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Sabato, 04 Giugno 2016 15:09

Umberto Galimberti Feticismo del mercato Filosofarti 2016 In evidenza

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Umberto Galimberti

Feticismo del mercato

Filosofarti 2016

La presentatrice, che affiancò Galimberti sul palco, presumo sia l’ideatrice del progetto, sig.ra Cristina Boracchi, esordì dicendo:
“Buonasera, benvenuti a tutti voi, grazie per la vostra presenza numerosa, e sempre accogliente. Per noi è un motivo non solo di orgoglio, ma anche di sostegno alle iniziative, che, come sapete, Filosofarti è giunta alla dodicesima edizione. Vede impegnati un folto pubblico di volontari in un’azione che è di promozione culturale del territorio. Siamo qua con Umberto Galimberti, che ringrazio, perché da qualche anno ci segue, noi vorremmo continuarlo ad averlo nel nostro calendario del festival, perché ci fa piacere seguire proprio con lui una serie di riflessioni che ci permettono anche di scoprire la sua lettura del mondo, la sua lettura filosofica della realtà […].”[1]

Galimberti, tra le altre cose, disse: “[…] Roland Barthes ha scritto un bellissimo libro su questo argomento, Il sistema della moda, diceva che a ispirarlo è stata una scritta su una tomba, in un cimitero, dove sulla tomba c’era scritto: io ero quello che sei, domani tu sarai quello che sono, bom!, questa è la moda.”[2]

A tale spocchiosa battuta, ecco i risolini del pubblico, persone che probabilmente non sanno che Umberto Galimberti, che ammannì loro la solita broda titolata Feticismo del mercato: un intruglio di cose che va ripetendo da anni in modo storpiato, e copiate in precedenza dai testi altrui per fabbricare i suoi libri-frode, é un ladrone e impostore, e che i libri di questo filosofo di nome, a partire da Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente (1975), sono tutti frutto di plagi e imposture.

 

E uno dei saccheggiati è anche Roland Barthes, citato da Galimberti, e che suscitò i risolini del numeroso pubblico di Filosofarti.

Ora, le si chiede: è possibile che neppure lei, gentile sig.ra Cristina Boracchi, sappia delle accuse di plagio mosse a Galimberti?, eppure se n’è parlato sulla stampa nazionale …
E ancora: siccome il tema di Filosofarti 2016 è “equità e giustizia”, a noi non sembrano affatto eque e giuste le sue parole al pubblico, laddove disse:
“Siamo qua con Umberto Galimberti, che ringrazio, perché da qualche anno ci segue, noi vorremmo continuare ad averlo nel nostro calendario del festival, perché ci fa piacere seguire proprio con lui una serie di riflessioni che ci permettono anche di scoprire la sua lettura del mondo, la sua lettura filosofica della realtà”,
perché Galimberti è un ladrone e impostore, e “la sua lettura del mondo, la sua lettura filosofica della realtà”, che spaccia nei sui libri-frode, è fatta di idee e pensieri copiati alla lettera dai libri altrui, nonché di parafrasi e storpiature di cose plagiate per dissimulare i furti, come si è ampiamente documentato nei nostri studi …
Dunque, invitare a “seguire le riflessioni” di Galimberti è iniquo e ingiusto, pertanto, gentile sig.ra Cristina Boracchi, se lei forse non sa chi è in realtà Galimberti, sarà bene che si informi, così da evitare che a sedere in cattedra a Filosofarti sia ancora un impostore e ladrone, altrimenti seguiterà piuttosto a far torto al numeroso pubblico che segue la manifestazione da lei ideata, e altresì a ridicolizzare “un’azione che è di promozione culturale del territorio”.

La cultura inautentica infetta le menti e ammorba le sfere spirituali.
E ovviamente lede la sua immagine, gentile sig.ra Cristina Boracchi, qualora facesse finta di niente, chiamando ancora in cattedra l’impostore Galimberti a Filosofarti.

Vincenzo Altieri

I plagi e le manipolazioni di Galimberti a:

- Il sistema della moda di Roland Barthes, Einaudi Torino 1970;
- Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, Einaudi Torino 1979;
- Miti d’oggi di Roland Barthes, Einaudi Torino 1974 e 1994;
- Il gesto e la parola di Andrè Leroi-Gourhan, vol. I: Tecnica e linguaggio, vol. II: La memoria e i ritmi, Einaudi Torino 1977;
- Il potere della moda di René König, Liguori Napoli 1976, 1992;
- L’io minimo di Christopher Lasch, Feltrinelli Milano 1985, 2010;
- Lo scambio simbolico e la morte di Jean Baudrillard, Feltrinelli Milano 1979, 2002;
- Per una critica della economia politica del segno di Jean Baudrillard, Gabriele Mazzotta Editore Milano 1974;
- Il capitale e il suo doppio di Marc Guillaume, Feltrinelli Milano 1978;
- L’uomo è antiquato di Günter Anders, I. Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale, II. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, Edizione Il Saggiatore Milano 1963, Edizione Bollati Boringhieri Torino 2003, 2007;

sono stati usati da Galimberti per fabbricare:

- Le vesti del corpo e il sistema della moda, par. 9, cap. II, de Il corpo di U. Galimberti, Feltrinelli Milano 1983;
- Il gioco delle vesti e il sistema della moda, par. 7, VI. Il corpo, de Il gioco delle opinioni di U. Galimberti, Feltrinelli Milano 1989, 2004 [il par. in oggetto era già stato pubblicato da Galimberti in forma di articolo sul “Supplemento Domenicale de «Il Sole-24 Ore»” tra il novembre 1986 e l’ottobre 1988];
- Le vesti del corpo e il sistema della moda, par. 16, parte seconda, de Il corpo di U. Galimberti. «Prima edizione nell’“Universale Economica” giugno 1987. Undicesima edizione (aggiornata) nell’“Universale Economica” – SAGGI ottobre 2002. Ventesima edizione dicembre 2010»;
- Consumismo e Sessomania, capp. 8 e 11 de I vizi capitali e i nuovi vizi di U. Galimberti, Feltrinelli Milano aprile 2003 [i due capp. in discorso erano però già usciti su la Repubblica in formato articolone];
- Amore e seduzione, cap. 9. de Le cose dell’amore U. Galimberti, Feltrinelli Milano ottobre 2004 [pure questo cap. era già uscito su la Repubblica in formato articolone];
- Nel gioco dell’apparire e sparire nasce l’acuto desiderio dell’altro, “Repubblica — 27 luglio 2004 pagina 35 sezione: CULTURA”.
- Quando l’abito diventa simbolo di U. Galimberti, “La Repubblica 20 agosto 2005 pagina 41 sezione: CULTURA”;
- Il mito della moda, cap. 6. de I miti del nostro tempo di U. Galimberti, Feltrinelli Milano novembre 2009;
- e altro ancora…

Per la documentazione dei plagi contenuti ne Il corpo di Galimberti, si userà l’“edizione aggiornata del 2002”, il cui aggiornamento non è altro che un ingrassamento dell’edizione del 1983 con nuovi plagi, nonché modifiche all’ordine e alla sostanza dei testi, apportate qua è là per dar parvenza di nuovo alla vecchia materia trafugata, tuttavia, laddove la tipologia di plagi e manipolazioni lo richieda, useremo il libro del 1983, specificando perciò di volta in volta la data.

 

Plagi di Galimberti a Roland Barthes


1. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 203:
Ogni variazione delle vesti del corpo rinvia infatti a una variazione del mondo, quando “l’accessorio fa primavera” o “un mantello è indicato per la mezza stagione”, […] quando “certe scarpe sono ideali per camminare” […] “la gonna pieghettata” entra in un rapporto di equivalenza con “l’età delle signore mature”, […] facendo variare l’indumento, il corpo che lo indossa fa variare il mondo.
1. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 198:
Ogni variazione delle vesti del corpo rinvia infatti a una variazione del mondo. Quando l’accessorio “fa primavera,” il mantello è indicato per la mezza stagione, […] quando certe scarpe sono “ideali” per camminare, […] la gonna pieghettata entra in rapporto di equivalenza con l’età delle signore mature, […] facendo variare l’indumento, il corpo che lo indossa fa variare il mondo.
1. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 96:
“Facendo variare l’indumento,” scrive Barthes, “si fa variare il mondo e viceversa” (3) per cui, quando “l’accessorio la primavera” o “un mantello è indicato per la mezza stagione”, […] “la gonna pieghettata” entra in un rapporto di equivalenza con “l’età delle signore mature” […] facendo variare l’indumento, il corpo che lo indossa fa variare il mondo.
1. Barthes, Il sistema della moda, pp. 23-24-56-220:
[…] una variazione dell’indumento si accompagna fatalmente a una variazione del mondo […] l’accessorio fa la primavera […] un mantello di tela per la mezza stagione […] Queste scarpe sono ideali per camminare […] non vi è, sembra, nessun « motivo » per cui la gonna pieghettata entri in un rapporto di equivalenza con l’età delle signore mature (gonna pieghettata per le signore mature) […]. Nel primo caso, facendo variare l’indumento, si faceva variare il mondo […].

2. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 203:
[…] sono l’espressione di quell’originario rapporto del corpo al mondo che ha nel segno vestimentario qualcosa di analogo a una cosmogonia. Le vesti, infatti, significano il mondo, la sua storia, la sua geografia, la sua natura, la sua arte.
2. Galimberti, Il gioco delle opinioni, pp. 198-199:
[…] sono l’espressione di quell’originario rapporto del corpo al mondo che ha nel segno vestimentario qualcosa di analogo a una cosmogonia.
Le vesti, infatti, significano il mondo, la sua storia, la sua geografia, la sua natura, la sua arte.
2. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 97:
[…] sono l’espressione di quell’originario rapporto del corpo con il mondo che ha nel segno vestimentario qualcosa di analogo a una cosmogonia. Le vesti, infatti, significano il mondo, la sua storia, la sua geografia, la sua natura, la sua arte.
2. Barthes, Il sistema della moda, pp. 248-242:
Questa costruzione retorica di un mondo, che potremmo paragonare a una vera e propria cosmogonia […] mettere un vestito […] il riferimento culturale […] è una cultura «mondana» […]: Storia, Geografia, Arte, Storia naturale […].
a) è il solito scippo di frasette da contesti diversi che poi il Galimberti ha impastato insieme con una delle sue “rielaborazioni”, ma la farina è tutta di Barthes.

3. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 205:
E’ l’omaggio che un sistema dell’essere, sempre più in estinzione, porge a un sistema del fare, che si espande man mano che si passa da uno stadio di natura a uno di cultura, e che il corpo interpreta rovesciando il suo significato nelle vesti che lo ricoprono e lo espongono. Esattamente come prevedeva Marx quando osservava che:

Se tutti gli uomini e le loro condizioni appaiono in tutta l'ideologia rovesciati come in una camera oscura, questo fenomeno dipende dal loro vitale processo storico, proprio come il rovesciamento degli oggetti sulla retina discende dal loro processo direttamente fisico."

3. Galimberti, Il gioco delle opinioni, pp. 199-200:
E’ l’omaggio che un sistema “dell’essere” sempre più in estinzione porge a un sistema “del fare,” che si espande man mano che si passa da uno stadio di “natura,” a uno di “cultura,” e il corpo rovescia il suo significato nelle vesti che lo ricoprono e lo offrono.
3. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 98:
Tutto questo, scrive Barthes, “è l’omaggio che un sistema dell’essere, sempre più in estinzione, porge a un sistema del fare”, che si espande man mano che si passa da uno stadio di natura a uno di cultura, e che il corpo interpreta affidando il suo significato alle vesti che lo ricoprono e lo espongono.

3. Barthes, Il sistema della moda, p. 269:
[…] la funzione, affermata sul piano retorico, è insomma il diritto di ripresa del mondo sulla Moda, l’omaggio che un sistema dell’essere porge a un sistema del fare. […] il fastidio s’inverte in comodità; forse questa inversione è dello stesso ordine di quella che colpisce il reale e la sua rappresentazione nella società borghese, se adottiamo l’immagine di Marx; […].

