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Mercoledì, 30 Agosto 2017 13:55

Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 30 In evidenza

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Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 30

Plagi di Galimberti a: Pierre Clastres, José Gil, Jean Baudrillard, Armando Verdiglione, Jean-Joseph Goux, Luce Irigaray, Maurice Godelier

In Ritorno ad Atene, “studi in onore” del filosofo impostore Galimberti, spicca, tra gli altri, pure l’entusiasta elogio di Carlo Feltrinelli, editore del ladrone, difatti: “Umberto Galimberti ha pubblicato i suoi primi libri con Feltrinelli alla fine degli anni Settanta […]. Psichiatria e fenomenologia, che uscì nel 1979, e Il corpo, che fu pubblicato nel 1983. Di quest’ultimo mi dicono (ero troppo giovane allora) che, all’epoca, serie ragioni editoriali suggerirono di ridurre l’enorme mano¬scritto che Galimberti aveva portato in casa editrice. Cosa che egli fece […]. Oggi il libro si può finalmente leggere in edizione integrale, nella serie delle opere complete dell’autore, ma già allora si rivelò un testo fondamentale, una gigantesca ricognizione sul tema del corpo, capace di rileggere l’intera storia della filosofia dal lato del suo rimosso.”[1] 
Dunque, l’edizione del 1983 de Il corpo fu ridotta, però, ancorché snellita, per Carlo Feltrinelli comunque “già allora si rivelò un testo fondamentale”; ma pure tale notizia gli è stata riferita, perché allora era “troppo giovane” per poter stimare da sé il testo galimbertese. Poi, cresciuto in età e sapienza, ha “finalmente letto Il corpo in edizione integrale”, e ha potuto così opinare con cognizione di causa che esso è “un’opera ancora oggi vitale”.[2] 
Beh, sì, “Il corpo testo fondamentale” lo è, ma è fondamentale però per lo studio della frode filosofica, perché Il corpo è fabbricato a plagi, parafrasi e manipolazioni cervellotiche, in breve è “ancora oggi una vitale” truffa.
Difatti, sono decine gli autori rapinati da Galimberti, che ha saccheggiato idee e pensieri dai loro libri per fabbricare Il corpo, che è un’indubbia frode, macchinando così a danno degli studenti di Ca’ Foscari, che per oltre un quarto di secolo hanno dovuto comprarsi il libro dell’impostore e studiare la sua filosofia copia e incolla, rabberciata e fasulla, ingannando e truffando altresì lettrici e lettori.
Perciò, se a oggi c’è un “rimosso”, lo è di sicuro il corpo del frodatore Umberto Galimberti, che invece di essere chiamato a rispondere delle sue ruberie, è piuttosto spacciato ancora per “il giusto filosofo, umile e onesto”.[3]

Vincenzo Altieri

Il corpo cap. 30

Plagi di Galimberti a: Pierre Clastres, José Gil, Jean Baudrillard, Armando Verdiglione, Jean-Joseph Goux, Luce Irigaray, Maurice Godelier

Con il saccheggio di:

- La società contro lo Stato di Pierre Clastres, prima edizione Feltrinelli Milano 1977. L’edizione da noi usata è quella pubblicata nel 2003 da ombre corte, Verona;
- Corpo di José Gil, voce scritta per l’Enciclopedia Einaudi, vol. III, pp. 1096-1162;
- Per una critica della economia politica del segno di Jean Baudrillard, Gabriele Mazzotta editore, Milano 1974;
- Lo scambio simbolico e la morte di Jean Baudrillard, Feltrinelli Milano, prima edizione in “FIBS” giugno 1979. L’edizione da noi usata è la “Terza edizione dell’«Universale Economica» – SAGGI aprile 2002”;
- La scrittura del godimento di Armando Verdiglione, in Vel n. 2, Il godimento e la legge, Marsilio Editori, Venezia – Padova 1975;
- Introduzione a Sessualità e politica di Armando Verdiglione, Documenti del Congresso internazionale di psicanalisi, Milano, 25-28 settembre 1975, Feltrinelli Editore Milano 1976;
- Materia e differenza dei sessi di Jean-Joseph Goux, in Vel n. 1, Materia e pulsione di morte, Marsilio Editori, Venezia – Padova 1975;
- Noli me tangere o del valore delle merci di Luce Irigaray, in Sessualità e politica, Feltrinelli Editore Milano 1976;
- Il sesso come fondamento ultimo dell’ordine sociale e cosmico nei baruya della Nuova Guinea. Mito e realtà di Maurice Godelier, in Sessualità e politica, Feltrinelli Editore Milano 1976;

il ladrone Galimberti ci ha fabbricato:

- il par. 1. Il corpo e la demarcazione sessuale, del Capitolo quarto, Sociologia del corpo: l’iscrizione, de Il corpo di Umberto Galimberti, Feltrinelli Editore Milano 1983, prima edizione in “Biblioteca di Psichiatria e di Psicologia clinica”.
Per la dimostrazione dei plagi e delle altre manipolazioni, ci si servirà dell’“Undicesima edizione (aggiornata) dell’«Universale Economica» – SAGGI ottobre 2002” de Il corpo di Umberto Galimberti, in cui il par. 1. è diventato il cap. 30. Il corpo e la demarcazione sessuale.

Documentazione plagi

1. Galimberti, Il corpo, p. 371:
In Nella colonia penale, Kafka racconta di un ufficiale che minuziosamente spiega all’esploratore il funziona¬mento della “macchina per scrivere la legge”:

“La nostra condanna non è severa. Al condannato viene scritto sul corpo il comandamento che ha violato. A questo condannato, per esempio, - e l’ufficiale accennò all'uomo - verrà scritto sul corpo: ‘Onora il tuo superiore!’. E al viaggiatore, stupito di apprendere che il condannato ignorava la sentenza pronunciata contro di lui, l’ufficiale rispose: “Sarebbe inutile comunicargliela, tanto la conoscerà sul suo stesso corpo”. (n. 1)

Da sempre il corpo è superficie di scrittura, superficie atta a ricevere il testo visibile della legge che la società detta ai propri membri marchiandoli.
1. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 129-130:
L’ufficiale di Nella colonie pena¬le spiega minuziosamente all’esploratore il funzionamento della “macchina per scrivere la legge”:

“La nostra sentenza non suona severa. Al condannato viene scritto sul corpo il comandamento che ha trasgredito. A questo condannato, per esempio”, e l’ufficiale indicò l’uomo, “sarà scritto sul corpo: ‘Onora il tuo superiore!’”

E al viaggiatore stupito di apprendere che il condannato ignora la sentenza pronunciata contro di lui, l’ufficiale risponde, pieno di buon senso: “Inutile fargliela conoscere, la conoscerà sul suo stesso corpo’” […].
Qui Kafka designa il corpo come superficie di scrittura, superfi¬cie atta a ricevere il testo visibile della legge.
a) plagio è manipolazione alla galimbertese per dissimulare il furto.

2. Galimberti, Il corpo, p. 371:
Ogni cicatrice è una traccia indelebile, un ostacolo all’oblio, un segno che fa del corpo una memoria.
2. Clastres, La società contro lo Stato, p. 133:
Il marchio è un ostacolo all’oblio, il corpo stesso reca impresse su di sé le tracce del ricordo, il corpo è una memoria.

3. Galimberti, Il corpo, p. 371:
Per questo le società arcaiche iniziavano gli adolescenti alla vita sociale col rito della tortura; marchiando il corpo, esse lo de-signavano come l’unico spazio idoneo a portare il segno del gruppo, la traccia del passaggio che con-segna 1’individuo alla società.
3. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 132-131:
[…] nelle società primitive la tortura è l’essenza del rituale d’iniziazione. Ma questa crudeltà imposta al corpo […] designa come il solo spazio atto a portare il segno di un tempo, la traccia d’un passaggio, […] presa di possesso del corpo da parte della società […].
b) plagio è manipolazione alla galimbertese. Si fa qui notare l’ingegnoso “scatto di novità” inserito da Galimberti per mascherare il furto, difatti, laddove il francese scrive:
- “portare il segno di un tempo”,
il ladrone lo alchimizza e trasforma in
- “portare il segno del gruppo”,
e in tal modo, Galimberti non solo imbroglia e confonde i lettori, ma sfregia e deturpa pure il pensiero di Clastres.

4. Galimberti, Il corpo, pp. 371-372:
[…] con la tortura il gruppo gli in-segna la sua appartenenza sociale, che le cicatrici indelebili lasciate sul corpo dal fuoco, dalla pietra, dal coltello non consentiranno più di dimenticare.
4. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 132-133-136:
[…] la funzione della sofferenza, […] serve per insegnare qualche cosa all’individuo. […] cicatrice […] incancellabili […] lasciate sul corpo dall’operazione del coltello o della pietra […] la legge scritta sul corpo è un ricordo indimenticabile.
c) plagio è manipolazione alla galimbertese per dissimulare il furto.

5. Galimberti, Il corpo, p. 372:
Il silenzio che l’adolescente deve mantenere durante la tortura non mira a misurare la sua capacità di resistenza fisica o a rassicurare la società sulla qualità dei suoi membri, ma vuol sottolineare il carattere affermativo e non dialogico dell’in-segnamento che dal gruppo va all’individuo, dalla tribù all’iniziato.
5. Clastres, La società contro lo Stato, p. 134:
Misurare la sopportazione personale del dolore, manifestare un appartenenza sociale: tali sono le due funzioni evidenti dell’iniziazione come iscrizioni di segni sul corpo […]. Il rituale iniziatico è una pedagogia che va dal gruppo all’individuo, dalla tribù ai giovani. Pedagogia affermativa, non dialogo: perciò ciò gli iniziati devono mantenere il silenzio nella tortura.
d) plagio è manipolazione alla galimbertese. Si fa qui notare lo “scatto di novità” ideato dall’abissale mente di Galimberti per dissimulare la rapina, difatti, laddove il francese scrive:
- “Pedagogia affermativa, non dialogo”,
il ciarlosofo lo alchimizza e trasmuta in
- “carattere affermativo e non dialogico dell’in-segnamento”.
Indubbiamente ci vuole del genio anche per ideare siffatte imposture.

