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Mercoledì, 30 Agosto 2017 11:11

Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 25 In evidenza

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Umberto Galimberti Il corpo delle frodi - Il corpo cap. 25

Plagi di Galimberti a: P. Schilder, G. Pankow, J. Lacan

In Ritorno ad Atene, “studi in onore” del filosofo impostore Galimberti, spicca, tra gli altri, pure l’entusiasta elogio di Carlo Feltrinelli, editore del ladrone, difatti: “Umberto Galimberti ha pubblicato i suoi primi libri con Feltrinelli alla fine degli anni Settanta […]. Psichiatria e fenomenologia, che uscì nel 1979, e Il corpo, che fu pubblicato nel 1983. Di quest’ultimo mi dicono (ero troppo giovane allora) che, all’epoca, serie ragioni editoriali suggerirono di ridurre l’enorme manoscritto che Galimberti aveva portato in casa editrice. Cosa che egli fece […]. Oggi il libro si può finalmente leggere in edizione integrale, nella serie delle opere complete dell’autore, ma già allora si rivelò un testo fondamentale, una gigantesca ricognizione sul tema del corpo, capace di rileggere l’intera storia della filosofia dal lato del suo rimosso.”[1] 
Dunque, l’edizione del 1983 de Il corpo fu ridotta, però, ancorché snellita, per Carlo Feltrinelli comunque “già allora si rivelò un testo fondamentale”; ma pure tale notizia gli è stata riferita, perché allora era “troppo giovane” per poter stimare da sé il testo galimbertese. Poi, cresciuto in età e sapienza, ha “finalmente letto Il corpo in edizione integrale”, e ha potuto così opinare con cognizione di causa che esso è “un’opera ancora oggi vitale”.[2] 
Beh, sì, “Il corpo testo fondamentale” lo è, ma è fondamentale però per lo studio della frode filosofica, perché Il corpo è fabbricato a plagi, parafrasi e manipolazioni cervellotiche, in breve è “ancora oggi una vitale” truffa.
Difatti, sono decine gli autori rapinati da Galimberti, che ha saccheggiato idee e pensieri dai loro libri per fabbricare Il corpo, che è un’indubbia frode, macchinando così a danno degli studenti di Ca’ Foscari, che per oltre un quarto di secolo hanno dovuto comprarsi il libro dell’impostore e studiare la sua filosofia copia e incolla, rabberciata e fasulla, ingannando e truffando altresì lettrici e lettori.
Perciò, se a oggi c’è un “rimosso”, lo è di sicuro il corpo del frodatore Umberto Galimberti, che invece di essere chiamato a rispondere delle sue ruberie, è piuttosto spacciato ancora per “il giusto filosofo, umile e onesto”.[3]

Vincenzo Altieri

Il corpo cap. 25

Plagi di Galimberti a P. Schilder, G. Pankow, J. Lacan

I plagi e le manipolazioni di Galimberti a:
- Immagine di sé e schema corporeo di Paul Schilder, Franco Angeli Editore, Milano 1973;
- L’uomo e la sua psicosi di Gisele Pankow, Feltrinelli Editore, Milano 1977;
- Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io, in Scritti I di Jacques Lacan, Giulio Einaudi editore, Torino 1974;

sono stati usati da Galimberti per fabbricare:

Il par. 5., Il corpo e la sua immagine, del Capitolo terzo, Psicanalisi del corpo: la presenza, de Il corpo, prima edizione in “Biblioteca di Psichiatria e Psicologia clinica”, febbraio 1983, Feltrinelli Editore Milano.
Per la dimostrazione dei plagi e manipolazioni, ci si servirà dell’“Undicesima edizione (aggiornata) dell’«Universale Economica» – SAGGI ottobre 2002” de Il corpo di Umberto Galimberti, in cui il par. 5. è diventato il cap. 25. Il corpo e la sua immagine.

1. Galimberti, Il corpo, p. 319:
Rodenbach, il poeta belga che prima di morire di una malattia mentale descrisse la via che dallo specchio conduce alla follia, così si espresse quando più non era in grado di mettere in relazione ciò che percepiva nello specchio con la realtà del suo corpo:

Ah! maledetti specchi! Vivono di riflessi. Stanno in agguato dei passanti. Ci muoviamo senza fare attenzione. Ed ecco d'un colpo ci intravvediamo, il colorito malsano, smagriti, le labbra e gli occhi come fiori malati. Sono proprio loro che ci prendono il nostro bel colorito, forse. Noi siamo pallidi perché glielo abbiamo ceduto. La salute che avevamo si perde in loro come un bel maquillage nell’acqua. (n. 2)

1. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 16-17:
Il poeta belga Rodenbach, che soffri e morì di una malattia mentale […] la via che dallo specchio conduce alla follia. […] non è più in grado di mettere in relazione ciò che percepisce nello specchio con la realtà del suo corpo. […] Rodenbach dice:

Ah! maledetti specchi! Vivono di riflessi. Stanno in agguato dei passanti. Ci muoviamo senza fare attenzione. Ed ecco d’un colpo c’intravvediamo, il colorito malsano, smagriti, le labbra e gli occhi come fiori malati. Sono proprio loro che ci prendono il nostro bel colorito, forse. Noi siamo pallidi perché glielo abbiamo ceduto […]. La salute che avevamo si perde in loro come un bel maquillage nell'acqua... (p. 29).

a) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si segnala il solito imbroglio di Galimberti, che con la nota 2 rinvia a:
- “G. Rodenbach, L’ami des miroirs, in Le Rouet des brumes, Paris 1901 (tr. it. Il regno del silenzio, Scheiwiller, Milano 1942)”,
ma è chiaro che Galimberti non ha mai letto il libro di Rodenbach, perché ha plagiato tutto a Gisele Pankow.