(5) «Se gli uomini e le loro condizioni appaiono in tutta l'ideologia rovesciati come in una camera oscura, questo fenomeno discende dal loro vitale processo storico proprio come il rovesciamento degli oggetti sulla retina discende dal loro processo direttamente fisico» (K. MARX, Ideologia tedesca, I).

b) da vorace e perfetto parassita qual è, ne Il corpo il Galimberti ha inserito nella sua cervellotica “rielaborazione” pure la nota di Barthes relativa a Marx, la quale però è espunta dal ciarlosofo nel riporto a I miti del nostro tempo, dove appaiono pure delle virgolette a Barthes prima assenti.
Si fa notare che I miti del nostro tempo sono stati fabbricati nel 2009, ossia dopo la pubblica denuncia nel 2008 dei plagi a Sissa et al., pertanto il Galimberti è ricorso al giochino di mettere qualche foglia di fico in più per dissimulare le sue ruberie e imposture.

4. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 206:
L’unità del significante: “un vestito per tutte le occasioni” rimanda a una universalità di significati che al giovane si offrono come ancora possibili. L’adozione dell’unico indumento, che ordinariamente si conosce solo nelle società più diseredate dove, per la grande povertà, non si dispone che di un unico vestito, quando è indossato dal giovane, passa da indizio della miseria assoluta a segno dell’assoluto dominio di tutti gli usi.
4. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 200:
Il giovane si veste per esprimere la sua libertà da ogni ordine istituzionalizzato. L’adozione di un unico indumento, che ordinariamente si conosce solo nelle società più diseredate, dove l’uomo non ha che un unico vestito, da parte del giovane non è più indizio della miseria assoluta, ma dell’assoluto dominio di tutti gli usi.
4. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 99:
L’unità del significante “un vestito per tutte le occasioni” rimanda a una universalità di significati che al giovane si offrono come ancora possibili. L’adozione dell’unico indumento, che ordinariamente si conosce solo nelle società più diseredate in cui, per la grande povertà, non si dispone che di un unico vestito, quando è indossato dal giovane passa da indizio della miseria assoluta a segno dell’assoluto dominio di tutti gli usi.
4. Barthes, Il sistema della moda, p. 209:
[…] tutti i sensi possibili dell’indumento: un vestito per tutte le occasioni […]. L’unità del significante (questo indumento) rimanda allora a un significato universale: l’indumento significa tutto, in una sola volta. […] vedere manipolato dalla Moda un indumento universale, che ordinariamente si conosce solo nelle società più diseredate, dove l’uomo, per la grande povertà, non ha più di un vestito unico; […] il primo è solo un indizio, quello della miseria assoluta; il secondo è un segno, quello di un dominio sovrano di tutti gli usi; […].
c) qui il Galimberti ha inserito il “giovane” per dissimulare, ma sebbene la foglia di fico, la rapina del ciarlosofo a Barthes è evidente.

5. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 206:
Raccogliendo in un solo indumento tutte le funzioni possibili, il giovane non cancella le differenze, ma, rispetto alla generazione che lo precede, afferma il campo della sua infinita libertà, e con un sistema vestimentario semplice rappresenta un mondo ricco di tempi, di luoghi, di circostanze e di caratteri […].
5. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 200:
Raccogliendo in un solo indumento tut¬te le funzioni possibili, il giovane non cancella le differenze, ma, rispetto alla generazione che lo precede, afferma il cam¬po della sua infinita libertà.
5. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 99:
Raccogliendo in un solo indumento tutte le funzioni possibili, il giovane non cancella le differenze, ma, rispetto alla generazione che l’ha preceduto, afferma il campo della sua infinita libertà, e con un sistema vestimentario semplice rappresenta un mondo ricco di tempi, di luoghi, di circostanze e di caratteri […].
5. Barthes, Il sistema della moda, pp. 210-212:
[…] per la Moda, raccogliere sotto un solo indumento la totalità delle sue funzioni possibili, non è affatto cancellare delle differenze ma, al contrario, affermare […] il campo di una libertà infinita; […] sistema semplice […] vestimentario […] un mondo ricco, pieno di tempi, di luoghi, di circostanze e di caratteri […].

6. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 206:
Fra le barriere infrante dall’indumento giovanile la più significativa è senz’altro quella che divide il maschile dal femminile. L’abbigliamento femminile può assorbire quasi tutto quello maschile, mentre quello maschile respinge certi tratti di quello femminile, perché sulla femminilizzazione dell’uomo c’è un divieto sociale.
6. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 200:
Fra le barriere infrante dall’indumento giovanile la pùú significativa è senz’altro quella che divide il maschile dal femminile. L’abbigliamento femminile può assorbire quasi tutto quello maschile, mentre quello maschile respinge certi tratti di quello femminile, perché sulla femminilizzazione dell’uomo c’è ancora un divieto sociale.
6. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Fra le barriere infrante dall’indumento giovanile la più significativa è senz’altro quella che divide il maschile dal femminile. L’abbigliamento femminile, infatti, può assorbire quasi tutto quello maschile, mentre quello maschile respinge certi tratti di quello femminile, perché sulla femminilizzazione dell’uomo c’è ancora una resistenza sociale.
6. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 99:
Fra le barriere infrante dall’indumento giovanile la più significativa è senz’altro quella che divide il maschile dal femminile. “L’abbigliamento femminile,” osserva Roland Barthes, “può assorbire quasi tutto quello maschile, mentre quello maschile respinge certi tratti di quello femminile, perché sulla femminilizzazione dell’uomo c’è ancora un divieto sociale.”(9)
6. Barthes, Il sistema della moda, p. 259:
[…] il sesso e il corpo. La Moda conosce bene l’opposizione del femminile e del maschile […]: l’abbigliamento femminile può assorbire quasi tutto quello maschile, che si contenta di «respingere» certi tratti di quello femminile […] sulla femminilizzazione dell’uomo c’è un divieto sociale […].
d) pure qui il Galimberti ha inserito “giovanile” per dissimulare, si fa altresì notare che ne I miti del nostro tempo, fabbricati nel 2009, ossia dopo la pubblica denuncia nel 2008 dei plagi a Sissa et al., il passo di Barthes è virgolettato con il rinvio in nota al francese.

7. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, pp. 206-207:
Il tabù dell’altro sesso non ha invece la stessa forza sul giovane che, a livello di abbigliamento, tende all’androgino. Questo perché il giovane può cancellare il sesso a vantaggio dell’età, offrendo così alla retorica della moda quelle espressioni: “ancora giovane, sempre giovane” che servono a conferire all’età, più che al sesso, i valori di prestigio e seduzione.
7. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 200:
Il tabú dell’altro sesso non ha invece la stessa forza sul giovane che, a livello di abbigliamento, tende all’androgino. Il giovane può cancellare il sesso a vantaggio dell’età, offrendo cosí alla retorica della moda la possibilità di conferire all’età, piú che al sesso, i valori di prestigio e di seduzione.
7. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Il tabù dell’altro sesso non ha invece la stessa forza sul giovane che, a livello di abbigliamento, tende all’androgino. E questo perché il giovane può cancellare il sesso a favore dell’età, offrendo così alla retorica della moda quelle espressioni: «Ancora giovane, sempre giovane» che servono a conferire all’età, più che al sesso, i valori di prestigio e seduzione.
7. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 99:
Il tabù dell’altro sesso non ha invece la stessa forza sul giovane che, a livello di abbigliamento, tende all’androgino. Questo perché “il giovane può cancellare il sesso a vantaggio dell’età, offrendo così alla retorica della moda quelle espressioni: ‘ancora giovane’, ‘sempre giovane’ che servono a conferire all’età, più che al sesso, i valori di prestigio e seduzione”. (10)
7. Barthes, Il sistema della moda, pp. 259-260:
[…] il tabú dell’altro sesso non ha la stessa forza nell’uno e nell’altro caso […] il junior si presenta come il grado complesso del femminile / maschile: tende all’androgino; […] cancella il sesso a vantaggio dell’età; […] è l’unità di misura di tutte le valutazioni di età (ancora giovane, sempre giovane) […] è l’età che è importante, non il sesso […] è l’età quindi a ricevere i valori di prestigio e di seduzione.
e) pure qui, ne I miti del nostro tempo, il Galimberti ha virgolettato parte delle frasette rubate a Barthes, rinviando in nota al francese. Nondimeno, il passo virgolettato non corrisponde a quanto scritto da Barthes, perché il ciarlosofo non ha fatto altro che mettere tra virgolette ciò che aveva prima “rielaborato” con la spigolatura fatta nel campo del francese, e sempre per dissimulare.

8. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 207:
La seduzione si esercita lasciando vedere il nascosto, o, come dice Roland Barthes “attraverso l’evidenza del ‘sotto’”. Sembra infatti che i capi di vestiario siano animati da una specie di forza centrifuga attraverso cui l’interno è costantemente sospinto verso l’esterno, mostrandosi, sia pure parzialmente, al collo, ai polsi, davanti al busto, in fondo alla gonna, creando quel misto sospeso di evidente e di nascosto in cui si intreccia il gioco estetico ed erotico, dove la regola è di far vedere il nascosto senza però distruggere il suo carattere segreto.
8. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 201:
La seduzione si esercita lasciando vedere il nascosto o come dice Roland Barthes “attraverso l'evidenza del sotto.” Sembra infatti che i capi di vestiario siano animati da una specie di forza centrifuga attraverso cui l’interno è costantemente sospinto verso l’esterno mostrandosi, sia pure parzialmente, al collo, ai polsi, davanti al busto, in fondo alla gonna, creando quel misto sospeso di evidente e di nascosto in cui si intreccia il gioco estetico ed erotico, dove la regola è di far vedere il nascosto senza però distruggere il suo carattere segreto.
8. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 81:
La seduzione si esercita lasciando vedere il nascosto "? o, come dice Roland Barthes, “attraverso l’evidenza del ‘sotto’”. Sembra, infatti, che i capi di vestiario siano animati da una specie di forza centrifuga, attraverso cui l’interno è costantemente sospinto verso l’esterno, mostrandosi, sia pure parzialmente, al collo, ai polsi, davanti al busto, in fondo alla gonna, creando quel misto sospeso tra evidente e nascosto in cui s’intreccia il gioco estetico ed erotico, dove la regola è di far vedere il nascosto senza distruggere il suo carattere segreto.
8. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Con le vesti si gioca la seduzione lasciando vedere il nascosto o, come dice Roland Barthes, «attraverso l’evidenza del sotto». Sembra infatti che i capi di vestiario siano animati da una specie di forza centrifuga attraverso cui l’interno è costantemente sospinto verso l’esterno, mostrandosi, sia pure parzialmente, al collo, ai polsi, davanti al busto, in fondo alla gonna, creando quel misto sospeso tra evidente e nascosto in cui si intreccia il gioco estetico ed erotico, dove la regola è di far vedere il nascosto senza distruggere il suo carattere segreto.
8. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 100:
La seduzione si esercita lasciando vedere il nascosto, o, come dice Roland Barthes “attraverso l'evidenza del sotto”. Sembra infatti che i capi di vestiario siano animati da una sorta di forza centrifuga grazie alla quale l’interno è costantemente sospinto verso l’esterno, mostrandosi, sia pure parzialmente, al collo, ai polsi, davanti al busto, in fondo alla gonna, creando quel misto sospeso di evidente e di nascosto in cui si intreccia il gioco estetico ed erotico, dove la regola è “di far vedere il nascosto senza però distruggere il suo carattere segreto”.
8. Barthes, Il sistema della moda, p. 156:
E’ la variante di emergenza a render conto di un fatto vestimentario importante, relativamente alla storia e alla psicologia del costume: l’evidenza del «sotto». […] i capi di vestiario siano animati […] da una sorta di forza centrifuga: l’interno è incessantemente spinto verso l’esterno e tende a mostrarsi sia parzialmente, al collo, ai polsi, sul davanti del busto, in fondo alla gonna, […] giacché ciò che vale esteticamente o eroticamente è quel misto sospeso di evidente e di nascosto […] far vedere il nascosto senza però distruggere il suo carattere segreto […].
f) qui Galimberti, scippando le frasette dal loro contesto e facendone una “rielaborazione” arbitraria e cervellotica, ha sfregiato il pensiero di Barthes.

9. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 207:
[…] fondamentale ambivalenza degli indumenti, incaricati di indicare una nudità nel momento stesso in cui la nascondono […].
9. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 201:
[…] fondamentale ambivalenza degli indumenti, incaricati di indicare una nudità nel momento stesso in cui la nascondono, […].
9. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 81:
[…] fondamentale ambivalenza degli indumenti, incaricati di indicare
una nudità nel momento stesso in cui la nascondono.
9. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
[…] fondamentale ambivalenza degli indumenti, incaricati di indicare una nudità nel momento stesso in cui la nascondono.
9. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 100:
[…] fondamentale ambivalenza degli indumenti, incaricati di indicare una nudità nel momento stesso in cui la nascondono […].
9. Barthes, Il sistema della moda, p. 156:
[…] fondamentale ambivalenza dell’indumento, incaricato di indicare una nudità nel momento stesso in cui la nasconde […].

10. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 208:
Il vestito “senza cuciture” simula nell’indumento un corpo entrato senza aver lasciato tracce del suo passaggio. Le varianti di continuità intervengono pesantemente nel gioco della simulazione, dove dividono o non dividono, ricompongono o lasciano disgiunto, creando quella discontinuità dell’indumento dove il corpo si mostra o si schiva, e dove l’indumento, attraverso il gioco delle rotture e delle saldature, si lascia disintegrare qua e là, assentandosi parzialmente, per tornare a giocare con le nudità di un corpo che sempre più si sottrae, per consegnarsi irrimediabilmente al sistema della moda.
10. Galimberti, Il gioco delle opinioni, pp. 201-202:
Il vestito “senza cuciture” simula nell’indumento un corpo entrato senza aver lasciato tracce del suo passaggio. Le varianti di continuità intervengono pesantemente nel gioco della simulazione, dove dividono o non dividono, ricompongono o lasciano disgiunto, creando quella discontinuità dell’indumento dove il corpo si mostra o si schiva, e dove l’indumento, attraverso il gioco delle rotture e delle saldature, si lascia disintegrare qua e là assentandosi parzialmente per tornare a giocare con le nudità di un corpo che sempre piú si sottrae per consegnarsi irrimediabilmente al gioco della seduzione affidato al sistema della moda.
10. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 81:
Il vestito “senza cuciture” simula nell’indumento un corpo entrato senza aver lasciato tracce del suo passaggio. Le varianti di continuità intervengono pesantemente nel gioco della simulazione, dove dividono o non dividono, ricompongono o lasciano disgiunto, creando quella discontinuità dell’indumento dove il corpo si mostra o si schiva, e dove l’indumento, attraverso il gioco delle rotture e delle saldature, si lascia disintegrare qua e là, assentandosi parzialmente, per tornare a giocare con le nudità di un corpo che sempre più si sottrae, per consegnarsi irrimediabilmente al sistema del piacere narcisistico della seduzione.
10. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 101:
Il vestito “senza cuciture”, osserva ad esempio Barthes, (15) simula nell’indumento un corpo entrato senza aver lasciato tracce del suo passaggio. Le varianti di continuità intervengono pesantemente nel gioco della simulazione, dove dividono o non dividono, ricompongono o lasciano disgiunto, creando quella discontinuità dell’indumento dove il corpo si mostra o si schiva, e dove l’indumento, attraverso il gioco delle rotture e delle saldature, si lascia disintegrare qua e là, assentandosi parzialmente, per tornare a giocare con le nudità di un corpo che sempre più si sottrae, per consegnarsi irrimediabilmente al sistema della moda.
10. Barthes, Il sistema della moda, pp. 138-139:
[…] l’indumento rifletta nel suo modo profano il vecchio sogno mistico del «senza cuciture»: poiché avviluppa il corpo, il miracolo non è appunto che il corpo possa entrare senza che l’indumento serbi poi traccia di questo passaggio? E d’altro lato, nella misura in cui l’indumento è erotico, deve lasciarsi disintegrare qua e là, assentarsi parzialmente, giocare con la nudità del corpo: continuità e discontinuità sono così prese a carico da un insieme di tratti istituzionali: la discontinuità dell’indumento non si contenta di essere: si mostra o si schiva. Donde l’esistenza di un gruppo di varianti destinate a far significare le rotture o le saldature dell’indumento: sono le varianti di continuità. Dividere (o non dividere), ricongiungere (o lasciare disgiunto): a queste due funzioni contraddittorie e complementari sono devolute le varianti di divisione e di chiusura.
g) è evidente che pure qui il Galimberti ha “rielaborato” le frasette rubate a Barthes ricombinandole diversamente e deturpando in tal modo il pensiero del francese. Il ciarlosofo ha altresì dato qui saggio anche di quell’altra tecnica con cui suole fabbricare le sue imposture, ossia ha soggiunto al passo de Il corpo uno “scatto di novità” per adattarlo al nuovo tema, difatti, laddove ne Il corpo scrive:
- “per consegnarsi irrimediabilmente al sistema della moda”,
ne Le cose dell’amore, il passo è allungato in:
- “per consegnarsi irrimediabilmente al sistema del piacere narcisistico della seduzione”,
e ciò è dovuto al fatto che ne Le cose dell’amore il tema non è la moda, ma la seduzione, e quindi il ciarlosofo ha dovuto adattare il passo al nuovo contesto.

11. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 208:
La moda è una dea creatrice che può permettersi di parlare di corpi mal fatti perché ha l’onnipotenza di rettificarli, attraverso quella serie di artifici che allungano, assottigliano, gonfiano, ingrossano, diminuiscono, affinano, fino a trasformare il corpo reale nel corpo ideale della cover-girl che non esprime il corpo di nessuno, ma quella forma pura, quella sorta di tautologia dove il corpo non dice di sé, ma dell’indumento che indossa.
11. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
La moda, infatti, è una dea creatrice, che può permettersi di parlare di corpi malfatti perché ha l’onnipotenza di rettificarli attraverso artifici che allungano, assottigliano, gonfiano, ingrossano, affinano, fino a trasformare il corpo reale nel corpo ideale della cover girl, che non esprime il corpo di nessuno, ma una forma pura, una sorta di tautologia, dove il corpo non dice di sé, ma dell’indumento che indossa.
11. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
La moda, infatti, è una dea creatrice che può permettersi di parlare di corpi mal fatti perché ha l’onnipotenza di rettificarli, attraverso quella serie di artifici che allungano, assottigliano, gonfiano, ingrossano, diminuiscono, affinano, fino a trasformare il corpo reale in un corpo ideale della cover-girl che non esprime il corpo di nessuno, ma quella forma pura, dove il corpo non dice di sé, ma dell’indumento che indossa.
11. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 104:
La moda è una dea creatrice che può permettersi di parlare di corpi mal fatti perché ha l’onnipotenza di rettificarli, attraverso quella serie di artifici che allungano, assottigliano, gonfiano, ingrossano, diminuiscono, affinano, fino a trasformare il corpo reale nel corpo ideale della cover-girl che, osserva Barthes, (21) non esprime il corpo di nessuno, ma quella forma pura, quella sorta di tautologia dove il corpo non dice di sé, ma dell’indumento che indossa.
11. Barthes, Il sistema della moda, pp. 262-261:
[…] Moda come a una dea curatrice […] può andar oltre la legge di eufemia e parlare di corpi mal fatti, poiché ha l’onnipotenza di rettificarli […] trasformi il corpo reale e arrivi a fargli significare il corpo ideale di Moda: allungare, gonfiare, assottigliare, ingrossare, diminuire, affinare, con questi artifici […]. Ne consegue che il corpo della cover-girl non è il corpo di nessuno, è una forma pura, […] per una sorta di tautologia rimanda all’indumento in sé; […].
h) si fa qui notare lo “scatto di novità” partorito dall’abissale mente del Galimberti, perché laddove Barthes scrive:
- “Moda come a una dea curatrice”,
il ciarlosofo lo alchimizza e trasforma in:
- “La moda è una dea creatrice”,
come se “dea curatrice” e “dea creatrice” svolgessero la stessa funzione, stravolgendo così il senso delle argomentazioni barthesiane.
Ma come abbiamo in più occasioni rilevato, il ciarlosofo che è stato premiato a giugno 2011 perché “raffinato pensatore” è piuttosto aduso a siffatte grossolane imposture, dopo aver ovviamente razziato e “rielaborato” il pensiero dell’autore preso di mira, nel caso di specie Barthes.

12. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 208:
Questa sta onnipotenza della moda diffonde, in chi la segue, un senso di potenza illimitata e di euforia, perché immerge in uno stato di innocenza in cui tutto è per il meglio e nel migliore dei modi.
12. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
Questa onnipotenza della moda diffonde, in chi la segue, un senso di potenza illimitata e di euforia, perché immerge in uno stato di innocenza in cui tutto è per il meglio e nel migliore dei modi.
12. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Questa onnipotenza della moda diffonde, in chi la segue, un senso di potenza illimitata e di euforia, perché immerge in uno stato di innocenza in cui tutto è per il meglio e nel migliore dei modi.
12. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 104:
Questa onnipotenza della moda diffonde, in chi la segue, un senso di potenza illimitata e di euforia, perché immerge in uno stato di innocenza in cui tutto è per il meglio e nel migliore dei modi.
12. Barthes, Il sistema della moda, pp. 262-263:
[…] senso di potenza; la Moda […] il suo potere di significazione è illimitato […] di euforia […]. La Moda immerge così la Donna di cui parla e a cui parla in uno stato innocente, in cui tutto è per il meglio nel migliore dei mondi […].
i) anche qui il Galimberti è ricorso a un depistante “scatto di novità”, che in effetti non fa che esaltare la natura truffaldina del ciarlosofo, perché laddove Barthes scrive:
- “per il meglio nel migliore dei mondi”,
il ciarlosofo lo alchimizza e trasforma in:
- “per il meglio e nel migliore dei modi.”
A prima vista si potrebbe pensare a un refuso, perché da “mondi” a “modi” è saltata via un’innocente “n”, ma siccome il ciarlosofo riporta la stessa dizione ne Il corpo e negli altri suoi libri-truffa, ciò sta a significare che il Galimberti ha operato la modifica apposta, così per dissimulare.

13. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 209:
Nell’indumento, infatti, il corpo sembra ritrovare quella coppia antichissima che Platone illustra nel Parmenide dove connette la cosa leggera alla memoria, alla voce, al vivo, e quella pesante all’oscuro, all’oblio, al freddo.
13. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 104:
Nell’indumento il corpo sembra ritrovare quella coppia antichissima che Platone illustra là dove connette la cosa leggera alla memoria, alla voce, al vivo, e quella pesante all’oscuro, all’oblio, al freddo.
13. Barthes, Il sistema della moda, p. 127:
L’indumento sembra ritrovare in esso la coppia antichissima del Parmenide, quella della cosa leggera, che è dalla parte della Memoria, della Voce, del Vivo, e della cosa densa, che è dalla parte dell’Oscuro, dell’Oblio e del Freddo; […].

14. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 209:
Come sostituto del corpo, l’indumento partecipa in questo modo alle immagini archetipiche che rinviano al cielo, alla caverna, al seppellimento, al sonno, per cui col suo peso si fa ala o sudario, seduzione o autorità, mobilità o morte, mentre con la sua leggerezza e vaporosità festeggia il matrimonio, la nascita, la vita, la festa, la felicità dell’evento.
14. Galimberti, I miti del nostro tempo, pp. 104-105:
Come sostituto del corpo, l’indumento partecipa in questo modo alle immagini archetipiche che rinviano al cielo, alla caverna, alla sepoltura, al sonno, per cui con il suo peso si fa ala o sudario, seduzione o autorità, mobilità o morte, mentre con la sua leggerezza e vaporosità festeggia il matrimonio, la nascita, la vita, la festa, la felicità dell’evento.
14. Barthes, Il sistema della moda, p. 127:
[…] come sostituto del corpo, l’indumento […] partecipa ai sogni fondamentali dell’uomo, al cielo, alla caverna, alla vita sublime e al seppellimento, al rapimento e al sonno: […] il suo peso […] si fa ala o sudario, seduzione o autorità; gli indumenti da cerimonia (e soprattutto gli indumenti carismatici) sono pesanti: l’autorità è un tema di immobilità, di morte: gli indumenti che festeggiano il matrimonio, la nascita, la vita, sono vaporosi e leggeri.
l) è evidente che qui il miserabile parassita Galimberti non si è limitato a succhiare frasette al corpus di Barthes, ma gliene ha pure deformato il pensiero, non riuscendo tuttavia a cassare le impronte della sua rapina.

15. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 209:
Aderendo al corpo, l’indumento, a seconda dei casi, dà la sensazione della protezione o della prigione, mentre può ingrandire il corpo e renderlo impreciso in ossequio a un’etica della personalità e dell’autorità, così come può seguirlo e segnarlo per renderlo più rispondente a un’etica dell’erotismo.
15. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
Aderendo al corpo dà, a seconda dei casi, la sensazione della protezione o della prigionia; può ingrandire il corpo e renderlo impreciso, in ossequio a un’etica della personalità e dell’autorità, così come può seguirlo e segnarlo, per renderlo più rispondente a un’etica dell’erotismo.
15. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 105:
Aderendo al corpo, l’indumento, a seconda dei casi, dà la sensazione della protezione o della prigione, mentre può ingrandire il corpo e renderlo impreciso in ossequio a un'etica della personalità e dell’autorità, così come può seguirlo e segnarlo per renderlo più rispondente a un’etica dell’erotismo.
15. Barthes, Il sistema della moda, p. 137:
[…] i capi principali del vestire, e quando questi hanno una funzione protettiva […] l’indumento può solo ingrandire il corpo e renderlo impreciso; […] a due etiche vestimentarie: l’importanza del volume suppone un’etica della personalità e dell’autorità; quella dell’accostamento, al contrario, un’etica dell’erotismo.
m) anche qui il Galimberti, con la sua cervellotica “rielaborazione” delle frasette rubate a Barthes, deforma il pensiero del francese.

16. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 209:
Giocando con dei particolari sull’alternativa della destra e della sinistra, l’indumento richiama inconsciamente quella serie di significati sessuali, etnici, rituali e politici che Lévi-Strauss ha riscontrato nel pensiero selvaggio. (36)
16. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
Giocando sull’alternativa della destra e della sinistra, l’indumento richiama inconsciamente i significati sessuali, etnici, rituali e politici che Lévi-Strauss ha riscontrato nel pensiero selvaggio.
16. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 105:
Giocando con dei particolari sull’alternativa della destra e della sinistra, l’indumento richiama inconsciamente quella serie di significati sessuali, etnici, rituali e politici che Claude Lévi-Strauss ha riscontrato nel pensiero selvaggio. (25)
16. Barthes, Il sistema della moda, p. 148:
Sappiamo che, applicata all’indumento, l’alternativa della destra e della sinistra corrisponde a una differenza considerevole di significati, sessuali, etnici, rituali o politici.
n) come al solito, qui, oltre a copiare Barthes, Galimberti ha succhiato dal testo del francese anche il riferimento bibliografico a Lévi-Strauss.

17. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, pp. 209-210:
Questa opposizione produce sensi così forti perché, essendo il corpo sul piano orizzontale perfettamente simmetrico, è assolutamente immotivata la collocazione di un elemento sulla destra o sulla sinistra, per cui, come in ogni fatto non sostenuto da natura, l’arbitrarietà e la mancanza di motivazione rafforzano il segno […].
17. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
Questa opposizione produce sensi così forti perché, essendo il corpo sul piano orizzontale perfettamente simmetrico, è assolutamente immotivata la collocazione di un elemento sulla destra o sulla sinistra. L’arbitrarietà e la mancanza di motivazione rafforzano il segno […].
17. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 105:
Questa opposizione produce sensi così forti perché, essendo il corpo sul piano orizzontale perfettamente simmetrico, è assolutamente immotivata la collocazione di un elemento sulla destra o sulla sinistra, per cui, come in ogni fatto non sostenuto da natura, l’arbitrarietà e la mancanza di motivazione rafforzano il segno […].
17. Barthes, Il sistema della moda, p. 148:
Perché questa opposizione produce sensi così forti? Probabilmente perché essendo il corpo perfettamente simmetrico nel suo piano orizzontale, la collocazione di un elemento sulla destra o sulla sinistra è un atto necessariamente arbitrario, e si sa quanto l’immotivazione rafforzi il segno […].

18. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 210:
Forse l’antica distinzione religiosa tra “destra” e “sinistra” non è stata che un modo di esorcizzare il vuoto naturale di questi due segni, la libertà vertiginosa di senso che essi emanano.
18. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
Forse l’antica .distinzione religiosa di destra e sinistra non è stata che un modo di esorcizzare il vuoto naturale di questi due segni, la libertà vertiginosa di senso che essi emanano.
18. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 105:
Forse per questo, osserva Barthes:

L’antica distinzione, di natura religiosa, tra la destra e la sinistra (il sinistro) non è stata che un modo di esorcizzare il vuoto naturale di questi due segni, la libertà (vertiginosa) di senso che essi emanano?

18. Barthes, Il sistema della moda, p. 148:
[…] forse l’antica distinzione, di natura religiosa, fra la destra e la sinistra (il sinistro) non è stata che un modo di esorcizzare il vuoto naturale di questi due segni, la libertà (vertiginosa) di senso che essi emanano.
o) ne I miti del nostro tempo, il Galimberti ha virgolettato quanto invece ha omesso di fare ne Il corpo e ne Il gioco delle opinioni.

19. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 210:
[…] alla moda basta “un particolare per dare una personalità”, “un piccolo nulla per cambiare tutto”, e così, rincarando la dose sul “niente”, assottigliandolo fino all’“ineffabile”, che per Barthes è “la metafora stessa della vita”, (38) e la moda conferisce al nulla un potere semantico che si irradia a distanza fino a significare tutto, fino a trasformare il fuori-senso in senso, il fuori-moda in moda.
19. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
[…] la moda conferisce al nulla un potere semantico che si irradia a distanza, fino a significare tutto […].
19. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
[…] alla moda basta «un particolare per dare una personalità», «un piccolo nulla per cambiare tutto», e così, rincarando la dose sul «niente», assottigliando fino all’ineffabile, che è la metafora stessa della vita, la moda conferisce al nulla un potere semantico che si irradia a distanza, fino a significare tutto, fino a trasformare il fuori-senso in senso, il fuori-moda in moda.
19. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 106:
[…] alla moda, scrive Barthes, (27) basta “un particolare per dare una personalità”, “un piccolo nulla per cambiare tutto”, e così, rincarando la dose sul “nulla”, assottigliandolo fino all’“ineffabile”, che per Barthes è “la metafora stessa della vita”, la moda conferisce al nulla un potere semantico che si irradia a distanza fino a significare tutto, fino a “trasformare il fuori-senso in senso, il fuorimoda in moda”.
19. Barthes, Il sistema della moda, p. 245:
[…] la metafora esemplare […] un «pizzico» di «nulla », […] senso di Mo¬da: un piccolo nulla che cambia tutto; […] i particolari garanti della vostra personalità, ecc. […] Si può rincarare la dose sul «niente», assottigliarlo fino all’ineffabile (che è la metafora stessa della vita); […] Dando un potere semantico alla parola nulla, […] irradiare […] a distanza […] nulla per significare tutto. […] un «particolare» basta a trasformare il fuori-senso in senso, il fuori-moda in Moda, […].
p) con le frasette scippate a Barthes, il Galimberti ci ha fatto di volta in volta le sue cervellotiche “rielaborazioni”.

20. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 210:
Così la moda coglie l’occasione di offrirsi come democratica perché il particolare “non costa niente”, e al tempo stesso partecipa alla dignità dell’idea, consacrando l’uguaglianza delle borse nel rispetto di una aristocrazia dei gusti.
20. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 202:
[…] al tempo stesso consacra l’uguaglianza delle borse, nel rispetto di un’aristocrazia dei gusti.
20. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Così la moda coglie l’occasione di offrirsi come democratica, perché il particolare «non costa niente», e al tempo stesso partecipa alla dignità dell’idea, consacrando l’uguaglianza delle borse nel rispetto di una aristocrazia dei gusti.
20. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 106:
Così la moda coglie l’occasione di offrirsi come democratica perché il particolare “non costa niente”, e al tempo stesso “partecipa alla dignità dell’idea, consacrando la democrazia delle borse nel rispetto di un’aristocrazia dei gusti”.
20. Barthes, Il sistema della moda, p. 245:
[…] un «particolare» non costa caro; mediante questa tecnica semantica speciale, la Moda esce dal lussuoso e sembra entrare in una pratica dell’indumento accessibile alle piccole borse; […] questo particolare di poco prezzo partecipa alla dignità dell’idea: […] consacra una democrazia delle borse pur rispettando un’aristocrazia dei gusti.

21. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 210:
Giocando poi sulla psicologia dei ruoli, la moda trasforma il lavoro in ozio, la tuta dell’operaio nei jeans dello sfaccendato, risolve problemi di identità “se volete esser questo, vestitevi nel dato modo”.
21. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Giocando poi sulla psicologia dei ruoli, la moda trasforma il lavoro in ozio, la tuta dell’operaio nei jeans dello sfaccendato, risolve problemi di identità: «Se volete esser questo, vestitevi nel dato modo».
21. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 106:
Giocando sulla psico-sociologia dei ruoli, la moda trasforma il lavoro in ozio, la tuta dell’operaio nei jeans dello sfaccendato, e risolve problemi di identità: “se volete esser questo, vestitevi nel dato modo”.
21. Barthes, Il sistema della moda, pp. 250-267:
[…] retorica di Moda riguardano, non il lavoro, bensí il suo contrario, l’ozio; […] la tuta da lavoro (blue-jean) è diventata segno dell’ozio […] una popolazione di essenze psicologiche e di modelli umani […] una identità (se volete essere questo, dovete vestirvi nel dato modo).

22. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 210:
E così, senza la fatica dell’azione, compie il miracolo per cui non è più necessario agire, ma è sufficiente vestirsi per ostentare l’essere dell’azione senza assumerne la realtà. “Vestirsi a festa” significa avere l’occasione di partecipare al mito di una vita senza lavoro che viene dalla notte dei tempi.
22. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
E così senza la fatica di essere, la moda compie il miracolo per cui è sufficiente vestirsi per essere quello che non si è. «Vestirsi a festa» significa avere l’occasione di partecipare al mito di una vita senza lavoro che viene dalla notte dei tempi.
22. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 106:
E così, senza la fatica dell’azione, compie il miracolo per cui non è più necessario agire, ma è sufficiente vestirsi per ostentare l’essere dell’azione senza assumerne la realtà.
“Vestirsi a festa”, osserva Barthes, significa avere l’occasione di partecipare al mito di una vita senza lavoro che viene dalla notte dei tempi.
22. Barthes, Il sistema della moda, pp. 251-252:
Il fare della Moda è in qualche modo abortito […]: vestirsi per agire è, in certo senso, non agire, è ostentare l’essere del fare senza assumerne la realtà. […] Certo ogni stagione ha la sua Moda; quella della primavera è tuttavia la più festiva; […] risveglio della natura; […] l’occasione di partecipare annualmente a un mito che viene dal fondo dei tempi; […].
q) com’è evidente, Galimberti stravolge le argomentazioni di Barthes, che riferisce il
- “mito che viene dal fondo dei tempi” al “risveglio della natura”,
mentre il ciarlosofo lo deforma in
- “mito di una vita senza lavoro che viene dalla notte dei tempi”,
fabbricando così un costrutto cervellotico e privo di senso.

23. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 210:
“Attrezzarsi per il week-end” segnala quei valori di ricchezza di chi non dispone solo di quel giorno triviale e popolare che è la domenica, ma di qualcosa di più, per sfiorare la campagna nei suoi segni più affascinanti come le camminate, i fuochi di legna, le vecchie case, senza trattenersi nell’opacità faticosa della monotonia contadina.
23. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
«Attrezzarsi per il weekend» segnala quei valori di ricchezza di chi non dispone solo di quel giorno triviale e popolare che è la domenica, ma di qualcosa in più, per sfiorare la campagna nei suoi segni più affascinanti come le camminate, i fuochi di legna, le vecchie case, senza trattenersi nell’opacità faticosa della monotonia contadina.
23. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 106:
“Attrezzarsi per il week-end” segnala quei valori di ricchezza di chi non dispone solo di quel giorno triviale e popolare che è la domenica, ma di qualcosa di più, per sfiorare la campagna nei suoi segni più affascinanti come le camminate, i fuochi di legna, le vecchie case, senza trattenersi nell’opacità faticosa della monotonia contadina.
23. Barthes, Il sistema della moda, p. 253:
[…] week-end è un valore molto ricco: […] il week-end è una presa di campagna, […] colta miracolosamente nei suoi segni più chiari (camminate, grandi fuochi di legna, vecchie case), non nella sua opacità insignificante (la noia, le fatiche); temporalmente è una Domenica sublimata dalla sua lunghezza (due o tre giorni); il week-end comporta, beninteso, una connotazione sociale: si contrappone alla Domenica, giorno triviale, popolare, come prova il discredito annesso alla sua versione vestimentaria: il vestirsi a festa.
r) pure qui il Galimberti ha ricombinato le frasette scippate a Barthes.

24. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, pp. 210-211:
I luoghi sfiorati dalla moda, siano essi la città, la campagna, il mare, la montagna sono sempre luoghi assoluti, sono quell’“altrove” di cui si deve afferrare di colpo l’essenza […].
24. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
I luoghi sfiorati dalla moda, siano essi la città, la campagna, il mare, la montagna sono sempre luoghi assoluti, sono quell’“altrove” di cui si deve afferrare di colpo l’essenza […].
24. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 106:
I luoghi sfiorati dalla moda, siano essi la città, la campagna, il mare, la montagna, sono sempre “luoghi assoluti”, scrive Barthes, sono quell’“altrove” di cui si deve afferrare di colpo l’essenza […].
24. Barthes, Il sistema della moda, p. 253:
[…] il viaggio […] della Moda: […] funzione itinerante (città / campagna / mare / mon¬tagna) […]. La geo¬grafia di Moda contrassegna degli «altrove»; un «altrove» utopistico, rappresentato da tutto ciò che è esotico, […] come luoghi assoluti, di cui deve afferrare di colpo l’essenza […].

25. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 211:
A sostegno del sogno la moda mette a disposizione quel fare incessante che allontana alienazione, noia, incertezza, impossibilità economica, come ad esempio “fare dello shopping” che, oltre a non essere impossibile, né, se si vuole, particolarmente costoso, dà la sensazione di un potere illimitato d’acquisto, la promessa d’esser bella, il godimento della città, la gioia di una superattività perfettamente oziosa.
25. Galimberti, I miti del nostro tempo, pp. 106-107:
A sostegno del sogno la moda mette a disposizione quel fare incessante che allontana alienazione, noia, incertezza, impossibilità economica, come ad esempio:

Fare dello shopping che, oltre a non essere né impossibile, né costoso, né stancante, né imbarazzante, né deludente [...], dà la sensazione di un potere illimitato di acquisto, la promessa d’esser bella, il godimento della città e la gioia di una superattività perfettamente oziosa. (R. Barthes, Sistema della moda, p. 254)

25. Barthes, Il sistema della moda, p. 254:
[…] Moda sfugge al tempo […] un piacere sognato […]. Applicata al fare la retorica di Moda […] destinata a sbarazzare l’attività umana delle sue scorie più gravi (alienazione, noia, incertezza, o più fondamentalmente: impossibilità), […]: fare dello shopping non è più né impossibile, né costoso, né stancante, né imbarazzante, né deludente: […] in cui si mescolano il potere illimitato di acquisto, la promessa di essere bella, il godimento della città e la gioia di una superattività perfettamente oziosa.
s) come già sopra segnalato, anche qui il Galimberti, nel riportare il passo da Il corpo a I miti del nostro tempo, ha rimesso in parte le virgolette a quanto plagiato a Barthes.
Si ribadisce che I miti del nostro tempo sono stati fabbricati nel 2009, ossia dopo la pubblica denuncia nel 2008 dei plagi a Sissa et al., pertanto il Galimberti è ricorso al giochino di mettere qualche foglia di fico in più per dissimulare le sue ruberie e imposture.

26. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 211:
In una nota alle Questioni di metodo, Sartre osserva che come la persona produce l’indumento, nel senso che si esprime attraverso di esso, così l’indumento produce magicamente la persona, per cui al limite, trasformando l’indumento, si trasforma il proprio essere. “Giocando” con la blusa, con la cravatta, con la cintura si partecipa a quel tema ludico per eccellenza che gli antichi avevano mitizzato in Giano bifronte.
26. Galimberti, Il gioco delle opinioni, pp. 202-203:
In una nota alle Questioni di metodo, Jean-Paul Sartre osserva che, come la persona produce l’indumento, nel senso che si esprime attraverso di esso, così l’indumento produce magicamente la persona. Trasformando l’indumento, si trasforma il proprio essere. “Giocando” con la blusa, con la cravatta, con la cintura si partecipa a quel tema ludico per eccellenza che gli antichi avevano mitizzato in Giano Bifronte.
26. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 107:
In una nota alle Questioni di metodo, (30) Jean-Paul Sartre osserva che come la persona produce l’indumento, nel senso che si esprime attraverso di esso, così l’indumento produce magicamente la persona, per cui al limite, trasformando l’indumento, si trasforma il proprio essere. “Giocando” con la blusa, con la cravatta, con la cintura si partecipa a quel tema ludico per eccellenza che gli antichi avevano mitizzato in Giano bifronte.
26. Barthes, Il sistema della moda, pp. 258-222:
[…] la persona produce l’indumento, si esprime attraverso di esso; […] l’indumento produce (magicamente) la persona; […] trasformando il proprio indumento si trasforma la propria anima; […]: giocare con la blouse giocando con cravatte e cinture; […]. Un tema ludico per eccellenza è quello di Giano; […].
t) qui Galimberti ripete il giochino che si è già documentato in altri studi precedenti è già pubblicati sul sito, ossia cita Sartre, ma quanto riporta lo ha plagiato a Barthes, compreso il riferimento bibliografico a Sartre.

27. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 211:
Grossi problemi di identità si possono ludicamente risolvere componendo diversamente i tratti vestimentari, in modo da apparire contemporaneamente “dolci e fieri”, “rigidi e teneri”, “severi o disinvolti”. Questi paradossi psicologici hanno un valore nostalgico, testimoniano un sogno di totalità dove non è necessario scegliere, perché si può essere tutto contemporaneamente.
27. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 203:
I problemi d’identità si possono ludicamente risolvere componendo diversamente i tratti vestimentari, in modo da apparire contemporaneamente “dolci e fieri,” “rigidi e teneri,” “severi e disinvolti”: paradossi psicologici che hanno un valore nostalgico, testimoniano un sogno di totalità dove non è necessario scegliere, perché si può essere tutto contemporaneamente.
27. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Grossi problemi di identità si possono ludicamente risolvere componendo diversamente i tratti vestimentari, in modo da apparire contemporaneamente «dolci e fieri», «rigidi e teneri», «severi e disinvolti». Questi paradossi psicologici testimoniano un sogno di totalità, dove non è necessario scegliere, perché si può essere tutto contemporaneamente.
27. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 107:
Grossi problemi di identità si possono ludicamente risolvere componendo diversamente i tratti vestimentari, in mo¬do da apparire contemporaneamente “dolci e fieri”, “rigidi e teneri”, “severi e disinvolti”. Questi paradossi psicologici hano un valore nostalgico, testimoniano un sogno di totalità dove non è necessario scegliere, perché si può essere tutto contemporaneamente.
27. Barthes, Il sistema della moda, pp. 256-257:
[…] il sogno di identità […] una combinazione originale di elementi […] dal numero degli elementi in gioco, e ancor più, se è possibile, dal loro contrasto apparente (dolci e fiere, rigide e tenere, severe e disinvolte): questi paradossi psicologici hanno un valore nostalgico: testimoniano di un sogno di totalità secondo cui l’essere umano sarebbe tutto contemporaneamente, e non dovrebbe scegliere, […].

28. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 211:
[…] sogno di identità: “dolci, siete voi”; “rigide, siete ancora voi”; “fiere, siete sempre voi”. Moltiplicando le persone in un solo essere, la moda dà un saggio della sua onnipotenza, recupera il tema ancestrale della maschera, attributo essenziale degli dèi, e la offre agli uomini.
28. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 203:
[…] sogno di identità. Moltiplicando le persone in un solo essere, la moda recupera il tema ancestrale della maschera, attributo essenziale degli dèi, e la offre agli uomini.
28. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Moltiplicando le persone in un solo essere, la moda dà un saggio della sua onnipotenza, recupera il tema ancestrale della maschera, attributo essenziale degli dèi, e la offre agli uomini.
28. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 107:
[…] sogno di identità. Per questo, scrive Barthes, “dolci, siete voi”; “rigide, siete ancora voi”; “fiere, siete sempre poi”. Moltiplicando le persone in un solo essere, la moda dà un saggio della sua onnipotenza, “recupera il tema ancestrale della maschera, attributo essenziale degli dèi”, e la offre agli uomini.
28. Barthes, Il sistema della moda, p. 258:
[…] sogno d’identità […] la moltiplicazione delle persone in un solo essere è sempre considerata dalla Moda come un indizio di potenza; rigida, siete voi; dolce, siete ancora voi; con i sarti scoprirete di poter essere l’uno e l’altro, vivere una doppia vita: è il tema ancestrale della maschera, attributo essenziale degli dèi, dei poliziotti e dei banditi.
u) qui Galimberti si è ingegnato in un’altra sconcia manipolazione del pensiero plagiato a Barthes, stravolgendo le argomentazioni del francese.

29. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 211:
Moltiplicando le persone senza rischio, perché il gioco delle vesti non è il gioco dell’essere, la moda scherza col tema più grave della coscienza umana, il tema dell’identità, incessantemente proposto dall’interrogativo: “chi sono?”. E’ questa la domanda della Sfinge, la domanda dell’antica tragedia, a cui la moda risponde con la sua tastiera di segni fra cui una persona sceglie il divertimento di un giorno.
29. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 203:
Moltiplicando le persone senza rischio, perché il gioco delle vesti non è il gioco dell’essere, la moda scherza col tema più grave della coscienza umana, incessantemente proposto dall’interrogativo: “Chi sono?” E’ la domanda della Sfinge, la domanda dell’antica tragedia greca, alla quale la moda risponde con la sua tastiera di segni, fra cui la persona sceglie il divertimento di un giorno.
29. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Moltiplicando le persone senza rischio, perché il gioco delle vesti non è il gioco dell’essere, la moda scherza col tema più grave della coscienza umana, il tema dell’identità, incessantemente proposto dall’interrogativo: «Chi sono?». E’ questa la domanda della Sfinge, la domanda dell’antica tragedia, a cui la moda risponde con la sua tastiera di segni, fra cui una persona sceglie il divertimento di un giorno.
29. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 107:
Giocando con le maschere senza rischio, perché il gioco delle vesti non è il gioco dell’essere, la moda scherza con il tema più grave della coscienza umana, il tema dell’identità, incessantemente proposto dall’interrogativo: “Chi sono?”. E’ questa “la domanda della Sfinge”, la domanda dell’antica tragedia, a cui la moda risponde con la sua tastiera di segni fra cui una persona sceglie il divertimento di un giorno.
29. Barthes, Il sistema della moda, pp. 258-259:
[…] moltiplica la persona senza alcun rischio […] il gioco del vestire non è più il gioco dell’essere, […] la Moda «giocare» col tema più grave della coscienza umana (Chi sono?); […]. La domanda sull’identità, la domanda della Sfinge, è al tempo stesso la domanda tragica […] è semplicemente una tastiera di segni, fra cui una persona eterna sceglie il divertimento di un giorno; […].
v) qui il Galimberti ha ricombinato in diverso ordine le frasette scippate a Barthes, stravolgendone ovviamente il senso.

30. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 212:
Come sempre accade si gioca a quello che non si osa essere; e attraverso la moda si può giocare al potere politico perché la moda è monarca, a quello religioso perché i suoi imperativi hanno il tocco del decalogo, si gioca alla follia perché la moda è irresistibile, alla guerra perché è offensiva, aggressiva, e alla fine vincitrice.
30. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 203:
Attraverso la moda si può giocare al potere politico, perché la moda è monarca, a quello religioso, perché i suoi imperativi hanno il tocco del decalogo, alla follia, perché la moda è irresistibile, alla guerra, perché è offensiva, aggressiva e alla fine vincitrice.
30. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Come sempre accade, si gioca a quello che non si osa essere. E attraverso la moda si può giocare al potere politico perché la moda è monarca, a quello religioso perché i suoi imperativi hanno il tocco del decalogo, si gioca alla follia perché la moda è irresistibile, alla guerra perché è offensiva, aggressiva, e alla fine vincitrice.
30. Galimberti, I miti del nostro tempo, pp. 107-108:
Come sempre accade, si gioca a quello che non si osa essere; e attraverso la moda, osserva Barthes, si può giocare al potere politico perché la moda è monarca, a quello religioso perché i suoi imperativi hanno il tocco del decalogo, si gioca alla follia perché la moda è irresistibile, alla guerra perché è offensiva, aggressiva, e alla fine vincitrice.
30. Barthes, Il sistema della moda, pp. 272-273:
[…] non si gioca mai a quello che non si osa essere: […] la Moda […]. Le sue metafore recitate la ricollegano a volte al potere politico (la Moda è un monarca […]), a volte alla Legge religiosa: […] il tempo morale per eccellenza che è quello del Decalogo, […] il gioco […], la follia (non si resiste alla Moda, […]), la guerra (offensiva dei toni pastello, […]), […].

31. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 212:
I suoi decreti non hanno una causa, ma non per questo sono privi di volontà, la sua tirannia produce un universo autarchico in cui i pantaloni scelgono da sé la propria giacca e le gonne la propria lunghezza per dei corpi ridotti a manichini d’appoggio.
31. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 203:
La sua tirannia produce un universo autarchico, in cui i pantaloni scelgono da sé la propria giacca e le gonne la propria lunghezza, per dei corpi ridotti a manichini.
31. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
I suoi decreti non hanno una causa, ma non per questo sono privi di volontà. La sua tirannia produce un universo autarchico in cui i pantaloni scelgono da sé la propria giacca e le gonne la propria lunghezza per dei corpi ridotti a manichini d' appoggio.
31. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 108:
I suoi decreti non hanno una causa, ma non per questo sono privi di volontà, la sua tirannia produce un “universo autarchico” in cui i pantaloni scelgano da sé la propria giacca e le gonne la propria lunghezza per dei corpi ridotti a manichini.
31. Barthes, Il sistema della moda, pp. 273-274:
[…] la Moda […] decreti divini […] oggetto senza causa ma non senza volontà […] la tirannia della Moda […] la Moda ha scacciato l’uomo, diventa un universo autarchico, in cui gli insiemi scelgono da sé la propria giacca e le camicie da notte la propria lunghezza.
z) anche qui il Galimberti si è ingegnato in sconce manipolazioni di quanto rubato a Barthes.

32. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 212:
Rifiutando dogmaticamente la moda che l’ha preceduta, la nuova moda rifiuta il proprio passato; chiama senza scrupoli angolosità e fratture quelle che ieri erano linee ben disegnate; non eredita, ma sovverte l’ordine appena affermato, e, facendosi gioco del tempo, afferma il diritto assoluto del presente […].
32. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 203:
Rifiutando la moda che l’ha preceduta, la moda rifiuta il proprio passato. Facendosi gioco del tempo, afferma il diritto assoluto dell’eterno presente, […].
32. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Rifiutando dogmaticamente la moda che l’ha preceduta, la nuova moda rifiuta il proprio passato. Chiama senza scrupoli angolosità e fratture quelle che ieri erano linee ben disegnate. Non eredita, ma sovverte l’ordine appena affermato e, facendosi gioco del tempo, afferma il diritto assoluto del presente, […].
32. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 109:
“Rifiutando dogmaticamente la moda che l’ha preceduta,” osserva Barthes, “la nuova moda rifiuta il proprio passato” ; chiama senza scrupoli angolosità e fratture quelle che ieri erano linee ben disegnate; non eredita, ma sovverte l’ordine appena affermato e, facendosi gioco del tempo, afferma il diritto assoluto del presente, […].
32. Barthes, Il sistema della moda, p. 275:
[…] Moda rifiuta dogmaticamente la Moda che l’ha preceduta, cioè il proprio passato; […] chiama senza scrupoli angoli e fratture quelle che ieri erano linee ben disegnate. […] ogni nuova Moda è rifiuto di ereditare, sovvertimento […] il diritto naturale del presente sul passato; […] presente assoluto […].

33. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 212:
Nutrendosi di infedeltà a se stessa e al proprio passato, la moda, per sfuggire alla carica colpevolizzante di questo sentimento, aggredisce il tempo col ritmo delle vendette, affondando ogni anno l’intero presente nel nulla del passato.
33. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Nutrendosi di infedeltà a se sessa e al proprio passato, la moda, per sfuggire alla carica colpevolizzante di questo sentimento, aggredisce il tempo col ritmo delle vendette, affondando ogni anno l’intero presente nel nulla del passato.
33. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 109:
Nutrendosi di infedeltà a se stessa e al proprio passato, per sfuggire alla carica colpevolizzante di questo sentimento, la moda “aggredisce il tempo col ritmo delle vendette, affondando ogni anno l’intero presente nel nulla del passato”. (R. Barthes, Sistema della moda, p. 291)
33. Barthes, Il sistema della moda, pp. 275-291:
Possiamo ora definire meglio la futilità di Moda: è l’infedeltà, sentimento fortemente colpevolizzante. […] l’aggressività della Moda, il cui ritmo è quello stesso delle vendette, […] sprofonda ogni anno tutto intero e in un sol colpo nel nulla del passato […].
aa) come già sopra segnalato, anche qui il Galimberti, al passo de I miti del nostro tempo, ha rimesso in parte le virgolette a quanto plagiato a Barthes.
Nondimeno, da immedicabile impostore qual è, il Galimberti segnala che la frase di Barthes da lui citata starebbe tutta a p. 291 del Sistema della moda, invece non è così, perché essa è un montaggio di due frasette, di cui la prima è a p. 275 e la seguente a p. 291, dunque in contesti molto diversi, pertanto la citazione che il ciarlosofo attribuisce a Barthes, il francese non l’ha mai scritta così, dunque è un imbroglio fabbricato del Galimberti.

34. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 212:
Giocando sui limiti della memoria umana, la moda confonde il ricordo delle mode passate con l’orgia delle creazioni continue, che danno un senso di rigoglio incontenibile, di vitalità eterna, grazie all’euforia dei sinonimi che la moda finge di assumere come se fossero sensi si diversi, mentre sono solo i significati di un diverso significante. In questo modo congiunge magicamente l’intelligibilità, senza di cui gli uomini non potrebbero vivere, re, con l’imprevedibilità associata al mito della vita.
34. Galimberti, Il gioco delle opinioni, p. 203:
Giocando sui limiti della memoria umana, confonde il recupero delle mode passate con l’orgia delle creazioni continue, che danno un senso di vitalità eterna. L’euforia dei sinonimi, che la moda finge di assumere come sensi diversi, congiunge magicamente l’intelligibilità, senza di cui gli uomini non potrebbero vivere, con l’imprevedibilità associata al mito della vita.
34. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Giocando sui limiti della memoria umana, la moda confonde il ricordo delle mode passate con l’orgia delle creazioni continue, che danno un senso di rigoglio incontenibile, di vitalità eterna, grazie all’euforia dei sinonimi che la moda finge di assumere come se fossero sensi diversi, mentre sono solo i diversi significati di un unico significante, che è poi il tratto nichilista della nostra cultura che eleva il non-essere di tutte le cose a condizione della sua esistenza.
34. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 110:
Tra queste strategie, Barthes menziona i “limiti della memoria umana”, che la moda utilizza per confondere il ricordo delle mode passate con l’orgia delle creazioni continue, che danno un senso di rigoglio incontenibile e di vitalità eterna. Questo è possibile, scrive Barthes, perché:

La moda del presente gioca sui sinonimi e, tingendo di prenderli per sensi diversi, moltiplica i significati di uno stesso significante e i significanti di uno stesso significato. […] congiunge fantasticamente l’intelligibile, senza cui gli uomini non potrebbero vivere, con l’imprevedibilità associata al mito della vita.

34. Barthes, Il sistema della moda, pp. 304-305:
[…] Moda […] limiti della nostra memoria; […] la retorica di Moda. […] è confondere il ricordo delle Mode passate […] in creazione intuitiva, in rigoglio incontenibile, quindi vitale, di forme nuove: […] euforizzando […] gioca sui sinonimi, fingendo di prenderli per sensi diversi, moltiplica i significati di uno stesso significante e i significanti di uno stesso significato. […] congiunge fantasticamente l’intelligibile senza di cui gli uomini non potrebbero vivere e l’imprevedibilità associata al mito della vita.
bb) anche qui il Galimberti, al passo de I miti del nostro tempo, ha rimesso in parte le virgolette a quanto plagiato a Barthes. Le manipolazioni che il ciarlosofo ha inferto al pensiero del francese sono tuttavia tangibili.

35. Galimberti, Il corpo, edizione 2002, p. 212:
Prima che la memoria umana si riprenda dallo shock coscienziale che investe chi si trova di fronte all’indecifrabilità di un mistero, la moda ha già dissolto il mito dei significati innocenti nel momento stesso in cui li ha prodotti, e ha già sostituito il proprio fantasmagorico artificio alla vera natura delle cose, quasi per sfuggire a quel senso vago e minaccioso che Roland Barthes lesse scolpito su una tomba del cimitero di Parigi: “Ieri ero quello che sei, domani sarai quello che sono”.
35. Galimberti, Quando l’abito diventa simbolo, La Repubblica 20 agosto 2005:
Prima che la memoria umana si riprenda dallo shock che investe chi si trova di fronte allo spettacolo dell' effimero e dell’inconsistente la moda ha già sostituito il proprio fantasmagorico artificio alla vera natura delle cose, quasi per sfuggire a quel senso vago e minaccioso che Roland Barthes lesse scolpito su una tomba di un cimitero di Parigi: «Ieri ero quello che sei, domani sarai quello che sono».
35. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 110:
Prima che la memoria umana si riprenda dallo shock coscienziale che investe chi si trova di fronte all’indecifrabilità di un mistero, la moda ha già dissolto il mito dei significati innocenti nel momento stesso in cui li ha prodotti, e ha già sostituito il proprio fantasmagorico artificio alla vera natura delle cose, quasi per sfuggire a quel senso vago e minaccioso che Roland Barthes lesse scolpito su una tomba di un cimitero di Parigi: “Ieri ero quello che sei, domani sarai quello che sono”.
35. Barthes, Il sistema della moda, pp. 308-309-275:
[…] l’enfasi è una distanza, […] opera quella sorta di choc coscienziale che dà repentinamente al lettore di segni il senso di decifrare un mistero; dissolve il mito dei significati innocenti, nel momento stesso in cui lo produce; tenta di sostituire il proprio artificio, cioè la propria cultura, alla falsa natura delle cose; […] la Moda parla, […] dell’assassinio che essa commette sul proprio passato, come se sentisse vagamente questa voce possessiva dell’anno morto che le dice: ieri ero quello che sei, domani sarai quello che sono. (letto su una tomba da Barthes)
cc) qui il Galimberti non solo plagia e manipola il pensiero del francese, ma ne deturpa e sfregia nel merito pure le argomentazioni. Per esempio, laddove Barthes scrive:
- “il senso di decifrare un mistero”,
il ciarlosofo lo trasmuta e capovolge in:
- “di fronte all’indecifrabilità di un mistero”;
e ancora, laddove Barthes scrive:
- “sostituire il proprio artificio, […] alla falsa natura delle cose”,
il ciarlosofo lo trasmuta e capovolge in:
- “sostituito il proprio fantasmagorico artificio alla vera natura delle cose”.
Ma come ormai si sa, per il truffatore Galimberti tutto fa brodo, ciò che invece è stupefacente è l’atteggiamento vile e omertoso della moltitudine dei devoti di sant’Umberto da Monziglia, i quali genuflessi, proni e salmodianti ancora incensano e rendono onore all’impostore.
Nondimeno, il seguito di plagi e manipolazioni che il Galimberti ha inferto al pensiero di Barthes, e che d’ora in avanti si va a documentare, danno il voltastomaco, tanto è il marcio e il fetore che esalano.

36. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, p. 95:
Se il modello di riferimento è il corpo nudo della donna-copertina che gli stilisti incessantemente ci propongono, ebbene si tratta di una donna desessualizzata nel momento stesso in cui gli stilisti la vestono o la spogliano, mettendo così in scena una sorta di spettacolo della paura, come se l’erotismo dovesse arrestarsi alle soglie dei loro abiti, portati con quei gesti rituali che vogliono a un tempo provocare l'idea del sesso e insieme la sua interdizione.
36. Galimberti, Nel gioco dell’apparire e sparire nasce l’acuto desiderio dell’altro, La Repubblica 27 luglio 2004:
Infatti, se il modello di riferimento della seduzione è il corpo nudo della donna-copertina che gli stilisti della moda incessantemente ci propongono, ebbene si tratta di una donna desessualizzata nel momento stesso in cui gli stilisti la rivestono o la spogliano, mettendo così in scena una sorta di spettacolo della paura, come se l’erotismo dovesse arrestarsi alle soglie dei loro abiti, portati con quei gesti rituali che vogliono a un tempo provocare l’idea del sesso e insieme la sua esorcizzazione.
36. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 79:
Infatti, se il modello di riferimento della seduzione è il corpo nudo della donna-copertina che gli stilisti della moda incessantemente ci propongono, ebbene si tratta di una donna desessualizzata nel momento stesso in cui gli stilisti la rivestono o la spogliano, mettendo così in scena una sorta di spettacolo della paura, come se l’erotismo dovesse arrestarsi alle soglie dei loro abiti, portati con quei gesti rituali che vogliono a un tempo provocare l’idea del sesso e insieme la sua esorcizzazione.
36. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 111:
Se il modello di riferimento è la donna-copertina che gli stilisti incessantemente ci propongono, di quella donna c’è da aver paura. Si tratta, infatti, di una donna che gli stilisti de-sessualizzano nel mo-mento stesso in cui la rivestono o la spogliano, mettendo così in scena una sorta di spettacolo della paura, come se l’erotismo dovesse arrestarsi alle soglie dei loro abiti, portati con quei gesti rituali che vogliono a un tempo provocare l’idea del sesso e insieme la sua interdizione.
36. Barthes, Miti d’oggi, p. 143:
Lo strip-tease - almeno lo strip-tease parigino - poggia su una contraddizione: desessualizzare la donna nel momento stesso in cui la si spoglia. Si può dire perciò che si tratta in un certo senso di uno spettacolo della paura, o piuttosto del «Fammi paura», come se l’erotismo si arrestasse a una sorta di delizioso terrore di cui basta annunciare i segni rituali per provocare l’idea di sesso e insieme la sua esorcizzazione.
dd) qui appare subito evidente il turpe imbroglio di Galimberti, perché mentre Barthes scrive di “strip-tease parigino”, il ciarlosofo non solo plagia il francese, ma usa le argomentazioni plagiate per fabbricare imposture, perché è ovvio che “la donna-copertina che gli stilisti incessantemente ci propongono” non ha niente a che fare con quanto scrive Barthes.
Ciò che segue è tutto all’insegna della manipolazione e dell’imbroglio.

37. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, p. 95:
Dopo aver ridotto il pubblico a semplice rappresentante di un generico voyeurismo, […] dopo aver agghindato la sua creatura con tutti gli accessori e gli stereotipi di cui è capace, finisce per inghiottirla nell’insignificanza, ostentando la sua nudità al solo scopo di renderla inaccessibile, e al limite esorcizzarla.
37. Galimberti, Le cose dell’amore, pp. 79-80:
Dopo aver ridotto il pubblico a semplice rappresentante di un generico voyeurismo, […] dopo aver agghindato la sua creatura con tutti gli accessori e gli stereotipi di cui è capace, finisce per inghiottirla nell’insignificanza, ostentando la sua nudità al solo scopo di renderla inaccessibile, e al limite esorcizzarla.
37. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 111:
Dopo aver ridotto il pubblico a semplice rappresentante di un generico voyeurismo, […] dopo aver agghindato la sua creatura con tutti gli accessori e gli stereotipi di cui è capace, finisce per ridurla all’insignificanza, ostentando la sua bellezza al solo scopo di renderla inaccessibile, e al limite esorcizzarla.
37. Barthes, Miti d’oggi, p. 143:
Solo la durata del denudamento pone il pubblico come voyeur; ma come in qualunque spettacolo mistificante, lo scenario, gli accessori e gli stereotipi vengono a contrastare la provocazione iniziale del proposito e finiscono per inghiottirla nell'insignificanza: si ostenta il male per meglio ostacolarlo ed esorcizzarlo.

38. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, pp. 95-96:
Alcuni frammenti di erotismo, appena accennati dalla deambulazione sulla passerella, sono riassorbiti in quel rituale rassicurante che è il sistema (economico) della moda, che cancella l’elemento della sessualità femminile con tanta decisione e sicurezza, quanto un buon vaccino può fare nei confronti di una malattia infettiva.
38. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 80:
Alcuni frammenti di erotismo, appena accennati dalla deambulazione sulla passerella, sono riassorbiti in quel rituale rassicurante che è il sistema (economico) della moda, che cancella l’elemento della sessualità femminile con tanta decisione e sicurezza, quanto un buon vaccino può fare nei confronti di una malattia.
38. Galimberti, I miti del nostro tempo, pp. 111-112:
Alcuni frammenti di erotismo, appena accennati dalla deambulazione sulla passerella, sono riassorbiti in quel rituale rassicurante che è il sistema (economico) della moda, che cancella l’elemento della sessualità femminile con tanta decisione e sicurezza, quanto un buon farmaco può fare nei confronti di una malattia.
38. Barthes, Miti d’oggi, p. 143:
[…] alcuni atomi di erotismo, […] vamp ondulante […] designati dalla situazione stessa dello spettacolo, sono infatti assorbiti in un rituale rassicurante che cancella l’elemento carnale con tanta certezza quanto il vaccino o il tabù bloccano e frenano la malattia o l’errore.

39. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, p. 96:
E allora a fiumi quell’erotismo stereotipato che al¬lontana il corpo della donna nel favoloso e nel romanzesco, all’unico scopo di ridurre la donna a puro e semplice oggetto travestito, al punto che, se il nudo traspare, resta anch’esso un nudo irreale, perfettamente chiuso come un bell’oggetto sfuggente e astratto per la sua lontananza e stravaganza rispetto alla consuetudine umana.
39. Galimberti, Nel gioco dell’apparire e sparire nasce l’acuto desiderio dell’altro, La Repubblica 27 luglio 2004:
E allora a fiumi quell’esotismo stereotipato che allontana il corpo della donna nel favoloso e nel romanzesco, all’unico scopo di ridurre la donna a puro e semplice oggetto travestito, al punto che, se il nudo traspare, resta anch’esso un nudo irreale, perfettamente chiuso come un bell’oggetto sfuggente e astratto, per la sua lontananza e stravaganza, rispetto alla consuetudine umana.
39. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 80:
E allora a fiumi quell’esotismo stereotipato che allontana il corpo della donna nel favoloso e nel romanzesco, all’unico scopo di ridurre la donna a puro e semplice oggetto travestito, al punto che, se il nudo traspare, resta anch’esso un nudo irreale, perfettamente chiuso come un bell’oggetto sfuggente e astratto, per la sua lontananza e stravaganza, rispetto alla consuetudine umana.
39. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 112:
E allora a fiumi quella fantasia stereotipata, scambiata per creatività, che allontana il corpo della donna in scenari che hanno del favoloso e del romanzesco, all’unico scopo di ridurre la donna a puro e semplice oggetto travestito, al punto che, se il nudo traspare, resta anch’esso un nudo irreale, chiuso e inaccessibile, come un bell’oggetto che non si lascia afferrare per la sua lontananza o per la sua stravaganza rispetto alla consuetudine della quotidianità.
39. Barthes, Miti d’oggi, pp. 143-144:
L’esotismo è la prima di queste distanze, perché si tratta sempre di un esotismo stereotipato che allontana il corpo nel favoloso o nel romanzesco […] tutto ciò mira a porre la donna, sin dall’inizio, come oggetto travestito; […] il nudo che gli succede resta anch’esso irreale, liscio e chiuso come un bell’oggetto sfuggente, astratto per la sua stessa stravaganza dalla consuetudine umana: […].

40. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, p. 96:
Nella moda, infatti, tutto ciò che è femminile, seducente e invitante è avvolto in quell’atmosfera di purezza diafana che spranga la femminilità come potrebbe fare una porta trasparente e blindata di una gioielleria, dove la donna è esposta come una pietra preziosa e, in questa preziosa esposizione, irriducibilmente ridotta a oggetto totale e inutile.
40. Galimberti, Nel gioco dell’apparire e sparire nasce l’acuto desiderio dell’altro, La Repubblica 27 luglio 2004:
Nella moda, infatti, tutto ciò che è femminile, seducente e invitante è avvolto in quella atmosfera di purezza diafana che spranga la femminilità come potrebbe fare una porta trasparente e blindata di una gioielleria, dove la donna è esposta come una pietra preziosa e, in questa preziosa esposizione, irriducibilmente ridotta a oggetto totale e inutile.
40. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 80:
Nella moda, infatti, tutto ciò che è femminile, seducente e invitante è avvolto in quell’atmosfera di purezza diafana che spranga la femminilità come potrebbe fare una porta trasparente e blindata di una gioielleria, dove la donna è esposta come una pietra preziosa e, in questa preziosa esposizione, irriducibilmente ridotta a oggetto totale e inutile.
40. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 112:
Nella moda, infatti, tutto ciò che è femminile, seducente e invitante è avvolto in quell’atmosfera di purezza diafana che spranga la femminilità come potrebbe fare una vetrina trasparente e blindata di una gioielleria, dove la donna è esposta come un gioiello prezioso e, in questa preziosa esposizione, irriducibilmente ridotta a oggetto attraente e inaccessibile.
40. Barthes, Miti d’oggi, p. 144:
[…] la significazione profonda del sesso di diamante o di scaglie è il fine stesso dello strip-tease: quell’ultimo triangolo, per la forma pura e geometrica, per la materia brillante e dura, spranga il sesso come una spada di purezza e respinge definitivamente la donna in un universo mineralogico, la pietra (preziosa) costituendo qui il tema irrefutabile dell’oggetto totale e inutile.
ee) qui il Galimberti dà un saggio di “purezza diafana” della sua turpe maestria manipolatoria della materia plagiata.

41. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, p. 96:
L’ondulazione debolmente ritmata delle modelle in passerella, contrariamente al giudizio corrente, non è per nulla un fattore erotico, anzi probabilmente è addirittura il contrario: serve a scongiurare il timore dell’immoralità.
41. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 80:
L’ondulazione debolmente ritmata delle modelle in passerella, contrariamente al giudizio corrente, non è per nulla un fattore erotico, anzi probabilmente è addirittura il contrario: serve a scongiurare il timore dell’immoralità.
41. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 112:
L’incedere ritmato delle modelle in passerella, contrariamente al giudizio corrente, non è per nulla un fattore erotico, anzi probabilmente è addirittura il contrario: serve a scongiurare il rischio della spudoratezza.
41. Barthes, Miti d’oggi, p. 144:
Contrariamente al pregiudizio corrente, la danza, che accompagna lo strip-tease in tutta la sua durata, non è per niente un fattore erotico. Probabilmente è addirittura il contrario: l’ondulazione debolmente ritmata serve a scongiurare il timore dell’immoralità: […].

42. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, p. 96:
Non c’è infatti nulla di più efficace del gesto ritmato e cadenzato, gesto rituale visto mille volte, per ricoprire di monotonia l’intenzione allusivamente sessuale, dove il sesso gioca un ruolo parassitario, in una lontananza che lo rende per lo meno improbabile.
42. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 80:
Non c’è infatti nulla di più efficace del gesto ritmato e cadenzato, gesto rituale visto mille volte, per ricoprire coprire di monotonia l’intenzione allusivamente sessuale, dove il sesso gioca un ruolo parassitario, in una lontananza che lo rende per lo meno improbabile.
42. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 112:
Non c’è infatti nulla di più efficace del gesto ritmato e cadenzato, gesto rituale ripetuto fino alla noia, per ricoprire di monotonia l’intenzione allusivamente sessuale, dove il sesso gioca un ruolo parassitario, in una lontananza che lo rende perlomeno improbabile.
42. Barthes, Miti d’oggi, pp. 144-145:
[…] la chiusura ultima, la più efficace: la danza, fatta di gesti rituali, vista mille volte, agisce come un cosmetico di movimenti, nasconde la nudità, […] perché il denudamento è relegato al rango di operazioni parassitarie, compiute in una lontananza improbabile.

43. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, p. 96:
Questa lontananza nasconde la donna sotto l’indifferenza glaciale dell’abile professionista, rifugiata con alterigia nella certezza della tecnica che la riveste più dell’abito che indossa.
43. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 80:
Questa lontananza nasconde la donna nuda sotto l’indifferenza glaciale dell’abile professionista, rifugiata con alterigia nella certezza della tecnica che la riveste più dell’abito che indossa.
43. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 112:
Questa lontananza nasconde la donna sotto l’indifferenza glaciale dell’abile professionista, rifugiata con alterigia nella certezza della tecnica che la riveste più dell’abito che indossa.
43. Barthes, Miti d’oggi, p. 145:
[…] le esperte dello strip-tease […] le distanzia, dà loro l’indifferenza glaciale delle abili professioniste, rifugiate con alterigia nella certezza della loro tecnica: la loro scienza le veste come un abito.

44. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 112:
E poi, perché no! La passerella è assimilata a una carriera dove le esordienti e le future promesse si dedicano, come in ogni professione, all’esercizio assiduo di una specializzazione e, come le operaie qualificate, possono rivestirsi del nobile alibi del lavoro, quando non addirittura della vocazione, […].
44. Barthes, Miti d’oggi, p. 145:
E poi, lo strip-tease è assimilato a una carriera (esordienti, semiprofessioniste, professioniste), cioè all’esercizio onorato di una specializzazione (le stripteaseuses sono operaie qualificate); si può perfino dar loro il magico alibi del lavoro: la vocazione: […].
ff) ecco un’altra ignobile manipolazione di quanto il Galimberti ha plagiato a Barthes, passo inserito solo ne I miti del nostro tempo.

45. Galimberti, Nel gioco dell’apparire e sparire nasce l’acuto desiderio dell’altro, La Repubblica 27 luglio 2004:
[…] dipingersi la faccia o intonacarla, nel tentativo di raggiungere quell'idea platonica di femminilità che l’ambiguo sguardo della moda ha messo in circolazione tra l’asessuato e l’equivoco[…] a quei visi da totem a quegli occhi da triste vegetale, dove la ricerca dell’essenza rarefatta della bellezza cancella irrimediabilmente le ultime tracce di una possibile bellezza che abbia ancora qualche parentela con la seduzione.
45. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 81:
[…] dipingersi la faccia o intonacarla, nel tentativo di raggiungere quell’idea platonica di femminilità che l’ambiguo sguardo della moda ha messo in circolazione tra l’asessuato e l’equivoco […] a quei visi da totem e a quegli occhi da triste vegetale, dove la ricerca dell’essenza rarefatta della bellezza cancella irrimediabilmente le ultime tracce di una possibile bellezza esistenziale.
45. Galimberti, I miti del nostro tempo, pp. 112-113:
[…] dipingersi la faccia o into¬nacarla, nel tentativo di raggiungere quell’idea platonica di femminilità che l’ambiguo sguardo della moda ha messo in circolazione tra l’asessuato e l’equivoco […] a quei visi da totem e a quegli occhi da triste vegetale, dove la ricerca dell’essenza rarefatta della bellezza cancella irrimediabilmente le ultime tracce di una possibile bellezza esistenziale.
45. Barthes, Miti d’oggi, pp. 63-64:
[…] non è un viso dipinto, è un viso intonacato […]. La garbo offriva una specie di idea platonica di creatura […] il suo viso quasi asessuato, senza per questo essere equivoco […] di Charlot, i suoi occhi di triste vegetale, il suo viso di totem […] il cinema sta per estrarre una bellezza esistenziale da una bellezza essenziale […].
gg) il Mito d’oggi da cui il Galimberti ha copiato le frasette pittoresche con cui ha fabbricato la sua impostura è Il viso della Garbo.

46. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 113:
Sarebbe augurabile che le immagini delle modelle che, dopo la loro prima comparsa sulla passerella, riempiono le pagine di tutti i rotocalchi allo scopo di sconvolgerci, non ci facessero più alcun effetto perché, con il suo sguardo, lo stilista si è sostituito troppo generosamente a noi nella formazione del suo soggetto. […] Troppo artificiale per riuscire a stupirci, troppo ingannevole per convincerci di non averci, ancora una volta, defraudato della nostra capacità di giudizio.
46. Barthes, Miti d’oggi, pp. 102-103:
La maggior parte delle fotografie qui raccolte al fine di sconvolgerci non ci fanno alcun effetto, appunto perché il fotografo si è sostituito troppo generosamente a noi nella formazione del suo soggetto: […] Ora nessuna di queste fotografie, troppo abili, riesce a toccarci. E’ che di fronte ad esse ci troviamo ogni volta defraudati della nostra facoltà di giudizio:
hh) si ha qui un altro esempio di ignobile impostura fabbricata dal Galimberti, perché il soggetto del Mito d’oggi esaminato da Barthes è Fotografie-choc, e dunque “le immagini delle modelle” nonché “lo stilista” non hanno niente a che fare con quanto argomentato dal francese.

47. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 113:
[…] lo stilista ha finito con il sostituirsi a noi nel giudizio, nella riflessione, persino nella sollecitazione delle nostre passioni, per non lasciarci alla fine se non il dovere di un’acquiescenza del nostro gusto, […]. In realtà i modelli da lui prodotti e da lui caricati di significati non hanno per noi alcuna corrispondenza, e nei loro confronti fatichiamo a reperire una nostra spontanea e personale accoglienza.
47. Barthes, Miti d’oggi, p. 102:
[…] riflettuto per noi, giudicato per noi; il fotografo non ci ha lasciato niente, se non un semplice diritto di acquiescenza intellettuale: siamo legati a queste immagini per un semplice interesse tecnico; caricate di superindicazioni dall’artista stesso, esse non hanno per noi alcuna storia, non possiamo più inventare la nostra personale accoglienza […].
ii) qui è attestato in modo evidente che mentre Barthes riferisce le sue argomentazioni al
- “fotografo”,
Galimberti manipola il plagiato e muta il soggetto in
- “stilista”,
trasformandolo così una ridicola e sconcia barzelletta ciarlosofica.

48. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 113:
Il nutrimento estetico […] già stato assimilato e perfettamente digerito dal suo creatore che, anche se vuole solo sorprenderci, non potendo arrivare a sconvolgerci, commette comunque sempre lo stesso errore di principio, che è quello di negare il momento più raro […].
48. Barthes, Miti d’oggi, pp. 102-103:
[…] tale sintetico nutrimento, già perfettamente assimilato dal suo creatore. Altri fotografi hanno voluto sorprenderci, non potendo arrivare a sconvolgerci, ma l’errore di principio è lo stesso; […] il momento più raro […].

49. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 113:
A stilisti e modelle verrebbe da chiedere ancora un segnale più rispettoso della nostra individualità e della nostra sensibilità estetica, e anche meno gratuità che, oltre ad apparire troppo intenzionale, scaturisce quasi sempre da un’invadente volontà di condizionare. E tutto questo perché la nostra accoglienza non finisca per chiudersi troppo presto su un puro segno, […].
49. Barthes, Miti d’oggi, p. 103:
Ma ancora qui lo spettacolo, per quanto diretto e niente affatto composto di elementi contrastanti, rimane troppo costruito; la cattura dell’istante unico appare gratuita, troppo intenzionale, nata da un’invadente volontà di linguaggio […]. La nostra accoglienza si richiude troppo presto su un segno puro.
ll) la manipolazione del Galimberti è stomachevole.

50. Galimberti, I miti del nostro tempo, p. 114:
[…] come scrive Barthes, che “la leggibilità perfetta della scena, anzi la sua messa in scena, ci dispensa dal ricevere profondamente l’immagine nel suo scandalo”.
50. Barthes, Miti d’oggi, p. 103:
La leggibilità perfetta della scena, la sua messa in forma, ci dispensa dal ricevere profondamente l’immagine nel suo scandalo; ridotta allo stato di puro linguaggio, la fotografia non sa disorganizzarci.
mm) il Galimberti manipola qui pure la citazione di Barthes, in quanto il francese ha scritto
- “la sua messa in forma”,
che il ciarlosofo modifica in
- “la sua messa in scena”.
Ora, siccome Barthes si riferisce alla fotografia “troppo costruita” ecc. dal fotografo, la dizione “la sua messa in forma” si fonda e giustifica sulle argomentazioni da lui accampate, mentre il Galimberti non ha argomentato alcunché e perciò la modifica della citazione è stata pensata dal ciarlosofo come più adatta al senso da lui conferito alla manipolazione della materia plagiata al francese.
Quello del Galimberti è tuttavia un altro esemplare porcellum.

51. Galimberti, Il corpo, edizione 1983, pp. 209-210:
L’immagine, infatti, è parola rubata e restituita, con la differenza, però, che la parola che ci viene riportata non è più interamente quella sottratta; nel riportarla non la si è messa interamente al suo posto. Questo rapido furto, questo breve momento di falsificazione è l’effetto mistificatorio della parola immaginaria che mette in trappola il desiderio.
51. Galimberti, Le cose dell’amore, pp. 83-84:
Ma l’immagine è parola rubata e restituita. Solo che, come ci ricorda Roland Barthes: “La parola che ci viene riportata non è più interamente quella sottratta. Nel riportarla non la si è messa esattamente al suo posto”. Questo rapido furto, questo breve momento di una falsificazione è l’effetto mistificatorio della seduzione, che intrappola il corpo messo in scena sul registro dell’immaginario.
51. Barthes, Miti d’oggi, p. 207:
Perché il mito è una parola rubata e restituita. Solo che la parola riportataci non è piú interamente quella sottratta: nel riportarla, non la si è esattamente rimessa al suo posto. Questo rapido furto, questo breve momento di una falsificazione, costituisce l’aspetto congelato della parola mitica.
nn) come appare evidente, ne Il corpo del 1983, Barthes non solo non è citato da Galimberti, ma il testo del francese è manipolato, in quanto
- “mito” e “parola mitica”
sono trasformate dal ciarlosofo in
- “l’immagine” e “parola immaginaria”,
e passando ne Le cose dell’amore, il passo subirà altre “rielaborazioni”.

52. Galimberti, Nel gioco dell’apparire e sparire nasce l’acuto desiderio dell’altro, La Repubblica 27 luglio 2004:
Ir-reale è la situazione che, per concessione della trasparenza, scruta e fruga il corpo dell’altro come se volesse scoprire qualcosa che va al di là della sua anatomia, qualcosa che assomiglia al gioco dei bambini che smontano l’orologio per scoprire che cos’è il tempo.
52. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 77:
Ir-reale è la situazione che, per concessione della trasparenza, scruta e fruga il corpo dell’altro come se volesse scoprire qualcosa che va al di là della sua anatomia, qualcosa che assomiglia al gioco dei bambini che smontano l’orologio per scoprire che cos’è il tempo.
52. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, p. 61:
Scrutare vuol dire frugare: io frugo il corpo dell’altro, come se volessi vedere cosa c’è dentro, come se la causa meccanica del mio desiderio si trovasse nel corpo antagonista (sono come quei bambini che smontano una sveglia per sapere che cos’è il tempo).

53. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 78:
Grazie alla trasparenza, il corpo dell’altro, ma qui potremmo dire anche il mondo, gioca alla vita come dietro a un vetro o immerso in un acquario. Io lo vedo vicinissimo e tuttavia separato, e con quel tanto di mobilità dei confini che concede al desiderio, macchina dell’immaginario e quindi dell’ir-realtà e della de-realtà, di sconfinare.
53. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, pp. 72-74:
(Il mondo è pieno senza di me, come nella Nausea; esso gioca alla vita dietro un vetro; il mondo è immerso in un acquario; io lo vedo vicinissimo e tuttavia separato, fatto di un’altra sostanza; […] il mondo mi appare irreale […] talaltra mi appare de-reale […] muta di valore rispetto a una funzione, che è poi l’Immaginario; […].

54. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 78:
[…] perché la “prova di realtà” è la morte, l’unica capace di mostrarmi che l’oggetto del desiderio ha cessato di esistere, e che da lui non posso aspettarmi niente, non potendo su di lui investire neppure la mia infelicità.
54. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, pp. 87-88:
Nel lutto reale, è la «prova di realtà» a mostrarmi che l’oggetto amato ha cessato di esistere. […] io ho deciso di non aspettarmi piú niente […] non posso neppure investire la mia infelicità, […].

55. Galimberti, Le cose dell’amore, p. 78:
Nella sua opacità la realtà è perentoria. Ha sempre l’ultima parola, […]. L’immagine diventa allora senza enigma e perciò crudele […].
55. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, p. 105:
L’immagine è perentoria, essa ha sempre l'ultima parola; […] l’immagine è senza enigma […]. Le immagini da cui sono escluso risultano per me crudeli […].


Vincenzo Altieri

Letto 569 volte Ultima modifica il Sabato, 04 Giugno 2016 16:06

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