6. Galimberti, Il corpo, p. 372:
Irreversibilmente marchiati, i giovani, proprio nell’indelebilità delle cicatrici, apprendono il segreto del gruppo, nel modo che P. Clastres, nelle sue relazioni sulla cultura dei Tupinambà, dei Guayakì e dei Guaraní, così riferisce:

Voi siete dei nostri. Ciascuno di voi è simile a noi, ciascuno dì voi è simile agli altri. Voi portate lo stesso nome e non lo cambierete. Ciascuno di voi occupa fra noi lo stesso spazio e luogo: li conserverete. Nessuno di voi è meno di noi, nessuno di voi è più di noi. Non potete dimenticarlo. Gli stessi segni che vi abbiamo lasciato sul corpo ve lo ricorderanno continuamente. (n. 2)

6. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 134-133-134:
Ed essi sono irreversibilmente marchiati come tali. […] cicatrice […] incancellabili […]. Ecco dunque il segreto che il gruppo rivela ai giovani nell’iniziazione:
“Voi siete dei nostri. Ciascuno di voi è simile a noi, ciascuno di voi è simile agli altri. Voi portate lo stesso nome e non lo cambierete. Ciascuno di voi occupa fra noi lo stesso spazio e luogo: li conserverete. Nessuno di voi è meno di noi, nessuno di voi è più di noi. Non potrete dimenticarlo. Gli stessi segni, che vi abbiamo lasciati sul corpo, ve lo ricorderanno continuamente”.

e) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si fa notare qui il giochino di citare lo stesso autore plagiato. Chi legge è perciò portato a credere che quanto prima impastato da Galimberti sarebbe farina del suo sacco, e che la citazione non fa che corroborare ciò che lui avrebbe argomentato, ma qui sta l’inganno, perché è ora evidente che di Galimberti non c’è niente.

7. Galimberti, Il corpo, p. 373:
[…] il Significante attinge la propria forza per adoperarla contro i corpi, riproducendo se stesso nei corpi.
Per accaparrarsi il potere basta infatti far funzionare il corpo secondo un determinato regime di segni […].
7. Gil, Corpo, Enciclopedia Einaudi, vol. III, p. 1131:
[…] perché attinge il proprio potere dalle forze che soggioga: è adoperato contro i corpi, per la produzione del significante nei corpi […].
Per accaparrarsi il potere basta quindi far funzionare il corpo secondo un altro regime di segni […].

8. Galimberti, Il corpo, p. 373:
Quelle almeno scrivevano la legge sul corpo, e con quel marchio scongiuravano la legge separata, lontana, dispotica che, articolandosi nel rapporto comando-obbedienza, conosce solo il potere coercitivo, e non quello separato dalla violenza e indipendente da ogni gerarchia.
8. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 134-136-10:
[…] inscrive il testo della legge sulla superficie dei corpi […] società della marchiatura […] la legge separata, lontana, dispotica […] i detentori di ciò che, altrove, si chiamerebbe il pote¬re sono, in effetti, privi di potere, in cui il campo politico si determina al di fuori di qualsiasi coercizione e violenza, e di ogni subor-dinazione gerarchica: in cui, in breve, non esiste alcuna relazione di comando-obbedienza.
f) plagio è manipolazione alla galimbertese per dissimulare il furto.

9. Galimberti, Il corpo, p. 373:
Nella gerarchia i segni acquistano serietà e i corpi diventano solo lo spazio della loro scrittura. Il linguaggio essa di essere espressivo per diventare indicativo del Significante supremo.
9. Gil, Corpo, Enciclopedia Einaudi, vol. III, pp. 1133-1132:
I segni acquistano serietà e i corpi profondità […]. Questo linguaggio è aderente alle cose e alle presenze, affonda nell’affettività e nel corpo. È un linguaggio più «indicativo», che «espressivo» […].
g) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare il furto.
È doveroso altresì rilevare che Galimberti, togliendo frasette da contesti diversi, non solo ha sfregiato il pensiero di Gil, ma ha combinato pure un pasticcio che è tossico e perciò inquina le menti.

10. Galimberti, Il corpo, p. 373:
Che si tratti del Fallo o dell’Oro, del Dio o della Legge, c’è sempre un supremo Significante di cui i corpi recitano il Nome. Un nome vuoto che non ha bisogno di senso, anzi l’impossibilità di attribuirgliene uno è la prova stessa della sua trascendenza, dell’assolutezza del suo senso.
10. Gil, Corpo, Enciclopedia Einaudi, vol. III, p. 1132:
La trascendenza in tal modo s’irrigidisce sottraendosi ai segni: che si tratti di un Dio, di una Legge o di un Nome, il significante supremo resta sempre vuoto di senso, perché l’impossibilità di attribuirgliene uno è la prova stessa della trascendenza e dell’assolutezza del suo senso.
h) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare il furto.

11. Galimberti, Il corpo, p. 373:
Il noto che così si crea viene occupato dall’“anima” o dalla “coscienza” in cui si raccoglie quel senso che è la negazione di tutti i sensi che i corpi potrebbero esprimere se non si fossero arresi a quel Significante supremo che storicamente si impone, e da cui di volta in volta sono soggiogati.
11. Gil, Corpo, Enciclopedia Einaudi, vol. III, pp. 1132-1133:
Il suo vuoto è la condizione perché sia presente il senso (che può trovarsi in una Coscienza, in un’Anima, in un’esperienza di estasi) e vengano soggiogati i corpi.
Comincia così una nuova storia del potere: la sua trasformazione, grazie alla fissazione del significante fluttuante, in significante supremo, in «Indice» dispotico che regola gli altri sistemi di segni.
i) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare il furto.

12. Galimberti, Il corpo, p. 373:
Sotto quel giogo i corpi si ripiegano su se stessi e le loro risate tacciono, al massimo si concedono il sorriso delle buone maniere.
12. Gil, Corpo, Enciclopedia Einaudi, vol. III, p. 1133:
I corpi separati […] si richiudono su se stessi e le loro risate tacciono. Al massimo, ai corpi verrà accordato qualche sorriso di bodhisattva.
l) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si fa notare l’ingegnoso ed eclatante “scatto di novità” ideato da Galimberti per camuffare la refurtiva, difatti, laddove Gil ha scritto:
- “qualche sorriso di bodhisattva”,
il cosiddetto “grande filosofo” l’ha trasformato in
- “il sorriso delle buone maniere”,
quindi in una barzelletta ciarlosofica.

13. Galimberti, Il corpo, pp. 373-374:
Ma forse in sordina, ai margini della “scena” dello spirito, non si è mai smesso di ridere di questa grande mascherata. Pensiamo al riso “o-sceno” degli ubriachi, dei pazzi, di quanti, disperati di vivere, si beffano della morte.
13. Gil, Corpo, Enciclopedia Einaudi, vol. III, p. 1133:
[…] ma in sordina, al di fuori dello splen¬dore dello spirito - non si è mai smesso di ridere di questa grande mascherata: di corpi ubriachi o pazzi, oppure talmente disperati di vivere che si beffavano della morte […].

14. Galimberti, Il corpo, p. 374:
[…] si opera quella riduzione del contenuto simbolico a vantaggio della discrezione semiologica, in cui si raccoglie l’essen¬za di ogni ideologia.
14. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 96:
[…] ha come scopo quello di ridurre la funzione simbolica. È proprio questa riduzione semiologica del simbolico a costi¬tuire il processo ideologico.

15. Galimberti, Il corpo, p. 374:
[…] nessun essere “per natura” relegato in un sesso. L’ambivalenza sessuale, l’attività e la passività sono iscritte come differenza nel corpo di ogni soggetto, e non come termine assoluto legato a un determinato organo sessuale.
15. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 97:
[…] nessun essere, «per natura», è relegato in un sesso. L’ambivalenza sessuale (attività/passività) è al fondo di ogni soggetto, il sesso è inscritto come differenza nel corpo di ogni soggetto, e non come termine assoluto legato a un determinato organo sessuale.

16. Galimberti, Il corpo, pp. 374-375:
Ma questa ambivalenza sessuale profonda deve essere ridotta, perché altrimenti sfuggirebbe all’organizzazione genitale e all’ordine sociale.
16. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 97:
Ma questa ambiva1enza, questa valenza sessuale profonda, deve essere ridotta, poiché, come tale, sfugge all’organizzazione genitale e all’ordine sociale.

17. Galimberti, Il corpo, p. 375:
Tutto il lavoro ideologico consiste allora nel disperdere questa realtà irriducibile, per ridurla semiologicamente alla grande distinzione del maschile e del femminile, intesi come due sessi pieni, assolutamente distinti e opposti l’uno all’altro.
17. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, p. 97:
Tutto il lavoro ideologico consiste allora nel ridurre semiologicamente, nel disperdere questa realtà irriducibile in una grande struttura distintiva: maschile/femminile, in cui i sessi sono pieni, distinti, e opposti l’uno all’altro […].

18. Galimberti, Il corpo, p. 375:
Risolta la differenza dei sessi nella differenza degli organi sessuali, il corpo, consegnato alla sua anatomia, rimuove la sua originaria ambivalenza erogena, per iscriversi in quello statuto sessuale che, se da un lato gli consente di entrare, senza fraintendimenti, nell’ordine sociale, è pur sempre una forma di segregazione, una de-finizione.
18. Baudrillard, Per una critica della economia politica del segno, pp. 97-98:
[…] si sostiene sull’alibi degli organi biologici (riduzione della differenza dei sessi alla differenza degli organi sessuali), […] a confondersi con il proprio statuto sessuale, […] la differenziazione erogena del proprio corpo, a vantaggio di una segregazione sessuale che rappresenta uno dei fondamenti ideologici e politici dell’ordine sociale.
m) plagi e manipolazioni alla galimbertese per dissimulare i furti.