2. Galimberti, Il corpo, p. 319:
Incapace di comporre il corpo che sentiva con l’immagine speculare che vedeva, in quella presenza duale che s’era ormai costituita tra lui e la sua immagine, Rodenbach un giorno scrisse: “Deve essere bello stare nello specchio. Prima o poi bisogna che ci entri”. E così una mattina fu trovato insanguinato, il cranio spaccato, rantolante tra i cocci dello specchio che tragicamente continuavano a riflettere la sua immagine moltiplicata e non raggiunta.
2. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 17-18:
Riconoscere la propria immagine è un atto di libertà che suppone l’accettazione della propria corporeità non più come solo sentita o in quanto essere-per-sé, ma come vista ed essere-per-altri […]. Rodenbach scrive: “deve essere bello stare nello specchio. Prima o poi bisogna che vi entri” (p. 34). Così fu trovato una mattina insanguinato, il cranio spaccato, rantolante, davanti al camino della sua stanza (p. 35).
b) plagio e manipolazione alla galimbertese.

3. Galimberti, Il corpo, p. 320:
Lo specchio, infatti, mi sorprende dall’esterno e mi spaventa quando, raggiungendomi impreparato, mi cede quel suo segreto che è la mia corporeità colta dal di fuori.
3. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, p. 16:
[…] l’incontro con lo specchio non determina nostalgia o gioia, bensì spavento. [...] sempre in Rodenbach, perché tale immagine diviene per il soggetto un abisso che si apre. Il segreto dello specchio sta nel confronto dell’uomo con la propria corporeità colta dal di fuori.
c) plagio e manipolazione alla galimbertese.

4. Galimberti, Il corpo, p. 320:
L’immagine corporea non si identifica coi limiti anatomici del nostro organismo, perché non è una replica fedele della morfologia quale è descritta dall’anatomia, ma è un’immagine vissuta che mi fa esser là dove arriva, non solo il mio tatto, ma la mia voce, il mio sguardo, la mia presenza, sia pure anche come semplice presentimento.
4. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, Prefazione di Danilo Cargnello, pp. 18-22:
[…] lo schema corporeo sia distante dall’identificarsi coi limiti anatomici del proprio organismo fisico […] non è mai una sorta di fedele replica della morfologia del corpo qual è descritta dagli anatomici […] sono là fin dove non solo arriva il mio tatto ma anche fin dove arriva la mia voce, fin dove penetra il mio sguardo. […] (sia pure anche come semplice pre-sentimento).
d) plagio e manipolazione alla galimbertese.

5. Galimberti, Il corpo, p. 321:
Come non è la riproduzione della nostra struttura anatomica, così l’immagine corporea non coincide nep¬pure con ciò che a livello di coscienza sappiamo del nostro corpo.
5. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 38:
[…] qual è la relazione esistente tra substrato anatomico, modello po¬sturale e conoscenza del nostro corpo? Potrebbe darsi che nella nostra immagine corporea vi sia qualcosa di più di quello che sappiamo sul nostro corpo a livello di coscienza.
e) plagio e manipolazione alla galimbertese.

6. Galimberti, Il corpo, p. 321:
L’individuo a cui è stata amputata la gamba sa di non poterne più disporre, eppure, l’arto fantasma, cioè l’immagine animata della gamba, quest’espressione dello schema corporeo è a tal punto presente, persino a livello di sensazione, che l’individuo può dimenticare la propria menomazione e cadere.
6. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 37:
Quando una gamba è stata amputata, appare un arto fantasma: l’individuo continua a sentire il proprio arto ed ha la nettissima sensazione che esso sia ancora lì; può persino dimenticarsi della propria menomazione e cadere. L’arto fantasma, cioè l’im¬magine animata della gamba, è l’espressione dello schema cor¬poreo.

7. Galimberti, Il corpo, p. 321:
[…] il bambino, ad un’età in cui per un breve periodo è superato dall’intelligenza strumentale dello scimpanzé, a differenza di quest’ultimo già riconosce nello specchio la propria immagine e ad essa reagisce con una serie di gesti che gli consentono di mettere in relazione i movimenti tratti dall’immagine e l’ambiente riflesso […].
7. Lacan, Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io, in Scritti I, p. 87:
[…] il piccolo d'uomo, ad un’età in cui per un breve periodo […] è superato nell'intelligenza strumentale dallo scimpanzé, già riconosce però nello specchio la propria immagine […] nel bambino rimbalza subito in una serie di gesti in cui egli mette alla prova ludicamente la relazione fra i movimenti tratti dall’immagine e l’ambiente riflesso […].

8. Galimberti, Il corpo, p. 322:
Fondamentali per la costruzione dell’immagine corporea sono quelle parti del corpo che, per la loro moti¬lità, ne consentono l’esplorazione […]. A questo proposito non è un caso che il pensiero primitivo, come ci ricorda Lévy-Bruhl, riferisca la successione numerica alla successione digitale, (n. 5) e che il bambino incominci a contare percorrendo le proprie dita che, in un certo senso, sono i primi oggetti su cui agisce.
8. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 71:
Vedremo più avanti che le dita e le mani collaborano alla esplorazione del corpo per la costruzione dell’immagine corporea. […] pensiero primitivo citano il fatto che il contare, i numeri ed in generale tutto il nostro sistema di numerazione sono in stretta relazione con parti del corpo […]. Le dita […] esse sono in certo modo tra i primi oggetti su cui noi agiamo.
f) plagio e manipolazione alla galimbertese.

