienti tecnici, in quanto, prima di introdurre la citazione, ha scritto:
- “Ce ne dà conferma Clastres”,
inducendo così a credere che quanto Galimberti ha scritto in precedenza sarebbe emerso dalle fucine della sua abissale mente, ma ciò è del tutto falso, perché il raffronto dei passi succitati attesta che quanto argomentato dal ciarlosofo è una parafrasi del pensiero di Clastres.

2. Galimberti, Il corpo, p. 398:
Questo fatto irritò i colonizzatori francesi, spagnoli e portoghesi che, come ci ricorda M. Sahlins, “si stupirono di fronte alle prime società del tempo libero e dell’abbondanza”. (n. 17) Queste società si dissolsero quando, al rifiuto del lavoro e al piacere del tempo libero, i colonizzatori introdussero con la coercizione l’inclinazione all’accumulo, che non era più da dilapidare nelle feste o da sacrificare agli dèi, ma da rendere ai colonizzatori in quello scambio senza reciprocità che è poi il fondamento del debito.
2. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 140-143-142:
[…] i Tupí-Guaraní, la cui oziosità irritava i Francesi e i Portoghesi […]. Prime società del tempo libero, prime società dell’abbondanza, secondo la giusta e spiritosa espressione di M. Sahlins. […] quando scompare il rifiuto del lavoro, quando al senso del tempo libero si sostituisce l’inclinazione ad accumulare, […] coercizione […] eccedenze […] dilapidate […] feste […] scambio e senza reciprocità. […] alla regola scambista subentra il terrore del debito.
b) pure qui il ciarlosofo rappezza quanto strappato a Clastres. Si rileva inoltre che laddove Galimberti, con la n. 17, rinvia a Sahlins, il ladrone ha macchinato un altro inganno, perché sia la citazione che la bibliografia sono state sottratte al francese.

3. Galimberti, Il corpo, pp. 398-399:
Per effetto di questa coercizione, l’economia dei primitivi cessa di essere quell’espressione simbolica che amalgamava il gruppo, vietando ad esempio all’individuo di nutrirsi degli animali da lui stesso cacciati, per diventare “produttiva per altri”, per i colonizzatori che, in questo modo, all’economia scambista ad alto valore simbolico, sostituirono, con la coercizione, l’economia politica ad alto tasso d’accumulo ed espropriazione.
3. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 143-85-143:
[…] la capacità di coercizione […] quando la regola ugualitaria di scambio cessa di costituire il “codice civile” della società, […] cacciatore ascé è soggetto a un tabù alimentare che gli vieta formalmente di consumare la carne delle sue proprie prede […] quando l’attività produttiva mira a soddisfare i bisogni degli altri […] accumulare, […] la capacità di coercizione […] 1’antropologia cessa allora di essere economica, […] e l’economia diventa politica.
c) pure qui ciarlosofo rappezza e “rielabora” quanto strappato con la violenza a Clastres.

4. Galimberti, Il corpo, p. 399:
Qui nasce il “lavoro alienato”, dove l’essenza dell’alienazione è nella traduzione di un’economia simbolica, dove ogni scambio è un’integrazione del gruppo, in economia politica dove, con la coercizione e sotto il terrore del debito, si ottiene quello scambio senza reciprocità che è poi l’accumulo da parte di coloro che detengono il potere coercitivo.
4. Clastres, La società contro lo Stato, p. 143:
Tale è la questione dell’origine del lavoro come lavoro alienato. […] quando, anziché produrre soltanto per se stesso, l’uomo primitivo produce anche - per gli altri, senza scambio e senza reciprocità. […] quando la regola ugualitaria di scambio cessa di costituire il “codice civile” della società, quando l’attività produttiva mira a soddisfare i bisogni degli altri, quando alla regola scambista subentra il terrore del debito.
d) il Galimberti ha rimpastato ancora e sempre alla galimbertese le argomentazioni desunte da Clastres.

5. Galimberti, Il corpo, p. 399:
L’alienazione, quindi, prima di essere economica, come vuole Marx, è politica. Il lavoro, la sua durata non dipendono dalla soddisfazione dei bisogni, ma dal potere coercitivo da cui i primitivi si difendevano con lo scambio simbolico e il rifiuto del funzionamento autonomo dell’economia.
5. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 144-143:
Prima di essere economica, l’alienazione è politica, il potere è prima del lavoro, l’economico deriva dal politico […] Da che cosa dipende che in una società primitiva l’economia non sia politica? Ciò ha origine, come si vede, dal fatto che l’economia non vi funziona in maniera autonoma. Si potrebbe dire che le società primitive, in questo senso, sono società senza economia per rifiuto dell’economia.
e) pure qui il ciarlosofo “rielabora” alla galimbertese quanto desunto da Clastres. Si rileva inoltre che laddove Galimberti cita Marx, è un altro dei suoi imbrogli, perché lo fa solo per dissimulare quanto copiato al francese