19. Galimberti, Il corpo, p. 375:
La distinzione maschile/femminile fu il primo princi¬pio d’ordine intorno a cui si organizzarono le culture primitive che non conoscevano alcuna forma di lavoro a cui partecipassero insieme uomini e donne.
19. Clastres, La società contro lo Stato, p. 77:
Un’opposizione […] organizza e domina la vita quoti¬diana dei Guayakì quella degli uomini e delle donne, […] i Guayakì non conoscono alcuna forma di lavoro a cui partecipino insieme gli uomini e le donne […].

20. Galimberti, Il corpo, p. 375:
Se ad esempio gli uomini cacciavano, alle donne era lasciata la cura di raccogliere, se la foresta era lo spazio del maschile, l’accampamento lo era del femminile, foresta e accampamento risultano così distinti da segni contrari a seconda che si tratti di uomini o di donne.
20. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 77-78-79:
[…] secondo cui gli uomini cacciano, come è naturale, lasciando alle donne la cura di raccogliere. […] fra i Guayakì, uno spazio maschile ed uno femminile, […] foresta, in cui cacciano gli uomini […] accampamento, in cui regnano le donne […]. La foresta e l’accampamento risultano così distinti da segni contrari secondo si tratti degli uomini o delle donne.

21. Galimberti, Il corpo, p. 375:
Spazio del rischio, del pericolo, dell’avventura per l'uomo, la foresta è per la donna una pura estensione neutra tra due tappe. Al polo opposto l’accampamento è lo spazio in cui la donna si realizza e dove l’uomo si riposa.
21. Clastres, La società contro lo Stato, p. 79:
Spazio del pericolo, del rischio, dell’avventura […] per gli uomini, la foresta è […] per le donne […] fra due tappe […] una semplice estensione neutra. Al polo opposto, l’accampamento offre al cacciatore […] riposo […] per le donne è il luogo in cui […] si svolge una vita familiare che esse controllano largamente.
n) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

22. Galimberti, Il corpo, p. 375:
L’opposizione sessuale diventa opposizione dello spazio e del tempo vissuti rispettivamente dall’uomo e dalla donna, diventa opposizione socio-economica tra un gruppo di produttori e un gruppo di raccoglitori-consumatori.
22. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 79-78:
[…] opposi¬zione socio-economica fra gli uomini e le donne in quanto essa struttura il tempo e lo spazio dei Guayakì. […] la differenza fra uomini e donne quanto alla vita economica si configura come l’opposizione fra un gruppo di produttori ed uno di consumatori.

23. Galimberti, Il corpo, p. 375:
Gli Ameroindi apprendono questa prima grande distinzione, secondo cui funziona la loro società, attraverso un sistema di proibizioni reciproche, per cui, ad esempio, è vietato alle donne toccare l’arco dei cacciatori e agli uomini maneggiare il canestro.
23. Clastres, La società contro lo Stato, p. 80:
I Guayakì apprendono questa grande opposizione, secondo cui funziona la loro società, attraverso un sistema di proibizioni reciproche: 1’una vieta alle donne di toccare l’arco (lei cacciatori, l’altra agli uomini di maneggiare il canestro.
o) il plagio è qui alla lettera, è però doveroso rilevare lo “scatto di novità” inserito da Galimberti, difatti, laddove il francese ha scritto:
- “I Guayakì apprendono”,
il ciarlosofo l’ha trasformato in
- “Gli Ameroindi apprendono”,
per cui, la “grande opposizione” tra pratiche maschili e femminili che Clastres osserva presso i Guayakì, il Galimberti le estende arbitrariamente a tutti gli Ameroindi.
Tanto ormai è assodato che per Galimberti tutto fa brodo.

24. Galimberti, Il corpo, pp. 375-376:
In questo modo la sessualità si diffonde sugli oggetti che, perdendo la loro neutralità (nec uter), diventano segni che richiamano la necessità di non trasgredire l’ordine sociale che regola la vita del gruppo, […].
24. Clastres, La società contro lo Stato, p. 80:
In linea generale, gli utensili e strumenti sono sessualmente neutri, se così si può dire: l’uomo e la donna possono servirsene indifferentemente: solo l’arco e il canestro sfuggono a questa neutralità. Questo tabù del contatto fisico con le insegne più evidenti del sesso opposto permette così di evita¬re ogni trasgressione dell’ordine sociosessuale che regola la vita del gruppo.
p) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.
Si è riportato l’intero passo di Clastres per dimostrare l’imbroglio ideato da Galimberti, che ha scritto:
- “la sessualità si diffonde sugli oggetti che, perdendo la loro neutralità (nec uter)”,
e così induce a credere che “la sessualità” si diffonda su tutti gli oggetti, e che tutti gli oggetti perdano la loro “neutralità”, ma ciò è falso, perché il francese precisa che solo “l’arco e il canestro sfuggono a questa neutralità”, mentre tutti gli altri “utensili e strumenti sono sessualmente neutri”.
Perciò, Galimberti non solo sfregia il pensiero di Clastres, ma ha pure diffuso per decenni informazioni fasulle sulla cultura Guayakì.
E chissà cosa hanno imparato gli studenti di Ca’ Foscari, costretti a fare gli esami coi libri-frode di Galimberti.

25. Galimberti, Il corpo, p. 376:
[…] per cui il cacciatore che per disavventura tocca il ca¬nestro perde la sua virilità, non può più andare nella foresta, deve rassegnarsi, caricandosi a sua volta di un canestro, a diventare metaforicamente una donna; […].
25. Clastres, La società contro lo Stato, pp. 80-81:
Ciò che il cacciatore […] vede e rifiuta nel canestro è appunto […] il pané […] quando un uomo è vittima di questa terribile maledizione […] non gli resta che ri-nunciare alla sua virilità e caricarsi […] di un canestro. […] passando dall’arco al canestro, diventa metaforicamente una donna.
q) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

26. Galimberti, Il corpo, p. 376:
[…] rinuncerà al canto solitario del cacciatore che di notte loda le sue imprese e magnifica il suo coraggio, per accompagnarsi al canto comunitario delle donne che di giorno, tutte insieme e mai sole, intonano i temi tristi della morte, della malattia, della violenza dei bianchi.
26. Clastres, La società contro lo Stato, p. 84:
Spesso le donne cantano tutte insieme […] temi sono sempre la morte, la malattia, la violenza dei Bianchi, […] il cacciatore si esalta nel suo canto […] in un enfatico elogio […] a se stesso; […], L’uomo parla quasi esclusivamente delle sue imprese di caccia, degli animali che ha incontrato, delle ferite che ne ha ricevute, della sua abilità a scoccare la freccia.
r) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.
Non ci è capitato di leggere in Clastres che gli uomini colpiti da pané, e quindi costretti ad abbandonare l’arco per il canestro, rinuncino al “canto solista” notturno nella foresta “per accompagnarsi al canto comunitario delle donne”, perciò quanto in merito ha argomentato Galimberti è una sua originale invenzione, perché l’antropologo francese non ne fa menzione.

27. Galimberti, Il corpo, p. 376:
La realtà sociale, già con i primitivi, è quindi il prodotto dell’opposizione dei segni sessuali, ma allora è l’opposizione che genera l’effetto di realtà.
27. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 146:
Che la realtà della stessa vita deriva solo dalla disgiunzione della vita e della morte. L’effetto di realtà non è quindi ovunque che l’effetto strutturale di disgiunzione tra due termini […].
s) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si fa notare che laddove le argomentazioni di Baudrillard ineriscono alla opposizione tra vita e morte nell’“atto iniziatico”, Galimberti le “rielabora” e riduce a “opposizione dei segni sessuali”.

28. Galimberti, Il corpo, p. 376:
Ognuno dei due termini dell’opposizione, prevaricando sull’altro, pone se stesso come realtà, relegando l’altro nel suo immaginario.
28. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 146:
Ogni termine della disgiunzione esclude l’altro, che diventa il suo im¬maginario.

29. Galimberti, Il corpo, p. 376:
Così è per l’opposizione vita/morte, dove il prezzo che paghiamo per la “realtà” di questa vita, per viverla come valore positivo, è nella nostra capacità di esorcizzare il fantasma permanente della morte.
29. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 146:
Lo stesso vale per la vita e per la morte nel sistema nel quale ci troviamo: il prezzo che paghiamo per la “realtà” di questa vita, per viverla come valore positivo, è il fantasma continuo della morte.

30. Galimberti, Il corpo, p. 376:
La stessa cosa possiamo dire per la distinzione uomo/natura, che è possibile solo se l’uomo concettualizza la natura come totalità che lo ospita, per poi contrapporsela come lo spazio in cui si esprime la “realtà” umana.
30. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 146:
Ma questo principio di realtà non è mai che l’immaginario dell’altro termine. Nella partizione uomo/natura, la natura (oggettiva, materiale) non è che l’immaginario dell’uomo così concettualizzato.
s) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

31. Galimberti, Il corpo, p. 376:
[…] la separazione sessuale maschile/femminile non sia la realtà, ma la prevaricazione del maschile, che, scambiando se stesso con la realtà, riduce la donna a suo immaginano.
31. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, p. 146:
Nella partizione sessuale maschile/femminile, distinzione strutturale e arbitraria che fonda il principio di “realtà” (e di repressione) sessuale, la “donna” così definita non è mai che l’immaginario dell’uomo.
s) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.
È altresì evidente che Galimberti, con le sue “rielaborazioni” assurde e cervellotiche, sfregia e stravolge le argomentazioni di Baudrillard.