9. Galimberti, Il corpo, p. 322:
È il caso dell’aprassico che, pur essendo in grado di elaborare il piano generale dell’azione, non è capace di compierla, quasi a dimostrazione che la conoscenza intellettuale, disgiunta dalla percezione diffusa dell’immagine corporea, è insufficiente per agire.
9. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, pp. 79-81:
Ci troviamo di fronte ad un’aprassia quando il paziente è in grado di elaborare il piano generale ma non di trasformarlo in azione […]. Resta ancora da precisare se questa immagine sarà esplicita. Come è provato dalla patologia, una conoscenza intellettuale è certamente insufficiente […].

10. Galimberti, Il corpo, p. 322:
[…] ogni desiderio realizzato o rimosso cambiano l’immagine che abbiamo del corpo, la sua gravità, il suo peso.
10. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 239:
[…] in ogni azione ed in ogni desiderio avvertiamo un cambiamento della nostra immagine corporea. […] cambiano la sostanza del corpo, la sua gravità e la sua massa.

11. Galimberti, Il corpo, p. 323:
A questo proposito risulta decisiva quella separazione tra corpo e mondo che si realizza quando, superata la fase narcisistica, dove il corpo è a un tempo soggetto e oggetto di desiderio, il corpo viene proiettato in un mondo e il mondo trattenuto contro il corpo.
11. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 159:
È vero, piuttosto, che a un livello così primitivo non potremo ancora tracciare una netta linea di demarcazione fra mondo e corpo […].
In altre parole, dal punto di vista del pensiero adulto, il corpo sarà proiettato nel mondo, ed il mondo sarà trattenuto contro il corpo […]. La libido narcisistica verrà attribuita alle diverse parti dell’immagine corporea […].
g) plagio e manipolazione alla galimbertese.

12. Galimberti, Il corpo, pp. 323-324:
[…] le tappe della crescita che la dinamica dell’immagine corporea rispecchia fedelmente, e sulle cui modificazioni influiscono indifferentemente eventi fisiologici come la malattia di un organo, psicologici come la soddisfazione di un rapporto, e sociologici come l’interesse che le persone intorno a noi provano per il nostro corpo.
12. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 162:
[…] rapporto reciproco […] problema psicologico […] organo ammalato […]. Ma va da sé che la nostra attività è insufficiente a costruire l’immagine corporea. Che altre persone ci tocchino, che gli altri provino interesse per le diverse parti del nostro corpo, sarà di enorme importanza per lo sviluppo del modello posturale del corpo.
h) plagio e manipolazione alla galimbertese.

13. Galimberti, Il corpo, p. 324:
L’organo dolente, ad esempio, diventa un centro di rinnovata sperimentazione corporea perché assume, a livello di presenza, il ruolo che nell’età infantile è tenuto da una zona erogena.
13. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 162:
L’organo dolente diventa un centro di rinnovata sperimentazione corporea ed assume il ruolo che di solito è tenuto dalle zone erogene.

14. Galimberti, Il corpo, p. 324:
Ogniqualvolta una singola parte acquista un rilievo preminente nell’immagine corporea, la simmetria e l’equilibrio interni dell’intera immagine vengono sconvolti fino a produrre delle fratture del modello postulare analoghe alle fratture prodotte da un rapporto erotico […].
14. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 162:
Ogniqualvolta una singola parte acquista un rilievo preminente nell’immagine corporea, la simmetria e l’equilibrio interni dell’immagine corporea saranno sconvolti. […] fratture nel modello posturale del corpo. […] il modello corporeo subisce un cambiamento immediato nella struttura libidica.

15. Galimberti, Il corpo, p. 324:
Da ciò si deduce che l’immagine del corpo non è un fenomeno statico, ma qualcosa che si costruisce, si struttura e si destruttura struttura nel continuo rapporto col mondo.
Non si tratta ovviamente del mondo oggettivo, ma del mondo come è vissuto, quindi dell’esperienza del mondo, che non si realizza solo a livello percettivo, ma anche e soprattutto a livello emotivo […].
15. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 211:
L’immagine del corpo da un punto di vista fisiologico non è un fenomeno statico. La si acquista, la si costruisce, ed essa trae la sua struttura da un continuo contatto col mondo. […] I processi di costruzione dell’immagine corporea non avvengono soltanto nel campo della percezione, ma hanno anche i loro paralleli nella costruzione del campo libidico ed emotivo.
i) plagio e manipolazione alla galimbertese.

16. Galimberti, Il corpo, p. 324:
Vedendo questi oggetti o semplicemente immaginandoli, il nostro atteggiamento corporeo muta a seconda che si prepari ad agire nei loro confronti […].
16. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 214:
[…] quando vediamo o immaginiamo qualcosa, noi cambiamo il nostro atteggiamento, imitando l’oggetto o preparandoci ad agire nei suoi confronti.

17. Galimberti, Il corpo, p. 324:
Certo non possiamo decidere di annientare la frequenza del nostro polso, ma possiamo immaginarci una situazione paurosa e produrre un cambiamento nella frequenza.
17. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 222:
Non possiamo decidere di aumentare la frequenza del nostro polso, ma possiamo immaginarci in una situazione paurosa e provocare un cambiamento nella frequenza del polso.
l) plagio evidente, va tuttavia segnalata la ridicola impostura di Galimberti, ideata per dissimulare il furto, perché laddove Schilder ha scritto:
- “Non possiamo decidere di aumentare la frequenza”,
il ladrone l’ha trasmutata in
- “non possiamo decidere di annientare la frequenza”,
stravolgendo così l’argomentazione dello Schilder.