6. Galimberti, Il corpo, pp. 403-404:
E’ il caso della maledizione (pané) che, come ci riferisce P. Clastres, (n. 28) in tutte le società primitive colpisce il cacciatore che dovesse mangiare l’animale da lui ucciso. Questa proibizione contrasta col “bisogno primario” della sopravvivenza e mostra chiaramente che primario è il bisogno della relazione e dello scambio.
6. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 85-86:
I Guayakí […] affermano che mangiare gli animali che si sono uccisi è il modo più sicuro per attirare il pané. […] la reciprocità del dono di cibo si rivela […] fondatore dello scambio di nutrimento […] fondamento della loro stessa società.
f) pure qui ciarlosofo “rielabora” quanto preso a Clastres.

7. Galimberti, Il corpo, p. 404:
La congiunzione del cacciatore con gli animali morti sul piano del consumo comporterebbe una disgiunzione tra il cacciatore e gli animali vivi sul piano della produzione.
7. Clastres, La società contro lo Stato, p. 86:
[…] la congiunzione tra il cacciatore e gli animali morti, sul piano del consumo, comporterebbe una disgiunzione tra il cacciatore e gli animali vivi sul piano della “produzione”.
g) qui il Galimberti ha copiato alla lettera.

8. Galimberti, Il corpo, p. 404:
Istituendo una relazione negativa tra il cacciatore e il prodotto del¬la sua caccia, i primitivi condizionano la sopravvivenza allo scambio, subordinano l’esistenza dell’individuo alla sua relazione con la società, perché ciascuno può vivere solo se caccia con gli altri e riceve dagli altri il proprio nutrimento.
8. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 86-85:
Istituendo una relazione negativa fra ciascun cacciatore e il prodotto della sua caccia […] la reciprocità del dono di cibo […] fondatore dello scambio […] legame sociale di stringersi […] sopravvivenza della società […]. Ne risulta che ciascuno passa la propria vita a cacciare per gli altri e a ricevere da loro il proprio nutrimento.


Plagi di Galimberti a Marc Guillaume


1. Galimberti, Il corpo, p. 397:
- La linea di demarcazione tra bisogni primari e secondari, tra ciò che è essenziale o inessenziale alla sopravvivenza non è dunque fisiologica, ma ideologica, perché non c’è alcun referente “naturale”, […]
- essendo la penuria e l’abbondanza, e quindi l’intero sistema dei bisogni, non una realtà oggettiva, ma l’effetto di un codice, la messa in scena della rappresentazione sociale che maschera, sotto i cosiddetti bisogni, le condizioni necessarie alla sua riproduzione.
1. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 76:
- […] «bisogni secondari» […] Questa linea di demarcazione tra l’essenziale e l’inessenziale […] «sopravvivenza» […] sistema dei valori ideologici […] non certo […] come appetito spontaneo, […] secondo la tesi naturalistico-idealista, […].
1. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, pp. 72-73:
- Le nozioni di penuria, di abbondanza, sul piano sociale, non hanno una realtà oggettiva, […] la penuria sia prodotta con intensità dal Codice sociale […] il sistema dei bisogni è prodotto dalla rappresentazione sociale, la quale a sua volta è largamente condizionata dalla produzione.
a) per fabbricare il periodo succitato, Galimberti ha raccolto un po’ di cose dall’orto di Baudrillard e un po’ da quello di Guillaume, poi ha messo il tutto in pentola e ne ha fatto una zuppa alla galimbertese.

2. Galimberti, Il corpo, p. 397:
Ancora una volta è l’organizzazione sociale che produce lo spettacolo della penuria, perché costituisce la condizione della sua produzione e riproduzione.
2. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 74:

L’organizzazione non si àncora che nella penuria. Essa cerca in tutti i modi di mantenere lo spettacolo della penuria, perché la penuria costituisce il valore sul quale si basa l’ossatura dell’organizzazione [...]. (n. 11)

b) qui Galimberti non solo copia, ma manipola quella che in Guillaume è una citazione tratta Y. Stourdzé, Organisation, anti-organisation, p. 48, e la “rielabora” per dar parvenza di novità a ciò che invece è un rabberciamento cervellotico e sterile.

3. Galimberti, Il corpo, p. 399:
Forse questa è la ragione della povertà del capo e della dispersione dei beni (potlàc) di cui ci parla G. Bataille:

Una delle funzioni del sovrano, del “capo degli uomini”, il quale disponeva di immense ricchezze, era quella dì abbandonarsi a uno spreco ostentato. [...] Egli era chiaramente n l’uomo della prodigalità che donava le sue ricchezze in cambio della sua vita. Egli doveva dare e giocare. (n.18)

3. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 71:
[…] l’impoverimento del capo […]. Pensiamo allo spreco del potlatch, distruzione di ricchezze da cui hanno origine prestigio e potere.