32. Galimberti, Il corpo, pp. 376-377:
Giocata non sull’essere, ma sull’avere (il fallo), la differenza sessuale è la maschera eretta sull’elusione del corpo per dissolverne la profonda ambivalenza, che, mantenuta, non consentirebbe la divisione sociale dei sessi, dei ruoli e quindi del lavoro.
32. Verdiglione, La scrittura del godimento, Vel 2, p. 56:
La rotazione e l’intervallo tra l’essere e l’avere […] la ricerca della maschera sublime eretta sull’elusione del corpo […]. La differenza sessuale è sconfessata dalla divisione sociale dei sessi, dalla segregazione sessuale in funzione di un’economia […].
t) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

33. Galimberti, Il corpo, p. 377:
Il principio di identità sessuale […] risolvendo la sessualità nella genitalità, fa di quest’ultima il principio universale che la cultura ha sempre mantenuto intorno al sesso e al corpo, quasi l’equivalente generale dei valori sociali, il caposaldo e il richiamo ultimo delle istituzioni.
33. Verdiglione, Introduzione a Sessualità e politica, p. 20:
Il principio dell'identità sessuale […]. La genitalità è il principio morale universale che l’occidente ha sempre mantenuto intorno al sesso e al corpo, quasi l’equivalente generale dei valori morali, il caposaldo e il richiamo ultimo delle istituzioni.
u) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

34. Galimberti, Il corpo, p. 377:
[…] la distinzione sessuale è appunto quel modello che, conferendo l’identità a ogni soggetto, consente di indicare le modalità del suo accesso all’ordine sociale, giuridico, istituzionale e di giudicarlo, sempre in rapporto al modello, come mancante, colpevole, deviante, perverso. Come si potrebbe parlare di perversione senza un con¬cetto di identità sessuale?
34. Verdiglione, Introduzione a Sessualità e politica, p. 20:
Hegelianamente, il sesso è un modello d’identità del soggetto, […]. Qualifica la modalità di accesso del soggetto supposto nella procedura grammaticale, giuridica, istituzionale. Diventa dunque anche la caratteristica e la condizione della trattabilità del soggetto - mancante, colpevole, divisibile, deviante. […] proprio il concetto d’identità sessuale presuppone quello di perversione […].
v) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

35. Galimberti, Il corpo, p. 377:
Ma allora la differenza sessuale, se da un lato è la causa della riproduzione della specie, dall’altra è l’effetto della produzione sociale, e questo non nel senso ovvio e scontato secondo cui ogni riproduzione sessuale è sottoposta all’ordine di una cultura, ma in quello più profondo secondo cui il dispositivo significante della differenza sessuale gioca a livelli che oltrepassano a tal punto le modalità biologiche della riproduzione, da far ritenere che quella differenza sia più “sessuata” che “sessuale”.
35. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 72:
La copulazione di due sessi, se è la causa della riproduzione sessuale, è anche un effetto della riproduzione sociale. E questo non solo per il fatto che la congiunzione è sempre sottoposta all'ordine di una cultura, […]. È appunto questa riproduzione a precedere e a comportare il dispositivo significante di una certa differenza, che sarebbe quindi più sessuata che sessuale.

36. Galimberti, Il corpo, p. 377:
Sembra, infatti, che fin dal tempo delle società arcaiche i rapporti sessuali abbiano dovuto incessantemente testimoniare, nella loro realizzazione, altro da ciò che sono. Testimoni di ma al solo scopo di essere testimonianze per. Ma perché la sessualità non è mai stata al suo posto?
36. Godelier, Sessualità e politica, p. 338:
Infatti, sembra proprio che la sessualità, i rapporti sessuali debbano incessante-mente testimoniare, nella loro realizzazione, altro da ciò che sono. Testimoniare di, ma in quanto costretti a testimoniare per […]. Perché dunque la sessualità non può “stare al suo posto”?

37. Galimberti, Il corpo, p. 377:
Chi l’ha chiamata a testimoniare per altro, quindi a significare, a moltiplicarsi, ad apparire in tutti i luoghi, a dominare? E qui non si parla del dominio dell’uomo sulla donna, ma del dominio di un rapporto sociale su altri nella logica del funzionamento della società.
37. Godelier, Sessualità e politica, p. 338:
[…] la sessualità […] è chiamata a testimoniare per un’altra cosa in cui viene per servire a “significare.” […] a moltiplicarsi e ad apparire in altri luoghi […] ma qui non parliamo più di subordinazione della donna all’uomo o viceversa, ma della subordinazione di un rapporto sociale ad altri, nella logica del funzionamento delle società.

38. Galimberti, Il corpo, p. 377:
Sappiamo che la subordinazione visibile della sessualità nell’ambito dei rapporti sociali è la prova del suo predominio invisibile.
38. Godelier, Sessualità e politica, p. 338:
Il predominio visibile della sessualità sarebbe dunque proprio la prova della sua invisibile subordinazione […].
z) plagio e manipolazione alla galimbertese.

39. Galimberti, Il corpo, p. 377:
Ma allora la sessualità incomincia ad allucinare quando incomincia a fungere da segno e da ragion d’essere di ciò che essa non è, di ciò che non ha realmente rapporto con essa.
39. Godelier, Sessualità e politica, p. 339:
Forse la sessualità incomincia a fantasmare da quando incomincia a fungere da segno e da ragion d’essere di ciò che essa non è e che non ha realmente rapporto con essa.
z) plagio alla lettera, con un goffo “scatto di novità” depistante, difatti, laddove l’antropologo francese ha scritto:
- “incomincia a fantasmare”,
il Galimberti l’ha trasmutato in
- “incomincia ad allucinare”,
e di certo occorre del genio anche per ideare cosiffatte imposture.

40. Galimberti, Il corpo, pp. 377-378:
Forse essa produce più fantasmi non quando ha a che fare con l’altro-in-perso-na, ma quando diviene altro da ciò che è, quando è costretta a ricevere da “altrove” un senso che essa propriamente non ha.
40. Godelier, Sessualità e politica, p. 339:
Forse essa produce più fantasmi non quando si tratta dell’Altro-in-Persona, ma allorché essa diviene Altro da ciò che è, allorché si trova forzata a “ricevere da altrove un senso” che non ha.

41. Galimberti, Il corpo, p. 378:
Se ciò fosse vero, la psicoanalisi dovrebbe leggere nei messaggi della sessualità tutto ciò che viene da altrove, e smetterla di trovare nella sessualità l’origine ultima delle significazioni sociali. Lunga questa direzione la psicoa¬nalisi perderebbe un po’ della mitologia […].
41. Godelier, Sessualità e politica, p. 339:
Se ciò fosse vero, la psicanalisi […] dovrebbe spiegare anche come si fabbricano nella sessualità quei messaggi che provengono da altrove […] pretende di trovare nella sessualità l’origine ultima delle significazioni che la sessualità riveste per gli individui di una società e di un’epoca determinate. L’aspetto mitologico della psicanalisi si sfascerebbe […].

aa) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

42. Galimberti, Il corpo, p. 378:
L’esogamia delle società arcaiche, che prevedeva lo scambio delle donne, quindi la loro riduzione a oggetti di cui i soggetti erano i maschi, la proibizione dell’incesto che strappa i figli al dominio della madre, e infine 1’ini¬ziazione che, come una rinascita simbolica, li introduce nelle società dei padri […].
42. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 73:
[…] l’esogamia, che introduce lo scambio delle donne (facendo di esse gli oggetti di uno scambio di cui i maschi sono i soggetti); la proibizione dell’incesto, che strappa i figli al dominio delle donne proprio confermando lo statuto di derrate scambiabili di queste; e infine 1’iniziazione, che stacca il figlio maschio dalla madre e lo integra, con una rinascita simbolica, nella società dei padri.

43. Galimberti, Il corpo, p. 378:
[…] mostrano chiaramente che la distinzione tra maschile e femminile opera a un livello che non è più quello circoscritto alla riproduzione sessuale, ma quello più ampio e diffuso della produzione sociale.
43. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 72:
Il senso della paternità e della maternità sarebbe senz’altro da cercare nel modo di riproduzione della società, e non in primo luogo nella riproduzione sessuale […].

44. Galimberti, Il corpo, p. 378:
A parte infatti le società che ignoravano il ruolo maschile nella fecondazione, di cui il mito cristiano della verginità della Madonna è una ripresa tutt’altro che insignificante nell’ideologia della paternità […].
44. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 73:
[…] l’ideologia genesica degli abitanti delle Trobriand che ignora il ruolo del genitore nella fecondazione, con il mito cristiano stiano dell’immacolata concezione, si potrebbe dire che questa impostazione è insieme molto arcaica e molto sviluppata e che non è solo l’inizio storico dell’ideologia della paternità […].
bb) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

45. Galimberti, Il corpo, p. 379:
In caso diverso non si spiegherebbe come mai la paternità non si costituisce nel momento biologico della riproduzione sessuale, ma dopo, come interposizione ideologica, come potere di un altro genere di riproduzione.
45. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 74:
[…] la paternità non si costituisce e non si è mai costituita a partire dalla funzione genesica di riproduzione, ma subito, innanzi tutto come posizione o, piuttosto, interposizione ideologica, cioè come potere in un altro genere di riproduzione.

