Vincenzo Altieri

Sito web ufficiale

facebook bwtwitter bwgicon bwyoutube icon bw

Umberto Galimberti Menzogne merletti e asinerie

Plagi di Galimberti a Herbert Marcuse
pubbicato 05 ottobre 2015




Plagi di Galimberti a Herbert Marcuse

- L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse, prima edizione 1967, Einaudi Torino,     

è stato usato da Galimberti per fabbricare

- Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente di U. Galimberti, Marietti, Torino 1975.
In particolare i paragrafi:
- 1. Il principio della ragione: tutto ciò che è reale è razionale,
- 2. La logica della ragione: controllo e dominio,
- 3. L’etica della ragione: efficientismo e conformismo,
- 4. La parola della ragione: il linguaggio funzionale,
- 5. Nel destino della ragione: totalitarismo e nichilismo,   
 cap. V La prepotenza della ragione e l’alienazione.

I plagi a Herbert Marcuse sono riportati dal ladro in Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente di U. Galimberti, il Saggiatore, prima edizione EST 1996,
e poi nella ristampa della Feltrinelli di Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, in “«prima edizione nell’“Universale economica” – SAGGI aprile 2005».
Coi plagi a Marcuse, Galimberti ha fabbricato pure la voce: “Logica”, in Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, prima edizione nei “Saggi” maggio 1992. E va notato che “Logica” è idea già pubblicata in forma di articolo sul “Supplemento Domenicale del Sole-24 Ore” tra “novembre 1988 e dicembre 1990”.
Per provare i plagi di Galimberti a Marcuse in Idee: il catalogo è questo, si userà la “«terza edizione nell’“Universale economica” – SAGGI ottobre 2003», in cui, nell’incipit dell’idea “Logica”, Galimberti ha scritto:
“La pubblicazione de La logica delle ipotesi di Ernest Naville (1816-1909) ci offre l’opportunità di riflettere sulla natura di questa innocente e neutrale dimensione costituita dal modo logico di pensare.”       
Ora, l’80% dell’idea “Logica” Galimberti l’ha copiata a Marcuse, quindi la “sua riflessione” si è limitata al modo con cui incollare insieme i pensieri rubati al filosofo tedesco, fabbricando così un deliberato inganno.
I plagi a L’uomo a una dimensione Galimberti li ha usati pure in Psiche e techne, Feltrinelli, prima edizione in “Campi del sapere” marzo 1999, con le dovute “rielaborazioni” e “scatti di novità” funzionali ai contenuti del nuovo pasticcio alla galimbertese.   
Insomma, Galimberti lucra da quarant’anni con pensieri e idee scippati a L’uomo a una dimensione di Marcuse, spacciando per sua la farina del sacco altrui, e col furto, l’impostura e la frode ha usurpato cattedra e notorietà.
Si precisa che sia nella bibliografia di Idee: il catalogo è questo che in quella di Psiche e techne non c’è traccia alcuna di L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse, che è un altro dei saccheggiati dal brigante Galimberti, perciò, quanto sotto si documenterà è solo parte dei furti, il resto, si daranno in altri luoghi.
 
Prima di elencare idee e pensieri scippati da Galimberti ne L’uomo a una dimensione di Marcuse, ci sembra doveroso segnalare che chi ha scritto la “Presentazione” a Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente (1975), è il “cantore degli Eterni”, nonché magister del ladrone, Emanuele Severino.
E quanto ha scritto nella “Presentazione” il filosofo bresciano è una vera e propria laudatio dell’abissale mente del suo ex allievo, difatti:
“Il saggio stimolante, di largo respiro, che qui presento, costituisce la prima parte del risultato maturo di questo processo di elaborazione, che consente a Galimberti di affrontare il tema, estremamente impegnativo, dell’interpretazione che Jaspers e Heidegger hanno dato della storia del pensiero occidentale.”[24] 
Dunque, il Severino credé a ciò che vide, si fece pertanto incantare dal “cerchio dell’apparire” architettato dal suo ex allievo, aggiudicando subito a Galimberti “la prima parte del risultato maturo di questo processo di elaborazione”, ignorando tuttavia che il “risultato” del “saggio stimolante, di largo respiro”, è fabbricato con frasette non “elaborate”, bensì “rielaborate” da Galimberti, dopo averle scippate nei libri altrui, come attestano i già di pubblica lettura plagi a Massimo Cacciari e ora a Marcuse.
Inoltre, il filosofo bresciano rileva: “Per compiere un lavoro come questo di Galimberti occorre una padronanza dei testi e una capacità prospettica non comuni”, quindi Galimberti sarebbe un “pensatore fuoriserie”, il quale avrebbe a tal punto masticato e rimasticato i testi di Jaspers e Heidegger da poter “discorrere in modo determinato del rapporto tra l’interpretazione heideggeriana e quella jaspersiana della storia della filosofia occidentale”.[25]
Ora, i fatti squarciano il “cerchio dell’apparire” e inceneriscono l’ardente credenza del Severino, in quanto dimostrano che errava, allorquando scrisse l’entusiasta laudatio per il suo ex allievo, spingendosi addirittura ad asserire che “il libro di Galimberti ha anche il merito di richiamare in concreto quali sono le radici autentiche di ciò che oggi si suole chiamare critica «borghese» del capitalismo e della civiltà della tecnica”.[26]
A fronte di ciò, si precisa che quanto Galimberti ha plagiato a Marcuse è inserito tra ampie citazioni di Jaspers, e alcune di Heidegger, così da indurre chi legge a credere che i plagi sarebbero piuttosto sue originali riflessioni sulle citazioni dei due filosofi tedeschi, e nel “cerchio dell’inganno” il primo a cascarci è stato proprio Severino, che ha scambiato la “rielaborazione” dei pensieri e delle idee rubate dal suo ex allievo a Marcuse per un’originale “critica «borghese» del capitalismo e della civiltà della tecnica”.  
I fatti però dimostrano che ciò è falso, e che allora il magister Severino fu frodato dal suo ex allievo, che lo abbindolò col “cerchio dell’apparire”.

La frode a Severino, che, com’è ormai noto, “sente e sperimenta di essere eterno”, e forse “sentirà” pure vergogna “in eterno”?, chissà, la frode ebbe tuttavia esiti nefasti, perché il magister, avendo preso per verità l’apparenza, si convinse che Galimberti fosse non solo un pensatore autentico, ma dotato addirittura di “una capacità prospettica non comune”, e forse questo è vero, poiché, l’ex allievo, prospettandogli il suo “cerchio dell’apparire”, gli fece vedere lanterne per lucciole, e circonfuso da cotanta visione, nonché irretito dalla “parola magica” dell’impostore, nel 1976, quando nacque la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Severino, uno dei fondatori, si prodigò per portare il “genio” Galimberti nella novella Facoltà, col ruolo di “professore incaricato di antropologia culturale”.
E così, assiso in cattedra a Venezia, e seguitando con plagi e imposture, Galimberti pervenne alla notorietà, e il frodatore fu celebrato dalla stampa come il “più illustre docente di Ca’ Foscari”.
    