Una delle funzioni del sovrano, del “capo degli uomini”, era quella di abbandonarsi a uno spreco ostentato [...]. Era chiaramente l’uomo della prodigalità, che donava le sue ricchezze a svantaggio della sua vita. Egli doveva donare e giocare […]. (n.5)

c) con la n. 18 Galimberti rinvia a “G. Bataille, La part maudite (1949); tr. it. La parte maledetta, Ber¬tani, Verona 1972, p. 108”, ma è chiaro che lui l’ha copiata da Guillaume.

4. Galimberti, Il corpo, p. 399:
Conferme in tal senso ci vengono da F. Huxley secondo il quale:

In certe tribù indiane possiamo sempre riconoscere il capo dal fatto che possiede meno degli altri e porta gli ornamenti più miseri. Quel che poteva restare delle sue ricchezze è sfumato in regali. (n.19)

4. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 71:
F. Huxley per esempio constata: “In certe tribù indiane possiamo sempre riconoscere il capo dal fatto che possiede meno degli altri e porta gli ornamenti più miseri. Quel che restava delle sue ricchezze è sfumato in regali.”
d) con la n. 19 Galimberti rinvia a “E Huxley, Aimables sauvages, Gallimard, Paris 1958”, dando così a credere che avrebbe colto la citazione dalla lettura in francese dell’opera di Huxley, e di averla poi lui stesso tradotta dal francese per incastonarla ne Il corpo, ma ciò è in realtà un imbroglio, perché è evidente che il ciarlosofo l’ha copiata dal libro di Guillaume.

5. Galimberti, Il corpo, pp. 399-400:
Lévi-Strauss, dal canto suo, ci dice che “la generosità assume un ruolo fondamentale per determinare il grado di popolarità di cui potrà usufruire il nuovo capo”. (n.20) Queste considerazioni, che confermano la sua esperienza diretta, consentono a Clastres di concludere: “Avarizia e potere non sono compatibili: per essere capi bisogna essere generosi”.(n.21)
5. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 71:
E C. Lévi-Strauss: “La generosità assume un ruolo fondamentale per determinare il grado di popolarità di cui potrà usufruire il nuovo capo.” E Pierre Clastres, che riporta questi due autori, conclude: “Avarizia e potere non sono compatibili: per essere capi, bisogna essere generosi.”
e) pure qui Galimberti è ricorso allo stesso giochino, per dissimulare il furto a Guillaume, ha rinviato per le citazioni ai libri di Lévi-Strauss e di Clastres.

6. Galimberti, Il corpo, p. 400:
Ma che cosa significa questo “saccheggio” del capo se non una difesa dal rischio dell’accumulazione della ricchezza? Non c’è dubbio. Ne è prova il fatto che, in cambio della ricchezza dilapidata, il capo riceve il suo potere che però non è cumulativo.
6. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, pp. 71-72:
Che cosa può significare questo “saccheggio” del capo, se non una lotta contro il rischio di accumulazione delle ricchezze? In cambio della ricchezza, sacrificata in questo modo, il capo riceve […] il suo potere […] non è cumulativo […].
f) a fronte di ciò, è ovvio che Galimberti doveva rubare pure le citazioni, per dar così a credere che tutto quanto argomentato fosse uscito dalla sua abissale mente, e che avrebbe prima letto Bataille, Huxley, Lévi-Strauss e Clastres, e poi formulato le sue cogitazioni in merito.
Ma da quanto su dimostrato, quella di Galimberti è soltanto una frode.

7. Galimberti, Il corpo, p. 404:
La casa, ad esempio, prima di essere una struttura per riposarsi, per i primitivi un campo privilegiato di rappresentazioni simboliche, e, con il villaggio e la città, è un vero e pro¬prio linguaggio, in cui si possono leggere la concezione del mondo e l’organizzazione sociale del gruppo.
7. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 17:
In ogni società tradizionale, la casa è di fatto un campo privilegiato di rappresentazioni simboliche: con il villaggio e la città, è un vero e proprio linguaggio. In essa si possono leggere le concezioni del mondo e dell’organizzazione sociale proprie del gruppo […].