46. Galimberti, Il corpo, p. 379:
Ce ne dà conferma B. Malinowski:

Per gli abitanti delle isole di Trobriand la parentela reale, cioè l’identità di sostanza, il corpo, si trasmette solo attra¬verso la madre, mentre la paternità è una relazione puramente sociale.(n. 6)

Questa differenza, per quanto arcaica, espone l’essenziale di un dispositivo di segni ancora oggi persistente.
46. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 74:
Se per gli abitanti delle isole Trobriand la «parentela reale, cioè identità di sostanza», lo stesso corpo, si trasmette solo attraverso la madre, mentre la «paternità [...] è una relazione puramente sociale», (n. 2) questa differenza, per quanto sembri arcaica, espone già l’essenziale di un dispositivo simbolico persistente.
cc) qui Galimberti plagia e ruba pure il riferimento bibliografico, dando così a credere di aver tratto la citazione dalla lettura di Malinowski, mentre l’ha invece copiata a Goux.

47. Galimberti, Il corpo, p. 379:
Lo stesso dispositivo per cui, sempre nelle isole di Trobriand, tutti i figli assomigliano al padre, senza che a questi si riconosca il minimo contributo fisico nella procreazione, mentre la madre, genitrice riconosciuta dei suoi figli, non ha con essi alcuna somiglianza.
47. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 75:
[…] un’affermazione costante degli abitanti delle Trobriand, […]. Così i figli sono formati a immagine e somiglianza del padre, senza che a questi si riconosca la minima parte fisica nella procreazione, mentre si ritiene che la madre, genitrice riconosciuta dei suoi figli, non abbia con loro nessuna somiglianza.

48. Galimberti, Il corpo, pp. 379-380:
La spiegazione che danno gli abitanti delle Trobriand è nel fatto che il padre, andando a letto con la madre e vivendo sempre vicino a lei, “coagula” il viso del figlio.
48. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 75:
Le spiegazioni date dagli abitanti delle Tro¬briand a Malinowski non sono prive di chiarezza. Siccome il padre va a letto con la madre ed è sempre vicino a lei, «coagula» il viso del figlio.

49. Galimberti, Il corpo, p. 380:
Il termine kuli, usato a questo proposito, significa, nella traduzione di Malinowski, “coagulare”, “plasmare”, “dare un’impronta”, e così, in una conce-zione che Aristotele non smentirebbe, il padre dà la forma, mentre la madre fornisce la materia.
49. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 75:
Il termine kuli, usato costantemente a questo proposito, significa coagulare, plasmare, dare un’impronta. Così, in una concezione che Aristotele non smentirebbe, il padre dà la forma, mentre la madre porta la materia.

50. Galimberti, Il corpo, p. 380:
Dando la forma, il padre differenzia, cioè produce quella dia-ferenza che è la distinzione, lo stacco dei figli dalla madre. “La femmina offre sempre la materia.” (n. 7) Così Aristotele, così gli abitanti delle Trobriand, così il mito cristiano della Vergine.
50. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 75:
Così il padre informa e la madre materializza, sia presso gli abitanti delle Trobriand sia nel mito cristiano dell'immacolata con¬cezione.

51. Galimberti, Il corpo, p. 380:
[…] il padre “in-forma” e la madre “materializza”. C’è una filiazione formale senza contributo fisiologico alla riproduzione che è quella del padre, e c’è una filiazione materiale, solamente fisiologica, che non impone la trasmissione di nessuna forma o eîdos […].
51. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 75:
Così il padre informa e la madre materializza, […]. C’è una filiazione formale senza contributo fisiologico alla riproduzione e c’è una filiazione materiale, solamente fisiologica, che non impone la trasmissione di nessuna forma o eidos.

52. Galimberti, Il corpo, p. 380:
[…] di¬stinzione maschile/femminile, i due poli derivati dalla scissione del simbolo.
52. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 77:
[…] nella differenza dei sessi, […] nella riproduzione e nella parentela, si possono riconoscere in questa divi¬sione i due poli della scissione del simbolico.

53. Galimberti, Il corpo, p. 380:
Ora la distinzione maschile/femminile non indica la differenza tra l'espressione anatomica e biologica dell’uomo e quella della donna, ma la differenza tra la forma, il tipo, la nozione, l’idea, il modello di cui l’uomo è portatore, e la materia di cui la donna è depositaria.
53. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 76:
[…] mitica e religiosa, trova un’espressione vicina nella concezione generale che fa della donna una terra passiva e dell’uomo il produttore di un seme che è il solo capace di dare la vita. Anche qui il maschio è colui che porta la forma, il tipo, la nozione, l'idea, il modello (artigianale, padronale), mentre la femmina fornisce i materiali.
dd) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

54. Galimberti, Il corpo, p. 381:
[…] la differenza tra il biologico tutto femminile e lo spirituale tutto maschile, e così facendo inaugura, sia pure a livello rudimentale, quella dialettica che si svilupperà nel corso della storia tra la materia e il modello.
54. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 76:
[…] seme maschile risiede il principio dell’anima […]. Così il rispettivo apporto di mater e di pater, come indica il loro nome, comporta, nella generazione, una divisione e una dialettica rudimentale fra i materiali e il modello.

55. Galimberti, Il corpo, p. 381:
Quando i Bambara del Mali vedono nella coppia mi¬tica nuziale la figura maschile “portatrice” dei semi e delle conoscenze, e la figura femminile “depositaria” dei semi e delle conoscenze (n. 10) […].
55. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 76:
Presso i Bambara del Mali la coppia mitica iniziale è formata dalla figura maschile «portatrice» dei semi e delle conoscenze e da una figura femminile «depositaria» dei semi e delle conoscenze. (n. 6)
ee) il plagio è evidente, ma si fa tuttavia notare pure l’imbroglio ideato da Galimberti in merito al riferimento bibliografico.
Con la n. 10, il cosiddetto “grande filosofo” rinvia a
- “G. Dieterlen, Essai sur la religion Bambara, Ed. de l’Université de Bruxelles, Bruxelles 1988.”
Ora, va innanzitutto rilevato che non c’è la menzione di una traduzione italiana del testo citato, pertanto chi legge è portato a credere che sia stato lo stesso Galimberti a leggere il libro in lingua originale e poi a tradurre dal francese il passo citato a p. 381 de Il corpo, ma non è così, perché ora si sa che l’ha copiato a Goux.
Va inoltre evidenziato che Galimberti rinvia per gli Essai sur la religion Bambara all’“Ed. de l’Université de Bruxelles, 1988”, dando così a credere che la citazione dal libro di Dieterlen l’avrebbe inserita in occasione della “Undicesima edizione (aggiornata)” de Il corpo pubblicata dalla Feltrinelli nell’“«Universale Economica» – SAGGI ottobre 2002”.
Ma tutto ciò è un’altra impostura, perché il passo che rinvia a Dieterlen, ma copiato a Goux, è già presente nell’edizione de Il corpo del 1983, e il dato bibliografico in esso citato
- “G. Dieterlen, Essai sur la religion Bambara, PUF, Parigi 1951”,
Galimberti l’ha copiato a Goux.

56. Galimberti, Il corpo, p. 381:
[…] quando i Dogon ritengono che nel corpo del maschio si trovi il “disegno” del figlio, i cui elementi si raccolgono nel “buon sangue bianco”, lo sperma, che nella femmina fa “coagulare” la materia informe (n. 11) […].
56. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 76:
Presso i Dogon, nel corpo dell’uomo si troverebbe un disegno incompiuto, una sorta di schema del figlio; i suoi elementi sarebbero sparpagliati per tutto il corpo, ma al momento del coito si radunerebbero nei reni e si mischierebbero con quel «buon sangue bianco dell’uomo» che è lo sperma. E solo nella matrice della donna verrà completato il disegno […].
ff) si è citato l’intero passo di Goux per dar conto non solo del plagio, ma della nefanda manipolazione operata da Galimberti per dissimulare il furto, che stravolge il pensiero dei Dogon riportato dal francese.
Per esempio, laddove Goux ha scritto:
- “nel corpo dell’uomo si troverebbe un disegno incompiuto, una sorta di schema del figlio”,
il Galimberti l’ha scorciato e ridotto a:
- “nel corpo del maschio si trovi il ‘disegno’ del figlio”,
distorcendo quanto scritto da Goux, perché Galimberti dà così a credere a chi legge che “nel corpo del maschio” ci sarebbe già “il ‘disegno’ del figlio” compiuto, questo però non solo è falso, ma nella fattispecie sfregia e deturpa altresì la cultura dei Dogon.
Anche qui, con la n. 11, Galimberti rinvia a:
- “G. Calame-Griaule, Etnologie et langage. La parole chez les Dogon, (1965); tr. it. Il mondo della parola. Etnologia e linguaggio dei Do¬gon, Bollati Boringhieri, Torino 2004.”
Il pasticcio di Galimberti a spese dei Dogon, è già presente nell’edizione de Il corpo del 1983, dove è riportato il dato bibliografico solo in francese, perché copiato a Goux.

57. Galimberti, Il corpo, p. 381:
[…] quando la metafora è ripresa da Aristotele a proposito del maschio che, come principio attivo “coagula la materia femminile”, (n. 12) […].
57. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 76:
[…] in Aristotele si ritrova proprio la metafora della coagulazione […] il caglio è il principio attivo che produce duce la coagulazione […].

58. Galimberti, Il corpo, pp. 381-382:
Questo è il taglio aperto della scomposizione simbolica, un taglio che non introduce la differenza sessuale tra il pene e la vagina, ma quella ideologica tra la materia informe e lo spirito informatore.
58. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 76:
[…] il taglio aperto dall'operazione simbolica. […] il sesso femminile affronta la contraddizione di una riproduzione che sarebbe materiale e, in quanto materiale amorfo, passeggero e inessenziale, si trova solidale con l’altro della forma ideale invariante.
gg) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

59. Galimberti, Il corpo, p. 382:
Che il caos, il disordine, l’anormale, ma anche il sensibile, l’indeducibile siano solidali con la donna, mentre la permanenza, l’ordine, l’organizzazione, la legge siano dalla parte dell’uomo non fa che confermare la polarità aperta della scissione del simbolico tra 1’invarianza formale e ideale e la materia informe […].
59. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 76:
Che il caos, il disordine, 1’anormale, ma anche il sensibile, l’indeducibile siano solidali con la donna […], invece, la permanenza, l’ordine, l'organizzazione, la legge siano dalla parte dell’uomo, tutto questo concorda con la polarità aperta dalla scissione […] del simbolico tra 1’invarianza formale, ideale e una materialità indeterminabile.

