Vincenzo Altieri

Sito Ufficiale

facebook bwtwitter bwgicon bwyoutube icon bw

soundcloud

Venerdì, 03 Giugno 2016 16:35

Umberto Galimberti Il ladrone “Emerito” In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Umberto Galimberti

Il ladrone “Emerito”


Plagi di Galimberti a Eugen Fink


Ieri, 02 giugno, su La Repubblica, giornale sempre attento a denunciare le travi negli occhi altrui, Ilaria Venturi ha riportato la “polemica all’Ateneo di Bologna”, nonché i “malumori tra i docenti” per il conferimento del titolo di “emerito” al prof. Enrico Lorenzini, “in passato accusato di plagio per aver copiato due capitoli di un suo libro”.
Sempre la Venturi racconta che è “un caso che scoppia a distanza di un anno, da quando il ministero all’Università ha conferito il titolo al docente”, misconoscendo quindi i plagi imputati al prof. Enrico Lorenzini, perciò “nei giorni scorsi a raccogliere il malessere di alcuni professori è stato Lucio Picci, ordinario di Politica economica, che ha scritto una lettera al rettore, arrivata a tutti i docenti dove non cita il nome di Lorenzini ma fa riferimento alla lettera del 2000 di Roversi Monaco: «È vergognoso - scrive il professor Picci - che la nostra reputazione e il nostro onore vengano calpestati in questo modo».[1] 
Ma in questo Paese interessa forse a qualcuno l’“onore” della cultura?

 

L’altro ieri, ancora su La Repubblica, ci è capitato di leggere l’articolo: «Riforme, l’appello dei 250 per un “pacato Sì” al referendum», e tra questi 250 che diranno un “pacato Sì” alla Riforma del governo Renzi, c’è anche “Umberto Galimberti, Emerito di Filosofia della Storia e di Psicologia Dinamica, Univ. Ca’ Foscari, Venezia”.[2]

Dunque, l’Ateneo di Ca’ Foscari, che aveva già contribuito per gli “studi in onore” di quello che è un notorio ladrone e impostore, gli ha conferito in sordina anche il titolo di “Emerito”, perché non mi risulta che si sia levata in Ca’ Fosca qualche voce a gridare “vergogna”.
Eppure, il presidente del consiglio Renzi è stato chiaro ed eloquente:
“No al principio per cui tutti i politici son tutti uguali, bisogna saper distinguere: quelli che rubano vanno presi a calci e messi in carcere, quelli perbene vanno difesi.”[3] 
Ma se “la legge è uguale per tutti”, allora quanto vale per i politici deve valere anche per i professori, o no?, pertanto pure i professori “che rubano vanno presi a calci”, invece al notorio ladrone e impostore Galimberti non solo niente “calci”, ma gli è stato addirittura conferito il titolo di “Emerito”, e quindi, confortato da cotanta onorificenza, il professore si è inscritto nel “partito” di Renzi, per un “pacato Sì” al referendum.

Eppure, Galimberti ha iniziato a rubare idee e pensieri altrui, quando il presidente Renzi non era neppure ancora nato, difatti “Matteo Renzi nasce a Firenze nel gennaio 1975”, lo stesso anno in cui Galimberti pubblica il suo libro-frode Heidegger, Jaspers e il tramonto dell'Occidente, uscito nel 1975 da Marietti, fabbricato con ruberie e altre sconce parafrasi, come dimostrano i plagi a Herbert Marcuse e Gianni Vattimo, già di pubblica sul mio sito, e a Eugen Fink, altri saranno diffusi in seguito.
Dunque, tra i 250 che diranno un “pacato Sì” alla Riforma del governo Renzi, c’è pure l’“Emerito” professore Umberto Galimberti, notorio ladrone e impostore, che, secondo l’etica professata dal presidente Renzi, ossia “chi ruba va preso a calci”, dovrebbe essere espulso dalla lista per indegnità.
Ma in questo Paese interessa forse a qualcuno la dignità della cultura?

 

Plagi di Galimberti a Eugen Fink

- La filosofia di Nietzsche di Eugen Fink, trad. it. di Pisano Rocco Traverso, Marsilio Editori – Padova, marzo 1973,

è stato usato da Galimberti per fabbricare

- Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente di Umberto Galimberti, Marietti, Torino 1975.
In particolare i paragrafi:
- 4. La volontà di potenza e la svalutazione di tutti i valori.
- 6. La volontà di potenza e la terra.
- 7. L’essere come gioco e come eterno ritorno dell’uguale.
- 8. Nietzsche prigioniero della metafisica dell’Occidente (Heidegger) e profeta del suo oltrepassa mento (Jaspers).
cap. VI La distruzione della ragione e la volontà di potenza.
E il paragrafo:
- 1. Il nichilismo secondo Nietzsche.
cap. VII L’essenza del nichilismo e il senso del tramonto

I plagi a Eugen Fink sono riportati dal ladrone in Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente di Umberto Galimberti, il Saggiatore, prima edizione EST 1996,
e poi nella ristampa della Feltrinelli di Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, in “«prima edizione nell’“Universale economica” – SAGGI aprile 2005».

L’Indice dei nomi di Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente di Umberto Galimberti, Marietti, Torino 1975, non riporta il nome di Eugen Fink, per cui tutta la materia plagiata al filosofo tedesco, Galimberti l’ha spacciata per sua, frodando pure editore, lettori e studenti di Ca’ Foscari.


Prima di elencare idee e pensieri scippati da Galimberti ne La filosofia di Nietzsche di Eugen Fink, ci sembra doveroso segnalare che chi ha scritto la “Presentazione” a Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente (1975), è il “cantore degli Eterni”, nonché magister del ladrone, Emanuele Severino.
E quanto ha scritto nella “Presentazione” il filosofo bresciano è una vera e propria laudatio dell’abissale mente dell’impostore suo ex allievo, difatti:
“Il saggio stimolante, di largo respiro, che qui presento, costituisce la prima parte del risultato maturo di questo processo di elaborazione, che consente a Galimberti di affrontare il tema, estremamente impegnativo, dell’interpretazione che Jaspers e Heidegger hanno dato della storia del pensiero occidentale.”[4] 
Dunque, il Severino credé a ciò che vide, si fece pertanto incantare dal “cerchio dell’apparire” architettato dall’imbroglione, aggiudicando subito a Galimberti “la prima parte del risultato maturo di questo processo di elaborazione”, ignorando tuttavia che il “risultato” del “saggio stimolante, di largo respiro”, ossia Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente è fabbricato con frasette non “elaborate”, bensì “rielaborate” da Galimberti, dopo averle scippate nei libri altrui, come attestano i già di pubblica lettura plagi a Massimo Cacciari, Herbert Marcuse, Gianni Vattimo e ora a Eugen Fink.
Inoltre, il filosofo bresciano rileva: “Per compiere un lavoro come questo di Galimberti occorre una padronanza dei testi e una capacità prospettica non comuni”, quindi Galimberti sarebbe un “pensatore fuoriserie”, il quale avrebbe a tal punto masticato e rimasticato i testi di Jaspers e Hei¬degger da poter “discorrere in modo determinato del rapporto tra l’interpretazione heideggeriana e quella jaspersiana della storia della filosofia occidentale”.[5] 
Ora, i fatti squarciano il “cerchio dell’apparire” e inceneriscono l’ardente credenza del Severino, in quanto dimostrano che errava, allorquando scrisse l’entusiasta laudatio per il suo ex allievo, spingendosi addirittura ad asserire che “il libro di Galimberti ha anche il merito di richiamare in concreto quali sono le radici autentiche di ciò che oggi si suole chiamare critica «borghese» del capitalismo e della civiltà della tecnica”.[6] 
A fronte di ciò, si precisa che quanto Galimberti ha saccheggiato a Eugen Fink è inserito tra le citazioni di Jaspers e Heidegger – anch’esse in gran parte sottratte a Fink –, così da indurre chi legge a credere che i plagi al filosofo tedesco sarebbero piuttosto delle sue originali riflessioni sulle citazioni di Jaspers e Heidegger, e nel “cerchio dell’inganno” il primo a cascarci è stato proprio il professor Severino.
I fatti però dimostrano che ciò è fasullo, che Galimberti è un ladrone e impostore, e che il magister Severino fu frodato dal suo ex allievo, che lo abbindolò col “cerchio dell’apparire”, facendogli credere il falso per vero.