8. Galimberti, Il corpo, pp. 404-405:
La casa conica degli indiani Yekuana, (n.29) costruita attorno a un pilastro centrale inserito in un tronco considerato sacro rappresenta l’ombelico del mondo e il cordone ombelicale dell’universo, da cui emerge l’Albero della vita nel centro del cosmo.
8. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, pp. 17-18:
[…] indiani […] Yekuana (n.2) […]. La casa è conica, costruita attorno ad un pilastro centrale […] considerato sacro […] inserito in un tronco […] rappresenta l’ombelico e il cordone ombelicale dell’universo, da cui emerge “1’Albero della Vita”, simbolizzato dal pilastro centrale.
g) con la n. 29 Galimberti rinvia a: «J. Barandiaran, El habitado entre los Indios Yekuana, in “Antropologico”, Instituto de Antropologia y Sociologia, Madrid 1968», dando così a credere che avrebbe colto la citazione dalla lettura in spagnolo dell’opera di Barandiaran, e di averla poi lui stesso tradotta dallo spagnolo per incastonarla ne Il corpo, ma ciò è però un altro imbroglio, perché il ciarlosofo l’ha copiata dal libro di Guillaume, laddove a p. 25, n. 2, il francese scrive:
«L’articolo citato è quello di BARANDIARAN, El habitado entre los Indios Yekuana, in “Antropologico”, Instituto de Antropologia y Sociologia».

9. Galimberti, Il corpo, p. 405:
La zona rotonda che circonda direttamente il pilastro centrale è riservata agli uomini, mentre la zona più esterna è riservata alle altre relazioni familiari. I rapporti tra queste due zone sono sanciti da regole molto severe.
9. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 18:
La zona rotonda che circonda direttamente il pilastro centrale è riservata agli uomini, mentre la zona più esterna è riservata alle altre relazioni familiari. I rapporti tra queste due zone sono sanciti da regole molto severe.

10. Galimberti, Il corpo, p. 405:
Molto più grande e ovale è la casa degli indiani Bari (n.30) che riunisce sotto un unico tetto diverse famiglie, dove nessuna, nello spazio che occupa, si trova accanto a un’altra con cui abbia rapporti di parentela, ma ciascuna ha sempre con la famiglia vicina un legame di alleanza.
10. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 19:
[…] casa dei Bari […] grande casa ovale riunisce sotto un unico tetto diverse famiglie […]. Ma in nessun caso una famiglia, nella parte di spazio che occupa, si trova accanto ad un’altra con la quale abbia rapporti di parentela. Essa ha sempre con la famiglia vicina un legame di alleanza.
h) con la n. 30 Galimberti rinvia a: «R. Jaulin, La paix blanche (1970); tr. it. La pace bianca, Laterza, Bari 1972», dando così a credere che avrebbe colto la citazione dalla lettura dell’opera di Jaulin, e di averla poi incastonata ne Il corpo, ma pure qui c’è l’imbroglio, perché il ciarlosofo l’ha copiata dal libro di Guillaume, laddove a p. 25, n. 2, il francese scrive:
“L’opera citata è quella di R. JAULIN, La paix blanche, Ed. du Seuil, Paris 1970 [tr. it., La pace bianca, Laterza, Bari 1972].

¬11. Galimberti, Il corpo, p. 405:
Le amache degli uomini, delle donne, dei ragazzi, dei celibi o di coloro che sono sposati sono tese secondo livelli ben distinti, per cui, al di là della dinamica delle alleanze che così si definisce, all’interno dello spazio della casa si può leggere una simbolica dell’età, dei sessi, dei ruoli sociali.
11. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 19:
Al di là della dinamica di alleanza che così si definisce, all’interno dello spazio della casa si può leggere una simbolica delle età, dei sessi e dei ruoli sociali […].
Le amache degli uomini, delle donne, dei ragazzi, dei celibi o di coloro che sono sposati sono tese secondo livelli ben distinti.
i) qui si ha un altro dei trucchetti usati da Galimberti per dissimulare i suoi furti, mediante l’inversione dell’ordine sintattico, ponendo dopo ciò che nella pagina dell’autore plagiato viene prima, come il raffronto dei passi succitati dimostra.

12. Galimberti, Il corpo, p. 405:
Le significazioni simboliche della casa si allargano arricchendosi nel villaggio, dove la posizione dell’abitazione di un individuo fissa, una volta per tutte, la sua attività economica, il suo ruolo nelle cerimonie religiose, le sue possibilità di matrimonio.
12. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 20:
Le significazioni simboliche […] al livello di “casa” si allargano, arricchendosi, […] villaggio […]. La posizione della casa di un individuo fissa, una volta per tutte, la sua attività economica, il suo ruolo nelle cerimonie religiose, le sue possibilità di matrimonio.

¬13. Galimberti, Il corpo, p. 405:
La struttura sociale si manifesta così attraverso la sua espressione sul terreno e, come dice Lévi-Strauss a proposito dell’insediamento dei Bororo:

La struttura del villaggio non fa che confermare il gioco raffinato delle istituzioni, essa rappresenta e assicura il mantenimento dei rapporti tra gli uomini e l’universo, tra la società e il mondo soprannaturale, tra i vivi e i morti. (31)

13. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 20:
La struttura sociale si manifesta, […] attraverso la sua espressione sul terreno […]. In Tristi Tropici C. Lévi-Strauss descrive […] di insediamento dei Bororo […]: “La struttura del villaggio non fa che confermare il gioco raffinato delle istituzioni, essa rappresenta e assicura il mantenimento dei rapporti tra gli uomini e l’Universo, tra la società e il mondo soprannaturale, tra i vivi e i morti.”
l) qui si ha il medesimo giochino, con la n. 31 il Galimberti rinvia a: “C. Lévi-Strauss, Tristes Tropiques (1955); tr. it. Tristi Tropici, il Saggiatore, Milano 1975, p. 215”, ma è evidente che ha copiato la citazione da Guillaume.