18. Galimberti, Il corpo, p. 324:
La stessa rappresentazione è decisiva per i battiti cardiaci e per la dilatazione della pupilla, così come la rappresentazione di un cibo disgustoso basta per produrre salivazione, nausea, vomito e probabilmente anche un mutamento nella composizione del succo gastrico.
18. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 222:
La rappresentazione di una esperienza paurosa è la rappresentazione-chiave per il cuore ed anche per la dilatazione della pupilla. La rappresentazione di cibo disgustante è la rappresentazione-chiave per certi tipi di salivazione, nausea, e vomito, e probabilmente anche per un cambiamento nel succo gastrico.

19. Galimberti, Il corpo, p. 324:
Tutto ciò sembra confermare la nostra tesi secondo cui noi raggiungiamo il corpo fin nei suoi organi più interni attraverso la rappresentazione del mondo esterno […].
19. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 215:
Ma nella maggioranza dei casi non abbiamo un’immagine corporea riguardante la parte interiore del nostro corpo. Perciò raggiungiamo il corpo solo attraverso le rappresentazioni del mondo esterno.
m) plagio e manipolazione alla galimbertese. È qui doveroso indicare la frode di Galimberti, che, laddove ha scritto:
- “Tutto ciò sembra confermare la nostra tesi”,
dà a credere agli ignari lettrici/ori e studenti di Ca’ Foscari che quanto ha in precedenza esposto l’avrebbe ideato il suo abissale cervellone, mentre è provato che l’ha piuttosto copiato a Schilder.

20. Galimberti, Il corpo, p. 325:
Espressioni quali: “di fronte a lui mi sento un pigmeo”, “quando lo vedo mi si allarga il cuore”, “in mezzo a questa folla ondeggiante mi sento affogare” ed altre consimili dicono, in espressione metaforica, quanto la correlazione sociale sia decisiva per la formazione dell’immagine corporea. Qui la metafora non è un mezzo espressivo per approssimazione, ma è l’espressione diretta di quell’esperienza immediata che nel linguaggio conserva la specifica modalità con cui la nostra corporeità acquista rilevanza.
20. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, Prefazione di Danilo Cargnello, p. 22:
Frasi del genere: «di fronte a lui sono un pigmeo», «quando ti vedo mi si allarga il cuore», «in mezzo a questa folla ondeggiante mi sento affogare» e cento altre consimili, […] sono indubbiamente metaforiche. […] non […] considerare la metafora alla stregua di un mezzo espressivo per approssimazione, […]. No: la metafora sa annunciare con immediata e puntualissima evidenza esperienze che spessissimo si riferiscono alla nostra corporeità, conservandole intatte nella loro specifica modalità.
n) plagio e manipolazione alla galimbertese.

21. Galimberti, Il corpo, p. 325:
Decisivi a questo proposito sono i rapporti con gli altri, il cui interesse positivo o negativo per alcuni aspetti del nostro corpo porta a una modificazione della nostra immagine che accentua o rimuove ciò che sente accettato o respinto.
21. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 281:
La nostra immagine corporea è sempre accompagnata dalle immagini corporee degli altri […]. Vi è un continuo interscambio tra parti della nostra immagine corporea e quella degli altri. Abbiamo proiezione ed appropriazione di personalità. Ma in aggiunta l’intera immagine corporea degli altri può essere assorbita (identificazione) o la nostra propria immagine corporea può essere espulsa completamente.
o) plagio e manipolazione alla galimbertese.

22. Galimberti, Il corpo, p. 325:
Se è vero infatti che non può costituirsi un Io senza un Tu, così non possiamo costruire la nostra immagine corporea senza l’immagine corporea altrui.
22. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 347:
L’Io o il ‘tu’ non sono possibili senza gli altri. La nostra immagine corporea non è possibile senza 1’immagine corporea altrui […].

23. Galimberti, Il corpo, p. 326:
Questo interscambio di immagini è determinato da fattori di vicinanza o lontananza spaziale ed emozionale.
23. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 346:
I rapporti con le immagini corporee altrui sono determinati dal fattore di vicinanza e di lontananza e dal fattore di vicinanza e di lontananza emotiva.

24. Galimberti, Il corpo, p. 326:
[...] accentuare certi aspetti del modello postulare del proprio corpo, non secondo una Gestalt fissa, ma secondo una Gestaltung, una costruzione che si modifica a seconda delle modificazioni che subisce la nostra vita di relazione.
24. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, pp. 281-282:
messo in evidenza che il modello posturale del corpo non è statico ma cambia continuamente a seconda delle circostanze della vita. […] la relazione sociale delle immagini corporee non è una «Gestalt» fissa. […] una «Gestaltung», una costruzione creativa nella immagine sociale.
p) plagio e manipolazione alla galimbertese.

25. Galimberti, Il corpo, p. 326:
Nudità e pudore, ad esempio, sono connessi all’importanza sociale delle immagini corporee; rossore e timidezza dipendono dall’inadeguatezza sociale della nostra immagine, mentre i motivi sessuali, prima di essere eccitazione libidiche, sono modelli carichi di significato sociale.
25. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 345:
Nudità e pudore sono connessi all’importanza sociale delle immagini corporee. Rossore e timidezza diventano difficoltà particolari nei rapporti con gli altri esseri. Le eccitazioni sessuali modificano il modello posturale del corpo non soltanto in sé, ma anche nel suo significato sociale.
q) plagio e manipolazione alla galimbertese.