60. Galimberti, Il corpo, p. 382:
Le modalità della riproduzione sessuale sono dunque il pre¬-testo […].
60. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 81:
[…] le funzioni del maschio e quelle della femmina nella riproduzione sessuale, costituisse il punto di appoggio e il pre-testo […].

61. Galimberti, Il corpo, p. 382:
“Ideo-logia” e “Fisio-logia”. Due parole da assumere nel loro stretto significato etimologico e da contestualizzare in quella che Platone chiama:

La lotta accanita tra due campi, una specie di gigantomachia: gli uni trascinano ogni cosa sulla terra, giù dal cielo e dal regno delle cose invisibili e così fanno coincidere, quasi fossero la stessa cosa, corpo e regno dell'essere; [...] gli altri, gli amici delle idee, partono invece da una certa invisibile posizione, e con forza sostengono che il vero essere è in certe forme intelligibili e incorporee. (n. 13)

In questa lotta tra “chi vuol ricondurre con forza tutto al corpo” e “chi ripone l’essere nelle forme intelligibili”, (n. 14) individuiamo l’opposizione tra fisiologismo e idealismo […].
61. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 77:
Aristotele mantiene dunque la nozione di una lotta dei sessi […]. C’è infatti «una lotta di giganti». C’è sempre «una lotta accanita tra due campi», quasi «due razze». È questa la formulazione data da Platone (n. 9). Ed Engels o Lenin sono d’accordo con lui al¬meno in un punto, quello della permanenza, quasi dell’eternità di questa lotta tra «due tendenze fondamentali» (n. 10) e della definizione di coloro che si battono. Per Engels si tratta di coloro per i quali la materia è l’elemento primordiale e lo spirito l’elemento secondario e di coloro che sdottrinano il contrario (n. 11), per Platone di coloro che pongono l’esistenza nelle idee e di coloro che a viva forza riportano tutto al corpo.
hh) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

62. Galimberti, Il corpo, p. 382:
[…] alla natura (physis) la sua immanente potenza organizzatrice e informatrice, la sua modalità generatrice (phýein) e coloro che gliela sottraggono per attribuirla a una Ragione separata, a un’Intelligenza che sopraggiunge dall’esterno, a un “Lógos spermatikós” di segno maschile, che in-forma una natura ridotta a ricettacolo passivo, a pura materia, a semplice matrice di segno femminile.
62. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 83:
Tutta la potenza organizzatrice e informatrice che è immanente alla «natura», cioè la sua modalità generatrice, viene tolta alla madre e negata, per essere messa sul conto di una «ragione», di un «logos spermatikos» o di un’intelligenza separata, di segno maschile, mentre a lei resta soltanto la sua negatività di ricettacolo passivo, di sostanza neutra, in cui è ridotta al ruolo di semplice matrice, di mater.
ii) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.
Risulta tuttavia ridicolo il ricorso ai termini greci, posti tra parentesi accanto alle frasette plagiate, per camuffare la rapina a Goux.

63. Galimberti, Il corpo, pp. 382-383:
La natura (physis) […] è l’assoluto impensato non solo dell’idealismo […] la scissione del simbolico tra materia e forma […].
¬63. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 84:
La natura genitrice è l’impensato as¬soluto dell’idealismo […]. È insomma la scis¬sione del simbolico tra le forme e la materia […].

64. Galimberti, Il corpo, p. 383:
Occultare la verità (a-létheia) della natura (physis), che nel suo divenire (phyein) esce dal nascondimento (a-letheúein) manifestandosi in una certa forma, è la condizione perché questa forma sia ristabilita nel mondo sublimato del valore e dell’idealità che, da Platone in poi, porta il nome di Dio.
64. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 84:
La verità occultata della natura in movimento si ristabilisce nel mondo sublimato del valore e dell’idealità come «Dio».
ll) plagio e pomposa manipolazione di Galimberti per occultare i furti.

65. Galimberti, Il corpo, pp. 383-384:
Per questo Hegel può dire che “la natura è feconda, ma impotente” (n. 17); la sua impotenza è nella sua incapacità a pareggiare l’Idea, a “mantenere salde le forme determinate mediante il concetto”.(n. 18)
65. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, pp. 84-85:
La natura è feconda, ma impotente. Questa, in sostanza, la dottrina di Hegel […]. In una parola, «è l’impotenza della natura codesto aver le determinazioni del concetto solo astrattamente» (n. 15). «[...] mantenere salde forme che siano determinate mediante il concetto» (n. 16),[…].
ll) Galimberti ha plagiato frasette e riferimenti bibliografici a Goux.

66. Galimberti, Il corpo, p. 384:
Questa incapacità di mantenere l’invariante, o come dice Hegel “il tipo fisso”, è ciò che fa della natura il regno del capriccio senza regole e senza fini, il luogo della contingenza, dell’incidente, della sregolatezza fino alla “mostruosità degli aborti e degli esseri ibridi”.
66. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, pp. 84-85:
la natura si riproduce male, incapace di mantenere la forma ideale, il «tipo fisso» (n. 17), […]. Nella natura […] capriccio senza regole e senza freni; è il regno della contingenza, dell’incidente, della sregolatezza, dell’irregolarità. […] gli aborti e i mostri […].
mm) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.
Si fa notare il ciarlocomico “scatto di novità” ideato dall’abissale mente di Galimberti, difatti, laddove Goux ha scritto:
- “mostri”,
il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato nel prodigioso
- “esseri ibridi”,
un indubbio saggio di “pensiero folle”.

67. Galimberti, Il corpo, p. 384:
[…] quindi natura disertata dal suo immanente principio generatore, che, da Platone in poi, è stato reso trascendente e nella sua trascendenza identificato in un principio d’ordine, con significazione esclusivamente maschile, che garantisce l’immutabilità della forma […].
67. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, pp. 86-87:
Si potrebbe parlare di una materia «castrata» nella misura in cui il principio generatore del mondo, dispensatore di godimento e di vita, non è più nel suo seno, 1’ha disertata, ma per essere ora trascendentalizzato in un principio con significazione esclusivamente maschile, lo spirito.
nn) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.
Si fa notare un altro ciarlocomico “scatto di novità” ideato dall’abissale mente di Galimberti, difatti, laddove Goux ha scritto:
- “spirito”,
il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato ne
- “l’immutabilità della forma”.
Sofisticazione cui ricorre spesso non solo per camuffare parole e frasette rapinate, ma anche per allungare le sue brodaglie.

68. Galimberti, Il corpo, p. 384:
Questo dualismo che glorifica nell’idea l’universalità astratta, e svaluta nella natura, ridotta a materialità indeterminata e oscura, la ricchezza e la variazione del molteplice, si alimenta ed è sostenuto dalla metafora sessuale, che vede nel maschile l’immutabilità della forma e nel femminile la variazione incontrollata della materia.
¬68. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, pp. 86-87-88:
[…] due poli tendenziali […] all’apoteosi dell’universalità astratta […] svalutazione […] della natura, […] materialità indeterminata e oscura […] metafora sessuale […] essere maschile […] forma immutabile […] essere femminile […] potenza genitrice naturale […] potenza creatrice infinita.
oo) plagio e montaggio alla galimbertese delle frasette trafugate a Goux.

69. Galimberti, Il corpo, pp. 384-385:
Così, nel descrivere i tre principi anteriori alla formazione del mondo, Platone, nel Timeo, parla dell’essere come della “forma immutabile” che non è mai nata e mai perirà, della materia, che non ha per suo conto alcuna forma, come del “ciò in cui” ogni cosa si nutre, e infine della coppia sensibile dei modelli eterni […].
69. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 87:
È noto come Platone nel Timeo distingua tre principi anteriori alla formazione del mondo. L’essere o la forma immutabile che non è mai nata e non perirà; il «ciò in cui», matrice e nutrice di ogni cosa, che non ha per suo conto alcuna forma, ma le riceve tutte; infine la copia sensibile dei modelli eterni.

70. Galimberti, Il corpo, p. 385:
Ora questa triplicità è l’immagine della famiglia che prevede una coppia riproduttiva e una progenie. Scrive infatti Platone:

Se le entità elementari sono tre: ciò che è generato, ciò in cui è generato, ciò da cui, ricevendo somiglianza, si genera ciò che è generato, allora ciò che riceve conviene parago¬narlo alla madre, ciò da cui riceve al padre, e la natura che è di mezzo a questi alla prole. (n. 20)

¬70. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, pp. 87-88:
Ora, questa triplicità è anche una famiglia; la coppia riproduttiva e la sua progenie. Infatti, come scrive Platone, si può appunto assimilare il ricettacolo a una madre, il modello a un padre e la natura intermediaria tra i due a un bambino (n. 20).