14. Galimberti, Il corpo, pp. 405-406:
Questo sistema è denso di significazione. La prova ci è fornita dal comportamento dei missionari quando decisero di convertire gli Indiani al cristianesimo. Sempre Lévi-Strauss ci informa che:

I missionari impararono che il mezzo più sicuro per ottenere le conversioni consisteva nel fare abbandonare ai Bororo il proprio villaggio per un altro in cui le case fossero nudo interesse e lo spietato “pagamento in contanti”. […]. (n.32)

14. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, pp. 20-21:
Questo sistema è denso di significazione. La prova ci è fornita dal comportamento dei missionari salesiani, allorché vogliono convertire gli Indiani al cristianesimo.
I missionari “hanno imparato che il mezzo più sicuro per ottenere le conversioni consiste nel fare abbando¬nare ai Bororo il proprio villaggio per un altro in cui le case sono disposte in linee parallele. Disorientati, senza potersi più riferire ai punti cardinali, privati del piano che fornisce una prova del loro sapere, gli indigeni perdono rapidamente il senso delle tradizioni, come se il loro sistema sociale e religioso fosse troppo complesso per poter fare a meno dello schema reso manifesto dalla disposizione del villaggio, e continuamente evocato attraverso i loro gesti quotidiani”.
m) qui Galimberti non solo copia Guillaume, ma posseduto dal demone dello “scatto di novità”, combina un deleterio nonché tossico pasticcio.
Della citazione, che la n. 32 di Galimberti rinvia a: “C. Lévi-Strauss, Tristes Tropiques (1955); tr. it. Tristi Tropici, il Saggiatore, Milano 1975, p. 207”, ne abbiamo sopra riportata soltanto il primo terzo, perché tranne la prima parte, in chiusa manipolata, il resto non c’entra niente con i Bororo, di cui si tratta.
Ciò detto, si dà prova della cervellotica manipolazione di Galimberti, che così riporta la citazione che sarebbe in Tristi tropici:

«I missionari impararono che il mezzo più sicuro per ottenere le conversioni consisteva nel fare abbandonare ai Bororo il proprio villaggio per un altro in cui le case fossero nudo interesse e lo spietato “pagamento in contanti”».

Galimberti attribuisce questa citazione a Lévi-Strauss, pertanto sarebbe stato l’antropologo francese a formulare una cosiffatta osservazione, in cui i missionari, per convertire i Bororo, avrebbero usato lo strumento dello sradicamento, togliendoli dai loro villaggi e mettendoli in un altro costruito da loro, in cui le “case fossero nudo interesse”, vale a dire un mero luogo di riparo, e tenuti inoltre allo «spietato “pagamento in contanti”» dell’affitto per non essere sfrattati e messi all’addiaccio.
Allora, se così fosse, i missionari avrebbero prima dovuto introdurre l’uso del denaro circolare presso i Bororo, stabilire prezzi per ogni cosa, creare un mercato e così via, perché, senza moneta a disposizione, i Bororo non potevano certo far fronte allo «spietato “pagamento in contanti”» della casa messa loro a disposizione dai missionari.
Ma tutto ciò è soltanto un imbroglio del Galimberti, perché Lévi-Strauss non ha mai scritto quanto il ciarlosofo gli fa dire nella citazione, difatti, in merito, l’antropologo francese scrive:

La disposizione circolare delle capanne attorno alla casa degli uomini è di una tale importanza per quanto concerne la vita sociale e la pratica del culto, che missionari salesiani della regione del Rio das Garças hanno capito subito che il mezzo più sicuro per convertire i bororo consisteva nel far loro abbandonare il villaggio per un altro in cui le case fossero disposte in ranghi paralleli. Disorientati in rapporto ai punti cardinali, privati del piano sul quale si basavano tutte loro nozioni, gli indigeni perdono rapidamente il senso delle tradizioni, come se i loro sistemi sociali e religiosi (che, vedremo in seguito, sono indissociabili) fossero troppo complicati per poter fare a meno dello schema reso evidente dalla pianta del villaggio, la cui fisionomia è perpetuamente vivificata dalle loro azioni quotidiane. [Tristi tropici, p. 186, il Saggiatore Milano]