26. Galimberti, Il corpo, p. 326:
Se dovessimo prescindere dalla sociologia delle immagini corporee ci risulterebbe arduo definire la bellezza che ogni cultura esprime in termini così eterogenei. Basta infatti lasciare i confini della propria razza per non disporre più di criteri di bellezza, essendo questo ideale e la sua misura il frutto della continua socia¬lizzazione delle immagini corporee.
26. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, pp. 309-310:
Uno studio spregiudicato delle idee di bellezza del corpo umano in diverse società offre al riguardo considerevoli difficoltà. Quando lasciamo i confini della nostra razza culturale, è molto difficile conservare i criteri di bellezza. […] vi è una continua socializzazione delle immagini corporee.

27. Galimberti, Il corpo, p. 326:
Se poi pensiamo che alla bellezza è strettamente connessa la sessualità […]. Il carattere infido che la circonda […].
27. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 310:
L’ideale di bellezza e la sua misura sarà sempre l’espressione della situazione libidica della società […]. Il carattere infido della bellezza si fonda su ciò.

28. Galimberti, Il corpo, p. 326:
In ogni trasformazione, dai fori che i primitivi praticavano nelle labbra, nelle orecchie, nel naso, nei genitali, agli abiti, agli ornamenti e ai gioielli, l’uomo, unico tra gli animali, non ha mai smesso di giocare col proprio corpo nel tentativo continuo di superarne i limiti e la conseguente rigidità dell’immagine.
28. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 244:
Uno dei motivi della trasformazione e dell’abbigliamento […] fare buchi, ci si può forare le labbra, le orecchie, il naso e i genitali […] come accade tra i popoli primitivi […] dagli abiti, dagli ornamenti e dai gioielli […]. È un gioco continuo col corpo e con l’immagine corporea. […] è il desiderio di vincere la rigidità dell’immagine corporea.
r) plagio e manipolazione alla galimbertese.

29. Galimberti, Il corpo, p. 326:
In ogni trasformazione il vecchio schema rimane sullo sfondo e su di esso ne viene costruito uno nuovo, in grado di conferire maggior libertà rispetto alla massa pesante […].
29. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, pp. 245-246:
Il vecchio schema rimane nello sfondo e su di esso ne viene costruito uno nuovo. […] che dona una maggiore libertà per quanto riguarda la massa pesante […].

30. Galimberti, Il corpo, pp. 326-327:
Così il corpo si contrae quando si adira, diven¬ta più rigido, e i suoi contorni nei confronti del mondo più marcati e più netti; allo stesso modo si espande e si rilassa quando la situazione è riposante, mentre i contorni della sua immagine diventano più indistinti e indifferenziati.
30. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 248:
Il corpo si contrae quando si odia, diviene più rigido e i suoi contorni nei confronti del mondo sono marcati più nettamente […]. Espandiamo il nostro corpo quando ci sentiamo cordiali ed innamorati. […] i contorni della nostra immagine corporea perdono i loro caratteri distinti.
s) plagio e manipolazione alla galimbertese

31. Galimberti, Il corpo, p. 327:
Espandendo e contraendo il modello posturale del corpo, togliendo e aggiungendo parti, ricostruendone o annullandone i dettagli, creandone di nuovi con la gestualità e con l’abbigliamento, il corpo si consegna ad una successione di forme o Gestalten che nulla hanno a che fare con la psicologia classica della Gestalt in cui non c’è spazio per la spontaneità guidata dall’esperienza e per gli atteggiamenti nei confronti del mondo.
31. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 249:
Espandiamo e contraiamo il modello posturale del corpo, togliamo e vi aggiungiamo parti, lo ricostruiamo, annulliamo dettagli, ne creiamo di nuovi […] aggiungiamo abiti […] successione di forme, di Gestalten. […] siamo ben lontani dalla psicologia classica della Gestalt, in cui non c’è spazio per la spontaneità guidata dall’esperienza e per gli atteggiamenti nei confronti del mondo.

32. Galimberti, Il corpo, p. 327:
Nelle fasi di costruzione e distruzione si rivelano due principali tendenze umane: una, volta a cristallizzare unità, ad assicurare punti di riposo, a raggiungere stati definitivi, assenza di mutamenti, l’altra a ottenere un flusso continuo, un cambiamento ininterrotto. Queste opposte tendenze in cui si articola la dinamica dell’immagine corporea sono forse, a livello di vissuto, le remote matrici dell’idea di tempo e di eternità.
32. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 249:
Nelle fasi di costruzione e distruzione emergono due principali tendenze umane. Una è la tendenza a cristallizzare unità, ad assicurarsi punti di riposo, a raggiungere stati definitivi, l’assenza di cambiamenti. L’altra è la tendenza ad ottenere un flusso continuo, un continuo cambiamento. Queste differenze si riflettono sulle idee di eternità e di transitorietà.
t) plagio e manipolazione alla galimbertese.

33. Galimberti, Il corpo, p. 327:
[…] una tendenza che porta a distruggere tale immagine, personificando le singole parti e proiettandole fuori di sé come fantasmi. È l’esperienza della dissociazione […].
33. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 190-191:
Con la parola dissociazione, definisco dunque una distruzione dell’immagine del corpo tale che le sue parti perdono il loro legame con il tutto per riapparire nel mondo esterno.

34. Galimberti, Il corpo, p. 327:
[…] quell’esperienza ludica infantile quando le dita della mano, la bocca, le orecchie, gli occhi, il naso potevano essere personificati dai racconti della madre […].
34. Schilder, Immagine di sé e schema corporeo, p. 226:
Le unghie delle dita […] bocca […] naso […]. Le singole parti del corpo sono personificate. I bambini e le nutrici personificano le dita.