71. Galimberti, Il corpo, p. 385:
La metafora sessuale, che con Platone è divenuta co¬smica, è ripresa da Aristotele nella Fisica dove si legge che “la materia è come una madre, un ricettacolo che sussiste sotto la forma delle cose generate”. (n. 21)
71. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 88:
[…] lo stesso filone metaforico appunto è ripreso e funziona in Aristotele. La materia è come una madre, un ricetta¬colo che sussiste sotto la forma delle cose generate. (n. 21)

72. Galimberti, Il corpo, p. 385:
Questa materia-madre tende al cambiamento perché desidera ciò di cui manca: la forma. È un desiderio, questo, che non conosce la reciprocità perché, dice Aristotele:

La forma non può desiderare se stessa per il fatto che non ne ha bisogno, né il contrario per il fatto che i contrari sono tra loro causa di distruzione; ma tale desiderio lo ha la materia, come la femmina ha desiderio del maschio, o il brutto del bello. (n. 22)

72. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 88:
Proprio que¬sta materia-madre tende al cambiamento, perché desidera ciò che ad essa fa difetto, manca: desidera la forma. La materia desidera la forma, dice Aristotele, «come la femmina ha desiderio del maschio o il brutto del bello».(n. 22)

73. Galimberti, Il corpo, p. 385:
Non c’è paragone migliore per indicare in quale dispositivo significante sia pensata la privazione della materia-femmina, la sua negatività, la sua tensione desiderante verso ciò che le dà ordine e vita.
73. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 88:
Non c’è paragone migliore per indicare su quale schema siano pensate la privazione della materia, la sua negativazione e quindi la sua opposizione desiderante a ciò che dà l’ordine della vita.
pp) il plagio è indubbio, si fa tuttavia notare il notevole e cervellotico “scatto di novità” ideato da Galimberti per dissimulare il ladrocinio, difatti, laddove Goux ha scritto:
- “opposizione desiderante”,
il ciarlosofo l’ha trasmutato in
- “tensione desiderante”,
manipolando poi anche la seguente materia plagiata.

74. Galimberti, Il corpo, p. 385:
L’ideo-logia, capovolgendo la fisio-logia, traduce l’attività della generazione naturale in passività, la forza in impotenza, la procreazione in castrazione.
74. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 89:
Il rapporto della madre con la progenie sotto il regime del padre è come quello del lavoratore con il suo prodotto sotto il dominio capitalistico. C’è un’inversione delle fecondità. L’attività è passività, la forza è impotenza, la procreazione è ca-strazione. (n. 23)
qq) plagio evidente, sono però degne di nota le prodigiose trasmutazioni magiosofiche operate da Galimberti, perché, laddove Goux ha scritto:
- “rapporto della madre con la progenie”,
il ciarlosofo l’ha sintetizzato nel generico
- “la fisio-logia”;
e laddove il francese ha scritto:
- “il regime del padre”,
il cosiddetto “grande filosofo” l’ha trasformato e ristretto ne
- “L’ideo-logia”.
E di sicuro occorre del genio anche per concepire tali magiosofie.

75. Galimberti, Il corpo, p. 386:
Nel regime capitalistico, infatti, la posizione del lavoro nell’atto di produzione assomiglia alla posizione della donna nell’atto della riproduzione, dove il padre da un lato e il capitale dall’altro svolgono quel ruolo di mediatore […].
75. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 89:
Si potrebbe dire, per esempio, che la posizione del lavoro nell’«atto di produzione» capitalistica riproduca a un livello specifico la posizione del lavoro di generazione femminile nella riproduzione paterialistica. […] il padre e il capitale giuocano entrambi il ruolo di mediatore […].

76. Galimberti, Il corpo, p. 386:
In questo modo il dispositivo significante, che a livello culturale ha regolato la riproduzione sessuale sotto un regime paternalistico, oggi, a livello ideologico, regola la produzione economica e sociale sotto regime capitalistico. Sotto il giogo dell’idea, infatti, “la natura è feconda”, come dice Hegel, “ma impotente”.
76. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, pp. 90-84:
[…] alla fecondazione mediante l’idealità del valore il ruolo «magico» di fertilizzare la materia e di produrre nuove ricchezze, nuovi valori. Così un certo schema significante del produrre e del riprodurre opera nel rapporto paterialistico di sesso e nel rapporto capitalistico di classe […]. La natura è feconda, ma impotente. Questa, in sostanza, la dottrina di Hegel.
rr) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

77. Galimberti, Il corpo, pp. 386-387:
Eppure proprio Hegel intravede la fine della storia, o meglio il suo fine, in una sorta di copulazione tra spirito e materia, tra cielo e terra, perché:

Nella dura lotta tra questi due mondi avviene che l’elemento spirituale (das Geistliche) degrada l’esistenza dal suo cielo fino all’al di qua terreno e alla mondanità, mentre invece l’elemento mondano (das Weltliche) va trasformando il suo essere-per-sé astratto in pensiero e principio dell’essere e del sapere razionale, cioè nella razionalità del diritto e della legge. In tal modo l’opposizione si stempera e svanisce in un’apparenza senza traccia. (n. 24)

¬77. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 90:
Hegel aveva intravisto che la «fine» della Storia, o meglio il fine della fine di una certa storia e l’inizio di un’altra, è una copulazione? […] tra maschile e femmi-nile? […] l’elemento spirituale, dice Hegel, ha degradato l’esistenza dal suo cielo al livello di una presenza terrestre, mentre l’elemento temporale ha innalzato la sua esistenza al pensiero e al principio dell’essere razionale. Così l’opposizione è scomparsa come una figura appena tracciata ... (n. 25).
ss) è chiaro che Galimberti ha plagiato il passo a Goux, e gli ha copiato anche il riferimento bibliografico, e per dissimulare il furto, ha riportato in modo più esteso la citazione di Hegel.

78. Galimberti, Il corpo, p. 387:
Sembra qui di assistere a un ritorno alla physis dei pensatori aurorali che non conoscevano i principi separati di una materia informe e di uno spirito formatore, di una materia ricettacolo passivo e “caotico” e di uno spirito organizzatore e “cosmico”.
78. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 91:
Si tratta proprio, in un certo senso, di un ritorno alla materia […]. Non ci sono due principi separati, una materia informe e uno spirito formatore, una materia ricettacolo passivo e senza vita e uno spirito organizzatore.
tt) il plagio è inoppugnabile, tuttavia va rilevato il ciarlocomico “scatto di novità” inserito da Galimberti tra le frasette scippate a Goux:
- “pensatori aurorali”,
che è un’originale ideazione del ciarlosofo.

79. Galimberti, Il corpo, p. 387:
Il fine della storia è dunque il riconoscimento della verità del suo inizio, dove la physis era lógos, (n. 25) perché la legge, la ragione, l’ordine, la forma, la potenza ordinatrice non erano pensati come principi trascendenti la natura, ma come l’espressione della sua immanente organizzazione.
79. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 91:
La materia è organizzata, o meglio, la materia va organizzandosi da sé. La legge, la ragione, l’ordine, la forma, la potenza ordi¬natrice, non sono principi trascendenti e preliminari, costituenti una logica, un logo, pensabili come isolati ed esterni alla materia […].
uu) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

80. Galimberti, Il corpo, p. 387:
Ma la storia dell’Occidente è la storia della separazione, dove è tracciata la vita dell’idealità che cerca l’eternità senza materia, la vita eterna del modello assoluto, della conservazione infinita della buona forma.
80. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 92:
La vita dell’idealità cerca l’eternità senza materia, perché scopre l’essenza della vita nella conservazione infinita della buona forma. È la vita eterna del modello assoluto, il quale è l’utopia stessa del vivente.

81. Galimberti, Il corpo, p. 387:
Ma la vita dell’idea, dissociata dalla materia, è il luogo stesso della morte, dell’inerzia, della legge vuota, che la materia in movimento, nel gioco senza fine dei suoi metabolismi […].
81. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 92:
Ma è un’utopia strappata alla materia […] il luogo stesso della morte, dell’inerzia senza leggi e senza forme. Sottrazione perpetrata sulla materia in movimento […] giuoco senza fine dei metabolismi.

82. Galimberti, Il corpo, p. 387:
[…] che non cessa di organizzare, squilibrare, riequilibrare, nella novità continua delle sue produzioni, ogni principio d’ordine che sempre si impone […].
82. Goux, Materia e differenza dei sessi, Vel n. 1, p. 92:
[…] che non cessa di organizzare, di squilibrare, di riequilibrare ancora, producendo forme sempre nuove, riproducendole, mantenendole per un momento identiche a se stesse […].

83. Galimberti, Il corpo, p. 388:
[…] la legge è nata sull’appropriazione del corpo della donna da parte del padre e dei suoi sostituti, con conseguente sottomissione della pluralità e dell’eterogeneità qualitativa del sensibile a quell’equivalente generale che è il nome del padre.
83. Irigaray, Sessualità e politica, p. 169:
Questa realizzazione pratica del meta-fisico avrebbe la sua operazione fondatrice nell’appropriazione del corpo delle donne da parte del padre o dei suoi sostituti. Sottomettendo così la pluralità ed eterogeneità qualitativa del sensibile a un equivalente generale: il nome […] del padre.
vv) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si evidenzia qui il notevole “scatto di novità” escogitato da Galimberti per dissimulare i furti, difatti, laddove la filosofa Irigaray ha scritto:
- “realizzazione pratica del meta-fisico”,
il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato in
- “la legge è nata”.

84. Galimberti, Il corpo, p. 388:
Ma vivere nella società come esclusa, come “necessariamente” esclusa, espone in permanenza la donna alla violenza del maschio, una violenza che, prima di essere economica, politica o sessuale, è strutturale: la struttura dell’esclusione come fondamento dell’ordine.
84. Godelier, Sessualità e politica, p. 366:
[…] gerarchia strutturale […], i due sessi non vi sottostanno allo stesso modo, poiché le donne si ritrovano subordinate agli uomini in tutti i campi, economico, politico, simbolico, e si trovano così esposte in permanenza alla violenza insita nel dominio maschile.
zz) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

85. Galimberti, Il corpo, p. 388:
[…] l’ideologia che non riflette, ma inventa ragioni per costruire una pratica che, pur provenendo interamente dalla cultura, possa essere letta come espressione della natura.
¬85. Godelier, Sessualità e politica, p. 368:
L’ideologia non riflette, inventa ragioni, e le offre per costruire, a partire da esse, una pratica che proviene interamente dall’ambito della cultura, se non dalla coscienza.
aaa) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si evidenzia il cervellotico “scatto di novità” fiorito dall’abissale mente di Galimberti per dissimulare il furto a Godelier, difatti, laddove l’antropologo francese ha scritto:
- “se non dalla coscienza”,
il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato in
- “come espressione della natura”.