In Lévi-Strauss, dunque, non c’è uno «spietato “pagamento in contanti”», perché questo “scatto di novità” è un imbroglio di Galimberti.
I missionari, come precisa l’antropologo francese, avevano capito che la costruzione del villaggio dei Bororo era fatto secondo un ordine simbolico che rispecchiava la loro “vita sociale e la pratica di culto”, pertanto la costruzione di un nuovo villaggio “in cui le case fossero disposte in ranghi paralleli”, e non più come nella tradizionale “disposizione circolare delle capanne attorno alla casa degli uomini”, avrebbe avuto come conseguenza lo scardinamento del loro sistema simbolico e rituale, e l’ordine del nuovo villaggio li avrebbe perciò disorientati, ponendoli in difficoltà rispetto alle pratiche legate al loro mondo tradizionale, rendendoli così più inclini ad accogliere la credenza e l’ordine simbolico prospettato loro dai missionari.
Guillaume cita correttamente Lévi-Strauss, e neppure in lui c’è traccia di denaro, né di case prese in affitto dai Bororo presso i missionari, perché tutto ciò è soltanto una cervellotica impostura del Galimberti.
A fronte di siffatta impostura, s’immagini un po’ quei poveri studenti di Ca’ Foscari, i quali hanno dovuto prima studiare l’imbroglio di Galimberti e poi sostenere l’esame, costretti a ripetere le argomentazioni cervellotiche formulate da quello che viene dai parenti venduto su tv, radio e giornali, oltre che come “filosofo grandissimo”, anche come “antropologo”.
È proprio qui il caso di dire: povera antropologia.

15. Galimberti, Il corpo, p. 406:
Questi esempi dimostrano come la soddisfazione dei cosiddetti “bisogni primari” non solo non è mai disgiunta, ma è quasi sempre condizionata dal bisogno di significa¬zioni simboliche e della loro relazione con una pratica so¬ciale. Struttura di parentele, feste, cerimonie religiose, riti funebri sono rigidamente regolati e formano dei sistemi di simboli.
15. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 22:
Gli esempi precedenti hanno consentito di precisare la natura delle numerose significazioni simboliche e della loro relazione con una pratica sociale […]. Strutture di parentela, feste, cerimonie religiose, riti funerari sono rigidamente regolati e formano dei sistemi di simboli.
n) qui Galimberti copia Guillaume, e manipola.

16. Galimberti, Il corpo, p. 406:
Lo stesso accade per l’organizzazione del territorio e per l’appagamento dei bisogni corporei come il vestirsi, il mangiare, il dormire, l’abitare, che, ritualizzati e inseriti nell’ordine simbolico, consentono ai primitivi di esorcizzare il mondo reale con i suoi pericoli effettivi, ma soprattutto di incanalare il desiderio degli uomini, che altrimenti finirebbe col disperdersi disorientato, o esprimersi in termini distruttivi in un mondo senza regole e senza simboli.
16. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 22:
Lo stesso accade per l’organizzazione del territorio, per il vestirsi, per il mangiare e per il comportamento a tavola. Attraverso questi grandi e piccoli rituali la società tradizionale rappresenta l’insieme delle percezioni dello spazio e del tempo, delle relazioni con la natura e con le altre società ed ha la funzione di esorcizzare, in questo modo, il mondo reale, i suoi pericoli effettivi, ma soprattutto le infinite potenzialità che un mondo senza regole e senza simboli costituisce per il desiderio degli uomini.
o) è evidente il plagio, nonché la manipolazione di alcuni tratti per dissimulare il furto.

17. Galimberti, Il corpo, p. 406:
Sostituire gli oggetti con i loro simboli ac¬quieta l'angoscia e soggioga il desiderio che, orientato e controllato nella sua realizzazione, garantisce l’ordinato riprodursi della società, che sarebbe minacciata da un desiderio libero senza referente simbolico.
17. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, pp. 22-23:
Sostituire gli oggetti con i loro simboli acquieta l’angoscia, soggioga il desiderio […] formano un sistema di orientamento del desiderio, esse assicurano […] la “riproduzione” della società, la quale potrebbe essere sconvolta dallo scontro con culture differenti.
p) il plagio chiaro, va tuttavia rilevata la manipolazione mediante la quale il Galimberti ha inserito il suo cervellotico “scatto di novità”, difatti, laddove Guillaume scrive:
- “società, la quale potrebbe essere sconvolta dallo scontro con culture dif-ferenti”,
il ciarlosofo lo alchimizza e lo trasmuta in
- “società, che sarebbe minacciata da un de¬siderio libero senza referente simbolico”.
È evidente che per il francese non è certo il “desiderio senza referente a minacciare la società”, come accampa il Galimberti, bensì il più plausibile e ovvio “scontro con culture differenti”, ed è a ciò che rinvia Guillaume con l’esempio dei Bororo tratto da Lévi-Strauss.

18. Galimberti, Il corpo, p. 406:
Lo sviluppo del capitalismo è incompatibile con questa forma di legami […].
18. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 23:
Lo sviluppo del capitalismo è incompatibile con queste forme di legami.