35. Galimberti, Il corpo, p. 327:
G. Pankow riconobbe la differenza fondamentale tra nevrosi e psicosi nel fatto che:

Le strutture fondamentali dell'ordine simbolico, che appaiono nel linguaggio e che contengono l'esperienza primaria del corpo, sono semplicemente deformate nella nevrosi mentre sono distrutte nella psicosi. (n. 8)

35. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, p. 7:
Da quindici anni ho proposto la seguente formula: “La differenza fondamentale fra la nevrosi e la psicosi consiste nel fatto che strutture fondamentali dell’ordine simbolico, che appaiono nel linguaggio e che contengono l’esperienza primaria del corpo, sono distrutte nella psicosi, mentre sono semplicemente deformate nella nevrosi” (1960).

36. Galimberti, Il corpo, p. 327:
Mentre il nevrotico parla al massimo di “corpo a pezzi”, perché la sua esperienza solitamente non oltrepassa la soglia della lacerazione delle parti che continuano a mantenere il loro significato di parti di una totalità, lo psicotico, nella radicalità della sua dissociazione, giunge a quella vera e propria distruzione dell’immagine corporea per cui non gli è più possibile riconoscere la relazione formale tra le parti e la totalità e quella contenutistica relativa al senso delle singole parti e al significato che ciascuna di esse possiede nel legame dinamico col tutto.
36. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 8-190-191:
Nel nevrotico, si parla di corpo a pezzi, perché il nevrotico può vivere simbolicamente il proprio corpo come lacerato. Ma nella nevrosi la unità del corpo non è mai distrutta, mentre lo è nella psicosi […] psicotico […] distruzione della immagine del corpo […]. Il fenomeno della dissociazione può manifestarsi in due modi che corrispondono l’uno alla funzione formale dell’immagine del corpo e l’altro alla funzione di contenuto. […] legame dinamico fra le parti e la totalità.
u) plagio e manipolazione alla galimbertese.

37. Galimberti, Il corpo, p. 328:
La psicotica che sogna un uomo affamato che aveva tagliato la propria gamba e l’aveva messa in frigorifero per non morire di fame (n. 9) lascia intendere molto bene quanto la dissociazione abbia distrutto in lei l’immagine del corpo. Il vuoto interiore, simbolizzato dalla fame, può essere infatti colmato dalla gamba che, separata dal corpo vivente e messa in frigorifero, assume un significato diverso, non più organo di deambulazione, ma cibo.
37. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 7-8:
La malata Véronique sogna, ad esempio (III, 3), di un uomo affamato che si era tagliato la propria gamba e l’aveva messa in frigorifero per non morire di fame. Il vuoto interiore, simbolizzato dalla fame, può essere dunque colmato dalla “gamba.” Messa in frigorifero e separata per sempre dal corpo vivente, la gamba non fa più parte del corpo ed ha assunto un significato diverso.
v) plagio e manipolazione alla galimbertese. Con la nota 9, il ladrone rinvia a “G. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, cit., pp. 98-125.”, rinvio che è però usato come una foglia di fico, perché è evidente che di Galimberti non c’è niente.

38. Galimberti, Il corpo, p. 328:
Siamo alla distruzione dell’immagine corporea con conseguente proiezione nel mondo esterno di una sua parte che acquista un’esistenza autonoma che la riferisce al corpo in una catena associativa profondamente mutata.
38. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, Prefazione di Jean Laplace, p. 9:
Ma per Pankow […]: “[…] distruzione dell’immagine del corpo in modo tale che le sue parti perdono il loro legame con il tutto per riapparire nel mondo esterno. […] non ci sono catene associative che permettono di ritrovare il legame fra i fram¬menti di questi mondi distrutti.”
z) plagio e manipolazione alla galimbertese.

39. Galimberti, Il corpo, pp. 328-329:
Per questa assenza di distinzione tra il corpo e il mondo, con sovrapposizione delle due realtà e conseguente estinzione di ogni possibile dialettica, i concetti abitualmente usati dalla psicoanalisi quali i meccanismi di difesa, la rimozione, la proiezione, mi paiono decisamente insufficienti a render conto di uno sconvolgimento che, come frequentemente è rilevabile nelle schizofrenie, non riguarda la relazione tra le immagini (paterne, materne, infantili), ma la struttura stessa dell’immagine corporea, dove è abolito ogni legame fra le parti o fra una parte e il tutto.
39. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, Prefazione di Jean Laplace, pp. 9-10:
Questa assenza di legame fra il dentro ed il fuori caratterizza la schizofrenia; […] perdita, diremmo, di ogni dialettica, […] i concetti abitualmente usati dalla psicanalisi: meccanismi di difesa, rimozione, perfino proiezione, sono insufficienti a rendere conto di uno sconvolgimento […] distruzioni in senso quasi letterale di una parte dell’immagine, o, in ogni caso, abolizione di ogni legame fra le differenti parti o fra tale parte ed il tutto […].
aa) plagio e manipolazione alla galimbertese. È doveroso segnalare che pure qui il ladrone imbroglia, perché, laddove Jean Laplace ha scritto:
- “sono insuffi¬cienti a rendere conto di uno sconvolgimento”,
Galimberti l’ha trasmutato in
- “mi paiono decisamente insufficienti a render conto di uno sconvolgimento”,
ed è evidente che con “mi paiono” Galimberti inganna lettrici/ori e studenti di Ca’ Foscari, perché li induce a credere che quanto argomentato in precedenza sarebbe uscito dal suo fertile cervellone, ma quanto combinato dal ladrone è però una deliberata impostura, perché Galimberti ha copiato Jean Laplace.