La frode a Severino, che, com’è ormai noto, “sente e sperimenta di essere eterno”, e forse “sentirà” pure vergogna “in eterno”?, chissà, la frode ebbe tuttavia esiti nefasti, perché il magister, avendo preso per verità l’apparenza, si convinse che Galimberti fosse non solo un pensatore autentico, ma dotato addirittura di “una capacità prospettica non comune”, e forse questo è vero, poiché, l’ex allievo, prospettandogli il suo “cerchio dell’apparire”, gli fece vedere lanterne per lucciole, e circonfuso da cotanta visione, nonché irretito dalla “parola magica” dell’impostore, nel 1976, quando nacque la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Severino, uno dei fondatori, si prodigò per portare il “genietto” della frode Galimberti nella novella Facoltà, col ruolo di “professore incaricato di antropologia culturale”.
E così, assiso in cattedra a Venezia, e seguitando con plagi e imposture, Galimberti pervenne alla notorietà, e il frodatore fu celebrato dalla stampa come il “più illustre docente di Ca’ Foscari”.
Un marchio di vergogna che sfavilla sulla fronte dell’Ateneo veneziano.

Plagi di Galimberti a Eugen Fink


1. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 206:
L’uomo in questione non è l’uomo incluso nella pre-potenza - della ragione, a cui non resta che «una vogliuzza per Il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute ».6 Questo infatti è l’ultimo uomo che il dì feriale lavora e la domenica crede in Dio, che nel tempo libero organizzato si diverte coi circensi di massa per non venir divorato dall’orribile noia di una vita che non vuole più nulla, perché più nulla può volere, essendo già tutto pre-voluto.
1. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 125:
[…] è il piccolo uomo nella cui anima non arde più il fuoco dell’entusiasmo.

Una vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute. 5

Con tagliente acutezza Nietzsche disegna il quadro della nostra vita moderna: l’Ultimo uomo siamo noi, noi tutti, che alla domenica crediamo in Dio, che abbiamo bisogno dei divertimenti circensi di massa, del tempo libero organizzato, per non venir divorati dall’orribile noia di una vita che non vuole più nulla, che in fondo vuole il « nulla ».
a) plagio e manipolazione alla galimbertese.

2. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 214-215:
[…] la differenza ontologica […]. Dio è l’ente di massimo rango (Summum ens), il mondo è ente di rango inferiore. Nel pensiero dell’ente-Dio è già compresa la valutazione degli enti del mondo, la loro parousìa è una methèxis, la loro ousìa ha la consistenza dell’ombra […]. Il riferimento all’ombra rinvia alla concezione platonica dell’ente sensibile che sorge e svanisce come ombra dell’Idea eterna e immutabile.
2. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 210-211-212:
È un compito della interpretazione di Platone comprendere la trasformazione del problema del mondo nella forma della PARUSIA delle idee nelle cose sensibili, cioè nella METHEXIS, della partecipazione delle singole cose alle idee […]. Il «reale», 1’«Ente in forma di Ente», acquista l’aspetto di un Ente di massimo rango, di un Summum Ens […]. Rivelatrice è la metafora dell’«ombra più corta»; vi è una allusione alla concezione platonica dell’Ente sensibile, che sorge e svanisce come «Ombra» dell’«Idea» […].
b) plagio e pasticcio alla galimbertese.

3. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
Nella Genealogia della morale Nietzsche afferma che i valori appartengono alla vita che li progetta e che poi dimentica la progettazione avvenuta, per cui i valori possono venire incontro all’uomo come ideali trascendenti. La loro oggettività è nella dimenticanza del progetto dell’esistenza, che accoglie come forza obbligatoria della legge morale ciò che precedentemente essa ha fatto valere.
3. Fink, La filosofia di Nietzsche, pp. 185-186:
Per Nietzsche, i valori appartengono alla vita che li progetta. [...] un disegno progettato, ma dimenticato dall’esistenza. Vita umana è porre valori. Ma per lo più essa stessa non ne è consapevole. Ciò che essa stessa ha posto le viene incontro dal di fuori come forza obbligatoria della legge morale.
[…] mira al progetto di valori trascendentali dell’esistenza […].
c) plagio e manipolazione alla galimbertese.

4. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
Ponendo valori, l’uomo trascende se stesso e si oppone a ciò che egli stesso ha progettato, come ad un oggetto estraneo fornito dei tratti più venerabili dell’essere in sé.
4. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 185:
Ponendo valori, l’uomo trascende se stesso e si oppone ciò che egli stesso ha progettato, come un oggetto estraneo fornito dei tratti più venerabili dell’essere in sé.

5. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
In ciò è l’ingenua alienazione dell’uomo, che trasferisce in una presunta oggettività ciò che anima il profondo della sua soggettività: la volontà di vita e la volontà di potenza.
5. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 186:
[…] la forma dell’ingenuità, dell’alienazione. […] la sua dottrina della soggettività non nega la obbiettività dei valori, ma la rende consapevole di sé […]. vita stessa […] come Volontà di Potenza […].
d) plagio e pasticcio alla galimbertese.

6. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
Ma Nietzsche non si limita a rifiutare la falsa oggettività dei valori, il suo intento è di giungere a cogliere ciò che sollecita l’esistenza umana a porre fuori di sé i punti di vista assiologici, a partire dai quali, poi, incontra tutte le cose e soprattutto se stessa.
6. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 185:
Nietzsche vuole scoprire la inconscia produttività della vita che giudica, che stabilisce tavole di valori. L’esistenza umana trascende se stessa, in primo luogo, ponendo fuori di sé i punti di vista assiologici, a partire dai quali poi incontra tutte le cose e soprattutto se stessa.
e) plagio e manipolazione alla galimbertese.

7. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
Per questo Nietzsche non prende in considerazione ogni singola valutazione, ma solo quelle tendenze fondamentali che, ponendosi come valori a priori, precedono tutti i singoli atti di valutazione.
7. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 185:
Nietzsche non prende quindi in considerazione ogni singola valutazione, bensì quelle tendenze fondamentali che precedono tutti i singoli atti di valutazione […]. Un’umanità, un popolo, una cultura, ha il suo «valore a priori» […].
e) plagio e manipolazione alla galimbertese.

8. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
In questo senso - Nietzsche intende la sua filosofia non come una delle tante cesure di cui è testimone la storia ogni qual volta si relativizzano o si dissolvono determinati valori, ma come la cesura delle cesure, il centro del tempo, il grande mezzogiorno, perché per la prima volta non si destituisce questo o quest’altro valore, ma il valore del valore, la sua presunta oggettività che appartiene alla soggettività che progetta il valore e, distanziandolo, lo riaccoglie come incondizionato.
8. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 185-186:
Le vere e proprie cesure della storia universale sono viste da Nietzsche nei mutamenti del progetto dei valori trascendentali. La sua filosofia è in ciò la cesura delle cesure, il centro del tempo, il grande mezzogiorno, perché qui per la prima volta, secondo lui, l’apparenza dell’oggettività dei valori sarebbe rivelata i valori appartengono alla vita che li progetta.
f) plagio e manipolazione alla galimbertese.

9. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
Dietro i valori c’è dunque la vita che li progetta, «la grande giocatrice».
«Dove voi vedete le cose ideali, io vedo le cose umane, ahi troppo umane»12.
9. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 186-105:
Dietro a tutti i mondi di valori sta la «vita», la grande giocatrice […].
Nell’Ecce homo ne dice:

dove voi vedete le cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane.²

10. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 218:
Con la sua genealogia ab inferiori, Nietzsche spiega l’alto dal basso, l’ideale dall’istinto vitale, fa luce nel mondo segreto del Sacro, del Vero, del Bello, del Buono, diffidando di ciò di cui finora l’uomo s’è fidato.
10. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 113-114:
la gioia sacrilega di
[…] spiegare l’alto dal basso, l’ideale dall’istinto, […]. Nietzsche perfeziona la sua arte dello smascheramento per mezzo della genealogia ab inferiori […]. Egli diffida di ciò di cui fino ad allora l’uomo si è più fidato; […] fa luce nel mondo segreto del Sacro, Vero e Buono e rivela cose strane.
g) plagio e manipolazione alla galimbertese.

11. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 218-219:
Distrutto ogni dualismo, fa dell’ideale e del reale, del bene e del male gli estremi di un arco in tensione, perché Dio e l’ideale non sono al di là dell’uomo, ma sono una dimensione dell’esistenza che l’uomo pro-tende oltre se stesso. Nello spazio intermedio ha luogo la danza dello Spirito libero, del Principe uccel di bosco è […].
11. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 113-114:
[…] la grandezza dell’esistenza e la sua bassezza come un arco; tra Dio e il mondo non c’è più alcuna separazione; ciò che Dio era creduto, un qualcosa al di là dell’uomo e della terra, è soltanto una dimensione dell'esistenza che l'uomo protende oltre se stesso. Nello spazio intermedio […] ha luogo la danza, […] lo Spirito Libero acquista i tratti del Principe Uccel di Bosco […].
h) plagio e manipolazione alla galimbertese.

12. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 219:
La danza nasce dalla gioia per la scoperta della menzogna bimillenaria che ha offerto come metafisica, religione, arte, morale ciò che è semplicemente istintivo, vitale per lo più nascosto e sotterraneo.
12. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 105:
Il modo nietzschiano di condurre la battaglia è la rivelazione psicologica della genealogia della metafisica, religione, arte e morale dagli istinti, per la maggior parte nascosti e sotterranei […].
i) plagio e manipolazione alla galimbertese.

13. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 219:
L’ansia di verità, ad esempio, non è disinteressata, ma nasce dal desiderio di salvezza; la religione dalla paura e dal bisogno; la metafisica è quella «bu-gia vitale» con la quale l’uomo si aiuta, supera la caducità, e può dare un significato infinito alla sua esistenza.
13. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 106-107:
[…] alla volontà di verità, che questa non è «disinteressata», che nasce dal desiderio di salvezza. […] religione […] dalla paura e dal bisogno […] la «metafisica»? […] come una bugia vitale con la quale l’uomo si aiuta, supera la caducità e può dare un significato infinito alla sua esistenza.
l) plagio alla lettera, ciò nonostante, anche qui il ladrone ci ha lasciato il suo zampino, perché, laddove Fink ha scritto:
- “volontà di verità”,
il Galimberti ha trasmutato la frasetta in
- “L’ansia di verità”,
sfregiando così il pensiero di Fink e stravolgendone pure il senso.

14. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 219:
L’arte, che nel primo periodo era stata vista come comprensione cosmica, nella Genealogia della morale è intesa come una spirituale rottura d’argine, come un improvviso defluire d’acqua a lungo ristagnata, come uno scarico.
14. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 108:
Anche l’arte viene adesso concepita all’opposto che nel primo periodo; essa non è più l’organo della più profonda comprensione cosmica, […] ma piuttosto come una sorta di spirituale rottura d’argine, come un improvviso defluire d’acqua a lungo ristagnata, come uno scarico […].

15. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 219:
La scienza stessa, che pure ha il pregio di aver liberato gli uomini dalle illusioni metafisiche e dalle intenzioni morali, diventa qualcosa che attacca la vita stessa, che la soffoca, se non partecipa alla danza, se non diventa gaia scienza, che gioca col pathos scientifico, senza entrare nella severità della sua metodologia.
15. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 109-112:
La scienza critica diventa una forza che attacca la vita stessa, che ne distrugge la sicurezza, l’accecamento illusorio. […] egli usa metodi, che giudica «scientifici», per distruggere la religione, la metafisica e la morale. Egli gioca con il pathos della « scienza» e lo condensa appunto nella figura dello « spirito libero ». La scienza dello spirito libero è fröhlich: è «la gaia scienza». Non ha la pesante, solenne serietà né la rigidità del concetto […].
m) plagio e manipolazione alla galimbertese.

16. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 219:
Scavando ulteriormente in quell’«animale con ideali»; Nietzsche scopre che l’uomo grande è solo un piccolo uomo che maschera i propri istinti […].
16. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 108-116:
L’uomo viene concepito come 1’animale con ideali […]. L’uomo grande non è soltanto un piccolo uomo mascherato e agghindato.

17. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 219:
[…] spiriti inferiori che come «tarantole», private dalla sorte di ogni grandezza e di ogni successo, hanno incarnato lo spirito di vendetta. Tarantole sono i predicatori dell’amore, dell’uguaglianza, nei quali l’impotenza di vita si vuol vendicare di tutte le forme di vita potente.
17. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 137:
Nelle tarantole Nietzsche trova il simbolo dello spirito di vendetta, della vendetta di coloro che la sorte ha privato di ogni grandezza e di ogni successo nella vita. Le tarantole sono cioè i predicatori dell’uguaglianza, nei quali l’impotenza di vita si vuol vendicare di tutte le forme di vita potente […].

18. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 219:
Qui Nietzsche non polemizza solo contro le correnti moderne come la rivoluzione francese, il socialismo, la democrazia, ma anche contro il cristianesimo che pone tutti gli uomini uguali di fronte a Dio.
18. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 137:
Nietzsche polemizza così non soltanto contro le correnti moderne, come la Rivoluzione Francese, Rousseau, il Socialismo e la Democrazia, ma anche altrettanto contro il Cristianesimo, con la sua concezione dell’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio.

19. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 219-220:
Tanto più è impotente una vita, tanto più si reggerà sull’uguaglianza di tutti, cercherà di tirare verso il basso nella comune mediocrità Singoli, le Eccezioni, e vedrà nella grandezza il crimine contro l’uguaglianza.
19. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 137:
E viceversa: tanto più debole e impotente è una vita, tanto più si reggerà sull’«eguaglianza» di tutti, cercherà di tirare verso il basso nella comune mediocrità i Singoli, le Eccezioni; vedrà nella grandezza il crimine contro l’uguaglianza […].

20. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 220:
L’idea d’uguaglianza è quindi solo l’impotente volontà di potenza dei mal riusciti, l’idea di giustizia è soltanto una mascherata volontà di potenza che abusa dell’apparenza ingannevole della virtù e della venerabilità del costume per farsi valere.
20. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 138:
La volontà di uguaglianza è con ciò soltanto la impotente volontà di potenza dei malriusciti. […] idea di giustizia è sol¬tanto una mascherata volontà di potenza, che abusa dell’apparenza della virtù e della venerabilità del costume per farsi valere.

21. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 220:
Nell’idea di giustizia dei molti, della massa, dimora la vendetta, quel ragno velenoso che è la tarantola che annoda le sue reti e soffoca la vita.
21. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 138:
Nell’idea di giustizia dei molti, della massa, dimora la vendetta, quel ragno velenoso che è la tarantola, che annoda le sue reti e vi soffoca la vita nobile.

22. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 220:
La virtù che rimpicciolisce è il segno della povertà del l’esistenza, l’interiorità della coscienza è una perversione degli istinti che non sanno scaricarsi all’esterno, l’ascesi è il modo di conservarsi in vita dei deboli che non possono sfogare le passioni, l’ideale della volontà ascetica è il nulla, perché la volontà di potenza preferisce volere il nulla piuttosto che non volere.
22. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 154-196-197-198:
La «virtù che rimpicciolisce» è il segno della povertà cosmica dell’esistenza […]. «Interiorizzazione» è la conseguenza di una perversione degli istinti […] che non si scaricano all’esterno […]. L’ascesi stessa è un mezzo della vita debole e malata per conservarsi in vita; deve rinunciare all’esplosione delle passioni […]. La volontà tesa verso l’ascesi vuole il nulla[…] Nietzsche dice: “l’uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere”.
n) plagio acrobatico e manipolazione alla galimbertese.

23. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 225:
L’ultimo uomo ha usato e abusato della terra per abbellire il concetto dell’al di là, ha sottratto ad essa i colori e le immagini con cui ha adornato il regno delle idee eterne.
23. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 127:
[…] l’uomo ha usato e abusato della terra per abbellire il concetto stesso dell’al di là; ad essa ha sottratto i colori, l’ardore, le immagini con le quali ha adornato il luminoso regno delle idee eterne […].

24. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 225:
Il superuomo, che sa della morte di Dio, riconosce nell’al di là una fantastica immagine della terra, e alla terra restituisce tutto quanto le è stato sottratto.
24. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 127:
II superuomo, consapevole della morte di Dio, […] riconosce nell’al di là idealistico soltanto una utopica immagine riflessa della terra. E alla terra restituisce ciò che le è stato preso […].

25. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 225:
Dall’alienazione ritorna alla «Gran Madre», alla «terra dall’ampio petto» in essa trova i limiti, il contrappeso dei suoi tentativi, che prima immaginava di realizzare nella fantasia dell’al di là, ed ora riaffida alla terra, in quanto grembo da cui ha origine tutto ciò che appare alla luce, e nello spazio e nel tempo trova permanenza e luogo.
25. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 127-128:
[…] il massimo della libertà umana si volge alla Gran Madre, alla terra dall’ampio petto, e in essa trova i limiti, il contrappeso di tutti i suoi tentativi. […] non è libertà verso Dio, ma nemmeno una libertà verso il Nulla, bensì è libertà verso la terra, in quanto grembo da cui ebbe origine tutto ciò alla luce, e nello spazio e nel tempo trova permanenza e luogo.
o) plagio e manipolazione alla galimbertese.

26. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 225-226:
Dove per l’umanità imprigionata stava Dio, ora sta la terra. «Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio; ma Dio è morto e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Peccare contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare viscere dell’imperscrutabile più del senso della terra».(n. 21)
26. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 128:
Dove, per l’umanità imprigionata nella sua alienazione, stava Dio ora la terra.

Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio; ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Peccare contro la terra, questa è o la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell’imperscrutabile più del senso della terra.9

p) qui plagiata è pure la citazione di Nietzsche. Il furto delle citazioni e un’altra delle consolidate arti rapinatorie di Galimberti.

27. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 226:
Nietzsche non pone l’uomo al posto di Dio, egli non divinizza né idolatra l’ente finito, perché altrimenti ricalcherebbe i sentieri dell’ultimo uomo. Al posto di Dio, al posto del Dio dei cristiani e del regno platonico delle idee, egli pone la terra.
27. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 134:
Nietzsche non pone l’uomo al posto di Dio: egli non divinizza né idolatra l’ente finito. Ai posto di Dio, al posto del Dio dei cristiani e del regno platonico delle idee, egli pone la terra.

28. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 226:
La terra è una dea antichissima, ma senza forma, senza contorno che è «vicina eppure è difficile da afferrare».
28. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 134:
Forse anch’essa dea antichissima, ma senza forma, che non ha contorno, che è «vicina eppure difficile da afferrare».

29. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 226:
[…] quell’Ente che, estromesso da sé il tempo […]. Nietzsche vuole riportare nel tempo l’essere come «terra», e pensa il rapporto essere e tempo come un rapporto di identità, […]. «Io la chiamo malvagia e ostile agli uomini questa dottrina dell’Uno e Pieno, Immobile, Imperituro. Ogni Imperituro non è che un simbolo! E i poeti mentono troppo».(n. 22)
29. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 135:
Contro l’idealismo, che aveva estromesso il tempo dall'essere, Nietzsche vuole riportare nel tempo l’essere inteso come «terra», e pensare un rapporto fondamentale tra essere e tempo.

Io la chiamo malvagia e ostile agli uomini questa dottrina dell’Uno e Pieno, Immobile, Imperituro, Ogni Imperituro – non è che un simbolo! E i poeti mentono troppo.2

30. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 226:
Entrando nel tempo, volgendosi a quel precario terreno che è il gioco di tutte le cose, il superuomo apprende e conosce la sua finitezza, perché ogni cosa che incontra non è compimento ma superamento, e non il superamento ascetico di tempo e vita (Schopenhauer), ma il superamento di gradini finiti, di mete finite poste dalla volontà.
30. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 135-136:
Entrando nel tempo, rivolgendosi a questo spazio terreno del gioco di tutte le cose, il Superuomo apprende e conosce la sua finitezza […]. L’essenza del creare è sempre superamento, non il superamento ascetico-eremitico di tempo e vita, ma superamento di volta in volta di gradini finiti, di mete finite poste dalla volontà.

31. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 226:
Nel tempo il superuomo continua a costruire sopra di sé, distrugge ciò che era, cerca ciò che non è ancora […]. «Sì, molto amaro morire deve esserci nella vostra vita, o creatori! Solo così siete coloro che difendono e giustificano ogni cosa peritura». (n. 23)
31. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 136:
[…] nel tempo il creatore continua a costruire sopra di sé, distrugge ciò che era, e cerca ciò che non è ancora.

Sì, molto amaro morire deve esserci nella vostra vita, o creatori! Solo così siete coloro che difendono e giustificano ogni cosa peritura! (n.24)

32. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 227:
[…] creazioni e prodotti della terra, pensata come quella forza creatrice, come pòiesis originaria da cui ogni cosa prende forma, contorno e durata.
32. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 137:
[…] «creazioni», «prodotti» della terra. […] l’Ente molteplice e determinato nasce, prende contorni, forma e durata. La terra viene pensata da Nietzsche come una forza creatrice, come POIESIS.
q) plagio e manipolazione alla galimbertese.

33. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 227:
[…] la terra è l’al di qua, il mondo limitato dallo spazio, e dal tempo, il mondo svalutato, apparente, improprio, perché il mondo vero sta al di là dello spazio e del tempo, come cosa in sé accessibile solo al pensiero, come regno delle idee, di Dio, come «regno dei cieli».
33. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 136:
L’al di qua, il terreno, il mondo limitato dallo spazio e dal tempo, che è il teatro della nostra vita, non è più svalutato come il provvisorio, l’apparente e l’improprio; il mondo vero non sta più al di là dello spazio e del tempo come la cosa in sé accessibile solo al pensiero, il regno delle idee, Dio e il suo Regno dei cieli.

34. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 227:
La terra non è vicina o lontana come gli enti finiti, essa è onnipresente, senza tuttavia essere mai oggetto; la terra è ciò che fa germinare, è il grembo di tutte le cose, è quel produrre dal quale l’ente molteplice e determinato nasce, prende contorni, forma e durata.
34. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 137:
La terra […] sulla quale poggia ogni Ente finito. Essa è onnipresente, […] non vicina e lontana […], ma tuttavia non è mai oggetto. […] ciò che fa germinare, come il grembo di tutte le cose, come il movimento del produrre, dal quale l’Ente molteplice e determinato nasce, prende contorni, forma e durata.

35. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 227:
«Nel tuo occhio guardai or non è molto, o vita! e mi parve di sprofondare nel senza-fondo»(n. 24) . Se « senza-fondo » è l’origine, senza senso finale è il suo protendersi: «La vita vuole salire e salendo superare se stessa»(n. 25). In questo modo la vita della terra si annuncia come volontà di potenza. Dal superuomo creatore, Nietzsche ritorna, col pensiero, all’atto del creare, alla volontà di potenza della terra stessa. «Sì, tu sei per me quella che infrange tutti i sepolcri. Salve a te, mia volontà! E solo dove sono sepolcri, sono anche resurrezioni»(n. 26).
35. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 138-139-140:
«Nel tuo occhio guardai or non è molto, o vita! e mi parve di sprofondare nel senza-fondo». […] superamento di sé […]. La vita ha la tendenza del salire […]. E questa vita della terra è per Nietzsche la volontà di potenza. Dall’uomo creatore Nietzsche ritorna col pensiero all’atto del creare, alla volontà di potenza della terra stessa.

Sì, tu sei ancora per me quella che infrange tutti i sepolcri. Salve a te, mia volontà! E solo dove sono sepolcri, sono anche resurrezioni! 30

r) plagio e manipolazione alla galimbertese.

36. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 229:
«Tre metamorfosi dello spirito io vi nomino: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e il leone fanciullo»(n. 28).
Il cammello è lo spirito ubbidiente che non vuole la propria volontà perché si sottopone alla volontà di Dio, è lo spirito che sopporta il peso della trascendenza e che si riconosce nei comandi che da questa provengono.
36. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 130:

Tre metamorfosi dello spirito io vi nomino: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e il leone fanciullo.

Il cammello […] si piega davanti alla superiorità di Dio […]. L’Uomo sotto il peso della trascendenza, […] vuole compiti sui quali sperimentarsi, ubbidire a molti, difficili e pesanti ordini; egli vuole il suo dovere e, ancora di più, vuole ubbidire a Dio […].
s) plagio e manipolazione alla galimbertese.

37. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 229:
Prigioniero di un immutabile mondo di valori egli sottostà rassegnato e docile al comando del «tu devi».
37. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 130:
Prigioniero di un fisso mondo di valori, egli sottostà rassegnato e docile al comando del «Tu devi».

38. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 229:
Oppresso da questo carico, si affretta il cammello verso il deserto, dove il suo spirito si trasforma in quello del leone che divora ogni rispetto di Dio per catturare nel proprio deserto la sua preda, cioè la libertà di esser se stesso.
38. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 130:
Il cammello, che, carico, procede nel deserto, vive proprio lì la sua trasformazione in leone. […] Lo spirito paziente e rispettoso diventa «leone», […] combatte con il suo «ultimo Dio» […] l’uomo si crea la libertà […].
t) plagio e manipolazione alla galimbertese.

39. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 229-230:
Ma nel deserto non c’è nulla da volere, la libertà che si afferma è solo negativa, è la libertà che dice No, che rifiuta Dio e con Dio l’alienazione bimillenaria della morale oggettiva, della cosa metafisica in sé, dell’illusione dei valori. Essa è soltanto libertà da, non libertà di, e tuttavia è necessaria. «Crearsi la libertà è un no sacro anche verso il dovere: per questo, fratelli, è necessario il leone»(n. 29).
39. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 130:
Ma questa libertà del leone, che dice No, che rifiuta Dio, la morale oggettiva e la cosa metafisica in sé, e le intuisce come illusioni di una alienazione idealistica, non è la libertà radicale: essa è soltanto una libertà negativa, libertà «da», non libertà «di».

Crearsi la libertà è un no sacro anche verso il dovere: per questo, fratelli, è necessario il leone...

u) plagio e manipolazione alla galimbertese.

40. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 230:
Ma la negazione della trascendenza dei vecchi valori, l’emergere dell’esistenza umana dall’alienazione, non è ancora una nuova creazione, un’umanità liberata per qualcosa di nuovo.
40. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 131:
Ma la negazione di vecchi valori […] la negazione della trascendenza di questi valori, cioè l’emergere dell’esistenza umana dall’alienazione, non è ancora una nuova creazione, una nuova costruttiva produttività dell’umanità liberata.

41. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 230:
L’«io voglio» che il leone contrappone al «tu devi» del cammello è ancora chiuso nell’ostinazione, nella caparbietà, nella rigidezza del no.
41. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 131:
Il leone contrappone al «tu devi » che domina il cammello il suo altezzoso «io voglio», ma in questo «io voglio» c’è ancora molta tensione, molta ostinazione, ancora molta caparbietà e rigidezza […].

42. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 230:
La volontà che esprime è libera per il nulla, in quanto preferisce volere il nulla piuttosto che non volere, ma, così volendo, conclude se stessa nel nichilismo, nel «deserto» dove nulla nasce e nulla vive.
42. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 198:
La volontà tesa verso l’ascesi vuole il nulla […] “l’uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere”(n. 26) […]. La volontà era una volontà verso il nulla, una tendenza nichilistica della vita.

43. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 232:
Del superuomo Zarathustra parla a tutti; della morte di Dio e della volontà di potenza a pochi, dell’eterno ritorno dell’uguale solo a se stesso. La successione dei pensieri fondamentali di Nietzsche non è arbitraria […].
43. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 198:
Del superuomo Zarathustra parla a tutti; della morte di Dio e della volontà di potenza a pochi; ma dell’Eterno ritorno dell’uguale solo a se stesso […]. La successione dei pensieri fondamentali di Nietzsche non è arbitraria […].

44. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 234:
[…] dove passato e futuro si risolvono nel presente eterno che dà al passato il carattere di possibili aperture proprie del futuro e al futuro l’immobilità del passato.
44. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 150:
Il pensiero del ritorno annulla il contrasto di passato e futuro, o, meglio, dà al passato il carattere di possibili aperture proprie del futuro e al futuro l’immobilità del passato.

45. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 234:
Nell’eterno ritorno il tempo perde la sua univoca direzione, diventa «mezzogiorno», il centro del tempo, lo splendore della luce che fa apparire nell’aperto ogni cosa.
45. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 150:
[…] il tempo perde la sua univoca direzione; […]. Il «meriggio», però, annuncia l’eterno ritorno; esso è il centro del tempo, in cui il tempo stesso che tutto abbraccia, che prepara il campo a ogni ente, rivela la sua essenza e appare all’aperto.
v) plagio e manipolazione alla galimbertese.

46. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 234:
Prima che il sole ascenda, Zarathustra vede l’incanto del cielo mattutino; è l’abisso di luce che manifesta lo splendore di ouranòs che illumina tutte le cose e tutte le riunisce e le accoglie comprendendole sotto la sua volta. «Su tutte le cose si stende il cielo del caso, il cielo dell’innocenza».(n. 37)
¬46. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 150-151:
Prima che il sole ascenda. […] un’anima incantata dalla bellezza segreta del cielo mattutino. […] Zarathustra incontra […] l’abisso di luce, l’aperta vastità del mondo, OURANOS nel suo splendore, che dà evidenza a tutte le cose, che le copre come una vòlta, le riunisce e raccoglie.

su tutte le cose si stende il cielo del caso, il cielo dell'innocenza […].

47. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 234:
[…] dissolve […] ogni al di là metafisico e morale; con esso scompare ogni «nube errante» che macchia l’innocenza del cielo, scompare l’ira degli dei e il loro governo del mondo.
47. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 151:
Dove viene pensato il mondo, scompaiono «colpa» e «pena», pa¬role umane, che come nubi erranti macchiano il cielo puro; scompare l’ira degli dei, il loro governo del mondo […]

 48. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 234-235:

Vedere le cose alla luce di ouranòs, che ha liquidato ogni hyper-ouranòs, significa sottrarre le cose ad ogni predeterminazione divina, ad ogni significato morale, ad ogni ragionevolezza umana, significa intendere il corso delle cose nel tempo come una danza nella quale tutto forma un cerchio. « O cielo che ti incurvi su di me, tu puro! tu sublime! Questa è per me la tua purezza, che non ci sia un ragno eterno e ragnatele eterne, che tu sia per me la pista da ballo di casi divini, che tu ' sia per me il tavolo degli dei per divini dadi e divini giocatori»(n. 38).
Divino è dunque il gioco dell’essere […].
48. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 151:
Eternità e Temporalità non si differenziano, sono davvero una cosa sola e in quanto Eterno Ritorno il tempo è l'Eterno. Vedere l’Ente alla luce del mondo significa liquidare tutte le categorie come «provvidenza divina», significato morale, ragionevolezza, dal corso delle cose nel tempo, e prendere questo corso come una «danza», una ridda, nella quale tutto forma un cerchio.

O cielo che ti incurvi su di me, tu puro! tu sublime! Questa è per me la tua purezza, che non ci sia un ragno eterno e ragnatele eterne: che tu sia per me la pista da ballo di casi divini, che tu sia per me il tavolo degli dei per divini dadi e divini giocatori!

Lo stesso gioco dell’essere è ora concepito come il divino […].

49. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 237:
[…] il superuomo acquista un diverso significato: non è un modo del tutto nuovo d’esistenza ancora da venire, ma è l’intrinseca essenza dell’umanità occidentale, già determinata dall’incondizionata soggettività […].
49. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 257:
Il Superuomo non sarebbe, dunque, un modo del tutto nuovo dell'esistenza, ancora avvenire, ma sarebbe intrinseco nella nostra umanità già determinata dalla incondizionata soggettività […].

50. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 239:
L’eterno ritorno dell’uguale, «il pensiero più abissale della, filosofia di Nietzsche, sta in una singolare penombra» ( J- N, 425), manca di una precisa elaborazione concettuale, è più simile ad una oscura profezia, alla rivelazione divinatoria di un segreto, che ad una rigorosa esposizione logica.
50. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 152:
L’«Eterno Ritorno dell’Uguale», il pensiero più abissale della filosofia di Nietzsche, sta in una singolare penombra. Apparentemente manca di una precisa rielaborazione e impronta concettuale; è più simile a una oscura profezia, alla rivelazione divinatoria di un segreto, che a una rigorosa esposizione filosofica.
z) plagio alla lettera, tuttavia, per dissimulare la rapina, Galimberti ha ideato un’altra delle sue turpi manipolazioni, cioè ha messo le virgolette alla un frasetta:
- «il pensiero più abissale della, filosofia di Nietzsche, sta in una singolare penombra» ( J- N, 425),
e l’ha attribuita al povero Jaspers, ma, com’è evidente, Jaspers non ha mai scritto una frasetta del genere, perché Galimberti l’ha copiata a Fink.
Un altro cervellotico imbroglio è laddove l’impostore ha scritto:
- “una rigorosa esposizione logica”,
mentre il Fink ha scritto:
- “una rigorosa esposizione filosofica”.

51. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 239:
Zarathustra è il maestro dell’eterno ritorno, ma non lo insegna veramente, si limita a indicarlo, la sua visione dell’abisso del tempo si esprime come «enigma». Ma non è l’equivoco piacere per le maschere.
51. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 152:
Zarathustra è il maestro dell’«Eterno Ritorno», ma non lo insegna veramente, si limita ad indicarlo; la sua «visione» dell’abisso del tempo si esprime come «enigma». Ma non è l’equivoco piacere per le maschere […].

52. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 239:
Con la sua concezione dell'eterno ritorno Nietzsche sa di essere al limite di ciò che è dicibile, al limite della Logica, della Ragione, del Metodo […].
52. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 152:
[…] Nietzsche, con la sua concezione dell’Eterno Ritorno, è al limite di ciò che per lui è dicibile, a un limite del Logos, della Ragione e del Metodo.

53. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 239:
Se l’ultimo uomo si sistema nell’ambito del vicino e del prossimo, se si limita al finito e al presente, se vuole soltanto la piccola felicità, il piacere e la contentezza, se si rassegna nel suo angolo e diventa mansueto e debole è proprio perché l’immensità dell’essere non vibra più nella sua vita […].
53. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 154:
Se l’uomo si sistema nell’ambito del vicino e del prossimo, si limita al finito e al presente. Se vuole soltanto la piccola felicità, il piacere e la contentezza, se si rassegna nel suo angolo e diventa mansueto e debole, è proprio […] perché l’ampiezza del mondo non vibra più nella sua vita […].

54. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 240:
Anelito è desiderio di ciò che manca. Per ciò che ci sta davanti agli occhi e a portata di mano, per ciò che vediamo e possiamo afferrare noi non proviamo alcun anelito […].
54. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 165:
L’anelito […] desiderio di ciò che manca. Verso quello che ci sta davanti agli occhi e a portata di mano, che vediamo e possiamo afferrare, noi non abbiamo ovviamente alcun anelito.

55. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 240:
Anelito è stendere la mano nella lontananza, è desiderio di tener lontana la lontananza […]. Allontana da ogni vicinanza determinata e protende verso l’indeterminato, come nostalgia senza meta, «nostalgia di orizzonti lontani».
55. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 165:
[…] dell’anelito è il bramoso stendere la mano nella lontananza […]. Noi tutti conosciamo anche l’anelito verso l’indeterminato, la nostalgia senza meta, la «nostalgia degli orizzonti lontani» […] ciò che si è desiderato […] tendenza a tenerlo lontano.

56. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 240:
Il piccolo anelito è il desiderio che tende all’ente attraversando le lontananze, il grande anelito invece lascia sussistere le lontananze vibrando attraverso di esse.
56. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 165:
Il piccolo anelito è il desiderio che tende all’Ente attraversando le lontananze; il grande anelito, invece, lascia sussistere le lontananze stesse, non soltanto vibra attraverso le lontananze, ma si dirige proprio verso di esse.

57. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 240:
Per Nietzsche la grande lontananza non è più il Dio creatore del cristianesimo che animava l’anelito di Agostino (inquietum cor nostrum...) al di fuori e al di sopra di ogni mondo creato e visibile, ma è la lontananza che circonda (umgreift) tutto ciò che è visibile ed afferrabile, in quanto lontananza che dona ogni vicinanza.
57. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 165-166:
Per Nietzsche, la grande lontananza non è più il dio creatore del cristianesimo […] «Inquietum cor nostrum... » dice Agostino; per lui Dio è la meta dell’anelare […] che sta al di fuori e sopra ogni mondo creato e visibile, ma la lontananza che circonda tutto ciò che è visibile e afferrabile, in quanto lontananza […] che dona ogni vicinanza.

58. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 240:
Il grande anelito è il protendersi dell’uomo nella apertura cosmica, […]; l’apertura cosmica, come eterno ritorno dell’uguale, inevitabilmente dissolve. «O anima mia io ti insegnai a dire “oggi”, come se fosse “un giorno” e “un tempo” e a passare danzando ogni “qui” e “lì” e “là”».(n. 41)
58. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 166:
Il grande anelito è il protendersi dell’uomo nello spazio e nel tempo, è la sua apertura cosmica. […] apertura cosmica in quanto essa ha già la forma della conoscenza dell’Eterno Ritorno dell’Uguale, Zarathustra si intrattiene con la sua anima.

O anima mia, io ti insegnai a dire « oggi » come se fosse « un giorno » e « un tempo », e a passare danzando ogni « qui » e « lì » e « là ».

59. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 240-241:
L’anima così istruita ol¬trepassa l’immanenza di ciò che è vicino, di ciò che è dato, si libera dalle catene che la tengono legata al dominio dell’ente, e dall’apertura dell’essere ritorna alle cose. Mentre si protende al di là di esse, le ritrova dalle origini.
59. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 167-168:
L’anima così istruita può anche oltrepassare danzando […] ciò che è vicino e a ciò che è dato […] l’uomo incatenato all’Ente può divenire consapevole del suo gioco […]. È dall’apertura del mondo che egli ritorna alle cose.
Mentre egli si protende al di là di esse, le ritrova all’origine.

60. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 241:
[…] non è più comprensione dell’ente nella sua delimitazione e finitezza, ma comprensione di tutto l’ente alla luce dell’essere che, in-finito, circonda tutto, e, come gioco, tutto governa assegnando ad ogni ente il suo limite, il suo aspetto, il suo corso.
60. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 169:
Non è più comprensione dell’Ente nel suo essere, ma comprensione di tutto l’Ente alla luce del mondo, alla luce di ciò che circonda il tutto, alla luce del gioco che tutto governa, nel quale a ogni Ente viene assegnato il suo limite, il suo aspetto il suo corso.

61. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 241:
Protendendosi in questo gioco, l’anima diventa essa stessa cosmica, diventa simile al mondo, legata ad esso come il bimbo alla madre, è «cordone ombelicale del tempo»(n. 43) è, come la volta celeste su tutte le cose e non dalle cose asservita.
61. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 169:
L’anima, protendendosi in questo gioco […], diviene essa stessa cosmica, diviene simile al mondo; […] è legata all’azione del tempo universale come il bambino alla madre; è «cordone ombelicale del tempo»; è, come la volta celeste, su tutte le cose.
aa) plagio e manipolazione cervellotica di Galimberti.

62. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 241:
In Nietzsche il gioco umano, il gioco del bambino, il gioco dell’artista diventa il concetto chiave dell’universo, diventa cifra cosmica.
62. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 258:
In Nietzsche il Gioco umano, il Gioco del bambino e dell’artista, diviene concetto chiave dell’universo, diviene metafora cosmica.
bb) plagio letterale, con un furbetto “scatto di novità”, perché laddove Fink ha scritto:
- “diviene metafora cosmica”,
Galimberti l’ha trasmutato in
- “diventa cifra cosmica”.
Ora, Galimberti, mutando la “metafora” in “cifra”, non fa un semplice cambio di parole per camuffare il furto, perché il cambio è bensì funzionale alla sua turpe impostura, poiché tra le cose plagiate a Fink, l’imbroglione ha inserito, a p. 241, due citazioni di Jaspers: la prima, con riferimento al “pensiero che gioca”, e la seconda con riferimento a “il gioco è, tra le cifre”, quindi le citazioni di Jaspers si riferiscono al “gioco”, e
- “il gioco è, tra le cifre, la più adeguata ad esprimere l’Umgreifende. (J - W, 352)”.
Tutta la pagina 241 di Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, Galimberti l’ha copiata a Fink, però, l’impostore, inserendo le due citazioni di Jaspers, ha indotto a credere che tutte le argomentazioni rapinate a Fink sarebbero dei suoi originali commenti al pensiero di Jaspers, ma ciò è tutto falso, come qui è dimostrato.

63. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 241:
L’essenza dell’uomo può venir concepita e determinata come gioco soltanto se l’uomo viene pensato, partendo dalla sua estatica apertura (ek-sistentia), verso l’agire del mondo e non soltanto come una cosa immanente accanto alle altre cose, distinto dalla sola forza della ragione […].
63. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 258:
L’Essenza dell’uomo può venir concepita e determinata come gioco, soltanto se l’uomo viene pensato partendo dalla sua estatica apertura verso l’agire del mondo e non soltanto come una cosa immanente accanto ad altre cose, distinto dalla forza […] della ragione […].

64. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 241:
Soltanto quando il gioco del mondo è al centro dell’attenzione e quando il sorgere e il decadere delle opere limitate e temporanee vengono sperimentati […] «come danza e girotondo» […].
64. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 258:
Soltanto quando il gioco del mondo è al centro dell'attenzione, […] quando il sorgere e il decadere delle opere limitate e temporanee vengono sperimentati come danza e girotondo […].

65. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 241:
[…] «come gioco di dadi dei capricci divini», all’insegna dell’innocenza e al di là di ogni calcolo e previsione di rischi, vantaggi e pericoli, solo allora l’uomo potrà sentirsi legato alla vita del tutto e ammesso nel grande gioco dell’essere dove, tra la nascita e la morte di tutte le cose, si svolge la commedia e la tragedia dell’esistenza […].
65. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 258:
[…] come gioco di dadi dei capricci divini sotto la volta del Paradiso, dell’innocenza e della mancanza di pericolo - soltanto allora l’uomo, […] può sentirsi legato alla vita del tutto, ammesso nel grande gioco di nascita e morte di tutte le cose, coinvolto nella tragedia e nella commedia dell’esistenza universale.

66. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 241-242:
Dal punto di vista della saggezza tragico-dionisiaca, la determinazione metafisica dell’ente in quanto ente è la determinazione dell’alienazione, di un mondo ludico apparente e prodotto per gioco.
66. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 258:
Il campo della determinazione metafisica dell’Ente come Ente è - dal punto di vista della saggezza tragico-dionisiaca - la dimensione dell’alienazione, di un mondo ludico apparente e prodotto per gioco.
cc) qui Galimberti, per camuffare il furto a Fink, si è servito di un’altra delle sue collaudate e ricorrenti tecniche ingannatrici, poiché non ha fatto altro che “rielaborare” l’ordine sintattico delle frasette scippate nella pagina del filosofo tedesco.

67. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 242:
[…] l’uomo ha la possibilità di comprendere il fenomeno ontico come realtà non conclusa, ma rinviante, e, seguendo il rinvio, di immergersi, a partire dal proprio gioco, nel grande gioco dell’essere e di sapersi così compagno di gioco del gioco cosmico.
67. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 258:
L’uomo ha possibilità di comprendere l’apparenza come apparenza, di immergersi a partire dal suo proprio gioco nel grande gioco del mondo e di sapersi, in tale sprofondare, compagno di gioco del gioco cosmico.
dd) plagio e manipolazione cervellotica di Galimberti.

68. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 243-244:
Nietzsche concepisce l’uomo moderno e il suo tempo come una fine, la fine del movimento morale e spirituale di più di duemila anni, come la fine della metafisica e del cristianesimo, come la fine di un giudizio di valore. In una nota del 1887, Nietzsche si domanda: «Che cosa significa nichilismo?». E risponde: «Che i valori supremi perdono ogni valore».(n. 2)
68. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 216:
Nietzsche concepisce l’uomo moderno come una fine, come la fine del movimento moralistico-spirituale di più di duemila anni, come la fine della filosofia metafisica e del cristianesimo, come la fine di un giudizio di valore […]. Ma che cosa è il «Nichilismo»?... «che i valori supremi si svalorizzano».

69. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 244:
Infatti se Dio è morto, se cioè il mondo sovrasensibile delle idee ha perduto ogni forza vincolante, l’uomo viene a trovarsi «senza meta, senza perché»(n. 3), in quanto il «mondo stellato», che da duemila anni reggeva l’universo ontico, si è spento.
69. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 216:
[…] manca la risposta al «perché».(n. 44) L’esistenza dell’uomo è divenuta senza meta, […] il «mondo stellato» dell’ideale morale si è spento […]. Dio è morto per noi, cioè l’interpretazione ontologico-morale dell’essere della metafisica occidentale ha perduto per noi la sua obbligatorietà […].
ee) plagio e manipolazione cervellotica di Galimberti.

70. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 244:
Il nichilismo denunciato da Nietzsche non è allora un evento casuale, un fatto storico che poteva anche non accadere, ma, come avverte Heidegger, è «il processo fondamentale della storia dell’Occidente, e l’interna logica di questa storia» (H - Hw, 206). Essa infatti conclude se stessa perché già da principio è nichilista, […].
70. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 216:
La concezione fondamentale di Nietzsche è qui che la morale tradizionale non muore per un avvenimento casuale […]. Il processo storico porta alla luce soltanto quanto sin da principio sta nascosto nella interpretazione moralistica del mondo, come seme della sua autodistruzione. Essa annulla se stessa, è già da principio, segretamente, nichilista […].
ff) plagio e manipolazione cervellotica di Galimberti.
Sicuramente la citazione di Heidegger inserita da Galimberti è fasulla, perché dal contesto si desume che essa è piuttosto una dissimulazione alla galimbertese di quanto plagiato a Fink.

71. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 244:
L’annuncio nichilistico di Nietzsche, connesso all’annuncio della morte di Dio, non è determinato da una insana mania di profanazione. Nietzsche non è Erostrato che incenerì il tempio di Diana ad Efeso per una perversa smania di gloria; Nietzsche, nel dare alle fiamme il tempio del Sacro, pensa se stesso come destino, quindi come necessità storica.
71. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 217:
Il pensiero della morte di Dio […] avvento del nichilismo […] una vanità pazzesca che (come Erostrato incenerì il Tempio di Diana ad Efeso per una perversa smania di gloria) ora dà alle fiamme il tempio del Sacro […]. Nietzsche concepisce se stesso come Destino, cioè come necessità storica.

72. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 244:
Il necessario (Notwendige) è ciò che determina una svolta della necessità (Not-wendende), una svolta del destino, che Nietzsche interpreta come necessità del suo tempo, quindi come la fine di un'epoca.
72. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 217:
Il necessario (Notavendige) è sempre anche ciò che determina una svolta
della necessità (Not-wendende), è sempre anche una svolta del destino.
Nietzsche vive la necessità del suo tempo come la fine di questa epoca.

73. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 244:
L’epoca finisce non perché i valori perdono credibilità, ma perché si autoeliminano nella loro realizzazione storica, portando alla luce gli impulsi che nascostamente operavano in essi e da essi erano mascherati.
73. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 218-219:
[…] si auto-elimina nella sua realizzazione storica […]. Noi viviamo nella fase finale, perché ora i valori tradizionali «traggono la loro ultima conclusione», perché ora sono venuti alla superficie gli impulsi che operavano in essi, da lungo tempo, nascostamente.
gg) plagio e manipolazione cervellotica di Galimberti.

74. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 244:
Ora, quando l’epoca giunge a cogliere il segreto del quale era vissuta, quando si impadronisce di se stessa e scopre le sue segrete intenzioni, conclude il suo cammino; smascherato l’inganno, non crede più in ciò che l’aveva promossa e per secoli animata.
74. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 219:
Forse è questa la fine di ogni storia, quando la vita arriva a conquistare il segreto del quale era vissuta, quando si impossessa completamente di se stessa. […] scopre le sue segrete intenzioni, trae il risultato di tutto il suo cammino: è una via verso il nulla.
Dio era la maschera del nulla.
ii) plagio e manipolazione cervellotica di Galimberti.

75. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 245:
La grandezza del pensiero di Nietzsche sta nel mostrare l’impraticabilità della via occidentale […].
75. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 217:
La grandezza di Nietzsche come pensatore sta nella sua strada nell’impraticabile, nel fatto che egli esce da una via che il pensiero occidentale […].

76. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 245:
[…] la stessa idea di veridicità, cresciuta […] nella morale cristiana, si volge ora contro […] la morale mandandole in rovina, perché si tratta di tendenze di vita […] che vogliono il nulla, anche se per lungo tempo l’hanno mascherato sotto il nome di summum ens o sotto il nome di Dio.
76. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 218-219:
[…] la stessa idea di veridicità, cresciuta dalla morale cristiana, si volge alla fine contro la morale mandandola in rovina. […] sono tendenze di vita che vogliono il «nulla», anche se per lungo tempo hanno mascherato questo «nulla» come il summum ens, come Dio.

77. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 245:
La morte di Dio, il crollo di tutti i valori e di tutti gli ideali portò con sé anche un mutamento dell’essenza umana, […] la vita non cessa di valere, ma ora vale in maniera inquietante, perché il valore dominante è il nulla.
77. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, p. 220:
Il Nichilismo […] porta con sé un mutamento dell’essenza umana, […] la vita non cessa di valere, ma ora vale in misura inquietante: il valore dominante è il nulla.

¬78. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 245:
Il nichilismo tuttavia non è sinonimo di decadenza, perché a decadere non è la vita, ma solo una lunga e veneranda tradizione, dietro cui la vita si era nascosta; il nichilismo è transizione, in cui fine e principio sono intrecciati come la notte intreccia tramonto e aurora. Di qui la comprensione del proprio tempo come tempo del bisogno […].
78. Fink, La filosofia di Nietzsche, 1973, pp. 221-222:
Un siffatto Nichilismo è l’opposto di quel decadere della vita che Nietzsche chiama décadence […] decadenza di una lunga, veneranda tradizione […]. Il nichilismo […] tempo di transizione […]. Nietzsche lo vede sempre nel doppio aspetto del tramontare e del sorgere. È il tempo della svolta, il tempo del bisogno […].
ll) plagio e manipolazione cervellotica di Galimberti.

Conclusioni

Da quanto su esposto e documentato emerge in modo chiaro e distinto, apparendo a tutti con assoluta e evidenza, che Umberto Galimberti è un vorace parassita distonico, che non solo ha succhiato idee e pensieri a Eugen Fink, che nel 1974 era ancora in vita, ma sovente ha altresì tormentato e sfregiato le argomentazioni del filosofo tedesco, allo scopo di dissimulare la sua rapina.


Vincenzo Altieri Eboli 22 ottobre 2015

Letto 3417 volte Ultima modifica il Venerdì, 03 Giugno 2016 16:59

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.