19. Galimberti, Il corpo, p. 406:
[…] in questo senso è da leggere il ruolo rivoluzionario della borghesia che, co-me dice Marx, ha distrutto tutte le forme simboliche con cui gli uomini avevano costruito i propri legami sociali:

La borghesia ha avuto nella storia una funzione sommamente rivoluzionaria. Dove è giunta al potere ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliache […]. (n. 33)

19. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 15:

La borghesia, dove è giunta al potere, ha distrutto tutti i rapporti feudali, patriarcali, idil¬liaci.
K. MARX e F. ENGELS, Manifesto del Partito comunista.

Il “ruolo rivoluzionario della borghesia” nel XIX se¬colo consiste in un’opera di distruzione. Distruzione di quegli obblighi che, prima dell’intervento dell’impresa capitalistica nel campo sociale, definivano i rapporti sociali. […] legami simbolici […].
q) con la n. 33 Galimberti rinvia a una lunga citazione dal Manifesto del Partito comunista, un modo per allungare il brodo, ma è tuttavia chiaro che ha preso lo spunto da Guillaume e poi ci ha manipolato a piacimento.

20. Galimberti, Il corpo, p. 407:
[…] le pratiche simboliche che strutturano le società primitive e quelle tradizionali, le pratiche cioè dell’abitare, della sessualità, delle alleanze e dello scambio, […]
20. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 67:
[…] le pratiche simboliche che strutturano le società tradizionali, quelle dell’abitare, della sessualità, delle alleanze, dello scambio, ecc., […].

21. Galimberti, Il corpo, p. 407:
Questa è la ragione per cui Deleuze e Guattari possono dire che:

Il capitalismo è la sola macchina sociale che si è costruita come tale su dei movimenti decodificati, sostituendo a codici intrinseci un insieme di elementi assiomatici in forma di denaro. (n. 34)

21. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 67:

Il capitalismo è la sola macchina sociale che si è costruita come tale su dei movimenti decodificati, sostituendo a codici intrinseci un insieme di elementi assiomatici ed astratti in forma di moneta.
G. DELEUZE e F. GUATTARI, L’Antiedipo.

Definiremo questo Codice sociale […].

22. Galimberti, Il corpo, pp. 407-408:
Il vuoto lasciato dalla distruzione della rete simbolica è stato occupato, come dice Y. Stourdizé, dalle

organizzazioni capitalistiche che indirizzano, arginano, controllano e, in poche parole, addomesticano le forze sociali. Non esiste infatti campo che l’organizzazione non possa aggredire, poiché essa è un modello imperialista che si riproduce allargandosi. (n. 35)

22. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, pp. 66-67:

Le organizzazioni indirizzano, arginano, controllano, in poche parole addomesticano le forze sociali. Traggono la loro evidente potenza dalla loro molteplicità, varietà e congruenza. Non esiste campo che l’organizzazione non possa aggredire, poiché essa è un modello imperialista che si riproduce allargandosi.
Y. STOURDZÉ, Organisation, anti-organisation.

r) è chiaro che Galimberti ha preso al francese le due citazioni, perché in linea con il resto copiato e parafrasato a Guillaume.

23. Galimberti, Il corpo, p. 408:

[…] nella forma del denaro, indicizza ogni valore (di scambio), iscrive in ogni oggetto, […] che è poi il senso che già Eraclito aveva scoperto nell’oro in cui tutte le cose si scambiano. (n. 36)

A proposito di questo capovolgimento del mondo della vita nel mondo del possesso e del denaro Marx scrive:

La proprietà privata ci ha reso talmente ottusi e unilaterali che un oggetto è nostro solo quando lo abbiamo, dunque solo quando esiste per noi come capitale, […]. Tutti i sensi, fisici e spirituali, sono stati quindi sostituiti dalla semplice alienazione di essi tutti, nel senso dell'avere. A questa assoluta povertà dovrà ridursi l'essere umano, per portare alla luce la sua intima ricchezza. (n. 37)

23. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 31:

La proprietà privata ci ha reso talmente stupidi e ottusi che un oggetto è nostro solo se lo possediamo, solo se esiste per noi in quanto capitale [...]. Ogni senso fisico e spirituale è stato così sostituito dalla semplice alienazione di tutti i sensi, il senso dell’avere.
K. MARX

tutte le varie immagini che la società produce si riflettono in un unico specchio, che per gli oggetti è quello del loro valore nello scambio, il loro prezzo […]. Già Eraclito aveva colto […] processo di conversione di ogni cosa in denaro: “Tutto si cambia con il fuoco e il fuoco con tutto, come le merci con l’oro e l’oro con le merci.”
s) pure qui Galimberti ha preso al francese la citazione, perché in linea con il resto copiato e parafrasato a Guillaume.
Vanno tuttavia notate le spettacolari prove che il Galimberti dà di plagio acrobatico, perché salta da pagina a pagina, talvolta anche per decine, pur di cogliere le frasette giuste per fabbricare le sue imposture.