Plagi di Galimberti a Marcuse


1. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 165:
La proposizione hegeliana «tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale»(n.2) rappresenta in un certo senso l’esito della logica dell’Occidente che, partita con Platone dalla negazione della razionalità del dato, è giunta, con Hegel, al superamento di questa negatività mediante la creazione del dato stesso ad opera della ragione.
1. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 133:
«... Ciò che è non può essere vero ». Al nostro orecchio ben addestrato questa affermazione appare frivola e ridicola, o scandalosa come quell’altra che sembra dire l’opposto: «ciò che è reale è razionale». Eppure apparten-gono entrambe alla tradizione del pensiero occidentale, e rivelano, in forma provocatoria perché abbreviata, l’idea di Ragione che ha guidato la sua logica.
a) plagio e manipolazione alla galimbertese.

2. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 165:
Questo non deve più contrastare una realtà antagonista […] la ragione, infatti, è la verità per gli uomini e per le cose, ossia la con¬dizione per cui uomini e cose diventano ciò che realmente sono.
2. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 133:
[…] la struttura antagonistica della realtà […], in quanto Ragione teorica e pratica, la verità per gli uomini e per le cose - ovvero le condizioni in cui uomini e cose diventano ciò che realmente sono.

3. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 165:
Nella società pretecnologica c’era spazio per diverse concezioni dell’uomo e della natura che consentivano modi diffe¬renti di comprendere, di organizzare e di mutare natura e società.
3. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 133:
Lo stadio tecnologico e quello pretecnologico hanno in comune certi concetti fondamentali dell’uomo e della natura che esprimono la continuità della tradizione occidentale. Su questa base comune, modi di pensare differenti sono in conflitto tra di loro, corrispondendo a modi differenti di afferrare, organizzare, mutare la società e la natura.
b) plagio e manipolazione alla galimbertese.

4. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 165:
La misura della ragione è quella dell’efficienza, che traduce la domanda metafisica di natura essenziale: «Che cos’è? » (ti estin) in domanda pratica di tipo funzionale: «A che serve?» La coscienza non è più impegnata con il senso della cosa, ma con il suo impiego.
4. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 159:
[…] la filosofia della fisica contemporanea […] rafforza il trasferimento dell’impegno teoretico dal metafisico «Che cosa è...?» (τί έστίν) al funzionale «Come...?»; […] essa è libera, con tranquilla coscienza, da impegni nei confronti di qualsivoglia sostanza al di fuori del contesto operativo.
c) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Le tortuose contorsioni che Galimberti infligge al pensiero di Marcuse fanno venire le vertigini. Si precisa tuttavia che quanto nella fattispecie argomenta Marcuse riguarda l’atteggiamento della
- filosofia della fisica contemporanea,
che però Galimberti trasforma ne
- “La misura della ragione è quella dell’efficienza”,
frase che, passando nell’“Universale economica” di Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, p. 436, subisce un’altra metamorfosi:
- “Nell’età della tecnica la misura della ragione è quella dell’efficacia”.
A fronte dello “scatto di novità”, inserito da Galimberti nell’edizione del 2005, che cosa pensare, che nel 1975 non si era ancora entrati nell’età della tecnica, per cui la misura della ragione non era l’efficacia, ma l’efficienza?
Eppure, la propaganda mass-mediatica vende questo imbroglione per il filosofo dell’età della tecnica, che solenne impostura!   

5. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 165:
Si abbandona così la cura metafisica dell’essere per prendersi cura della sua valenza strumentale. Meta-fisica diventa la ragione stessa, in quanto a-priori che pre-determina il mondo fisico, anticipando le condizioni e le direzioni della sua trasformazione […].
5. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 159:
[…] elementi strumentali; il metafisico « essere-cosí » ce¬de il posto all'« essere strumento ». Per di più, sperimentata la sua efficacia, tale concezione si comporta come un a priori - predetermina l’esperienza, anticipa la direzione in cui trasformare la natura, organizza l’insieme.
d) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Si nota qui soltanto il cervellotico “scatto di novità” ideato da Galimberti per dissimulare il furto, difatti, laddove Marcuse ha scritto:
- “predetermina l’esperienza”,
il ciarlosofo l’ha trasmutato in
- “pre-determina il mondo fisico”.
   
6. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 169:
La connessione tra concetto e controllo è particolarmente evidente in Platone e in Aristotele: per il primo col concetto universale il pensiero è in grado di controllare i casi particolari, per il secondo la conoscenza delle cause prime, in quanto conoscenza dell’universale, è la più efficace e sicura delle conoscenze, perché disporre delle cause significa disporre dei loro effetti.
6. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 126:
 La connessione tra concetto e controllo è particolarmente evidente in Platone e in Aristotele: per il primo col concetto universale il pensiero è in grado di controllare i casi particolari, per il secondo la conoscenza delle cause prime, in quanto conoscenza dell’universale, è la più efficace e sicura delle conoscenze, perché disporre delle cause significa disporre dei loro effetti.
6. Galimberti, Psiche e techne, p. 372:
La connessione tra concetto e controllo è già evidente in Platone, per il quale con il concetto universale la ragione è in grado di controllare i casi particolari, e ancor più lo è in Aristotele, per il quale la conoscenza delle cause prime, in quanto conoscenza dell’universale, è, tra le conoscenze, la più efficace e sicura, perché disporre delle cause significa disporre dei loro effetti.
6. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 146:
La Metafisica di Aristotele afferma la connessione tra concetto e controllo: la conoscenza delle « cause prime » è - come conoscenza dell’universale - la più efficace e sicura delle conoscenze, poiché disporre delle cause significa disporre dei loro effetti. In forza del concetto universale, il pensiero giunge a dominare i casi particolari.
e) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Si fa notare che, per mascherare la rapina a Marcuse, Galimberti ha messo in scena Platone, attribuendo all’Ateniese ciò che è invece pensiero di Aristotele.   

7. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 169:
La funzione strumentale della logica non sfugge ad Aristotele e alla filosofia successiva che denomina Organon, ossia «canone», «strumento», l’insieme delle regole logiche che consentono di controllare e calcolare il reale, di raggiungere l’armonia mentale, di eliminare le contraddizioni […].
7. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 126:
La funzione strumentale della logica non sfugge ad Aristotele e alla filosofia successiva che denomina Organon, ossia ‘canone’, ‘strumento’, l’insieme delle regole logiche che consentono di controllare e calcolare il reale, di raggiungere l’armonia mentale, di eliminare le contraddizioni […].
7. Galimberti, Psiche e techne, pp. 363-364:
La funzione strumentale della logica non sfugge ad Aristotele che chiamerà Organon, ossia “canone”, “strumento” l’insieme delle regole logiche che, procedendo per identità e differenza, consentono l’identificazione delle cose. A questo punto 1e cose guadagnano un’identità in quanto lette da una macchina logica, e ciò vuol dire che l’identità non è data, ma costruita dalle regole che consentono di controllare e calcolare il reale, di raggiungere l’armonia mentale […].
7. Galimberti, Psiche e techne, p. 372:
La funzione strumentale della ragione non sfugge ad Aristotele, che denomina Organon, ossia “canone”, “strumento”, l’insieme delle regole che consentono di controllare il reale attraverso l’eliminazione della contraddizione che la sua apparenza di volta in volta evidenzia, in modo da raggiungere l’armonia della mente.
7. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 146:
L’idea stessa della logica formale è un evento storico nello sviluppo degli strumenti mentali e fisici per la diffusione universale del controllo e della calcolabilità. Nel corso di questa impresa, l’uomo doveva creare l’armonia teorica in luogo della discordia reale, sbarazzare il pensiero dalle contraddizioni […].
f) plagio e manipolazione alla galimbertese.
È tuttavia degno di nota il fantastico “scatto di novità” concepito dal genio truffaldino di  Galimberti, difatti, laddove Marcuse ha scritto:
- “creare l’armonia teorica”,
l’ingegnoso ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato in
- “raggiungere l’armonia mentale”.
A meno che, quando escogitò questo prodigioso “scatto di novità”, pur avendo dinanzi la “funzione strumentale della logica”, gli venne piuttosto di divinare sulla sua futura missione di psicoterapista e consulente filosofico,  che lo vede ancora oggi andare nelle piazze a predicare che molte persone soffrirebbero di dis-armonia mentale, e che perciò avrebbero bisogno del sapiente chiacchiericcio liquido dei consulenti filosofici alla Galimberti per ritrovare se stessi e “raggiungere l’armonia mentale”.
Si rileva inoltre che Galimberti riporta il medesimo passo plagiato a Marcuse in due luoghi di Psiche e techne, adattandoli ai diversi contesti.  

8. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 169-170:
Sotto il controllo della logica formale si costruisce un ordine universalmente valido di pensiero, neutrale per quanto riguarda il contenuto materiale. I concetti, definiti dal principio di identità e dal principio di non contraddizione, diventano strumenti di predicazione e di controllo […].
8. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, pp. 126-127:
Sotto il controllo della logica formale si costruisce un ordine universalmente valido di pensiero, neutrale per quanto riguarda il contenuto materiale. I concetti, definiti dal principio di identità e dal principio di non contraddizione, diventano strumenti di predicazione e di controllo […].
8. Galimberti, Psiche e techne, p. 364:
Sotto il controllo della logica si costruisce un ordine universalmente valido di pensiero, neutrale per quanto riguarda il contenuto materiale. I concetti, definiti dal principio di identità e non contraddizione, diventano strumenti di predicazione e di controllo […].
8. Galimberti, Psiche e techne, p. 372:
Si costruisce così un ordine universalmente valido di pensiero, nel quale i concetti diventano strumenti di predicazione e di controllo […].
8. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 146-147:
Sotto il governo della logica formale […] costruzione di un ordine universalmente valido di pensiero, neutrale per quanto riguarda il contenuto materiale. […] il principio di identità è separato dal principio di contraddizione […], i concetti diventano strumenti di predizione e di controllo.
g) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Si fa notare lo “scatto di novità” ideato da Galimberti per mascherare il furto, difatti, laddove Marcuse ha scritto:
- “strumenti di predizione e di controllo”,
il ladrone l’ha trasmutato in
- “strumenti di predicazione e di controllo”,
imbrogliano così l’occhio e rendendo altresì il passo cervellotico, perché è ovvio che “predizione” non è affatto sinonimo di “predicazione”, ma come è ormai notorio, per Galimberti tutto fa brodo, e lo bevono pure i Severini.  

9. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 170:
In questo modo la logica formale diventa il primo passo di quella lunga strada che conduce al pensiero scientifico.
9. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 127:
In questo modo la logica formale diventa il primo passo di quella lunga strada che conduce al pensiero scientifico.
9. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 146:
La logica formale diventa così il primo passo della lunga strada verso il pensiero scientifico […].

10. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 170:
Molto tempo prima che la ragione scientifica, e poi tecnologica, si ponesse come unico soggetto di controllo e di calcolo della totalità del reale, l’intelletto fu messo in grado di accogliere la totalità del reale in generalizzazioni astratte e ordinabili in un sistema privo di contraddizioni o con contraddizioni suscettibili di riduzione.
10. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 127:
Molto tempo prima che la ragione scientifica, e poi tecnologica, si ponesse come unico soggetto di controllo e di calcolo della totalità del reale, l’intelletto fu messo in grado di accogliere la totalità del reale in generalizzazioni astratte e ordinabili in un sistema privo di contraddizioni o con contraddizioni suscettibili di riduzione.
10. Galimberti, Psiche e techne, p. 364:
Molto prima che la ragione scientifica e poi tecnologica si ponesse come unica istanza di controllo e di calcolo della totalità del reale, la logica formale, inaugurata da Platone e Aristotele, mise in condizione di accogliere la totalità del reale in generalizzazioni astratte e ordinabili in un sistema privo di contraddizioni o con contraddizioni suscettibili di riduzione.
10. Galimberti, Psiche e techne, p. 372:
Molto prima che la ragione scientifica e poi tecnologica si ponessero come unici strumenti di controllo e di calcolo della totalità del reale, la ragione filosofica rese possibile accogliere la totalità del reale in generalizzazioni astratte e ordinabili in un sistema privo di contraddizioni o con contraddizioni suscettibili di riduzione.
10. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 147:
Molto tempo prima che l’uomo tecnologico e la natura tecnologica emergessero come oggetti di controllo e calcolo razionale, l’intelletto fu posto in grado di compiere generalizzazioni astratte. I termini che potevano essere ordinati entro un coerente sistema logico, libero da contraddizioni o con contraddizioni suscettibili di riduzione […].
h) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Da notare gli ingegnosi “scatti di novità” ideati dall’impostore, difatti, laddove Marcuse ha scritto:
- “prima che l’uomo tecnologico” e “oggetti di controllo e calcolo”,
il ciarlosofo Galimberti li ha trasformati in
- “prima che la ragione scientifica”, “soggetto di controllo e di calcolo” e “strumenti di controllo e di calcolo”,
dunque in un ritrito e insapido pasticcio, che tuttavia gli inconsapevoli studenti di Ca’ Foscari sono stati costretti a ingoiare, intossicandosi così la mente.
È degno altresì di nota che Galimberti riporta lo stesso passo plagiato a Marcuse in due pagine di Psiche e techne, e, per camuffare l’imbroglio, a p. 364 mette in scena “Platone e Aristotele”.

11. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 170:
Si distinse la dimensione universale, calcolabile, oggettiva, da quella particolare, incalcolabile, soggettiva, si elevò la prima al rango di ciò che si impone (epistème) e si relegò la seconda nell’ambito diminuito dell’apparenza ingannevole (doxa).
11. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 127:
Si distinse la dimensione universale, calcolabile, oggettiva, da quella particolare, incalcolabile, soggettiva, si elevò la prima al rango di ciò che si impone (episteme) e si relegò la seconda nell’ambito diminuito dell’apparenza ingannevole (doxa).
11. Galimberti, Psiche e techne, p. 372:
Si distinse la dimensione universale calcolabile e oggettiva da quella partico¬lare, incalcolabile e soggettiva, si elevò la prima al rango di “ciò che si impone” (epistéme) e si relegò la seconda nell’ambito diminuito dell’“apparenza ingannevole” (dóxa).
11. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 147:
Fu fatta distinzione tra la dimensione universale, calcolabile, «obbiettiva» del pensiero e quella particolare, incalcolabile, soggettiva; quest’ultima è stata ammessa nella scienza solamente dopo una serie di riduzioni.
i) plagio e manipolazione tragicomica alla galimbertese.

12. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 170:
La successiva logica scientifica, per quanto si differenzi dall’antica logica formale, non ne contraddice l’intento che è quello di controllare e dominare il reale.
12. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 127:
La successiva logica scientifica, per quanto si differenzi dall’antica logica formale, non ne contraddice l’intento che è quello di controllare e dominare il reale.
12. Galimberti, Psiche e techne, p. 364:
La successiva logica scientifica, per quanto si differenzi dall’antica logica formale, non ne contraddice l’intento che è quello di controllare e dominare il reale.
12. Galimberti, Psiche e techne, p. 372:
Nell’età moderna, la ragione cartesiana, per quanto si differenzi dalla ragione platonico-aristotelica, non solo non ne contraddice l’intento, che è poi quello di controllare e dominare il reale […].
12. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 147:
I metodi del procedimento logico differiscono molto nella logica antica e in quella moderna […] sono collegate fra loro da quegli elementi del pensiero che adattano le regole del pensiero alle regole del controllo e del dominio.
l) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Pure qui Galimberti riporta lo stesso passo in due diversi luoghi di Psiche e techne, e per camuffare il furto e l’imbroglio, il ciarlosofo inscena “ragione cartesiana” e “ragione platonico-aristotelica”.  

13. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 170:
Per questo rimuove dall’ordine logico le cause finali che sono incontrollabili, traduce le qualità in quantità che si lasciano calcolare e misurare, elimina la tensione tra «essere» e «dover-essere», che potrebbe sovvertire l’universo dato dal pensiero scientifico che vuol essere oggettivo e universalmente valido.
13. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 127:
Per questo rimuove dall’ordine logico le cause finali che sono incontrollabili, traduce le qualità in quantità che si lasciano calcolare e misurare, elimina la tensione tra essere e dover-essere, che potrebbe sovvertire l’universo dato dal pensiero scientifico che vuole essere oggettivo e universalmente valido.
13. Galimberti, Psiche e techne, p. 364:
Per questo la logica scientifica rimuove dall’ordine logico le cause finali che sono incontrollabili, traduce le qualità in quantità che si lasciano calcolare e misurare, elimina la tensione tra essere e dover-essere che potrebbe sovvertire l’universo dato dal pensiero scientifico, che vuol essere oggettivo e universalmente valido.
13. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 146-147-149:
[…] le cause finali sono rimosse dall’ordine logico. […] riduzione di qualità secondarie a qualità primarie […] diventano le proprietà misurabili e controllabili della fisica. […] l’eliminazione […] tensione tra «è» e «dovrebbe» - e di sovvertire l’universo dato di discorso […] che debba essere obbiettivo, esatto e scientifico.
m) plagio acrobatico e manipolazione alla galimbertese.
Il fatto che Galimberti ha scippato le frasette da contesti diversi indica che, oltre a plagiare Marcuse, gli ha stravolto pure il pensiero.

14. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 170-171:
Hegel scorge nella filosofia critica del suo tempo la «paura dell’oggetto» (Angst vor dem Objekt) e chiede che un pensiero genuinamente scientifico superi questa forma di paura ed includa «il logico e il razionale puro» (das Logische und das rein-Vernünftige) (n. 3).
14. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 127:
 Hegel scorge nella filosofia critica del suo tempo la “paura dell’oggetto” e chiede che un pensiero genuinamente scientifico superi questa forma di paura e includa “il logico e il razionale puro”.
14. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 149:
Hegel scorge nella filosofia critica del suo tempo la «paura dell’oggetto» (Angst vor dem Objekt), e chiede che un pensiero genuinamente scientifico superi questa forma di paura ed includa il «logico ed il razionale-puro» (das Logische das, Rein-Vernünftige) […]. (n. 1)
n) plagio alla lettera.
Si ribadisce qui che l’impostore Galimberti già negli anni 1973-1975, in cui ha fabbricato Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, usava il trucco di copiare citazioni e bibliografie agli autori plagiati, inducendo così a credere che lui avesse letto i libri da cui aveva tratto i passi citati, ma ciò è falso, come si dimostra pure qui, difatti, con la n. 3 Galimberti rinvia a:
- “HEGEL, Die Wissenschaft der Logik, Werke V, Lasson, Leipzig 1923, p. 32; trad. it. di A. Moni, Scienza della logica, Laterza, Bari 1955.”
E Marcuse, a p. 147, con la nota 1. Rinvia a:
- Wissenschaft der Iogik, a cura di Lasson, Meiner, Leipzig 1923, vol. I, p. 32 [trad. it., La scienza della logica, Laterza, Bari 1925].
Dunque, una deliberata frode.        

15. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 171:
Solo così la ragione può adeguarsi perfettamente al reale e il reale al razionale. Nasce la logica dialettica come sintesi di contrari, come razionalità della contraddizione, come composizione delle forze, delle tendenze e degli elementi opposti che costituiscono il reale.
15. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, pp. 127-128:
Solo così la ragione può adeguarsi perfettamente al reale e il reale al razionale. Nasce la logica dialettica come sintesi di contrari, come razionalità della contraddizione, come composizione delle forze, delle tendenze e degli elementi opposti che costituiscono il reale.
15. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 149:
La logica dialettica non può essere formale poiché è determinata dal reale, che è concreto. […] simile sistema di logica poiché dipende da leggi generali che costituiscono la razionalità del reale. È la razionalità della contraddizione, dell’opposizione di forze, tendenze, elementi, che costituisce il movimento del reale […].
o) plagio e pasticcio alla galimbertese.

16. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 171:
La logica dialettica definisce il movimento delle cose da ciò che non sono a ciò che sono; suo oggetto non è la forma astratta e generale del pensiero che lascia fuori di sé la concretezza del contenuto, né i dati dell’esperienza immediata che, arrestandosi all’apparenza dei fatti, tralascia i fattori che li determinano.
16. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 128:
La logica dialettica definisce il movimento delle cose da ciò che non sono a ciò che sono; suo oggetto non è la forma astratta e generale del pensiero che lascia fuori di sé la concretezza del contenuto, né i dati dell’esperienza immediata che, arrestandosi all'apparenza dei fatti, tralascia i fattori che li determinano.
16. Galimberti, Psiche e techne, p. 373:
Nasce la ragione dialettica, che ha per oggetto non la forma astratta e generale del pensiero che lascia fuori di sé la concretezza del contenuto, né i dati dell’esperienza immediata, perché questa, arrestandosi all’apparenza dei fatti, tralascia i fattori che li determinano.
16. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 150:
La definizione dialettica definisce il movimento delle cose da ciò che non sono a ciò che sono […]. Oggetto della logica dialettica non è né la forma astratta e generale del pensiero - né i dati dell’esperienza immediata. […] si ferma alle cose come appaiono […] nasconde i fattori dietro i fatti […].
 p) plagio e macello del pensiero di Marcuse.

17. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 171:
La ragione dialettica comprende il mondo come un universo storico, dove i fatti sono il prodotto della propria potenza e dove le tensioni tra essere e dover-essere, tra giustizia e ingiustizia, tra razionale e irrazionale sono parti integranti del medesimo universo in cui si affrontano le forze presenti e le capacità potenziali.
17. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 128:
La ragione dialettica comprende il mondo come un universo storico, dove i fatti sono il prodotto della propria potenza e dove le tensioni tra essere e dover-essere, tra giustizia e ingiustizia, tra razionale e irrazionale sono parti integranti del medesimo universo in cui si affrontano le forze presenti e le capacità potenziali.
17. Galimberti, Psiche e techne, p. 373:
La ragione dialettica comprende la natura come universo storico, dove i fatti sono il prodotto della propria potenza e dove le tensioni tra essere e dover-essere, tra razionale e irrazionale sono parti integranti del medesimo universo in cui si affrontano le forze presenti e le capacità potenziali.
17. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 150-151:
La logica dialettica […] comprende il suo mondo come un universo storico, in cui i fatti stabiliti sono opera della pratica storica dell’uomo […]. La tensione ontologica […] tra «è» e «dovrebbe» […] Ragione e Non-Ragione, Giusto e Ingiusto […] sono parte integrante del medesi¬mo universo […] si affrontano nel conflitto tra forze attuali e capacità potenziali […].
q) plagio e sterminio del pensiero di Marcuse.

18. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 171:
In questo modo il dover essere è, l’ingiusto è anche giusto, l’irrazionale è anche razionale, perché ospitato nell’universo presieduto dalla ragione, e da questa «astutamente» utilizzato per il conseguimento dei propri fini.
18. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 128:
In questo modo il dover-essere è, l’ingiusto è anche giusto, l’irrazionale è anche razionale, perché ospitato nell'universo presieduto dalla ragione, e da questa ‘astutamente’ utilizzato per il conseguimento dei propri fini.
18. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 151:
[…] la contraddizione appartiene alla natura stessa dell’oggetto del pensiero, alla realtà, dove la Ragione è anche Non-Ragione, e dove l’irrazionale è anche razionale.

19. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 171:
Per questo i servi sono capaci di eli¬minare i padroni collaborando con loro, e i padroni sono capaci di migliorare le condizioni di vita dei servi accrescendo al tempo stesso l’intensità dello sfruttamento.
19. Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 128:
Per questo i servi sono capaci di eliminare i padroni collaborando con loro, e i padroni sono capaci di migliorare le condizioni di vita dei servi accrescendo al tempo stesso l’intensità dello sfruttamento.
19. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 151:
Lo schiavo è capace di eliminare i padroni e di collaborare con loro; i padroni sono capaci di migliorare la vita dello schiavo e di accrescere al tempo stesso l’intensità dello sfruttamento.

20. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 171:
Nella realtà sociale presieduta dalla ragione dialettica la base del dominio non si esprime più nella dipendenza personale dello schiavo dal padrone, del servo dal signore del feudo, del feudatario dal donatore del feudo, ma servo e signore dipendono dall’ordine oggettivo delle cose di volta in volta espresso dalle leggi economiche, dalle leggi di mercato, di produzione […].
20. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 152:
Nella realtà sociale […]. La società che progetta e intraprende la trasformazione tecnologica della natura trasforma tuttavia la base del dominio, sostituendo gradualmente la dipendenza personale (dello schiavo dal padrone, del servo dal signore del feudo, del feudatario dal donatore del feudo) in dipendenza dall’«ordine oggettivo delle cose» (dalle leggi economiche, dal mercato, ecc. ). […].
r) plagio e manipolazione alla galimbertese.

21. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 171:
Lo maggiore razionalità si rivela nel fatto che lo sfruttamento sempre più efficace delle risorse materiali e mentali si accompagna alla distribuzione su scala sempre più ampia dei benefici tratti da tale sfruttamento. Il limite è nel progressivo asservimento dell’uomo da parte della razionalità dell’apparato, che minaccia la vita di coloro che costruiscono e usano l’apparato stesso.
21. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 152:
[…] una più alta razionalità […] mentre sfrutta sempre più efficacemente le risorse naturali e mentali e distribuisce su scala sempre più ampia i benefici tratti da tale sfruttamento. I limiti di siffatta razionalità, [...] progressivo asservimento dell’uomo da parte di un apparato produttivo […] che attenta alle vite di coloro che costruiscono ed usano l’apparato stesso.

22. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 172:
[…] la ragione che si è affermata proprio in quanto ha matematizzato, oggettivato, quantificato la natura, dopo averla sottratta alle cause finali, e dopo aver separato la realtà dall’ideale, la verità dal bene, la scienza dall’etica, rimane sorda ai valori che si vogliono affermare al di fuori o al di sopra della sua razionalità.
22. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 154-155:
La quantificazione della natura, che ha portato a fornire di essa una spiegazione in termini di strutture matematiche, ha separato la realtà da ogni scopo inerente e, di conseguenza, ha separato la verità dal bene, la scienza dall’etica. […] la scienza […] non può concepirla scientificamente in termini di «cause finali» […]. Al di fuori di questa razionalità, […] valori separati dalla realtà oggettiva […].
s) plagio e manipolazione alla galimbertese.

23. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 172:
Ciò che ad essi la ragione riconosce è, al massimo, un’astratta e innocua validità, che, non essendo per altro verificabile, non è neppure realmente oggettiva. I valori possono avere una loro dignità morale e spirituale, ma, non essendo per definizione reali, contano di meno delle strutture della realtà. Più sono al di sopra più sono inefficaci.
23. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 155:
L’unico modo di restituire ad essi una qualche astratta ed innocua validità, sembra essere una sanzione metafisica […]. Ma tale sanzione non è verificabile e pertanto non è realmente oggettiva. I valori possono avere in sé una superiore dignità (morale e spirituale), ma non sono reali e quindi contano di meno nelle transazioni della vita reale - tanto meno quanto più sono elevati al di sopra della realtà.
t) plagio e manipolazione pasticciata alla galimbertese.

24. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 172:
Se la Bontà, la Bellezza, la Pace, la Giustizia non derivano da condizioni scientifico-razionali, non possono pretendere quell’universale validità che è propria della ragione scientifica e quindi non possono essere realizzati su scala universale.
24. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 156:
Se il Buono e il Bello, la Pace e la Giustizia non possono essere derivati né da condizioni ontologiche né da con¬dizioni scientifico-razionali, essi non possono logicamente pretendere ad una validità universale, né ad essere realizzati su scala universale.

25. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 172:
Il loro carattere scientifico indebolisce fatalmente la loro opposizione alla realtà scientificamente razionalizzata, per cui diventano meri ideali, ospitati dalla razionalità del sistema per la loro innocuità o per la coesione sociale […].
25. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 156-155:
Il carattere ascientifico di tali idee indebolisce fatalmente l’opposizione alla realtà stabilita; le idee diventano puri ideali, ed il loro contenuto concreto e critico svanisce nell’atmosfera etica o metafisica. […] proprio la loro mancanza di oggettività le rende fattori di coesione sociale.
u) plagio e tragicomica manipolazione alla galimbertese.
Si fa notare lo “scatto di novità” che il genio frodatore ha partorito dalla sua abissale mente, difatti, laddove Marcuse ha scritto:
- “carattere ascientifico”,
il filosofo di nome Galimberti l’ha trasformato in
- “carattere scientifico”,
cioè nel suo contrario, e ciò ha permesso al ladrone di stravolgere il pensiero di Marcuse, trasmutandolo in un pasticcio cervellotico e indigesto.      

26. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 172:
Non a caso noi viviamo e moriamo in modo razionale e produttivo, sappiamo che la distruzione è il prezzo del progresso, così come la morte è il prezzo della vita, il consumo il prezzo della produzione, la rinuncia e la fatica il prezzo del piacere e della gioia; sappiamo che le alternative sono utopiche, perché questo circolo è la regola del funzionamento del sistema, è l’essenza della sua razionalità.
26. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 153:
Noi viviamo e moriamo in modo razionale e produttivo. Noi sappiamo che la distruzione è il prezzo del progresso, così come la morte è il prezzo della vita; che rinuncia e fatica sono condizioni necessarie del piacere e della gioia; che l’attività economica deve proseguire, e che le alternative sono utopiche. Questa ideologia appartiene all’apparato stabilito della società; è un requisito del suo regolare funzionamento, fa parte della sua razionalità.

27. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 173:
[…] dissolvendo le immagini della trascendenza, reinseriscono i pazienti nella razionalità onnipresente della realtà quotidiana […].
27. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 83:
Togliendo validità alle immagini predilette della trascendenza con l’inserirle nella propria onnipresente realtà quotidiana […].

28. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 175:
Alla coscienza infelice […]. Dove tutto il reale è razionale, non c’è posto per la colpa; la generale «necessità delle cose» è l’alibi che il sistema offre ai suoi membri perché assolvano la loro coscienza, e così la razionalità dell’apparato assume il ruolo di agente morale.
28. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 92:
[…] la coscienza felice […] il reale è razionale […]. In questa necessità generale, non c’è posto per la colpa. Gli individui son portati a scorgere nell’apparato produttivo l’agente effettivo del pensiero e dell’azione, a cui pensiero ed azione del singolo possono e debbono cedere il passo. Nel cambio, l’apparato assume pure il ruolo di un agente morale.
v) plagio e manipolazione pasticciata alla galimbertese.

29. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 175:
Un uomo è capace di premere il tasto che annienta centinaia di migliaia di persone e poi di dichiarare di non sentirsi oppresso da alcun senso di colpa […].
29. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 92:
Un uomo è capace di dare il segnale che annienta centinaia di migliaia di persone, poi di dichiarare di essere immune da ogni pena di coscienza […].

30. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 175:
Nella produzione del reale si possono commettere errori che pregiudicano la funzionalità del sistema, ma non si può mai aver torto o essere colpevoli […].
30. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 95:
Coloro che si identificano con il tutto, che sono installati nella posizione di capi e difensori del tutto, possono forse commettere errori, ma non possono aver torto; essi non sono colpevoli.

31. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 176:
Il controllo avviene predisponendo una serie di bisogni da soddisfare mediante una catena di mezzi adeguatamente predisposta. Inserendosi, l’individuo ha la sensazione della libertà come libertà dal bisogno, e di conseguenza accetta il sistema che gli fornisce i mezzi per questa liberazione.
31. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 15-16:
Nella misura in cui la libertà dal bisogno […]. L’indipendenza del pensiero, l’autonomia e il diritto alla opposizione po¬litica sono private della loro fondamentale funzione critica in una società che pare sempre meglio capace di soddisfare i bisogni degli individui grazie al modo in cui è organizzata.
z) plagio e manipolazione alla galimbertese.

32. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 176:
In presenza di un livello di vita via via più elevato, il non conformarsi al sistema sembra essere del tutto irrazionale, tanto più quando la cosa comporta tangibili svantaggi in ordine alla soddisfazione dei bisogni.
32. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 16:
In presenza di un livello di vita via via più elevato, il non conformarsi al sistema sembra essere socialmente inutile, tanto più quando la cosa comporta tangibili svantaggi economici e politici e pone in pericolo il fluido operare dell’insieme.
aa) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Si fa notare il notevole “scatto di novità” escogitato dal filosofo di nome per camuffare il furto, difatti, laddove Marcuse ha scritto:
- sembra essere socialmente inutile”,
il ciarlosofo l’ha alchimizzato e trasmutato in
- “sembra essere del tutto irrazionale”,
sfregiando così il pensiero del filosofo tedesco.
   
33. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, pp. 176-177:
[…] una libertà economica come liberazione dell’economia, ovvero dal controllo di quelle forze che agiscono alle spalle dell’individuo, una libertà politica come liberazione da una politica su cui l’individuo non ha alcun controllo effettivo, una libertà intellettuale come liberazione dall’opinione pubblica mediante la restaurazione del pensiero individuale.
33. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 18:
[…] libertà economica significherebbe libertà dalla economia, libertà dal controllo di forze e relazioni economiche; […]. Libertà politica significherebbe liberazione degli individui da una politica su cui essi non hanno alcun controllo effettivo. Del pari la libertà intellettuale equivarrebbe alla restaurazione del pensiero individuale […] all’abolizione dell’«opinione pubblica» […].
bb) plagio e manipolazione alla galimbertese.

34. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 177:
Ma finché i bisogni che prevalgono sono quelli di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e di odiare come tutti gli altri amano e odiano […].
34. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 19:
La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano […].

35. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 177:
Identificandosi con gli oggetti conseguiti, il soggetto, che alla ragione sociale ha già sacrificato pensiero e libertà, porta a compimento la propria alienazione giudicando «irrazionale» qualsiasi atteggiamento difforme dalle leggi della sua società. In questo processo, che non è di adattamento, ma di mimesi, nasce e si sviluppa l’etica del conformismo […].
35. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 23-24:
[…] la misura in cui questa civiltà trasforma il mondo oggettuale in una esten¬sione della mente e del corpo dell’uomo, rendono discutibile la nozione stessa di alienazione. Le persone si riconoscono nelle loro merci […], i controlli tecnologici appaiono essere l’incarnazione stessa della Ragione a vantaggio di tutti i gruppi ed interessi sociali, in misura tale che ogni contraddizione sembra irrazionale […]. Il risultato non è l’adattamento ma la mimesi: un’identificazione immediata dell’individuo con la sua società […].
cc) plagio e manipolazione alla galimbertese.

36. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 177:
La socializzazione di massa comincia tra le quattro mura di casa, dove l’intervento dei media cattura la disponibilità degli individui, in modo che questi uniformino il loro modo di pensare e di comportarsi alle finalità che il sistema si propone.
36. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 248:
La socializzazione di massa comincia nella casa ed arresta lo sviluppo della consapevolezza e della coscienza.
dd) plagio e manipolazione alla galimbertese.

37. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 177:
E come può una società, incapace di proteggere la sfera privata dell’individuo, asserire legittimamente di rispettare l’individuo e di essere una società libera?
37. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 248:
Come può una società ch’è incapace di proteggere la sfera privata dell’individuo persino tra i quattro muri di casa sua asserire legittimamente di rispettare l’individuo e di essere una società libera?
       
38. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 177:
È ovvio che una società viene definita libera dal rispetto di ben altre fondamentali condizioni, oltre che dall’autonomia mia della sfera privata, eppure l’assenza di quest’ultima vizia anche le maggiori istituzioni della libertà economica e politica, negando la libertà nella sua nascosta radice […].
38. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 248:
È ovvio che una società vien definita libera da ben altri fondamentali risultati, oltre che dall’autonomia dei privati. Eppure, l’assenza di quest’ultima vizia anche le maggiori istituzioni della libertà economica e politica, negando la libertà alle sue nascoste radici.

39. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 180:
Dare un nome alle cose assenti significa infatti spezzare la magia diffusa da quelle presenti, significa far entrare un ordine differente entro l’ordine stabilito.
39. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 81:
Dare un nome alle «cose assenti» significa spezzare l’incanto delle cose che sono; significa, inoltre, far entrare un ordine di cose differente entro l’ordine stabilito […].

40. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 180:
Contro «il lavoro che fa vivere in noi ciò che non esiste»(n. 7) si mobilita tutto il sistema con i suoi strumenti di censura, che vanno dal divieto più grossolano alla più elegante mobilitazione dei media che, coordinando tra loro i mezzi di espressione e quindi le possibilità di compren¬sione, rendono la comunicazione di contenuti trascendenti.
40. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 81:
“il lavoro che fa vivere in noi ciò che non esiste”(n. 1) […].
Avviene tuttavia che la mobilitazione totale di tutti i «media» per la difesa della realtà stabilita abbia coordinato tra loro i mezzi d’espressione al punto che la comunicazione di contenuti trascendenti diventa tecnicamente impossibile.
ee) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Si rileva che pure qui Galimberti copia citazione e bibliografia, e fa così credere che abbia letto il libro da cui avrebbe tratto il passo citato, ma ciò è falso, come si dimostra, difatti, con la n. 7 Galimberti rinvia a:
- “PAUL VALÉRY, Poésie et Pensée abstraite, in Ouvres, Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard, Paris 1957, p. 1333.
E Marcuse, a p. 81, con la nota 1, rinvia a:
- “PAUL VALÉRY, Poésie et Pensée abstraite, in Œvres, Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard, Paris 1957, p. 1333.
Inoltre, citando la bibliografia del testo in francese, Galimberti induce a credere di aver non solo letto Valéry, ma di aver pure tradotto il passo da lui citato, dunque, una stucchevole e deliberata frode.        

41. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 180:
[…] nell’intento repressivo della prepotenza della ragione, per li quale non esistono problemi che non possano essere discussi in modo piano e ragionato o sottoposti a sondaggi d’opinione, […] non esiste la solitudine dell’individuo che con il suo linguaggio pregno di sensi e di significati privati possa porsi contro e oltre la sua società.
41. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 83-84:
L’anima contiene pochi segreti e desideri che non possano essere discussi in modo piano e ragionato, analizzati e sottoposti a sondaggi d’opinione. La solitudine, la condizione stessa che sosteneva l’individuo contro ed oltre la sua società, è divenuta tecnicamente impossibile.
ff) plagio e manipolazione alla galimbertese.

42. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 180:
Nel rapporto con la vita quotidiana il linguaggio del passato era molte cose, era opposizione e accettazione, era grido e rassegnazione […].
42. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 84:
Nel rapporto con la realtà della vita quotidiana, l’alta cultura del passato era molte cose - opposizione ed ornamento, grido e rassegnazione.
gg) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Degni di nota sono i prodigiosi “scatti di novità” ideati da Galimberti per dissimulare il furto, difatti, laddove Marcuse ha scritto:
- “l’alta cultura del passato era molte cose”,
nelle indaffarate mani dell’impostore si è mutato nell’a-specifico
- “linguaggio del passato era molte cose”;
e laddove Marcuse ha scritto:
- “opposizione ed ornamento”,
il ciarlosofo l’ha trasformato in
- “opposizione e accettazione”,
sfregiando così il pensiero di Marcuse e cucinando il solito pasticcio.

43. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
Oggi il linguaggio è affidato agli agenti pubblicitari che identificano le cose con la loro funzione. A «parlare di sé» sono i prodotti, che inducono il pubblico a comprare, accettare, fare […].
43. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 97-98:
Sono i suoi agenti pubblicitari a dar forma al¬l’universo di comunicazione […] «ad identificare le cose con la loro funzione»(n. 3) […]. È la parola che ordina ed organizza, che induce le persone a fare, a comprare, e ad accettare.

44. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
La parola diventa clichè, slogan e in questa veste governa la comunicazione, precludendo uno sviluppo genuino del significato; la sua comparsa produce immediatamente una risposta operativa, adeguata al contesto pragmatico in cui l’uomo si trova ogni giorno di più inserito.
44. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 99:
La parola diventa cliché, e, come cliché, governa la parlata o la scrittura; la comunicazione preclude per tal via uno sviluppo genuino del significato […]. Questi termini sono compresi da tutti, cosicché non appena appaiono essi producono una risposta (linguistica od operativa) adeguata al contesto pragmatico in cui sono pronunciati.

45. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
Come le antiche formule magico-rituali che operavano indipendentemente dal loro significato e dalla dimostrazione della loro efficacia, così parole come «libertà», «uguaglianza», «democrazia», «pace» sono universalmente accolte secondo quella struttura analitica che isola il sostantivo dominante da quei contenuti che potrebbero invalidare, o quanto meno disturbare, l’accettazione indiscussa del sostantivo.
45. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 99-100:
[…] compaiono proposizioni analitiche autovalidantisi, che funzionano come formule magico-rituali […]. Nomi come «libertà», «uguaglianza», «democrazia» e «pace» […]. La struttura analitica isola il sostantivo dominante da quei contenuti che potrebbero invalidare o quantomeno disturbare l’uso accettato del sostantivo […].

46. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
Così ritualizzato e acriticamente accolto, il sostantivo è reso immune dalla contraddizione, per cui non ci si stupisce di un partito socialista al governo di un paese capitalista, di una dittatura democratica, di un’elezione truccata, ma libera.
46. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 100:
Il concetto ritualizzato è reso immune alla contraddizione […]. Che un partito politico il quale opera per la difesa e lo sviluppo del capitalismo si chiami «socialista», ed un governo dispotico «democratico», ed una elezione truccata «libera» […].
hh) plagio e manipolazione alla galimbertese.

47. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
E come ci si potrebbe stupire di un linguaggio contraddittorio se la razionalità del sistema che lo ospita si fonda sulla logica dialettica che è sintesi di contrari, e conciliazione degli opposti?
47. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 101:
La sintassi dell’abbreviazione riduttiva proclama la conciliazione degli opposti […]. Considerata un tempo l’offesa principale contro la logica, la contraddizione appare ora come un principio della logica della manipolazione - caricatura realistica della dialettica.
ii) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Pur avendo vampirizzato Marcuse, dal raffronto si evince che Galimberti non solo stravolge il pensiero del tedesco, ma accampa il falso, perché la “razionalità” di questo “sistema” non “si fonda sulla logica dialettica”, ma, come argomenta Marcuse, sulla “caricatura realistica della dialettica”, usata a fini manipolatori.
Ma è probabile che il brigante Galimberti abbia preso se stesso come riferimento, difatti, la doppia vita del ladrone è un rimarchevole esempio di questa invalsa razionalità del sistema, perché, da un lato, non si è mai fatto scrupolo alcuno a plagiare chicchessia, pure gli “amici”, per fabbricare frodi e imposture, e lucrare così soldi e visibilità, e dall’altro lato, andava e va predicando urbi et orbi di essere uno che “all’etica tengo molto. È la base della vita”, dando a credere di essere una persona onesta e morigerata, che ama gli uomini e prodiga loro consigli per la vita; e dà segno di convivere bene e serenamente con la sua anima doppia, proprio perché la sua vita è improntata alla “conciliazione degli opposti”, e in lui hanno pari dignità il diavolo e l’acqua santa, anche se questa è usata però solo per abbeverare la sua indefessa malvagità.   
   
48. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
Una razionalità che prevede la produzione per il consumo e il consumo per la produzione, una razionalità che può permettersi di scherzare con la distruzione, volete che si arresti intimorita di fronte alla contraddizione?
48. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 101:
É la logica di una società che può permettersi di far a meno della logica e di giocare con la distruzione, una società in grado di dominare con mezzi tecnologici la mente e la materia.

49. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
Unificando gli opposti e non esitando ad esibire le proprie contraddizioni come contrassegno della sua sincerità, la razionalità si rende immune dalla protesta e dal rifiuto, escludendo ogni discorso che non si svolga nei propri termini.
49. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 102:
L’unificazione degli opposti […]. Nell’esibire le proprie contraddizioni come contrassegno della sua verità, […] rendono immuni all’espressione della protesta e del rifiuto. […] escludendo ogni altro discorso che non si svolga nei suoi termini.

50. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 181:
[…] assimilando tutti i termini dei discorsi possibili, può combinare la tolleranza con la massima unità.
50. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 102:
[…] assimilare tutti gli altri termini ai propri, esso promette di combinare la maggiore tolleranza possibile con la maggior unità possibile.

51. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 182:
Ciò è possibile con la creazione di un linguaggio che, fissando delle immagini, impedisce lo sviluppo e l’espressione dei concetti, […] in tal modo i concetti si dissolvono in operazioni ed escludono l’intento concettuale che si oppone a tale dissoluzione.
51. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 106:
Codesto linguaggio, che impone senza tregua delle immagini, milita contro lo sviluppo e l’espressione di concetti. […] esse dissolvono i concetti in operazioni ed escludono l’intento concettuale che si oppone a tale dissoluzione.

52. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 182:
Il concetto infatti distingue ciò che la cosa è, dalla funzione contingente svolta dalla cosa nella realtà stabilita.
52. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 107:
il concetto […] distingue ciò che la cosa è dalle funzioni contingenti della cosa nella realtà stabilita.

53. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 182:
L’abbreviazione del concetto in immagini fisse, l’arresto del pensiero in formule autovalidantisi, l’immunità nei confronti della contraddizione, l’identificazione della cosa e della persona con la sua funzione sono ad un tempo le caratteristiche del linguaggio messo a disposizione dalla prepotenza della ragione, e i mezzi con cui essa difende anticipatamente (pre) la propria potenza.
53. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 108:
L’abbreviazione del concetto in immagini fisse; l’arresto dello sviluppo in formule autovalidantisi di carattere ipnotico; l’immunità nei confronti della contraddizione; l’identificazione della cosa (e della persona) con la sua funzione - queste tendenze rivelano la mente unidimensionale nel linguaggio che parla.
ll) plagio e manipolazione alla galimbertese.
Si nota che laddove Marcuse ha scritto:
- “l’arresto dello sviluppo in formule autovalidantisi”,
l’impostore Galimberti l’ha trasmutato in
- “l’arresto del pensiero in formule autovalidantisi”,
che non solo è un imbroglio, ma addirittura un vero rompicapo.
Il camuffamento della frasetta plagiata ideato dall’ingegnoso ladrone avrebbero potuto avere un senso se l’avesse trasformata così:
- “l’irretimento del pensiero in formule autovalidantisi”,
ad opera del linguaggio prodotto “dalla prepotenza della ragione”.
Ma sarebbe stato pretendere troppo, perché quello di Galimberti, com’è ormai provato, è solo tenace pensiero-mastice.    
    
54. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 183:
[…] perché la minaccia nichilistica, rappresentata dalla bomba atomica, serve a proteggere le forze che perpetuano tale pericolo.
54. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 3:
La minaccia di una catastrofe atomica, che potrebbe spazzar via la razza umana, non serve nel medesimo tempo a proteggere le stesse forze che perpetuano tale pericolo?

55. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 183:
La ragione che ha escogitato i mezzi della rovina totale, infatti, non sapendo come signoreggiarla, struttura il proprio sistema in quei termini difensivi a cui collaborano tutti i membri, per cui la minaccia si traduce in una nuova possibilità di coesione e di irrigidimento delle strutture del sistema.
55. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 3-35:
Se si tenta di porre in relazione le cause del pericolo con il modo in cui la società è organizzata e organizza i suoi membri […]. Mobilitata contro questa minaccia, la società capitalistica mostra un’unione e coesione interne sconosciute agli stadi precedenti della civiltà industriale.
mm) plagio e manipolazione alla galimbertese.
 
56. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 184:
Per questo l’uomo, prima di opporsi al sistema, deve trovare la via che dalla falsa coscienza conduce alla vera coscienza, dall’interesse immediato al suo interesse reale.
56. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pp. 7-8:
Gli uomini debbono rendersene conto e trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza autentica, dall’interesse immediato al loro interesse reale.  

57. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 184:
[…] è competente solo l’uomo, qualora sia in grado di avvertire il bisogno di mutare il suo modo di vita, di negare il positivo, di rifiutarlo.
57. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 8:
Essi possono far questo solamente se avvertono il bisogno di mutare il loro modo di vita, di negare il positivo, di rifiutarlo.

58. Galimberti, Heidegger – Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, p. 184:
[…] può imporre tranquillamente la propria pre-potenza, che va dalla conquista scientifica della natura, per il reperimento dei beni da distribuire su scala sempre più ampia, alla conquista scientifica dell’uomo.
58. Marcuse, L’uomo a una dimensione, p. 8:
È precisamente questo bisogno che la società costituita si adopera a reprimere, nella misura in cui essa è capace di «distribuire dei beni» su scala sempre più ampia e di usare la conquista scientifica della natura per la conquista scientifica dell’uomo.


Conclusioni

Quanto su documentato dimostra che Galimberti si è comportato da vero parassita distonico, succhiando a Marcuse non solo idee e pensieri, ma lo ha altresì parafrasato, sfregiando le argomentazioni del filosofo tedesco.
Si tenga presente che Galimberti ha plagiato Marcuse agli inizi degli anni settanta del secolo scorso, dunque, da subito ha messo in atto le sue frodi e imposture, imbrogliando in primis Severino, poi gli studenti di Ca’ Foscari, nonché lettrici e lettori.
Ma quel che sconcerta, e dimostra quanto corrotto e invilito sia lo spirito del nostro allegro Belpaese, è che, sebbene sia ormai notorio che Galimberti è un incallito plagiatore, bugiardo patologico, e aduso alla frode, l’impostore seguita comunque a predicare su La Repubblica delle Donne, in tv, e in altre piazze, ed è stato anche quest’anno tra il novero dei “big del pensiero” al Festivalfilosofia di Modena 2015, dove l’imbroglione ha ammaestrato con la lectio “Adolescenza”.
                     Vincenzo Altieri

soundcloud