86. Galimberti, Il corpo, p. 388:
Inventando un senso e dandolo a ciò che non lo ha, l’ideologia produce quelle false evidenze che poi diventano un modo legittimo di pensare e di agire, quindi un’abitudine, e perciò una seconda natura.
86. Godelier, Sessualità e politica, p. 368:
Inventa senso e lo dà a ciò che non ne ha. Producendo senso, produce evidenze false che diventeranno un modo legittimo e normale di pensare e di agire, un’abitudine, una se¬conda natura.

87. Galimberti, Il corpo, p. 389:
Per questo l’ideologia ricorre alla sessualità, costante¬mente sollecitata a tenere un discorso che faccia apparire il dominio dell’uomo sulla donna come perfettamente “naturale” agli occhi degli uomini che lo esercitano e delle donne che lo subiscono, perché, come è noto, il potere non sta tanto nell’esercizio della sua forza, ma nel consenso dei dominati alla propria subordinazione.
87. Godelier, Sessualità e politica, p. 368:
La sessualità è costantemente sollecitata a tenere un discorso che faccia apparire questo dominio come perfettamente “legittimo” agli occhi degli uomini che l’esercitano e delle donne che lo subiscono. Ognuno sa […] che la massima forza di un gruppo dominante non sta nell’esercizio della forza, ma nel consenso dei dominati alla propria subordinazione.
bbb) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si evidenzia lo stravolgente “scatto di novità” sbucato dalla vorticosa mente di Galimberti, che sfregia il pensiero di Godelier, difatti, laddove l’antropologo francese ha scritto:
- “perfettamente «legittimo»”,
il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato in
- “perfettamente «naturale»”.
Il resto, come si vede, è copiato alla lettera.

88. Galimberti, Il corpo, p. 389:
Ora il potere dell’uomo è pienamente fondato solo nel momento in cui è la donna ad apparire come l’unica responsabile o colpevole della sorte di cui è vittima.
88. Godelier, Sessualità e politica, p. 368:
[…] il dominio dell’uomo è pienamente fondato solo al momento in cui è la donna ad apparire come l’unica responsabile o colpevole della sorte di cui è vittima.

89. Galimberti, Il corpo, p. 389:
Ma perché questa prova sia inconfutabile, deve apparire come un fatto “naturale”, deve provenire cioè dalla “natura” stessa delle donne.
89. Godelier, Sessualità e politica, pp. 368-369:
Ora, questa prova, quest’evidenza, dev’essere inconfutabile e, per essere tale, deve apparire come un fatto “naturale”, come proveniente dalla natura stessa della donna. 

90. Galimberti, Il corpo, p. 389:
E che cosa c’è di più naturale e di più evidente del suo corpo? Ebbene, proprio nella differenza tra il corpo dell’uomo e quello della donna si deve trovare la “prova” inconfutabile della legittimità del do¬minio del primo sulla seconda.
90. Godelier, Sessualità e politica, p. 369:
E che cosa c’è di più naturale, di più evidente del suo corpo? Proprio nel corpo della donna si deve trovare giustificato il dominio maschile o, per lo meno, proprio nella differenza tra il corpo dell’uomo e quello della donna si deve trovare la “Prova” inconfutabile della legittimità del dominio del primo sulla seconda.
ccc) plagio e manipolazione alla galimbertese per dissimulare i furti.

91. Galimberti, Il corpo, p. 389:
Ciò che nel corpo dovrà mettersi non solo a parlare ma a dare ragione, ciò che non solo si metterà a testimoniare l’inferiorità femminile, ma soprattutto la superiorità maschile sono tutte le differenze che comporta per ciascuno dei sessi la sessualità […].
91. Godelier, Sessualità e politica, p. 369:
Ciò che nel corpo dovrà mettersi non solo a parlare, ma a dare “ragione”, ciò che non solo si metterà a testimoniare dell’inferiorità femminile, ma nello stesso tempo a testimoniare per la superiorità maschile, sono tutte le differenze che comporta per ciascuno dei sessi la sessualità […].

92. Galimberti, Il corpo, p. 389:
Le differenze del corpo diventano allora le parole, il linguaggio che la sessualità, sotto il giogo dell’idea, si metterà a parlare, e le prove della dimostrazione che il suo discorso ha il dovere di farsi.
92. Godelier, Sessualità e politica, p. 369:
Proprio queste differenze diventeranno contemporaneamente le parole, il lessico di questa lingua che la sessualità si metterà a parlare, e le prove della dimostrazione che il suo discorso ha il dovere di darsi.

93. Galimberti, Il corpo, p. 389:
[…] la sessualità alle condizioni di produzione dei rapporti sociali, costringendola a tenere un discorso che non proviene da essa, e va più lontano, perché legittima, oltre essa, l’ordine sociale a cui deve sottomettersi.
93. Godelier, Sessualità e politica, p. 370:
[…] la sessualità è incaricata […] di riprodurre un ordine sociale, […] a tenere con i propri mezzi un discorso che non proviene da essa e va più lonta¬no, poiché legittima, oltre essa, l’ordine sociale a cui si deve sottomettere.

94. Galimberti, Il corpo, p. 389:
In questo senso diciamo che non è la sessualità a produrre i suoi fantasmi nella società, ma è la società a produrre fantasmi nella sessualità, a marchiare il corpo, e a costringerlo a recitare le iscrizioni del potere incise sulle sfortune del desiderio.
94. Godelier, Sessualità e politica, pp. 370-371:
Non è dunque la sessualità a produrre fantasmi sulla società, ma la società a produrre fantasmi nella sessualità. […] è la società […] costretta a tenere sul corpo e per mezzo del corpo un discorso […] che nascono dalle sfortune del desiderio.


Conclusioni


Chi infine legge: “a recitare le iscrizioni del potere incise sulle sfortune del desiderio”, toccato e scosso da una chiusa così risonante e suggestiva, magari esclamerà: Perbacco!, Galimberti è sì un filosofo, ma la sua mente abissale è tuttavia alimentata da una fertile e spirante anima poetica.
Ma da quanto si è su documentato, è chiaro però che le cose non stanno così, e che l’anima di Galimberti non è affatto quella di un poeta, ma bensì di un impostore.
Difatti, il cap. 30. Il corpo e la demarcazione sessuale, de Il corpo di Umberto Galimberti, è fabbricato per oltre l’80% a plagi, il resto è fatto di qualche citazione e manipolazione della materia presa nei libri degli stessi autori qui depredati.
In quanto ai plagi a Maurice Godelier, si precisa che le argomentazioni dell’antropologo francese si riferiscono ai Baruya della Nuova Guinea, cioè a un gruppo etnico particolare, mentre Galimberti non solo ne tratta in modo generico, togliendo ogni riferimento ai Baruya, ma nella bibliografia de Il corpo non c’è alcuna traccia di Godelier, pertanto chi legge è indotto a credere che cosiffatte argomentazioni siano di Galimberti, mentre questi le ha invece copiate all’antropologo francese.

Sul sito dell’editore Feltrinelli, la pagina che pubblicizza le “opere” del cosiddetto “grande filosofo”, informa che Umberto Galimberti “è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale” presso “l’università Ca’ Foscari di Venezia”, incarico che ricoprì fino al 1983, passando poi a fare il “professore associato di Filosofia della Storia” ecc.
E anche il sito ufficiale di Umberto Galimberti informa che “è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale all’università Ca’ Foscari di Venezia”.
Dunque, il Galimberti insegnò per sette anni “Antropologia Culturale” nell’università Ca’ Foscari; e a fronte di ciò, sorge ovvia la domanda: sulla base di quali titoli e pubblicazioni scientifiche Galimberti fu chiamato nel 1976 a fare il “professore incaricato di Antropologia Culturale”?
Qualcuno magari sarà stimolato a ingegnarsi per trovare una risposta, e noi gli lasciamo volentieri l’arduo compito di scoprirlo.

E ancora, nelle pagine sia del sito Feltrinelli che in quello ufficiale di Galimberti, s’informa i lettori che questi ha “compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia”, quindi il Galimberti ha “compiuto studi” pure “di antropologia culturale”, e dove?, in qualche biblioteca?
Di sicuro ora è appurato che Galimberti ha studiato sì saggi e libri di antropologi culturali, tra cui Godelier, ma l’ha fatto però all’unico scopo di plagiarli, per vampirizzarli, così da succhiar in essi soltanto quella linfa adatta a fabbricare le sue imposture.
E non è il solo Maurice Godelier tra gli antropologi francesi a essere stato plagiato da Galimberti, ma anche Clastres et al.; e il lato grottesco, nonché tragicomico di questa storia di rapine, sta nel fatto che Il corpo è stato tradotto in francese col titolo: “Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998”, così i pensieri e le idee della sfilza di autori francesi plagiati da Galimberti sono ritornati, oltre 20 anni dopo, di nuovo in Francia, ma però in forme storpiate e stravolte, in breve: in forma di imposture.
Si rileva inoltre che nella bibliografia de Il corpo non c’è alcuna traccia neppure di Armando Verdiglione e di Luce Irigaray.
Infine, va rimarcato che nel cap. 30. Il corpo e la demarcazione sessuale, de Il corpo, non c’è nulla che possa attribuirsi al cosiddetto “antropologo” Galimberti, perché idee e pensieri in esso contenuti sono frutto di plagio.

Vincenzo Altieri

Letto 155 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Agosto 2017 14:23

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