24. Galimberti, Il corpo, p. 409:
Dallo stato di bisogno indotto nasce la produzione della domanda sociale, intesa come domanda di beni, e domanda di istituzioni, servizi, attrezzature, sanità, istruzione, spettacoli, sicurezza, che orientano il desiderio incanalandolo.
24. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 23:
Il modo di produzione capitalistico, in effetti […] comprende la produzione della domanda sociale, […] creare nuove domande di massa: domande di beni, di servizi, di attrezzature, di sanità, di istruzione, di sicurezza, di spettacoli, ecc.
t) si noti qui l’ingegnosa foglia di fico
- “che orientano il desiderio incanalandolo.”,
posta in chiusa dal Galimberti per dissimulare il furto a Guillaume.

25. Galimberti, Il corpo, pp. 409-410:
[…] distruzione dei sistemi simbolici facilita la liberazione di un desiderio decodificato, dall’altro crea quelle condizioni di “anomia”, come vuole l’espressione di Durkheim, (n. 40) che generano angoscia, per far fronte alla quale si mettono in moto le organizzazioni del capitale e quelle del potere in grado di soddisfare quelle domande sociali che esse stesse hanno contribuito a produrre […].
25. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 24:
[…] destrutturazione dei sistemi di simboli […] consente la manifestazione e la cattura di un desiderio liberato, decodificato, e nel medesimo tempo l’espressione dell’angoscia che sorge dalla minaccia di “anomia”. […] quelle organizzazioni che rispondono a domande sociali che esse stesse hanno contribuito a produrre.
u) qui Galimberti copia e manipola.

26. Galimberti, Il corpo, p. 410:
Destrutturata con la società simbolica ogni formazione naturale di gruppo, nasce quella società che Sartre chiama “seriale”, quella “folla atomizzata” di cui parla Hegel, fatta di consumatori, produttori, fruitori, spettatori, elettori […].
26. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, pp. 24-25:
[…] destrutturazione dei sistemi di simboli […] dissoluzione dei gruppi naturali […] una società sempre più seriale, nell’accezione usata da Sartre, […] a ciò che Hegel definisce “folla atomizzata”. Folle inerti, molecolari, di consumatori, di elettori, di fruitori, di spet¬tatori.

27. Galimberti, Il corpo, p. 410:
[…] che insieme compongono quelle “solitudini affollate”, come vuole l’espressione di G. Anders, (n. 41) che non conoscono altra comunicazione che non sia quella regredita e infantile che si esprime non con la parola, ma con l’uso e il consumo degli oggetti/segno, e che non trovano altra identità se non nei ruoli delle gerarchie del sistema. (n. 42)
27. Guillaume, Il capitale e il suo doppio, p. 25:
In un tale insieme di solitudini affollate non esi¬ste altro modo di darsi una identità e di comunicare con gli altri che quello di utilizzare gli oggetti, le immagini e le ideologie prodotte dalle organizzazioni.
v) qui pure Galimberti copia e manipola. Va tuttavia segnalato un altro turpe imbroglio del ciarlosofo, in quanto, con la n. 41, rinvia a
- “G. Anders, Die Antiquiertheit des Menschen, vol. II: Űber die Zerstörung des Lebens im Zeitalter der dritten industriellen Revolution (1980); tr. it. L’uomo è antiquato, vol. II Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri, Torino 1992, pp. 70-81”.
Il rinvio bibliografico è impressionante, con il titolo prima in tedesco, e il Galimberti conosce il tedesco, avendo fatto il traduttore da quella lingua all’italiano, mestiere che avrebbe potuto seguitare a fare, se non fosse che è una persona amorale e divorata dall’ambizione di apparire ad ogni costo, e poi in italiano. Il richiamo ad Anders dunque impressiona, ma dal raffronto dei passi succitati, appare evidente che Anders non c’entra niente, perché Galimberti ha copiato la dizione solitudini affollate a Guillaume.
Non basta il saccheggio che Galimberti ha inferto all’opera di Anders, ma lo usa pure per mascherare le sue imposture.


Conclusioni

Da quanto su documentato risulta che il cap. 31, Il corpo e il feticismo dei bisogni, de Il corpo, è fabbricato per il 60%, se non di più, con plagi, un altro 20% è fatto di citazioni, e il resto è parafrasato dagli autori plagiati, con esiti talora assurdi, cervellotici e incomprensibili.
Di Galimberti, insomma, non c’è in pratica niente, perché ciò che da lui esala è soltanto il puzzo del suo pensiero-mastice.

Vincenzo Altieri

Letto 61 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Agosto 2017 15:06

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