40. Galimberti, Il corpo, p. 329:
Ma per questo è necessario condurre il paziente al riconoscimento dei limiti del proprio corpo, perché, solo vivendolo come limitato, potrà, al di là del limite, incontrare un mondo come non-io, e nel mondo l’altro come non identico a sé.
40. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 22-196:
Per preparare il malato al contatto con l’altro, noi cerchiamo di condurlo al riconoscimento dei limiti del suo corpo. […] non dissociato, cioè, se il paziente può dire: “questo corpo che mi è esterno non è il mio corpo,” allora diventa possibile riconoscere un non-io, […]. L’altro corpo è così to¬talmente diverso che non esiste più nulla di comune con il corpo del paziente […].
bb) plagio e manipolazione alla galimbertese.

40. Galimberti, Il corpo, p. 329:
Se infatti, a livello nevrotico, psicoanalizzare significa rimettere in moto una dinamica immobilizzata procedendo attraverso catene associative rimosse ma esistenti, a livello psicotico si tratta di fissare in un legame strutturale l’assoluto eterogeneo, e se è il caso, come vuole l’espressione della Pankow, “innestare” (n. 11) ciò che probabilmente non è mai arrivato all’esistenza.
40. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, Prefazione di Jean Laplace, p. 10:
Psicanalizzare […] non è dunque rimettere in movimento una dinamica immobilizzata dal sistema, […] progredendo lungo catene associative rimosse ma sempre esistenti, […] fondamentale eterogeneità, il legame strutturale [….] è invece un tentativo di “innestare” ciò che sembra non essere mai arrivato all’esistenza.
cc) plagio e manipolazione alla galimbertese.

41. Galimberti, Il corpo, pp. 329-330:
Siccome poi il corpo non è un’idea, ma una realtà tangibile, meglio della parola che evoca, può servire da mediatore il disegno, la modellatura, dove la materia, col suo pieno e il suo vuoto, consente di “scoprire le lacune dell’immagine del corpo […]”.
41. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, Prefazione di Jean Laplace, p. 10:
[…] tentativo di ritrovare la unicità del corpo, […] la psicoterapeuta fa uso dei più diversi mediatori, disegno, modellatura o parole, ma sempre con l’intento di creare ciò che chiama un «fantasma,» cioè, se ben capiamo, una immagine dinamica del corpo o di una sua parte, che permette di «scoprire la faglia nell’immagine del corpo e di ripararla.”
dd) plagio e manipolazione alla galimbertese.

42. Galimberti, Il corpo, p. 330:
[…] lo psicotico non può entrare nella sua storia e quindi nemmeno intraprendere una psicoanalisi, nella misura in cui questa, almeno nella sua accezione classica, implica un’apertura alla dimensione storica dell’esistenza.
42. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, Prefazione di Jean Laplace, p. 11:
“[…] il malato può entrare nella sua storia e può allora, eventualmente, intraprendere una psicanalisi secondo il metodo classico, che implica una apertura alla dimensione storica dell’esistenza.”

43. Galimberti, Il corpo, p. 330:
Qui, più che le cure che non ha ricevuto da piccolo, è necessario offrire allo psicotico sensazioni corporee capaci di limitare il suo mondo magico, fino a condurlo a un riconoscimento dei propri limiti per cui, ad esempio, possa accorgersi che la mano che lo tocca non è lui, ma qualcosa d’altro che dall’esterno sopraggiunge ad informarlo che il suo corpo non è la camera che lo circonda, la strada che percorre, il mondo.
43. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 22-23:
[…] non si tratta […] di offrire cure che lo schizofrenico non ha ricevuto da piccolo, ma si tratta di offrire al malato sensazioni corporee tattili di altra natura, capaci di limitarlo nel suo mondo magico fino a condurlo ad un riconoscimento dei limiti del suo corpo. Si potrebbe proporre la formula seguente: la mano che lo tocca non è lui, ma gli permette di cogliere la sua esistenza in un corpo limitato, un corpo che non è la camera che lo circonda, ma una cosa diversa.

44. Galimberti, Il corpo, p. 330:
Ogni limite corporeo acquisito è terra ferma conquistata alla dissociazione psicotica, perché quando una parte del corpo può essere riconosciuta come elemento di una unità organizzata, il malato può riconoscere delle strutture spaziali […].
44. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, p. 23:
[…] ogni particella di corpo avvertita è terra ferma che si conquista al processo della psicosi […]. Quando, dopo un lungo e difficile lavoro, una parte del corpo può essere riconosciuta (n. 13) come elemento di un corpo organizzato, il malato, può riconoscere delle strutture spaziali.

45. Galimberti, Il corpo, p. 330:
Quando l’immagine corporea ritrova i propri limiti, allora il corpo diventa abitabile e l’esperienza spaziale riguadagnata avvia alla riconquista dell’esperienza temporale.
45. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 192-188:
[…] ricostruire l’immagine del corpo. […] riconoscimento dei limiti […] il corpo diventa “abitabile” e l’esperienza spaziale porta all’espe¬rienza temporale.

46. Galimberti, Il corpo, p. 330:
Quando l’immagine corporea ritrova i propri limiti, allora il corpo diventa abitabile e l’esperienza spaziale riguadagnata avvia alla riconquista dell’esperienza temporale.
46. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 192-188:
[…] ricostruire l’immagine del corpo. […] riconoscimento dei limiti […] il corpo diventa “abitabile” e l’esperienza spaziale porta all’esperienza temporale.

47. Galimberti, Il corpo, pp. 330-331:
Infatti quando il malato non confonde più le parti del suo corpo, può riferirsi all’una senza che l’altra ne prenda il posto. La possibilità di ingannare è finita perché, designando una parte, l’altra si trova automaticamente esclusa. Questo processo di esclusione dice che la simultaneità non è più possibile, perché là dove una parte “non è” l’altra diventa possibile parlare “prima” dell’una e “poi” dell’altra. In questo modo lo psicotico riguadagna quell’esperienza della temporalità […].
47. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, p. 196:
Ciò significa che quando si riferisce a questa parte del corpo, l’altra parte non può prendere il suo posto. La possibilità di ingannare è finita. Quando, qualche tempo dopo, si parla dell’altra parte del corpo, questa non può più essere confusa con la prima. Designando con precisione una parte del corpo, l’altra parte si trova esclusa. Questo processo di esclusione […] la simultaneità non è più possibile. Vediamo così […] che la formula “non questa parte” diventa la formula “prima questa parte,” poi “dopo l’altra parte,” e così comincia l’esperienza della temporalità.
ee) plagio e manipolazione alla galimbertese.

48. Galimberti, Il corpo, p. 331:
[…] gli consente di rientrare nel tempo della propria storia […] lo schizofrenico si identifica quando abbandona il proprio corpo.
48. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 188-49:
[…] così l’uomo può entrare nella propria storia […] questo malato abbandona il proprio corpo.

49. Galimberti, Il corpo, p. 331:
È un’esperienza, questa, drammaticamente annotata da Cayrol dopo il suo soggiorno in un campo di concentramento tedesco. “Il prigioniero non era mai là dove lo picchiavano, là dove lo facevano mangiare, là dove lavorava... perché in quei momenti era come strappato dal suo corpo e incarnato nel vecchio melo del suo giar¬dino.” (n. 40)
49. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 47-48:
Ma testimone di questo fenomeno di abbandono del corpo, nel soggetto sano, sono le annotazioni di Cayrol dopo il suo soggiorno in un campo di concentramento in Germania (n. 27):

Il prigioniero non era mai là dove lo picchiavano, là dove lo facevano mangiare, là dove lavorava (p. 23).
Così in questo clima straordinariamente trasfigurato, disincarnato [...] il corpo era negato... (p. 22).
[…] appariva improvvisamente il vecchio melo del suo giardino […] (pp. 22-23).

ff) plagio e manipolazione alla galimbertese. Si fa notare che Galimberti, con la nota 40, rinvia a:
- “J CAYROL, Lazare parmi nous, Seuil, Paris 1950, p. 23.”,
dato bibliografico che ha Galimberti ha copiato a Pankow, come pure le altre argomentazioni riferite a Cayrol.

50. Galimberti, Il corpo, p. 331:
Questa dissociazione, che consente al prigioniero di non abitare il suo corpo percosso e di salvarsi in un altro mondo, non è solo un’evasione dallo spazio e dal tempo; “per un deportato”, dice a un certo punto Cayrol, “non c’è un tempo a venire, perché in un campo di concentramento anche il tempo è deportato”.
50. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, p. 48:
L’uomo può dunque rinnegare il corpo che è percosso, e salvarsi in un altro mondo; […]. Non si tratta quindi di una evasione in un tempo a venire. Nel campo di concentramento non c’è avvenire, non c’è più tempo che viene. Cayrol parla, in un punto, di tempo deportato.
gg) plagio e manipolazione alla galimbertese.

51. Galimberti, Il corpo, p. 331:
Per il prigioniero si tratta di evadere in un altro modo d’essere, nel modo d’essere del vecchio melo del suo giardino che, nell’allucinazione, gli appare con tale forza da costringerlo ad uscire dal proprio corpo, lasciandolo disabitato alle percosse degli aguzzini.
51. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, p. 48:
No, si tratta di una evasione in un altro modo di essere. II vecchio melo del giardino appare improvvisamente agli occhi del prigioniero e il mondo del melo si impone con tale forza che esiste lui solo, e non più il corpo che viene colpito. Il prigioniero può dunque trovarsi fuori del suo corpo.
hh) plagio e manipolazione alla galimbertese.

52. Galimberti, Il corpo, p. 331:
Questa possibilità di aprirsi ad un altro modo d’essere che salva il prigioniero è la stessa che consegna lo psicotico al suo smarrimento. Con la perdita del proprio corpo, infatti, non si salva la ragione, perché senza corpo l’uomo perde la sua identità, non sa più chi è e chi non è […].
53. Pankow, L’uomo e la sua psicosi, pp. 48-49:
Senza questa possibilità di aprirsi a un altro modo di essere […]. Un malato schizofrenico […] abbandona il proprio corpo […]. Ma perché l’uomo che perde il proprio corpo deve perdere nello stesso tempo la ragione? Perché l’uomo senza corpo non sa più chi è e chi non è: perde la sua identità.
ii) plagio e manipolazione alla galimbertese.

Conclusioni

Da quanto su dimostrato, risulta indubbio che Galimberti, usando il suo tenace pensiero-mastice, ha costruito Il corpo e la sua immagine, de Il corpo, incollando ciò che ha copiato e parafrasato dai libri di Schilder e Pankow.
È tuttavia doveroso qui segnalare che con gli stessi plagi a Schilder e Pankow, Galimberti aveva già fabbricato in precedenza Il corpo e la sua immagine, cap. 3., Parte terza, Fenomenologia dell’alienazione, di Psichiatria e fenomenologia, prima edizione 1979, e si ricorda che quando Galimberti concepì questa frode già montava in cattedra come “professore associato” nell’Ateneo veneziano di Ca’ Foscari, dunque gli studenti hanno dovuto fare esami usando questi libri taroccati, quali sono Psichiatria e fenomenologia e Il corpo.

Vincenzo Altieri

Letto 171 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Agosto 2017 11:32

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